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Anna Lamberti-Bocconi, La signorina di Cro-Magnon

lambertibocconi - foto di thomaspopoli

Anna Lamberti-Bocconi, La signorina di Cro-Magnon, edizioni Sartoria Utopia, 2014, € 20,00

 

Quando lessi per la prima volta Canto di una ragazza fascista dei miei tempi (Transeuropa, 2010) di Anna Lamberti-Bocconi rimasi folgorato, e in seguito da quel libro non mi sono mai staccato, tornandoci diverse volte, ogni volta con più attenzione, senza però perdere lo stupore della prima lettura. La folgorazione di quando si incrocia il talento e ci si sente bene, come sempre si vorrebbe stare davanti a un libro. Quel libro era un poemetto in cui la storia e l’attualità, metrica e ritmo, si fondevano in maniera esemplare, un libro che non avuto il giusto riconoscimento. Ma il talento non si può mettere da parte, non sparisce ed ecco che ritorna. Oggi, nel 2014, a primavera, dentro un libro fatto a mano dalle tipe di Sartoria Utopia: La signorina di Cro-Magnon. Terminata la lettura del libro mi sono domandato se questo, per la Lamberti-Bocconi, possa essere il libro della vita e della vita fin qua. Che siano queste le poesie con cui ha deciso di marcare il confine e di mostrarci quello che è stato fin qui. Quello che è stato per lei ma anche per noi che leggiamo e ci incantiamo.

 

Guardare la disfatta evolutiva con tremendo distacco –
io, la signorina di Cro-Magnon, in piedi sugli acquedotti
romani, su dolmen e menhir – averlo dentro il futuro
tutto saputo già […]

(pag. 9)

[…]Sempre le stesse cose, che ne sarà
di me che ripeto e ripeto e ripeto canti
come da un iceberg, staccato dalla banchisa.[…]

(pag. 14)

 

La signorina di Cro-Magnon è una raccolta fitta e intensa, che concede poche pause e lascia invece molto spazio alla riflessione e alla meraviglia. La miseria umana è la grande protagonista di questi testi. «La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non tornerà più[…]», scriveva David Foster Wallace (scrittore molto amato anche da Lamberti-Bocconi) ne Il re pallido (Einaudi, 2011); il nostro essere piccoli e soli, toccati e segnati in maniera indelebile dalle cose che accadono o che non accadono, da quello che perdiamo per sfortuna o per incapacità, dalla tenerezza (se va bene) e dai: doveva andare così (se è andata male). Dall’amore che sempre ci salva.

 

Alcune cose reputo piacenti
in questa vita che non mi dà pace:
bere del vino bianco col panino;
avere dei gatti certosini;
guardare una persona come tutti
sulla sedia a rotelle mentre ride;
andare al ristorante “Piero e Pia”
quando qualcuno mi viene a trovare.
Di tutte queste cose si materia
la mia incredibile solitudine.

(pag. 54)

 

La disperazione e la morte sono il filo che lega le molte poesie di questo libro. Tematiche difficili ma che chi scrive sul serio non può non affrontare, la differenza sta nel modo in cui le si racconta. Anna Lamberti-Bocconi, come Saramago o come Anna Maria Carpi, sa bene che la disperazione e la morte (ma anche la solitudine) sono cose che stanno con noi, cose che non si possono evitare, allora si può provare a renderle quasi amiche, parlando loro, tirandole per la manica della camicia e dire cose come: tu sei la morte ma io ho imparato a guardarti e a aspettarti, nel frattempo vivo, a volte con poco e, credimi, quel poco è già tanto e di questa nostra condizione, se mi gira: rido. O piango. Un forte odore di Milano, di posti veri, si respira. La Milano delle cucine, delle bocciofile, dei tram. La Milano che ti ammazza e che ti risolve la giornata. Milano è grigia solo per chi non sa guardarla.

C’è poco da fare, queste poesie arrivano dirette dove devono arrivare e non lasciano indifferenti, sono poesie vere. Non stupiscono né il perfetto controllo metrico di Anna Lamberti-Bocconi né il senso del ritmo, elementi, che contraddistinguono tutta l’opera della poeta di Città studi, elementi che non cedono mai il passo, il significato e il suono viaggiano sempre insieme.

