Angoli acuti

Monica Dini. High-Tech

Napoli, metro Garibaldi, foto gm

Monica Dini. High-Tech da Angoli acuti, Tra le righe libri, 2017

Davanti al cancello guardò la casa nuova. Era verde. Una foglia di tiglio avresti detto. Era ostile, con larghe finestre, inferriate e siepi geometriche in un giardino troppo illuminato. Era sera, il freddo scricchiolava sotto le scarpe sporche di fango rappreso. Il ghiaccio irrigidiva l’erba come stecchi. Beppe stava davanti al cancello. Aveva suonato e aspettava che qualcuno gli aprisse. Tornava dal lavoro. Tornava a casa dopo una giornata di duro lavoro al freddo. Sui capelli, sulla giacca, sui pantaloni, una polvere chiara di calcina e schizzi d’intonaco erano testimoni. Solo la borsa del pranzo conservava intatto il celeste originario. Aveva le mani secche, rattrappite. Aspettava davanti al cancello che i suoi gli aprissero. Alzò gli occhi sulla facciata verde. Si sentì un ospite. Avevano traslocato da poco. Suonò di nuovo. Nessuna risposta. Aprì il cancello. Fece girare la chiave nella porta. Dopo un signorile e ben oliato cloc-cloc, la porta si aprì mostrando l’ingresso sfavillante di marmi e mobili high-tech. Beppe abbassò gli occhi. Un cane si arrabbiò nella strada. «Nessuno… come al solito…» Pensò. Guardò il riflesso delle pesanti scarpe antinfortunistiche sullo specchio del pavimento. Il fango formava rivoli di argilla rossa. Senza toglierle percorse il corridoio. Camminava curvo con le gambe un po’ allargate. Era per colpa della stanchezza che camminava così. Si vide grigio e spento nella specchiera scintillante.

Entrò nel salone. Più di dieci luci erano accese e rimbalzavano sui cristalli, sugli smalti, sugli acciai della casa nuova. Tanta luce era come un forte rumore. Guardò ancora le grosse scarpe sporche, percorse tutto il salone girando intorno all’appuntito tavolo di cristallo. Si voltò a guardare. Aveva lasciato un sentiero di orme rosse sui marmi lucidi. Tolse le scarpe senza slacciarle e le calciò via. Caddero in un angolo schizzando il muro smaltato. Presto si formò un mucchietto di fango lì accanto. Andò a farsi la doccia. Anche la stanza da bagno era lucida di cristalli e acciaio. L’acqua rimbalzava sul suo corpo, pungeva. Non somigliava al caldo abbraccio delle gocce rotonde della vecchia casa, là c’era poca pressione nei tubi e l’acqua arrivava con calma, un po’ fredda, un po’ calda, andava conosciuta. Regolata. Prese un accappatoio di spugna nuova. Era morbido, non asciugava. Era bianco intonato. Si strusciò bene e lo sporcò con i residui di calcina che non era riuscito a lavare via. Non funzionava ma era intonato. Prima di andare nella casa nuova sua moglie aveva buttato, in grandi sacchi neri, tutta la biancheria vecchia e, con piacere, soprattutto l’accappatoio viola fiorentina che asciugava tanto bene. L’ aveva vinto a carte al suo vicino di casa tifoso, era stata una bella sera da ubriachi. Camminando scalzo gocciolò fino in cucina, si versò un po’ di prosecco macchiandolo con il Campari. Il bicchiere era ovale. Quando bevevi ti cadeva sempre qualche goccia dai lati. Come ai vecchi. Un bicchiere che andava capito. Lo alzò e brindò alla sua immagine distorta nell’acciaio del frigorifero.

