Ancona

Fabio Maria Serpilli, poesie da “Mal’Anconia”

Setanta verzi

 

Cucàle (gabbiano)

Vivémo fra dô blu
de aqua e d’aria
e su sta tera stamo
come su na nave
o ‘n arioplano
Cucàle
in mezo al celo
cun dô lale                         (ali)

E slalo alto
fin’al sol lucóre
sopro de ogni
silenzio e rimore
Sempre più ‘n zu
d’un sagrilegio
movendo l’ale
movendo el celo

 

Angonia (agonia d’Ancona)

   Sota ‘n celo tramonto
mal’anconia conoscio           (malinconia e male di Ancona)
un bel balo de vele
int’un intorno roscio
Sopr’al sacro Còtano          (Sasso, Colle Guasco)
incendia bianco el Dòmo
el Porto giù a baso
abisa pog’a pogo
Cità de l’angonia
quanto meno t’aspeti
alza tut’i canpanili
viè’ su cun tut’i teti

 

Dì’-nun-dì’ (Dire non dire)

Quanta pace c’è ntel tuto
quanta ancó ntel gnente
In quanti fòi cercavo
de méte sti dô verzi
a incastro propio
indove ce diceva
Chisà si ho fato bè
a nun li scancelà?

Si è fadiga a dì
nun dì è più fadiga
Quando
imparo el silenzio

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La punta della lingua, XII edizione

Programma
La Punta della Lingua Poesia Festival, 12^ edizione
Ancona e Parco del Conero
2-9 luglio 2017
anteprime: 8 e 27 giugno

domenica 2 luglio
Bologna (e ovunque)
ore 16.00 Facebook Poetry 9^ edizione
Sfida di poesia online aperta a tutti
a cura di ZooPalco
Gioco dadaista con versi estratti a caso, happening con oltre cento poeti in collegamento da tutto il mondo e certamen elettronico, la Facebook Poetry è il primo e unico concorso italiano di poesia pensato direttamente per la rete e condotto online. Dopo Roma e Firenze, quest’anno sarà condotto da Bologna. Le regole sono le solite: dati il primo e l’ultimo verso e una lunghezza massima di 10, produrre in massimo 40 minuti un testo per l’occasione e scegliere, tutti insieme, quello più riuscito. La Punta della Lingua è suFacebook e aspetta i vostri like.

Lunedì 3 luglio
Portonovo| Chiesa S. Maria

ore 18.00 Inaugurazione del Festival
Saluti dell’Organizzazione e delle Autorità

ore 18.30 Poeti in viaggio ​(con Roma Marche Linee)
Presentazione del progetto di collaborazione tra La Punta della Lingua, con le suggestioni e le sintesi linguistiche messe a disposizione da alcuni degli ospiti del Festival, e Roma Marche Linee, un’azienda che investe in versi. Con letture dei testi commissionati per l’occasione.

ore 18.45 Poeti da antologia
Letture di Antonella Anedda​ e Giampiero Neri
Interventi musicali di Marta Collica ​(voce e chitarra) e Rachel Maio ​(violoncello)
In collaborazione con Italia Nostra e Hotel La Fonte
Duo d’eccezione, Antonella Anedda e Giampiero Neri sono fra i maestri più riconosciuti della poesia italiana contemporanea.
Poetessa, saggista e studiosa di letteratura, Anedda incunea la verticalità della lirica nel passo disteso della prosa. I suoi libri sono tradotti in varie lingue e hanno ottenuto molti riconoscimenti, fra cui il Premio Viareggio per Salva con nome.
I ricordi del naturalista francese Jean-Henri Fabre, trovati da giovane nella biblioteca paterna, hanno segnato il destino di Giampiero Neri, poeta capace di osservare con lo stesso sguardo da entomologo la natura e l’uomo, ovvero il Teatro naturale che dà il titolo a uno dei suoi libri più amati. Fedele alla sua poetica di essenzialità e rigore e a quella, paradossale, di oggettività e straniamento, anche l’ultima recentissima fatica Via provinciale, che riconferma la centralità dell’esperienza di Neri nella poesia italiana del secondo Novecento e oltre.
Con interventi musicali sospesi tra blues e soundscapes di Marta Collica, catanese di Berlino, già collaboratrice di Hugo Race e John Parish, accompagnata dalla violoncellista australiana Rachel Maio

Portonovo| Ristorante
Da Giacchettiore 20.00 Cena a buffet

Portonovo| Chiesa S. Maria
ore 21.30 My Name is Swan
Performance audiovisiva di Jan Noble
Poeta inglese, Noble gira l’Europa con i suoi reading ed è stato registrato dal leggendario produttore Craig Leon negli studi di Abbey Road. Il film tratto da My Name is Swan sarà presentato all’East End Film Festival di Londra quest’estate.

ore 22.00 Poesie che si capisce cosa dicono
Recital di Tiziano Scarpa
Oltre che saggista e narratore Premio Strega per il romanzo Stabat mater nel 2009, Tiziano Scarpa è anche poeta-performer. Fra i suoi libri di poesie ricordiamo Covers nelle galassie oggi come oggi e Groppi d’amore nella scuraglia, pubblicati da Einaudi, e, per Amos edizioni, Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto.

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Apriti Sesamo (musica e poesia nei luoghi d’arte)

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La punta della lingua 2014

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La Punta della Lingua – Poesia Festival (IX ed.)

