Andrea Penzo

proSabato: Giorgio Cavallari, Non esiste amore di coppia in cui non si faccia la esperienza

proSabato: Giorgio Cavallari, Non esiste amore di coppia in cui non si faccia la esperienza

Non esiste amore di coppia in cui non si faccia la esperienza, da parte dei partner, di essere presi da una forza sovrastante, di essere in qualche modo “agiti” da qualcosa che va al di là della propria individualità. L’entusiasmo che a ogni età accompagna il vissuto dell’amore di coppia è un esempio di come anche la psicologia di noi moderni non sia esente da quell’esperienza antica di “entusiasmo” che gli antichi definivano come l’esperienza di avere il dio “dentro di sé”.

La psicologia del profondo ha proposto varie spiegazioni di perché l’ingresso nella dimensione dell’amore si accompagni al confronto con la percezione di forze sovrastanti la nostra individualità. Freud ci ha invitato a riflettere su come l’amore adulto possa nascere solo dall’emancipazione della psiche dal più antico amore edipico, e sul fatto che ogni atto di emancipazione non lascia mai totalmente privi dal timore che l’antico oggetto di dipendenza possa rifarsi avanti a condizionare la psiche che da esso si è emancipata.

Jung ci ha – in più passi della sua opera – invitato a considerare come l’esperienza individuale dell’amore rifletta in sé sempre la più ampia e collettiva dimensione degli archetipi. Ogni incontro uomo-donna fa rivivere l’antica tensione del rapporto fra universale maschile e universale femminile, e ogni volta che si dispiega qualcosa di archetipico, di sovraindividuale, la psiche fa l’esperienza di quello che è stato definito il numinosum, cioè di qualcosa che è in grado di portare energia, svelamento di nuove prospettive, illuminazione ma anche un sentimento di paura, la paura proprio che si prova di fronte a qualcosa che è sentito come più grande e più forte. La psicoanalisi ha messo in luce come tale esperienza affondi le sue radici nell’esperienza infantile della dipendenza che il bambino prova di fronte ai genitori, ma Jung ha dilatato la interpretazione di tale fenomeno, affermando che

“a svolgere sulla psiche infantile tutti gli effetti descritti dalla letteratura non è tanto la madre personale, quanto piuttosto l’archetipo su di essa proiettato, che le conferisce uno sfondo mitologico e la investe di autorità e numinosità”. [Jung C. G. Gli archetipi e l’inconscio collettivo, Opere, vol. 9, Bollati Boringhieri, Torino 1980, p. 84]

Ciò che “inquieta” l’uomo di fronte all’incontro d’amore con il femminile non è solo il timore che la relazione lo porti a rivivere quella esperienza di dipendenza dall’amore materno che ne ha segnato la infanzia: a esso va aggiunta la percezione del fatto che gli amanti, proprio perché si amano, mettono in moto forze sovraindividuali che l’Io non potrà mai pensare di dominare totalmente.

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© Giorgio Cavallari, L’uomo post patriarcale. Verso una nuova identità maschile. La biblioteca di Vivarium, Milano, seconda edizione 2003.

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Prosa scelta da Andrea Penzo, che ringraziamo.

Andrea Penzo, artista del vetro, scrittore e performer, lavora nell’ambito dell’arte contemporanea concentrando la sua ricerca sugli aspetti psicologici delle relazioni umane, a cui fanno da corollario elementi naturali e alchemici. Vive e lavora in territorio veneziano. Sito web: www.andreapenzo.it

Giosetta Fioroni “Grata di Linguaggi”. Con una lettera inedita

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Giosetta Fioroni, Grata di linguaggi, a cura di Cristina Fiore e Andrea Penzo, Edizioni Inaudite BIGstuff, 2015, € 10.00 edizioniinaudite.weebly.com/bigstuff.html sinedieproject.weebly.com/edizioni-inaudite.html

Un volume-compendio prezioso, che entra con grazia in una parte dell’opera di Giosetta Fioroni ma anche nel suo rapporto con Goffredo Parise, il compagno di una vita. Un libro che riallaccia l’esperienza di Fioroni a numerosi altri personaggi del suo tempo che hanno nutrito, negli anni, il suo lavoro e la sua esperienza. La curatela è frutto di un fortunato e atteso incontro avvenuto nel 2012 (proseguito sino al 2014) tra gli artisti performativi Cristina Fiore e Andrea Penzo e la stessa Fioroni; da qui nasce questo imperdibile omaggio all’autrice con contributi dello stesso Parise e di Alberto Boatto, Erri De Luca, Guido Ceronetti (ma anche un ritratto di Fioroni a lui) e una lettera ad Andrea Zanzotto, e poi disegni, fotografie, ma anche una lettera inedita di Fioroni a Parise sulla quale si ritornerà fra poco.
C’è soprattutto – all’inizio – una visione complessiva del rapporto di lavoro più recente e importante di Fioroni, quello con il fotografo Marco Delogu, punto di arrivo (o di nuova partenza) di un percorso che, negli anni Duemila, l’ha portata a indagare aspetti prima inesplorati e che la vedono protagonista in prima persona in un ciclo di “Ritratti dell’artista da vecchio”.
La vastità del lavoro di Fioroni, la multiforme essenza e la molteplicità dei materiali, il suo sguardo pittorico legato al colore ma anche scultoreo legato alla scelta di supporti e oggetti, nonché quello filmico e performativo, mirano da sempre ad accordare una molteplicità di linguaggi in cui non si dimentica mai l’importanza della parola. La parola è – da sempre – per lei, un appiglio in grado di creare connessioni, interne o esterne e comunque coerenti con l’opera, entrando a farne parte, dialogando con essa. (altro…)