Anatomie della luce

I poeti della domenica #220: Mariasole Ariot, Ottavo giorno

Ottavo giorno

Nella chiara del giorno, la luce debole non ha nulla di invernale. Siamo bianchi
come non lo siamo mai stati, l’occhio che ferisce si compiace di vedere.

Affettami in questa gola perfetta, c’è un’eco che non diffonde. Perde fattezze
mentre ci concediamo il verticale, ma l’orizzonte si pianifica, per orizzonte
s’inganna. Non dire smettila è come dire ancora. Non dire ancora significa: smettila.

 

Fare allora della domanda un’apertura, scatola cinese senza fondo che sfonda il tintinnare
dell’umano: passare senza possedere, mutare i corpi in corpi, aprire un varco per la terra:
per un istante almeno farla finita con l’io. La risposta non è aderire: dove la catastrofe si
invera, un orfano recupera un nome: siamo orfani di terra e di elementi, di tempi e di fame,
piccoli granelli di polvere sganciati dal processo.

 

da © Mariasole Ariot, Anatomia della luce, Aragno, 2017