Ancona e Parco del Conero, 24-29 agosto 2014

PROGRAMMA

 

domenica 24 agosto

Portonovo, Chiesa di S. Maria

ore 18.45: Reading di Durs Grünbein

In collaborazione con FAI Marche

Portonovo, La Capannina

ore 20.00: Cena a buffet

In collaborazione con Slow Food Ancona e Conero

Portonovo, Chiesa di S. Maria

ore 21.30: Poeti da antologia

Reading di Milo De Angelis

Interventi musicali Cesare Malfatti (La Crus)

Introduce Massimo Raffaeli

In collaborazione con FAI Marche

lunedì 25 agosto

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Riflessioni sulla “marchigianità” di Danilo Mandolini in occasione dell’VIII edizione del festival “La punta della lingua” di Martina Daraio

Oggi e la prossima settimana ospiteremo due interventi di Martina Daraio, dottoranda in Scienze linguistiche filologiche e letterarie presso l’Università degli Studi di Padova; il suo ambito di ricerca è quello della poesia contemporanea marchigiana, terra in cui è nata**, ambito d’indagine cui fanno riferimento anche questi articoli.
Il post di oggi riporta la presentazione del poeta Danilo Mandolini, che è stata fatta di recente in occasione dell’VIII edizione del festival di poesia “La punta della lingua” di Ancona, con una selezione di testi.

mandolini

Questo incontro si intitola “Le Marche della poesia“, e dunque non possiamo non chiederci che cosa possa significare oggi, nell’era di internet, della mobilità e della perdita dei padri, essere un poeta marchigiano. È il dato biografico di essere nati in questa regione la condizione necessaria e sufficiente per fare di un poeta un poeta marchigiano?

In tal caso andremmo sul sicuro, perchè Danilo Mandolini è nato ad Osimo, dove tutt’ora vive, nel 1965. L’esordio come poeta avviene nel 1993 con la silloge Diario di bagagli e di parole a cui sono seguite altre sei raccolte, antologizzate quest’anno in un unico volume, edizioni L’Obliquo, intitolato A ritroso. scansione00030001A ritroso, come il titolo stesso ci spiega, raccoglie i testi andando all’indietro nel tempo dai più recenti ai più lontani, fino a coprire un arco di venticinque anni che va dal 2010 al 1985. L’operazione di antologizzazione non è stata però un gesto “innocente” di sola riorganizzazione, bensì ha comportato una rivisitazione, una riscrittura di alcuni testi o, come scrive lo stesso Mandolini nell’introduzione, ha comportato un’operazione di “aggiornamento al gusto e alla mano di oggi”. A me ha molto colpito questa esigenza di aggiornamento perchè mi è parso un qualcosa di estremamente coerente con i tempi frenetici e cangianti del mondo che viviamo, tanto che ho voluto fare un piccolo lavoro di critica della varianti, confrontando le prime stesure dei testi con quelle della raccolta A ritroso per individuare di che cosa, secondo Landini, l’oggi aveva bisogno rispetto allo ieri. Vi stupirà sapere, allora, che quello che ho trovato di nuovo è stato essenzialmente una cosa: una struttura. Le nuove poesie rispettano in maniera più puntuale la forma della quartina e, soprattutto, il verso endecasillabo.

Ora faccio una breve divagazione. Danilo Mandolini, all’attività poetica “cartacea” ne affianca un’altra “online”: da qualche anno, infatti, ha ideato ed iniziato a curare «Arcipelago Itaca», un progetto di diffusione, gratuita, in formato digitale e su base on-line, della poesia contemporanea. «Arcipelago Itaca», nel momento in cui è stato pensato, doveva essere un blog, poi però è diventato una rivista. Una rivista online, ma una rivista, cioè una raccolta di saggi critici e testi poetici indicizzati e impaginati in maniera statica: a ben pensarci quindi, anche in questo caso, tra il blog e la rivista online la differenza sta proprio in una questione di forma, di struttura. Il blog ha una modalità di fruizione più scorrevole e “temporanea”, la rivista invece si congela in una forma, si salva in pdf, e tale rimane nel desktop di chi la riceve… proprio come una raccolta cartacea che una volta stampata rimane in quella forma. Tutti i poeti oggi vivono questo dualismo tra il fare poesia su internet, discutendone in tempo reale con i lettori e concendendosi la libertà di riaggionarne continuamente i testi, e l’optare per la tradizionale, immutabile, e sempre meno letta, forma di libro stampato. Mediare tra la realtà materiale, fisica, solida del libro da un lato, e la realtà digitale, virtuale, evanescente dei blog o dei social media dall’altro è diventata una questione inevitabile sia per lo scrittore che per la comunità poetica. Ritornando all’antologia, allora, diventa ancora più significativo riflettere su questa scelta di riaggiornare i testi, e quindi modificarli, strutturandoli però in maniera più rigida: proprio come se in quelle “norme” da seguire risiedesse una forma di ancoraggio rispetto ad una realtà caotica che si smaterializza e muta continuamente.

In questa stessa direzione si può inoltre osservare come dalle varianti emerga anche un progressivo abbandono dell’oscurità e della metafisicità a favore di un linguaggio più aperto, più chiaro, meno mediato. Questa scelta non riguarda solo il caso di Mandolini ma negli ultimi anni interessa la gran parte dei giovani poeti che, senza necessariamente rinunciare a picchi di lirismo, optano però per una scrittura piana, quasi prosaica, ricca di termini della quotidianità. Si tratta di un linguaggio, insomma, che come ha già spiegato Gianluigi Simonetti parla “di tutto a tutti”, mosso dall’esigenza di rivolgersi non ad un élite di esperti ma alla globalità dei lettori potenzialmente interessati alla poesia. Si tratta, inoltre, di un linguaggio che permette di penetrare più a fondo nell’intimità dell’esistenza, nelle piccole cose e nei dettagli che la abitano e che fungono da punti di riferimento.