Anna Lamberti-Bocconi sta dalla parte di chi prova a tenersi in piedi, che resiste alle botte che la vita dà, di chi sa che ogni tanto il cielo ritorna blu, per tutti. La poeta impara il disincanto ma non scorda la compassione.

 

©Gianni Montieri

 

 

Guardando le verdure,
il loro disfacimento composto
di fronte alle procedure,
mi chiedo se si può
dire di no alla morte:
se piano, se più forte,
se solo per amore.

(pag. 86)

 

Sogno di bere una fanta in una bocciofila
poco davanti a una fontana che gocciola,
dopolavoro di autisti e tranvieri, domenica,
sole d’estate che avvita i suoi raggi nell’anima.
Lì piano piano potresti capire che esisto
sempre, con te, senza te, col cuore di vento,
come la linea più bella che traccia una rondine
quando nel cielo rincorre l’arte di perdere.

 

 

Interviste credibili # 13 – Manuela Dago e Francesca Genti su Sartoria Utopia

Calendario Sartoria Utopia - illustrato da Jean Genti

Calendario Sartoria Utopia – illustrato da Jean Genti

G: Allora, ditemi tutto dall’inizio come se fossi un bambino di tre anni. L’idea, le prove, gi spunti, i primi lavori, coraggio.

M: è iniziato tutto circa due anni fa e l’origine è da ricercarsi nel fatto che sia io che Francesca siamo due poete performative e con una forte propensione alla manualità. Da qui il desiderio di produrre materialmente i nostri libri, che ci rispecchiassero quindi al 100%, dai testi all’aspetto esteriore: copertina, formato, colori, tipo di carta, ecc… Il valore aggiunto, non trascurabile, è che facendo i libri a mano avremmo prodotto degli “oggetti d’arte” ognuno diverso dall’altro, questa idea era ed è per noi uno dei motori del progetto.

All’inizio abbiamo frequentato un corso di legatoria e appreso i primi rudimenti, siamo partite subito per il nostro viaggio mettendo in pratica quello che avevamo imparato, ma anche sperimentando senza timori le idee che di volta in volta ci venivano in mente.

I primi libri di Sartoria sono stati il mio, Altre forme di vita, L’arancione mi ha salvato dalla malinconia di Francesca e Manuale Portatile per la Devozione del Fertile Gaudio di Paolo Gentiluomo. Il primo è una plaquette di sedici micro-poesie connotata dal formato anomalo e assolutamente originale e dalla lettura double face; il secondo raccoglie tutte le poesie inedite di Francesca, nel tempo quindi si è ampliato man mano che la sua produzione poetica cresceva e la caratteristica del libro che più attira l’occhio del lettore è senza dubbio la copertina: coloratissima e con collage sempre diversi; il terzo è un canzoniere amoroso sui generis.

G: Sartoria Utopia è un bel nome. Utopia poi è una parola che rimanda sia a cose assolute, epiche, irraggiungibili sia, per come la vedo io, anche a piccoli sogni e al coraggio di crederci, voi che ne pensate? O meglio come l’avete pensata?

F: Il nome Sartoria Utopia è nato da un momento di libere associazioni tra me e Paolo Gentiluomo,  che è molto bravo a trovare i titoli per le cose. Io avevo tirato fuori “ferma utopia” da un verso della poetessa Piera Oppezzo, ma poi sembrava troppo duro, troppo programmatico, però utopia volevo conservarlo e abbiamo cominciato a fare delle rime e a un certo punto Paolo ha detto “sartoria utopia” quindi ho subito scritto un sms a Manuela che ne è rimasta contenta.

Per quanto mi riguarda l’utopia riguarda l’accrescimento della bellezza, l’immaginazione, la creazione di altri mondi: mi basta guardare un francobollo con raffigurato un aviatore sotto un cielo di piombo e la sirena dell’utopia mi seduce con il suo canto.

G: Raccontatemi un po’ di come procede il vostro lavoro: scelta dei materiali, illustrazioni, impaginazione, grafica.

M: La scelta dei materiali e della grafica sono strettamente legati al contenuto del libro. Copertina, formato e le altre caratteristiche devono infatti legarsi ai testi e creare una sorta di armonia tra le parti che accompagni il lettore dal primo approccio materiale col libro fino alla sua fruizione completa.

