Alessandro Mendini

ArchiVolti #1: Alessandro Mendini

Avrei voluto iniziare questa nuova rubrica in  maniera ben diversa, ma la recente scomparsa di Alessandro Mendini mi ha forzatamente imposto la scaletta. Da una parte ritengo doveroso iniziare con un omaggio a chi mi è stato maestro e ha lasciato una traccia significativa nel mio lavoro, ma dall’altra, ed è sicuramente importante al fine di questa nuova nostra rubrica, va riconosciuto ad Alessandro Mendini il merito di aver rivoluzionato il sistema e il codice narrativo dell’architettura, riportando la “parola” ad essere parte integrante del progetto ben oltre l’idea di slogan, aforisma o manifesto. È anche importante scriverne per evitare che il suo rapporto con la narrazione – o come lui spesso diceva “la letteratura” del progetto – si affossi sull’immagine oramai iconica della “Poltrona di Proust”.
Alessandro Mendini dal 1970 al 1976 è direttore di Casabella ed è attraverso questo canale (in seguito Modo e Domus) che diventa il protagonista del dibattito culturale che negli anni ’70 si approcciava a un faticoso e lento abbandono degli stilemi e dei protocolli progettuali del Movimento Moderno. Gli editoriali di quel periodo, sotto forma di poesia, pensieri, dubbi sono raccolti in Architettura Addio (Shakespeare & company, 1981), testo poi
trasformato in una performance teatrale di Antonio Syxty (Manifatture Teatrali Milanesi, 2018). Solo tredici anni dopo, un’eternità se commisurata all’evoluzione progettuale e culturale del designer in quel lasso di tempo, scrive tra i “Frammenti” che costituiscono l’introduzione al testo Atelier Mendini, una utopia visiva:

Le decorazioni sono come i pesci nel mare, ci sono anche se celati alla nostra vista. L’ornamento è positivo perché è l’elemento narrativo che anima l’oggetto freddo e tautologico. Ciò che si dà come puramente funzionale, ciò che non è ornato, perde in letteratura, togliendo racconto all’oggetto, se ne evidenzia la tecnica in quanto povertà.”

Una ri-marcatura così forte dell’idea di ornamento in quanto elemento narrativo apre quindi una serie di riflessioni su ciò che ha significato, nel bene e nel male, il passaggio dal rigore “loosiano” e dal rapporto disegno-funzione, eredità di A.Castiglioni, alla narrazione postmoderna di cui Mendini è stato sicuramente consapevole artefice (rimando a questo proposito a un interessante articolo di R. Barilli su Art Tribune). Ma contemporaneamente appare evidente questo bisogno di dare all’oggetto (sia casa o caffettiera) un ruolo narrativo fortemente antropologico e sociale (se non affettivo). Il designer è artefice di questa narrazione, l’oggetto deve presentarsi come “io narrante di un romanzo” che comunica oltre l’aspetto meramente funzionale, attraverso il suo essere percepibile. Del resto, ancora oggi, uno dei più grandi equivoci in cui si cade quando si parla di architettura è il ritenere esclusivamente il “funzionale” come categoria estetica assoluta. E scrivo questo mentre sfoglio le fotografie dei progetti dell’Atelier Mendini e mi soffermo sui particolari del museo di Groningen e nello specifico sulla torre, luogo destinato a ospitare i depositi del museo, che si presenta come un compatto aureo scrigno fiabesco, così come scrigno è la “casa”, tema fondamentale su cui spesso ritorna  l’esperienza progettuale di Mendini.

La casa può essere lo scrigno della nostra memoria oppure il magazzino dove si accumulano mobili sbagliati e residui inutili… la casa: luogo di vita e morte vera, e assieme luogo di vita e morte apparente. Gli oggetti sono testimoni, gli strumenti di scena: frullatori, sgabelli, bottiglie, tappetini, vasi di fiori, personal computer… il catalogo in scala reale tanto della nostra poesia e dedizione, quanto della nostra esigenza e ambizione. È tra queste difficoltà antropologiche, tra questo deposito di bicchieri di cristallo, si inserisce il problema dell’architetto.” (da “La Poltrona di Proust, architettura, arte, design e altro”, pp. 36, 37)

 

© Iacopo Ninni

A. Mendini, Architettura Addio”, Shakespeare & company, 1981
A. Mendini, la Poltrona di Proust, architettura, arte, design e altro, Tranchida editori, 1991
R. Poletti (A cura di), Atelier Mendini, un’utopia visiva, Fabbri editore, 1994
A. Mendini introduzione a Cosedicasa, I. Ninni, Dotcom press, 2017

Immagini:
– Alessandro Mendini con la luce notturna Campanello, 2016. (Ph. Roberto Gennari Feslikenian)
– Groninger Museum

Cosedicasa

 

…Esiste però un’altra definizione della poesia, o meglio del poetico: perché qualsiasi arte, dalla architettura alla musica al cinema può essere poetica, quando si struttura attraverso dei
ritmi. E non solo le arti, ma anche un paesaggio, una persona, uno sguardo quando creano dei ritmi e delle situazioni che toccano l’essenza delle cose, anche in questi casi si tratta di poetica…
[Dall’introduzione di Alessandro Mendini]

 

 

 

 

Balconate

Da qui invece
servono lenti diverse
per inquadrare le isometrie
del verde lungo il muro davanti
e concentrarsi sulla conferma
dei gesti per interrogare un orario,
una mancanza
o solo il nome della nuova amica
della vicina
Ci sono fiori qui, erbe aromatiche
e un merlo che reclama briciole,
quanto basterebbe per attirare
un’attenzione.
Di là, dove si appoggiano
soprattutto le attese
la focale si apre
su una visuale più ampia che
concilia la litania del viale
con la metrica dei davanzali
e le piante qui sono stranamente più verdi.


Sacrificale

Solo sotto, oltre la radice del muro
dove ci attraversano gli anni
resta ancora quella crepa sottile
che ti ha lasciato
ed è più possibile un tremore.
Procederai un giorno allo scavo
fino a dove la terra si fa concava
per decifrare la Lineare
delle ombre nella malta
e rinnovarsi così,
perché un giorno le pareti si mescolino
ancora al latte

 

Inverno

L’inferno comincia nel giardino
ricordo di averlo letto da qualche parte
o forse ne abbiamo solo parlato
sfogliando a tavola
un catalogo di piante possibili.
Potevamo mettere delle ciliegie rare
o delle orchidee, mi dici
mentre richiudo il cancello
dietro il nocciolo
prosciugato dai rovi

© Iacopo Ninni, Cosedicasa, Milano, Dotcom press,  2017

             

© Fernanda Scianna               © Fulvia Mendini                           © Antonio Odiardo