Iniziando così a spostarci dalle questioni formali verso quelle tematiche vale la pena spendere due parole sulla struttura di A ritroso, divisa in sezioni numerate, corrispondenti alle vecchie raccolte, e in sottosezioni con titoli estremamente significativi poiché connotati “spazialmente”, come Prima scansione del qui, Seconda scansione del qui, Via privata Gradisca, Milano, Sullo sfondo l’orizzonte: ri-definire poeticamente i luoghi permette infatti di orientarsi in essi e di trovare una forma di ancoraggio alla propria identità (tanto che quando invece il poeta racconta il momento della perdita del padre, per esprimere lo spaesamento è proprio ad una metafora spaziale che ricorre scrivendo: “Poco di certezze conoscevo, poco di città e distanze ricordavo”).

Guardando però a come queste città e questi spazi vengano rappresentati non si trovano mai, o quasi, dei riferimenti espliciti a luoghi geografici riconoscibili, ma si tratta piuttosto di spazi della memoria, cari al poeta, che cerca di salvarli dall’oblio del tempo fissandoli nella pagina: “quel dire soffuso che vive morendo che non ha radici se non nei ricordi“, recita infatti un suo testo.

Da una parte, allora, i luoghi sono ancoraggio dell’io, senso di appartenenza e tranquillità, tanto che in uno stralcio di lettera scritta dal padre del poeta alla madre e contenuta nella raccolta si dice: “Mi ha fatto un bell’effetto, sai, vedere il mio paese in televisione. Vedere gente che conosco”; dall’altra però i luoghi rimangono solo nella forma del ricordo, e sarebbe davvero difficile individuare delle componenti di marchigianità in questo fare poetico. Anche perchè, come saprete, le Marche hanno alle spalle una tradizione di poeti estremamente “residenziali” e radicati, come ad esempio Paolo Volponi, che proprio attraverso la rappresentazione della sua Urbino restituì delle descrizioni puntualissime delle mutazioni di tutta l’Italia industriale e post-industriale, o come Scataglini, che scelse addirittura di esprimersi in una lingua ibrida tra l’italiano e il dialetto anconetano.

Questa apparente “non appartenenza” di Danilo Mandolini, e qui concludo, è però vera solo in parte, perchè va contestualizzata nella contemporaneità. Tornando allora a parlare della rivista «Arcipelago Itaca», io credo che sia proprio qui la chiave di lettura sull’unica appartenenza territoriale possibile per i poeti e gli uomini di oggi.

Il tema del ritorno ad Itaca di Ulisse è molto frequentato dalla poesia contemporanea nel suo instancabile bisogno di radicamento e orientamento (e ad esempio tra i marchigiani non può non venirmi in mente il qui presente Luigi Socci che in un suo testo lo fa tornare a casa in treno!). La poesia si configura allora come l’unica imbarcazione possibile per attivare queste dinamiche di ritrovamento dell’io e le sue regole, le sue strutture, le sue forme, sono ciò che le danno questa forza e questa fermezza. Non si tratta però solo di regole ma anche di tutta una tradizione alle spalle che, appunto, funge da referente dialogico. Quello che è fondamentale capire è allora che cosa sia Itaca, e cioè, come ha sapientemente espresso Mandolini, Itaca è un arcipelago: la casa è una pluralità di voci, di luoghi, e di gruppi di appartenenza. L’ennesima conferma di ciò ci viene proprio dalla densità di riferimenti e citazioni che attraversano la scrittura di Mandolini, che sembra proprio nascere da un intreccio di voci di padri coi quali la poesia dialoga apertamente: per dirne solo alcuni ci sono Leopardi, Scarabicchi, Sereni, Caproni, Collodi, Ungaretti, e di ciascuno di essi Mandolini ha assorbito il nutrimento, come fossero state davvero le radici della sua poesia.

Tornare a Itaca, oggi, è sapersi orientare in questa pluralità di radici. Una pluralità che a ben pensarci per noi marchigiani suona quasi come un dato di fatto, un qualcosa a cui la storia ci ha abituati da secoli: non a caso siamo l’unica regione che già dal nome si presenta al plurale.

© Martina Daraio

[una vasta foce di suoni e colori si forma
appena oltrepassata la soglia del risveglio.

Le parole sussurrate nel mezzo della folla
che avanza col primo accenno del mattino
raccontano di spaesamenti e sogni andati,
gettano luce e cielo sui tetti delle case
e frammenti di paure dentro il tempo.

Il giorno poi viene a ricoprire la città,
a sottrarre pezzi di distanze tutt’intorno
e a lasciare avanzi sciolti di memorie
per non rivelare adesso cos’è il mondo]

*

Le merci si vendono sugli scaffali,
si offrono al soffitto che scolora
e alla pioggia che oggi, lì fuori,
come qui dentro, è più fitta che mai.

Dalle porte scorrevoli dei mercati,
guardando al cielo sghembo e radente,
si esce simulando una corsa,
si scappa a piccoli gruppi di tre
con una rete di ferro che racchiude,
oltre alla parvenza del bisogno,
alcuni pretesti per non pensare,
illusioni, promesse, istruzioni
e l’amara certezza che esiste,
in questa e in altre parti del mondo,
una compiuta e feroce armonia
tra le tante passioni degli uomini
e l’idea organizzata del possesso
e tra il corpo nudo della ragione
e l’impronta dolcemente violenta
del desiderio di sperimentare,
di conoscere meglio e dominare
ciò che appare differente e ciò
che forse è soltanto troppo uguale.

*

Sull’immensa terrazza rivolta ad occidente il vento d’autunno conduceva se stesso e le foglie. A volte si portava fin dentro la casa, fino a ridosso delle prime mattonelle dietro l’ampia porta- finestra.