Una particolare attenzione in tal senso è sempre rivolta alla copertina, un esempio su tutti sicuramente è la raccolta di invettive Bastarde senza gloria che vede, in linea con i contenuti, un formato che abbiamo ironicamente definito “contundente”: cucitura giapponese, copertina rigida con una serigrafia originale realizzata anch’essa a mano da noi, essenziale ma diretta, il tre di spade del mazzo di Tarocchi Raider-Waite, che raffigura un cuore trafitto da tre spade e che riassume lo spirito dell’antologia, romantico e violento.

F: Inoltre abbiamo la fortuna di avere intorno a noi, tra i nostri cari, persone creative che ci aiutano con generosità, per esempio Anna Castellari, che è un’ottima grafica e ha impaginato tutti i nostri libri o Jean Genti, mio padre, a cui ho rubato due disegni per illustrare l’Utopico Calendario 2014 e che sicuramente sfrutteremo ancora per i prossimi progetti.

G: Tutto fatto a mano?

M: A parte gli interni che vengono stampati in tipografia, tutto il resto è fatto a mano da noi, dal taglio della carta per le copertine, all’incollaggio, alla cucitura.

F: Dateci tempo e realizzeremo anche la carta!

G: Parliamo adesso un po’ delle scelte dei poeti da pubblicare, come procedete? Invitate voi? Accettate manoscritti? Partite da un’idea circa il tipo di poeta che vorreste oppure cercate “la bellezza ovunque”?

M: Non abbiamo uno schema fisso. Ci è capitato di invitare i poeti a collaborare con noi proponendo loro di lavorare su un progetto, come è accaduto prima con Francesca Matteoni e Azzurra D’Agostino, che in una doppia plaquette hanno dialogato sui luoghi dell’Appenino tosco-emiliano e con le nove poetesse di Bastarde senza gloria poi, chiedendo loro di lavorare sul tema dell’invettiva. Ma riceviamo anche testi che ci vengono proposti dagli autori, li valutiamo senza preconcetti e se ci convincono siamo ben felici di pubblicarli, come nel caso di “Anna la nera e altri lividi” di Graziano Mignatta, autore che non conoscevamo fino a che non abbiamo ricevuto questa sua raccolta di caustica bellezza che ci ha subito molto colpite.

G: Raccontatemi un po’ dell’antologia Bastarde senza gloria, che fino ad ora sembra il vostro progetto più ambizioso.

F: Bastarde senza gloria nasce dal mio amore per alcune poetesse  contemporanee la cui scrittura si contraddistingue per una sotterranea e forte qualità eversiva che poi ognuna di esse declina in modo personale. Ho voluto raccoglierle quindi in questa antologia che non rende conto di una linea o di una scuola in particolare, ma di un’attitudine romantica nell’accostarsi alla parola e alla vita. Ho chiesto loro di scrivere delle invettive, di arrabbiarsi, di usare la parola, per dirla con Emily Dickinson, come “un fucile carico”. Ne è uscito un ottimo lavoro che è stato accolto dai lettori con il più sincero entusiasmo. I due reading collettivi che abbiamo fatto a Torino e a Milano sono stati esattamente come io mi immagino debbano essere i ritrovi di poesia: esplosivi.

Ho in mente di continuare questo lavoro di curatrice di antologie pretendendo sempre qualcosa di nuovo dagli autori che chiamo, mettendoli al lavoro su temi che magari non hanno ancora esplorato, e voglio che questi libri vengano poi desiderati fortemente da quattrocento lettori che, tenendo conto che ogni libro è fatto a mano, è il massimo che Sartoria Utopia possa offrire.

G: Quali sono i poeti e poete che state per pubblicare?

M: Stiamo lavorando alla raccolta dell’autrice milanese Anna Lamberti-Bocconi, una delle voci più incisive della poesia italiana contemporanea, che si intitolerà La signorina di Cro-Magnon, titolo eloquentissimo che preannuncia un libro connotato dalla forza che contraddistingue la scrittura di Anna.

