Angelo Morino

La Domenica (e l’incomprensibile) e Roberto Bolaño

parigi 2012 - foto gm

 

Ricordo una notte nella stazione ferroviaria di Mérida. La mia amica dormiva dentro il sacco a pelo e io vegliavo con un coltello nella tasca della giacca, senza voglia di leggere. Be’… Sono apparse frasi, voglio dire, in nessun momento ho chiuso gli occhi né mi sono messo a pensare, ma le frasi letteralmente sono apparse, come annunci luminosi in mezzo alla sala d’attesa vuota. Dall’altra parte, per terra, dormiva un vagabondo, accanto a me dormiva la mia amica e io ero l’unico sveglio in tutta la silenziosa e schifosa stazione di Mérida. La mia amica respirava tranquilla sotto il sacco a pelo rosso e questo mi tranquillizzava. Il vagabondo a tratti russava, a tratti parlava nel sonno, erano giorni che non si radeva e usava la sua giacca come guanciale. Con la mano sinistra si copriva il petto. Le frasi sono apparse come notizie su un tabellone elettronico. Lettere bianche, non molto brillanti, in mezzo alla sala d’attesa. Le scarpe del vagabondo erano posate all’altezza della sua testa. Uno dei calzini aveva la punta completamente bucata. A tratti la mia amica si muoveva. La porta che dava sulla strada era gialla e la tinteggiatura aveva in qualche punto un aspetto desolante. Voglio dire molto tenue e al contempo completamente desolante. Ho pensato che il vagabondo poteva essere un tipo violento. Frasi. Ho preso il coltello senza riuscire a tirarlo fuori dalla tasca e ho aspettato la frase successiva. In lontananza ho sentito il fischio di un treno e  il suono dell’orologio della stazione. Sono salvo, ho pensato. Eravamo diretti in Portogallo e questo è accaduto molto tempo fa. La mia amica ha respirato. Il vagabondo mi ha offerto un po’ di cognac da una bottiglia che ha tirato fuori dal suo fagotto. Abbiamo parlato per qualche minuto e poi siamo rimasti zitti finché non è arrivata l’alba.

Di quanto ho perso, irrimediabilmente perso, desidero recuperare solo la disponibilità quotidiana della mia scrittura, linee capaci di prendermi per i capelli e tirarmi su quando il mio corpo non vorrà più reggere. (Significativo, ha detto lo straniero). In modo umano e in modo divino. Come quei versi di Leopardi che Daniel Biga recitava su un ponte nordico per armarsi di coraggio, così sia la mia scrittura.

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Roberto Bolaño – Anversa – Sellerio – traduzione: gruppo di lavoro coordinato da Angelo Morino