Lì si fermava come di fronte ad un confine. Sulla sinistra, sulla sinistra di chi stava con lo sguardo diretto verso il sole, si disegnavano due linee irregolari. Erano due crepe, due fenditure che da estremi opposti quasi si sfioravano andando verso il centro della parete. Erano i polmoni della casa. In estate si aprivano, si dilatavano di alcuni millimetri, mentre in inverno si chiudevano come dopo un lungo respiro. Nel corridoio erano ancora appese le foto di luoghi lontani e i muri erano più vicini tra loro, più vicini alle porte che erano tutte aperte. Le sedie non si trovavano più in casa perché gli uomini se n’erano andati altrove e la luce quasi stentava ad entrare, tanto era il vuoto accumulatosi nelle stanze. Un orologio da tavolo, sul tavolo della cucina, non segnava più il tempo e la cucina era l’unico spazio dell’appartamento che conservava le tende addosso alle finestre. Nella camera grande c’erano ancora il letto matrimoniale, l’armadio e i comodini. Nell’altra camera, addossata sui due muri più lunghi, sostava la mobilia già pronta per il bimbo mai nato.
Non si percepivano odori, né vi erano resti o segni abbandonati al buio che stava per giungere.

*

Segnaliamo un recente intervento a proposito di A ritroso, apparso sul blog «La poesia e lo spirito».

*

Danilo Mandolini è nato nel 1965 a Osimo (AN), dove vive. Ha pubblicato, in versi: Diari di bagagli e di parole (Edizione privata, 1993), Una misura incolmabile (Collana di poesia “Alhabor” della rivista “Keraunia”, 1995), L’anima del ghiaccio (Edizioni del Leone, Venezia, 1997); per Edizioni l’Obliquo son usciti Sul viso umano (2001), La distanza da compiere (2004) e Radici e rami (2007) nonché A ritroso (2013).
Sue poesie e suoi racconti brevi sono stati pubblicati su varie riviste e in antologie.
Si sono occupati del suo lavoro Roberto Carifi, Francesco Scarabicchi, Giuliano Ladolfi, Maria Lenti, Fabio Ciofi, Norma Stramucci, Massimo Gezzi e molti altri.
Nel 2010 ha ideato e iniziato a curare Arcipelago Itaca: un nuovo progetto di diffusione gratuita in formato digitale e su base on-line della poesia contemporanea e non solo.

**Martina Daraio è nata a Ancona nel 1987. Dopo aver conseguito la maturità scientifica si è iscritta a Lettere Moderne (indirizzo Storico-artistico) presso l’Università di Bologna, dove si è laureata nel 2009 con una tesi sulla letteratura italiana di migrazione. Nel 2007 ha vinto la Summer Undergraduate Research Fellowship presso il Caltech di Pasadena (Los Angeles) effettuando una ricerca sulla produzione letteraria da luoghi di reclusione nel XVI secolo. Nel 2011 ha conseguito la laurea in Filologia Moderna (indirizzo Teoria e critica della letteratura) presso l’Università di Padova con una tesi sull’attualità di Calvino. Nel 2013 ha iniziato il Dottorato di Ricerca presso l’Università di Padova occupandosi del rapporto tra poesia e territorialità attraverso l’analisi geocritica e geopoetica del caso marchigiano contemporaneo.

La punta della lingua – Poesia Festival (ottava edizione)

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I POETI INGLESI MCGOUGH E BAKER, I TEATRANTI REZZA E LA RUINA

LE POETE DI EINAUDI, L’ESCURSIONE NOTTURNA E LA FACEBOOK POETRY

TRA LE PERLE E I GIOIELLI ARCHITETTONICI DI ANCONA E RIVIERA DEL CONERO

PER IL POESIA FESTIVAL “LA PUNTA DELLA LINGUA” (8^ ED.) DAL 4 AL 9 LUGLIO

 

NOVITÀ 2013: I PRIMI DUE VOLUMI DELLA COLLANA POETICA DEL FESTIVAL

Le giocolerie poetiche di Roger McGough, uno dei poeti più amati d’Inghilterra, già sodale dei Beatles, e il campione mondiale di Poetry Slam (disfida in versi) Harry Baker, apriranno giovedì 4 luglio la VIII edizione del Poesia Festival “La Punta della Lingua” (4-9 luglio 2013, Ancona e Parco del Conero), organizzato dall’associazione Nie Wiem, con il contributo di Comune di Ancona, Provincia di Ancona, Regione Marche, Parco del Conero, Amo la Mole, Arci Ancona, Proloco Camerano, AMAT, con il patrocinio di Ministero dei Beni e delle Attività culturali – Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici delle Marche – Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici delle Marche, Comune di Camerano, Comune di Sirolo.

Giovedì 4 luglio, ore 18.45, sul sagrato della Chiesa di S. Maria di Portonovo (tra i più antichi e fulgidi esempi di architettura romanica in Europa), il poeta  McGough (Liverpool, 1937), che fece il suo esordio nella Liverpool anni ’60 dei Beatles, per cui scrisse la sceneggiatura del film d’animazione Yellow Submarine, leggerà le proprie poesie in lingua, accompagnato per l’occasione del suo traduttore Franco Nasi.