F: E dopo Lamberti-Bocconi, che siamo molto onorate di pubblicare, abbiamo in programma una poetessa di cui poco si conosce: Fernanda Woodman, che ha cominciato circa un anno fa a mandarci le sue poesie, il titolo dell’opera sarà, con tutta probabilità, Diario, ma stiamo ancora lavorando sulla forma giusta per accogliere questi testi scuri e misteriosi, ci piacerebbe farne un vero e proprio libro oggetto. Inoltre sta per uscire la quarta edizione di L’arancione mi ha salvato dalla malinconia che, per la nostra capanna editrice, si sta rivelando un lillipuziano long-seller e uscirà in una veste grafica rinnovata e non più rilegato a quadernetto: si trasformerà anche lui in un piccolo Samurai (la collana iniziata con l’antologia Bastarde senza gloria connotata dalla copertina serigrafata e dalla legatura giapponese).

G: Tra voi due esiste un’ideale divisioni dei compiti o fate tutto insieme?

M: Solitamente la divisione dei compiti avviene più che altro per la parte amministrativa di Sartoria e per quanto riguarda la gestione del magazzino e le spedizioni di cui si prende cura Francesca per ragioni pratiche e logistiche.

Per quanto riguarda il lavoro manuale siamo intercambiabili, tutte e due siamo in grado di fare le stesse cose, una curiosità da sapere potrebbe essere che nella realizzazione dei Samurai, Francesca è operaia specializzata trapanatrice mentre io sono operaia specializzata nel posizionamento dei moduli da forare.

F: Manuela si occupa anche di organizzare reading, performance, presentazioni di Sartoria Utopia.

G: Mi dite, brevemente, qualcosa circa i vostri futuri progetti individuali?

M: In questo momento sto cercando di gestire la mia vita in modo da poter dedicare più tempo possibile alle attività di Sartoria, oltre alla realizzazione dei libri ci sono ovviamente tante altri aspetti  da curare: i contatti, le presentazioni ecc. Sto inoltre lavorando a una mia seconda raccolta.

F: Anch’io sto cercando di avere sempre più tempo per Sartoria Utopia per la quale sto mettendo a punto due progetti di laboratori che spero partano presto, inoltre mi piacerebbe dare inizio a nuove collane: una per bambini e una che ospiti testi spuri, cosidetti sperimentali, sia di poesia che di prosa, testi che attualmente non trovano spazio nelle collane delle case editrici, mi piacerebbe chiamare questa collana “gli impresentabili” e avrei già almeno un paio di ottimi autori da pubblicare.

G: Nascono sempre più spesso case – capanne nel vostro caso – editrici artigianali, qual è la spinta? L’editoria classica è finita? Inventare qualcosa di diverso è necessario o soltanto divertente?

F: Penso che tutte queste piccole case editrici nascano da una vera esigenza, siano quindi necessarie e non semplici divertissement e anche se lo fossero non ci sarebbe nulla di male: la poesia, la letteratura hanno molto più a che fare con il “divertirsi” che con questa specie di controproducente Realpolitik che livella verso il basso e l’ovvio l’editoria che tu definisci classica.

Per quanto mi riguarda, penso che Sartoria Utopia sia una delle cose migliori che io abbia fatto negli ultimi anni, mi infonde più coraggio, più libertà soprattutto come autrice, pensando che se le case editrici “classiche” non potranno accogliere i miei testi, essi sempre troveranno nell’Utopia un rifugio e un avamposto.

***

intervista a cura di Gianni Montieri

 

Anna Lamberti-Bocconi (poesie inedite)

1.

A ondate, ricordata dalla luce,
l’età dell’oro filtra nel presente
domenicale, a muovere la vita
come frusciando. Fedele, questa torcia
remota sempre accesa, che fa il giro
del mondo insieme a me
fissata con la cera su una spalla,
e che non ho mai visto per davvero,
se non riflessa nei carboni ardenti
e nei lampi degli occhi nella notte
e nelle labbra rosse che ho cercato,
fedele questa torcia mi sovrasta.
Porta l’età dell’oro nella pece
che cola lentamente, con tenacia
vischiosa, sulla schiena del tedoforo
ignaro che ha il mio volto; non ha effetti
sui mali della terra, ma lo stesso
fa profumo di resina e lambisce
vivi, morti e malati come uguali.

2.