(altro…)

Monica Dini, Fuori dal mondo

Monica Dini, Fuori dal mondo

Racconto contenuto nella raccolta Angoli acuti , Tra le righe 2017; € 14,00

 

C’è un noce secolare nel campo davanti alla casa sulla collina. Ha un grande ombrello di foglie meno verdi ai primi di settembre. È sera. Sotto il noce la ciccia di un vecchio straripa dai fili di plastica rossa di una sdraio. Ha la canottiera arrotolata macchiata di sugo. Ha i piedi gonfi e sporchi, si vedono i segni scuri lasciati dalle ciabatte. Lo chiamano Sante. C’è anche sua moglie su una sedia a dondolo. Indossa una tunica chiara. Si chiama Ancilla. Li vedete? Lei prende il tabacco da una scatola di metallo che ha in grembo, carica con sapienza la pipa. Lui si toglie di bocca il sigaro lo gira per vedere se è ben acceso, ci soffia su per ravvivarne la brace. Scorreggia a lungo alzando un po’ la gamba.
«Ah… Bene!» – esclama girandosi verso la vecchia signora.
Lei agita un attimo un ventaglio di carta gialla. Poi senza guardarlo accende la pipa con un fiammifero di legno.

«Ti sono sempre sfuggiti i piccoli piaceri della vita. – dice lui sputando fumo a singhiozzi – Questo è il tuo problema. Non avremmo tutto quello che abbiamo se io fossi stato tanto schizzinoso. Se tu avessi levato merda tutto il giorno, per tutta la vita, avresti meno seghe. È certo.» Lui aveva avuto una piccola impresa di levatura pozzi neri. Lei aveva lavorato alle Poste.
Adesso sono in pensione. Ancilla ha accanto a sé un cesto di fogli colorati. Il ventaglio è un origami. Lei è brava a creare forme con la carta. Fiori, uccelli, giochi. Le ha insegnato una signora cinese che faceva le pulizie alla posta. E anche a tenere accesa la pipa è brava. Non è banale saper fare queste cose. Il canto dei grilli è un muro buio. Sante si alza a fatica dalla sdraio, si stira, si gratta il solco tra le natiche.
«Vado a pisciare e prendo il vino – dice rivolto alla moglie – Ne vuoi? No vero?»
«Sì … grazie …»
Ancilla guarda il cielo e fuma. È una sera diversa. Aspetta di vedere la Stazione Spaziale orbitante. Ne hanno segnalato il passaggio al telegiornale. Lei l’ha vista altre volte ma questa è speciale. Dovrebbe essere molto più luminosa del solito. Una rapida stella che incide la notte. Sante torna portando la carriola della legna. Dentro ha messo la bottiglia del vino e dei
bicchieri.
«Mi sembrava comodo – dice guardando la moglie – Così abbiamo un piano d’appoggio.»
«Come mai tanti bicchieri? – chiede lei versando il vino – Aspettiamo qualcuno?»
Il vecchio si lascia cadere sulla sdraio che cigola e oscilla.
«Vengono Lino e Mario. L’ho visti in piazza stamani.»

Ex colleghi di lavoro.
La pipa diffonde un aroma di pasticcini. È un tabacco da donne. La vecchia signora sorseggia il vino. Sa di ruggine. Rovina anche il tabacco.
«Potremmo provare a prendere il vino a quella cantina che ci ha segnalato mia sorella. Per cambiare.»
«Perché? Senti che vinello. Bello leggero. Non c’è verso che tu ci capisca nulla. Tutte le volte che ti decidi a berlo c’è qualcosa. Non ti piace la bevanda in sé è inutile … rassegnati io non cambio fornitore. C’è tanta acqua …»
Si sente vociare. Arrivano gli ospiti. Bisogna riceverli.
«Benvenuti – dice Ancilla – Tutto bene? Accomodatevi. » Non le rispondono.
«Sedete, prendete un bicchiere – dice Sante – Non c’è nulla da mangiare moglie? Salatini, patatine. Qualcosa.»
«Buono Sante! Abbiamo cenato ora – risponde uno dei compari.»
La vecchia signora è preoccupata. Sa che la stazione attraverserà il cielo in un istante. Non l’aspetterà se non sarà pronta. Porta agli ospiti dei salatini. Poi trascina la sedia al centro del campo. Da lì può vedere tutto il suo cielo. La pipa fuma ancora.
«Allora cosa mi raccontate di bello?» – incalza il vecchio.
«Sempre le solite storie di merda …» E giù tutti a ridere. Sono le loro battute. Ogni volta uguali.

(altro…)