Alle 21.30 ci si sposterà alla Mole Vanvitelliana di Ancona, per ascoltare le performance verbali di un altro poeta inglese, Harry Baker (Londra, 1992), campione mondiale di Poetry Slam 2012, che segnerà con la sua presenza d’eccezione il ritorno della disfida in versi che ha caratterizzato le prime edizioni della Punta della Lingua: la competizione amichevole vedrà impegnati a gareggiare alcuni dei maggiori specialisti italiani della disciplina – Virgilio Enea Stefano Raspini (Reggio Emilia), Alessandra Racca (Torino), Giacomo Sandron (Venezia) – a fianco di virtuosi poeti locali – Rodolfo Bersaglia (Ancona), Massimo Franzoni (Ancona) e Annalisa Teodorani (S. Arcangelo). La giuria, estratta a sorte tra il pubblico, decreterà il vincitore della serata. Maestro di Cerimonia: Sergio Garau. Intromissioni musicali: Dj El Mar.

Sempre nel solco dell’incontro tra poesia anglosassone e poesia italiana, venerdì 5 luglio, ore 15.30, nel rinnovato Centro Visite del Parco del Conero (Sirolo), Riccardo Duranti, traduttore dell’opera omnia di Raymond Carver, ci condurrà nei segreti della sua officina di traduttore, tra aneddoti personali e riflessioni sulla scrittura del grande autore americano, in occasione della ristampa del volume di Carver Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie (Minimum fax, 2013). Intervengono la traduttrice Stella Sacchini e l’editore ed editor di stretta osservanza carveriana Massimo Canalini (in collaborazione con Parco del Conero). Chiuderà questo mini-ciclo dedicato alla poesia straniera, sabato 6 luglio, ore 18, nel verde dell’Agriturismo Accipicchia di Portonovo, la presentazione del libro di poesie per bambini di Roger McGough Bestiario immaginario (Gallucci, 2013), con letture dell’autore e uno slam di traduzione tra Franco Nasi e Riccardo Duranti. Per bambini dagli 8 ai 90 anni.

Dalla poesia straniera alla poesia femminile: venerdì 5 luglio, ore 18, nella misteriosa Grotta Ricotti di Camerano, si terrà il consueto appuntamento con le “Donne di parola”. In occasione della presentazione del volume Nuovi Poeti Italiani 6 (Einaudi, 2012), integralmente dedicato alle ultime generazioni della poesia italiana al femminile, la curatrice del libro, Giovanna Rosadini, introdurrà le letture delle autrici Maria Grazia Calandrone, Franca Mancinelli e Laura Pugno. La “poetrice” (poetessa-attrice, come lei stessa ama definirsi) Rosaria Lo Russo sarà poi protagonista dell’escursione poetica notturna che si terrà sabato 6 luglio, ore 23, sui sentieri del Monte Conero. All’universo femminile martoriato sarà infine dedicata la performance che Antonio Rezza terrà al cospetto della contestata statua “Violata” (collocata nella rotatoria di fronte alla Galleria S. Martino di Ancona), domenica 7 luglio, ore 19, a cui seguirà, ore 19.30, al Lazzabaretto, una lettura di poesie (in collaborazione con Arci Ancona e Snoq Ancona) di Alessandra Carnaroli, autrice di Femminimondo (Polìmata, 2011), libro su femminicidi e violenza contro le donne. Carnaroli è tra i giovani talenti marchigiani censiti da Valerio Cuccaroni, nel libro L’arcatana. Viaggio nelle Marche creative under 35 (Gwynplaine, 2013), che verrà presentato per l’occasione, sempre domenica 7 al Lazzabaretto, con un intervento di Antonio Rezza, autore della prefazione.

In linea con la poetica della contaminazione, con cui “La Punta della Lingua” intende far uscire la poesia dal suo apparente isolamento mostrandone le infinite possibili declinazioni, torna anche l’appuntamento con il teatro di poesia: dopo Alessandro Bergonzoni (2010), Paolo Rossi (2011) e Toni Servillo (2012), a calcare il palco del Poesia Festival “La Punta della Lingua” saranno, sabato 6 luglio, ore 21.00, al Teatro Cortesi di Sirolo, Saverio La Ruina (premio Ubu al Miglior attore 2012), con il suo spettacolo La Borto (in collaborazione con AMAT), e domenica 7 luglio, ore 21.00, alla Mole Vanvitelliana, Antonio Rezza, nello spettacolo Fratto X (in collaborazione con Amo la Mole e Arci Ancona).

Sempre nel segno della contaminazione, si terrà la 5^ edizione della Facebook Poetry: lunedì 8 luglio, ore 22, all’Auditorium dell’Hotel la Fonte e online da tutta Italia e non solo, decine di poeti in collegamento da ogni dove, daranno vita, ancora una volta, alla singolarissima sfida in rete della Facebook Poetry. La Punta della Lingua è già su Facebook e cerca amici.

A questa vocazione meticcia e anti-accademica si ispira anche la nuova collana “La Punta della Lingua” delle edizioni PeQuod/Italic: il primo volume, Il rovescio del dolore, verrà presentato dal suo autore, Luigi Socci (direttore artistico del Festival La Punta della Lingua), venerdì 5 luglio, ore 21.30, al Lazzabaretto di Ancona, con la performance “Sfoghi d’artificio”, spettacolino di rianimazione poetica di e con Luigi Socci (materiali verbali, occhialini 3D, clava di gomma e petofono) e con Giovanni Berloni (parrucchino, basso e chitarra autoprodotta). In collaborazione con Arci Ancona. Martedì 9 luglio, ore 21.30, nella corte dell’Hotel Fortino Napoleonico, Andrea Inglese (voce) e Stefano Delle Monache (live electronics) presentano Lettere alla reinserzione culturale del disoccupato (libro + cd, ed. PeQuod/Italic, secondo volume della collana “La Punta della Lingua”, 2013).