Chi sente il flusso dei morti, la fiaccola,
il volo dello zucchero filato,
la lana, i soffioni, i ciuffi bianchi,
librati a poca altezza dal suo cuore
a roteare in cerchi ripetuti
sopra le scaturigini del mare,
quelle abissali fenditure fredde
da dove sgorga il sale senza fine;

chi ha l’aureola dei morti sopra il mare
irradia come febbre in nervature
di foglie, porta in sé l’ultravioletto,
i gesti dell’arare e seminare
astratti in invisibili scritture.
Chi sia: si allunga verso l’orizzonte
con un tributo teso, individuale,
dove tracolla il necessario amore.

3.

Piangevano vicino alla bocca
la salvezza maligna delle origini
una signora con la veletta
ricordò loro che l’ora scocca
ma loro non sentivano
erano troppo giovani
avvinti in una fretta pietrificata.

Nessuno dovrà vedere gli amanti
affinché non diventi sciocca
la loro distruzione del cuore
soltanto dall’uno all’altro
placando l’aspra sete tubercolare
gli amanti assoluti, solo impastati
come farina ed acqua diranno

delle parole insensate se non in gola
nel gioco del ruggito, del miagolio
il tributo infinito al dio dell’oblio
mentre il gatto ammaestrato sbanca
con numeri da circo spettacolari
il fratello esiliato pulsa
la sciagura si piaga, suppura.

Come miele su neve calerà la morfina
un tappeto dorato sul bianco d’atomi
e lì sotto gli amanti che affondano
annegavano senza morire bevendo
quei profondi singhiozzi di redenzione
e l’amore sognava e svaniva
e sanava dimenticando.

4.

Guardando le verdure,
il loro disfacimento composto
di fronte alle procedure,
mi chiedo se si può
dire di no alla morte:
se piano, se più forte,
se solo per amore.

5.

Ho in me delle culture, pesco a sorte
dopo mi taccio, o mi addormento, o crepo.
Quanto è grandioso il Novecento o indietro
tutti quei libri che mi son bevuta,
cose guardate a caso sui giornali
ecco Picasso la tauromachia
le rupi incise ecco guardare ancora
Hemingway cacciatore, e si credeva
tanto vitale, il mito dell’eroe
il maschio bevitore, vezzeggiato
dalle infermiere o solo nella giungla:
quanto niente che resta, che frontiere
da saltare a piè pari come lepri.
I professori di letteratura, o
“dell’impotenza”: me lo sai spiegare?
Dice (ma chissà chi): “Tolstoj è un gigante”.
E no, Tolstoj è normale, dico io.
Se fossimo più in gamba scriveremmo
cose enormi anche noi, ti metti lì
e pensi e scrivi e vivi, hai dei quaderni
la penna d’oca forse, sei persona
piena di serietà, non hai la tele,
non ti diverti a fare le cazzate
stai solo con le donne e i contadini.
Tolstoj si sdraia sul prato di giugno
e sente il sole sopra e fra la terra
e il fuoco c’è il suo corpo di gigante.

6.

Come il cane che ha strappato il guinzaglio
il palloncino che si è strappato dal filo
se ne vanno nell’atmosfera corrono via
nella dissoluzione irrimediabile
e il bambinetto si è strappato il cuore
suonano male anche nei versi queste cose
non sono musicali da scrivere o dire
accadono per il male ed è incredibile
l’attimo, solo un attimo, e il prato è verde
uguale, il cielo è dipinto uguale eppure
la morte ha morsicato e quello
avrà sì e no cinque anni e non guarirà mai più
ha i pantaloni corti, è per mano a suo padre,
è una bambina, piange all’asilo, è molto bella,
è orfano, è musone, si picchia con tutti,
sono gli anni Sessanta, gli anni Settanta, gli anni Ottanta
si srotolano in eterno le fratellanze invisibili
stagliate nella pietra degli incidenti da niente
ti ricomprano il palloncino, riprendono il cane
tutto va a posto tranne il dolore-terrore
il cuore resta crepato non combacia più bene
e infine siamo qui grandi, a recitare fra la gente.

7.

Sei tutti quei ruscelli
quelli dove nascevo
che poi li avrei rimpianti e ricercati
ce li avevi negli occhi
ce li avevi tra i seni
che poi tutta la vita li avrei pianti
i cieli illuminati
i fiori ai camposanti
che avrei pensato “Non è mai finita”.

8.

STIGMATA

Mi sbalordisce il senso della piaga
la piega tumefatta della mano
che con raggio di luce mi ha falciato
il dio, come la morte fa col grano.