Non dimentichiamo infine il territorio: lunedì 8 e martedì 9 luglio si terranno due appuntamenti con “Le Marche della poesia”. Lunedì, ore 18, al Parco dell’Hotel La Fonte, la giovane studiosa di letteratura Martina Daraio presenterà il poeta osimano Danilo Mandolini, che leggerà alcune poesie dal suo libro A ritroso (L’obliquo, 2013), e il poeta anconetano Maurizio Landini, che leggerà da Lo zinco (Marco Saya, 2012). Martedì, sempre ore 18, nella corte dell’Hotel Fortino Napoleonico di Portonovo, si svolgerà il reading musicato “Canto degli Emarginati”, tratto dal libro Rom di Loris Ferri, con l’autore (poesie), Frida Neri (voce e piccoli strumenti), Antonio Nasone (chitarre). In collaborazione con Anpi Ancona.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero tranne gli spettacolo La Borto (€ 10, prevendite AMAT 071 2072439) e Fratto X (€ 10, prevendite Casa delle Culture 339 1475737, amministrazione@casacultureancona.it).

Eventi a posti limitati su prenotazione: Donne di parola (prenotazioni Ufficio Turismo Comune di Camerano, 071 7304018) ed Escursione poetica (prenotazioni 071 9330066, www.forestalp.com).

Cene a buffet sabato 6, ore 19.30, Accipicchia (€ 15, prenotazioni 071 2139069), lunedì 8, ore 20, Hotel La Fonte e martedì 9, ore 20, Hotel Fortino Napoleonico (€ 15, prenotazioni 071 801470).

In caso di maltempo, gli eventi all’aperto si svolgeranno al chiuso.

Consultare il sito www.lapuntadellalingua.it

LA PUNTA DELLA LINGUA – POESIA FESTIVAL (VIII EDIZIONE)

Ancona e Parco del Conero, 4-9 luglio // organizzazione Nie Wiem | responsabile Valerio Cuccaroni | direttore artistico Luigi Socci

con il contributo di: Comune di Ancona | Provincia di Ancona | Regione Marche | Parco del Conero | Amo la Mole | Arci Ancona | Proloco “Carlo Maratti” | AMAT // con il patrocinio di: Ministero dei Beni e delle Attività culturali – Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici delle Marche – Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici delle Marche | Comune di Camerano | Comune di Sirolo // grazie a: Agriturismo Accipicchia | Anpi Ancona | Casa delle Culture Forestalp | Grand Hotel Palace | Hotel Fortino Napoleonico | Hotel Excelsior La Fonte | Osteria Strabacco | Snoq Ancona // media partner: Argo | Corriere Proposte | Spreaker | Urlo | Why Marche

Info: www.lapuntadellalingua.it | lapuntadellalingua@niewiem.org | +39.335.1099665

Su La Violata

LA VIOLATAda ilrestodelcarlino.it

LA VIOLATA
da ilrestodelcarlino.it


Quando i media, vogliono riportare un caso di violenza su una donna, la notizia viene spesso accompagnata da un’immagine che si è oramai standardizzata. Una ragazza, leggermente sfocata, occhi coperti dal braccio, spesso a terra, appoggiata ad un muro. Un’immagine impersonale, il cui messaggio di impotenza, terrore e solitudine è estremamente immediato e non lascia dubbi.
Ad Ancona nei pressi dell’imbocco della galleria San Martino, a pochi passi dalla Mole Vanvitelliana, a fine marzo viene inaugurata una statua dello scultore Ippoliti “…dedicata alle donne vittime di violenza”.Il fatto è che tale opera ha scatenato una forte opposizione multi-genere con la promozione di una petizione per la rimozione e eventuale collocazione in altra sede, ripulita da ogni riferimento alla violenza di genere.
Cerchiamo però di affrontare il problema e capire a cosa siamo di fronte.


Il nome dato alla statua, la “Violata”, è un appellativo che non dovrebbe lasciare dubbi. Nasce però quasi spontanea (almeno a me) una domanda e mi chiedo cosa troviamo nel 2013 di veramente nuovo e sconvolgente che non sia già stato “violato”, nella rappresentazione di una donna con i vestiti strappati che lasciano apparire seni e sedere. Perché il “locus” reale e non simbolico della violazione: il centro di una sessualità malamente desiderata, aggredita e vilipesa, resta pudicamente nascosto allo sguardo? Quale censura, dato il presupposto, potrebbe mai negare una tale rappresentazione?
Forse, malevolmente, si è cercato un compromesso, lasciandola sospesa nell’immaginario grazie alla location, proprio all’ingresso di una galleria?
In fondo è arte ed è anche possibile che Courbet e l’ignoto scalpellino della chiesetta di Corsignano (SI) non abbiano insegnato nulla e ancora, appunto nel 2013 la rappresentazione della femminilità, che dovrebbe quindi riportarci immediatamente alla naturalità di un’ identità esistente resti sottesa allo stereotipo della malizia e del vedo e non vedo. In un’epoca in cui “tette e culi” rappresentano il biglietto da visita e l’accesso alla carriera, che resta allora a ricordarci l’idea della violazione? I vestiti strappati? L’immancabile borsetta ancora stretta nella mano stile “die with your boots on”, oggetto che strizza l’occhio alla retorica del martire guerriero, alla stampella di un Toti, pronta per essere scagliata contro l’oppressore? Furbescamente e non a caso ci raccontano che in realtà il messaggio (ma allora è pubblicità, non Arte), della statua sia la rappresentazione della dignità e della fierezza della donna violentata che si rialza. Ma allora, non solo cade, sprofonda, si sotterra la minima ambizione ad essere opera d’arte, nel momento in cui il messaggio immediato, banale, oggettuale, mi viene raccontato e soprattutto imposto a giustificare un atto simile. Ma poi, si cade definitivamente nel retorico, perchè da parte di un’amministrazione comunale non c’è nulla di più ipocrita, nulla di più retorico, nulla di più consolatorio che la “rappresentazione” sociale e politica della dignità e della fierezza. Niente di più rassicurante per una società, culturalmente artefice e responsabile di un atto così iniquo, che il vedere una donna “violata” rialzarsi nella solitudine più totale e girarsi per ricominciare. Niente di più rassicurante che mettere la violenza sulla donna alla stregua di una sfiga capitata alla poveretta di turno invece di avere il coraggio (e se l’arte non ha coraggio, che arte è?) di porre l’accento sul dramma sociale e quindi cittadino che ciò rappresenta. Una notte qualcuno ha posto simbolicamente un accappatoio; tacciato sul quotidiano locale come atto di censura (il riferimento al mutandaggio censoreo su Michelangelo risulta esilarante) in realtà si è voluto spostare retoricamente di nuovo, svilendo (ma guarda…) il senso di un gesto a mio parere assolutamente artistico, azione situazionista di rispetto nei confronti di chi aveva subito una tale violenza e che non si è rialzata per “merito” di una città e che anzi adesso si trova costretta ad interfacciarsi quotidianamente con la stessa “lacerazione e solitudine”. Io la statua l’ho vista e dopo una trista visita alla Mole vanvitelliana, capolavoro dell’architettura italiana, pochi metri più avanti. Viste le condizioni in cui versa, forse sarebbe meglio cominciare a recuperare altrove la dignità della città, recuperando spazi utili alla socialità alla conoscenza reciproca, alla cultura, uniche “terapie” verso un male che è sociale e non casuale.

per chi volesse firmare la petizione

https://www.facebook.com/notes/cristina-babino/petizione-per-richiedere-la-rimozione-della-statua-violata/10151191934697537


Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo

Solo 1500 n. 24 – Maluventu, Ruina e Toc

Solo 1500 n. 24 – Maluventu, Ruina e Toc

Leggo un bell’articolo di Paolo Rumiz su La Repubblica di domenica 27/11. Rumiz compie un percorso, nemmeno tanto breve, nella Storia d’Italia. Lo fa attraverso le catastrofi: alluvioni, terremoti, frane, valanghe e così via. Ho trovato l’articolo molto interessante. La lezione è ovvia: non impariamo mai, né dalla storia né dai nostri errori. Qui, però, mi preme sottolineare un aspetto del brano di Rumiz quello che ancora una volta ci spiega quanto siano importanti le parole, le loro origini e i dialetti. Prendiamo  i tre termini del titolo, tre dialetti diversi. “Maluventu” in sardo significa : vento cattivo, i piemontesi lo registrarono male, “maldiventre” e il tratto di mare così denominato divenne tremendo per le navi che lo attraversavano. “Ruina” la frana più estesa che sia mai avvenuta in Italia – Ancona 1982, dai Romani in poi, lì non si era mai costruito. “Toc”, il Vajont, che significa  all’incirca: qualcosa che sta in bilico. Un nome ignorato e duemila morti. La riflessione che provo a fare è semplice: davvero possiamo continuare (se non a imparare da ciò che succede da sempre) a sottovalutare il valore di una parola? Di un nome? Oggi molto spesso si sente dire: chiamiamo le cose con il proprio nome. La frase la si usa soprattutto quando non si è molto chiari su ciò che si vuole. Non potremmo cominciare a considerare, allora, l’importanza di un nome dato a un luogo? O pensiamo davvero che chi sia venuto molto prima di noi sia stato tanto idiota e sprovveduto da dare un nome a caso?

Gianni Montieri


La Punta della Lingua – Poesia Festival (programma)

 

 

Qui sotto il bellissimo programma della VI edizione del festival “La punta della lingua”

 

 

 

 

LA PUNTA DELLA LINGUA 2011

Poesia Festival VI edizione

Ancona e Parco del Conero 14-21 giugno

 

Direttore artistico Luigi Socci

Organizzazione Nie Wiem

Responsabile Valeri o Cuccaroni

 

Programma

 

martedì 14 giugno | ore 18.30

Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)

Le Marche della Poesia

Luigi Socci e Valerio Cuccaroni presentano:

Francesco Accattoli La neve nel bicchiere (Fara, 2011)

Davide Nota La rimozione (Sigismundus, 2011)

Gianni D’Elia Trentennio (Einaudi, 2010)

 

La Punta della Lingua continua la sua ricognizione della poesia marchigiana dando ospitalità alle sue voci più affermate e affiancandole a quelle più promettenti delle ultime generazioni.

 

mercoledì 15 giugno | ore 18.45

Parco Hotel La Fonte (Portonovo)

Le Marche della Poesia

Elisabetta Pigliapoco presenta:

Renata Morresi Cuore comune (Pequod, 2010)

Manuel Cohen Cartoline di Marca (Marte, 2010)

Umberto Piersanti L’albero delle nebbie (Einaudi, 2008)

Interventi musicali Fabrizio Alessandrini: hang

 

Tre poeti dal nostro territorio, un territorio fatto di campi, fabbriche e cantieri, monti, colline e spiagge, costellato di riserve naturali e parchi nazionali.

 

ore 20.30 Fortino Napoleonico (Portonovo)

Cena a buffet

 

ore 21.45 Fortino Napoleonico (Portonovo)

L’Italia a pezzi

Manuel Cohen presenta in anteprima tre poeti dell’antologia “L’Italia a pezzi” (Cattedrale, 2011).