Ulcera che dissangua, rossa inedia,
io non avrei creduto alla tua mira,
questo perfetto buco in mezzo al palmo,
né avrei creduto a tanto grande amore.

Ti prego e mi inginocchio, mio Signore
ti mostro i segni aperti, a specchio, guarda!
perché tu ti rifletta portentoso
nella ferita che hai portato in vita.

Scorrerà come fiume tra le dita
la linfa di carminio che mi hai dato
tutto questo liquore liberato
suggellerà in un bacio l’uomo e il dio.

ARGO – VIXI

segnalo l’uscita del nuovo numero di Argo (numero diciasette) : VIXI

per info (trama e per acquisto) qui:

ARGO VIXI INFO

per visitare il numero in anteprima qui:

ARGO VIXI ANTEPRIMA

in lettura qui alcune poesie contenute nel numero:

Marco Giovenale

Dolciastro un dentro
un iter nel pruno.
Il dito mostra le escavazioni e il nero
la masticazione dalla
ruggine dei vermi,
la gomma brillante, i canali, una lacca,
minimo fiume interno fluminis acedia
sottocorticale poi più
niente fra vita e morte – una
fascia di frazioni
di hertz, quasi zero.
(Meno).

Gianni Montieri

Gli spararono in faccia
che tutti sapessero, che tutti ricordassero
la sera stessa in piazza
commenti da stupidi ventenni
stabilivamo con una birra in mano
il grado di importanza di una morte
(chi lo conosceva, quanti colpi
se c’era tanto sangue, quanta polizia)
qualcuno stava zitto, qualcuno parlava

pochi minuti per tornare all’ordinario:
la biondina in jeans tagliati a chi la dava
il centravanti squalificato, il motorino truccato.

Franca Mancinelli

un colpo di fucile
e torni a respirare. Muso a terra,
senza sangue sparso.
Cose guardate con la coda
di un occhio che frana
mentre l’altro è già sommerso; e tutto
s’allontana. Gli alberi
si piegano su un fianco
perdono la voce in ogni foglia
che impara dagli uccelli
e per pochi istanti
vola.

Viola Amarelli

(vestito rosso)

Mettetemi il vestito rosso
e poi alla terra morbida una fossa
ch’io rinasca verme e insieme mosca
magari campanula o cicoria
e tutto questo senza tante storie
che anche la morte, sai, serve la vita.

Salvatore Della Capa

Se la sera rientro
un angolo buio mi accoglie.
I muri conficcati nella carne
le ginocchia segnate
dal silenzio dei morti

Paolo Fichera

<frame nella morte>
un lenzuolo che sa di birra e urina, l’ultima festa
prima del tramonto
quel tramonto lo chiami sangue, o fierezza, non ricordi.
un riflesso: io sono te, l’uomo che cammina tra gli alberi
nel suo paesaggio
<io sono l’uomo che stupra la voce nell’ora in cui sarai muto>
<io sono te, ora, scritto nella voce>

Anna Lamberti-Bocconi

Chi sente il flusso dei morti, la fiaccola,
il volo dello zucchero filato,
la lana, i soffioni, i ciuffi bianchi,
librati a poca altezza dal suo cuore
a roteare in cerchi ripetuti
sopra le scaturigini del mare,
quelle abissali fenditure fredde
da dove sgorga il sale senza fine;
chi ha l’aureola dei morti sopra il mare
irradia come febbre in nervature
di foglie, porta in sé l’ultravioletto,
i gesti dell’arare e seminare
astratti in invisibili scritture
Chi sia: si allunga verso l’orizzonte
con un tributo teso, individuale,
dove tracolla il necessario amore.

FUTURE TRADIZIONI – poeti del Novecento nel cuore di poeti contemporanei (rassegna)



Parte da Lunedì prossimo, e avrà cadenza mensile, questa nuova rassegna 
dal titolo: FUTURE TRADIZIONI - poeti del Novecento nel cuore di 
poeti contemporanei. In ogni incontro un poeta contemporaneo parlerà 
e leggerà  i testi del suo poeta preferito che, nella quasi totalità 
dei casi,  è stato attivo anche nella seconda metà del Novecento.  
In ragione della relativa attualità degli autori proposti e anche per 
il  fatto che siano proprio dei poeti a parlarne, dunque da appassionati  
e ispirati ammiratori, il taglio degli incontri sarà informale e non  
accademico. Direttamente al cuore della poesia.