Concerto per voci dialettali:

Dina Basso (catanese)

Fabio Maria Serpilli (anconetano)

Edoardo Zuccato (alto-milanese)

 

venerdì 17 giugno | ore 18.30

Auditorium Polveriera, Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)

Googlism, copia-incolla e poesie cercate

Montaggi e smontaggi testuali ai tempi di internet

Incontro con gli autori Marco Giovenale e Gherardo Bortolotti

 

Due tra i più “spericolati” sperimentatori della poesia italiana contemporanea discuteranno del rapporto tra prosa e poesia e delle ultime poetiche di montaggio internazionali, partendo dalle loro opere più recenti.

 

ore 21.30

Auditorium Polveriera, Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)

Thanx 4 nothing

Reading di John Giorno

 

John Giorno (New York, 1936) è uno dei più importanti poeti performer della seconda metà del XX secolo. Figura chiave nel rapporto tra la Beat Generation e la Pop Art, instancabile sperimentatore di nuovi linguaggi e ibridazioni tra letteratura, arti figurative e musica, ha pubblicato versi su scatole di fiammiferi, magliette, tendine da finestra e tavolette di cioccolata. Nel 1965 ha fondato l’etichetta discografico-letteraria Giorno poetry systems, mentre del 1984 è la fondazione dell’AIDS treatment project, che si occupa del sostegno ai sieropositivi e ai malati di AIDS.

Impressionante la lista delle sue amicizie e collaborazioni: William S. Burroughs, Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Patti Smith, Laurie Anderson, Philip Glass, Sonic Youth, Diamanda Galas, Keith Haring, Lydia Lunch, Allen Ginsberg…

Reading in inglese con sottotitoli in italiano. Testi espliciti.

 

sabato 18 giugno | ore 23.00

Monte Conero (Badìa di S.Pietro – Pian di Raggetti)

Escursione poetica con Franco Arminio

Interventi musicali Federico Occhiodoro: hang, tamburi a cornice

Loris Baccalà: hang

 

Una passeggiata notturna sui sentieri del Monte Conero, tra osservazione della natura e incisioni rupestri, in compagnia delle parole del poeta, narratore, regista e “paesologo” irpino Franco Arminio.

 In collaborazione con Forestalp

L’escursione è gratuita ma i posti limitati.

prenotazioni: Forestalp | tel. 071 9330066

 

domenica 19 giugno | ore 21.45

Chiesa di S. Maria (Portonovo)

Giovanni Lindo Ferretti Bella Gente d’Appennino

Giovanni Lindo Ferretti voce Ezio Bonicelli violino

 

La controversa voce delle storiche band Cccp, Csi e Pgr in una lettura ritmica, dallo spirito pasoliniano e anti-moderno, in consonanza con lo scenario di una delle più antiche chiese romaniche d’Europa.

 

lunedì 20 giugno | ore 18.30

Atelier Arco Amoroso (Ancona)

La poesia che si vede

Conversazione tra Luigi Socci e Sergio Garau con proiezioni a portata di mouse.

 

Tra poesie visive animate e scrittura collettiva 2.0, tra città virtuali di parole da percorrere in bicicletta e poesie-videogioco, una conversazione con Sergio Garau, performer digitale del collettivo Sparajurij Lab, con proiezioni di alcune delle più innovative opere di poesia digitale internazionale, dalla fine degli anni Cinquanta a oggi. E con un breve assaggio finale dal vivo della performance “I O game over”, già in tour per i festival di mezza Europa.

In collaborazione con Videodromo

 

ore 20.30 Parco Hotel La Fonte (Portonovo)

Cena a buffet

 

ore 22

Sala Chiesetta Hotel La Fonte (Portonovo)

Facebook Poetry 3a edizione

 

Decine di poeti in collegamento da tutta Italia (e non solo) daranno vita, ancora una volta, alla singolarissima disfida in rete della Facebook Poetry. Poche semplici regole: dati il primo, l’ultimo verso e una lunghezza massima di dieci, dato un limite temporale di 40 minuti, produrre un testo per l’occasione e postarlo sulla bacheca della Punta della Lingua. Al pubblico in sala (e a casa) verrà chiesto, oltre che di partecipare, anche di votare, il testo più riuscito. La Punta della Lingua è già su Facebook e cerca amici.

 

martedì 21 giugno | ore 18.45

Auditorium Polveriera, Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)

Non possiamo abituarci a morire

Per Luigi di Ruscio (Fermo 1930 – Oslo 2011) poeta, narratore e operaio

Letture di Ascanio Celestini

Intervengono Massimo Canalini, Angelo Ferracuti,

Mariano Guzzini e Giorgio Mangani

Coordina Valentina Conti

 

La Punta della Lingua rende omaggio al grande irregolare Luigi Di Ruscio, scomparso a Oslo il 23 febbraio di quest’anno, città nella quale era emigrato nel ’57 e dove aveva lavorato per 37 anni come operaio in una fabbrica di chiodi.

Un ricordo di uno dei più originali intellettuali marchigiani della seconda metà del Novecento nella memoria di amici, editori e compagni di strada.

Con ascolti di registrazioni inedite della viva voce del poeta.

In collaborazione con Edizioni Affinità Elettive

 

ore 21.30 Mole Vanvitelliana (Ancona)

Fabbrica

di e con Ascanio Celestini

 

Fabbrica è un racconto teatrale in forma di lettera, la storia di un capoforno alla fine della seconda guerra mondiale, raccontata da un operaio che viene assunto per sbaglio.

Questa replica di uno dei più bei lavori di Celestini è dedicata a Luigi Di Ruscio.

In collaborazione con Arci

 

Info:

http://www.lapuntadellalingua.it

lapuntadellalingua@niewiem.org

telefono 335 1099665