Ecco l'intero programma:


Informazioni:
info@versiumani.it


Anna Lamberti-Bocconi – Canto di una ragazza fascista dei miei tempi

Anna Lamberti – Bocconi : Canto di una ragazza fascista dei miei tempi – Transeuropa 2010

Che soddisfazione regala al lettore questa nuova prova di Anna Lamberti-Bocconi. Arrivati in fondo al poemetto “Canto di una ragazza fascista dei miei tempi” ci si sente come alla fine di un viaggio, una corsa a perdifiato ai lati opposti della Storia, in una Milano che ne sta al centro ma è soprattutto lo strumento attraverso il quale la poetessa tesse la trama del racconto.

“Tu vuoi sapere che cosa ho guardato:

Niguarda che svettava nella notte

o che gravava sotto il sole estivo,

immensa cattedrale di salvezza

e capitello dell’ultimo addio;

mia madre sorridente nella bara

più bella di qualsiasi essere al mondo.”  ( Poetessa pag. 12)

oppure

“A me piace l’inverno di Milano.

Guarda il Gonzaga che ti incombe addosso

come una cattedrale dei Templari

mentre aspetti lontano sui binari

che si palesi un tram, il cinque rosso

per ritornare a casa come un cane.

A me piace l’inverno nella sera

ma che in realtà fa una paura cane

quando sei solo dentro e fuori ancora,

vuoi esprimere qualcosa, e ti rimane

soltanto il freddo o una figura nera

tanto lontana, e tutto va in malora.”  (Poetessa pag. 30)

Dal coro di questo poemetto emerge il contrasto fra le due protagoniste: la ragazza fascista e la poetessa (alter ego di Anna). La poetessa gira per la città , si muove al suo interno. Osserva, parla, si incuriosisce, è attratta dagli “strani”, i solitari come lei (vedi il protagonista del III canto). E’ Romantica e viva.

La ragazza fascista è figlia di tormenti, di gioventù difficili e allo sbando, degli anni duri del terrorismo ma soprattutto della deriva che tutti proviamo da ragazzi, quando un colpo di vento, un sorriso, una parola, qualunque cosa che colmi un vuoto ti trascina da una parte o dall’altra, prima che tu riesca a comprendere.

“Conobbi il movimento a sedici anni

che mi toccavo con le lunghe dita

Giovanni era il più bello del liceo

in primavera aveva già la moto

senza patente ché se ne fregava

conosceva dei dritti quarantenni

parlava di valori e di Ezra Pound” (ragazza fascista pag. 6)

In fondo le due protagoniste, sono due facce della stessa medaglia e a volte pure una faccia sola. A tratti lo sbandare di una si avvicina a quello dell’altra, la differenza la fa (mi pare) il saper trasformare la rabbia che deriva dal perdersi, nel coraggio (o incoscienza) della curiosità.

Il poemetto (salvo rare e, credo, volute eccezioni) è scritto interamente in endecasillabi. Si intuisce che il controllo che la poetessa ha della metrica è tale che potrebbe farne a meno in qualsiasi momento. L’endecasillabo non è una gabbia ma una risorsa. Lamberti-Bocconi prepara il suo congedo dal lettore con un corsivo che vola oltre Milano, come deve fare la poesia:

“Voi vivi, voi borghesi, voi distanti

voi padri e madri, voi gornii passati:

siete la fossa dove abbiam buttato

i soli cuori che ci avete dato”

 

Fine del viaggio, buona lettura.

@ recensione di Gianni Montieri

Nota biografica:  Anna Lamberti-Bocconi è nata a Milano nel 1961. Ha pubblicato alcuni volumi di poesia tra i quali: Sale Rosso (1992) con Stampa Alternativa e Devi Chiamarmi (2005) con Campanotto; inoltre il saggio La forza della preghiera (2000) Con Sperling e Kupfer. Come autrice di testi di canzoni ha collaborato, fra gli altri, con Ivano Fossati (in Discanto) e Fiorella Mannoia (in Gente Comune). Nel giugno 2009 è uscito il suo primo romanzo, Rumeni, ed. Stampa Alternativa. E’ redattrice del lit-blog La poesia e lo Spirito.