Alento

Carmen Pellegrino – Cade la terra

carmen

Carmen Pellegrino, Cade la terra, Giunti, 2015; € 14,00, ebook € 8,99

Cerco qualche volta di immaginare
la felicità, mia e dei morti, e mi sembra
che sia la vita. Forse perché chiare
nella luce che già un po’ s’insettembra
sono adesso le cose e a meno amare
vertigini trascina e tanta assembra
più pazienza, più requie il declinare
del tempo è come se da queste membra
arse e dilaniate l’immensa salma
del mondo risorgesse in una calma
radiosa e stesse al cuore assaporare
l’infinito dolcissimo ritardo
del bene, e sentire l’Olona e l’Ardo
per come si chiamano risuonare.
(Giovanni Raboni da Ogni terzo pensiero, in Tutte le poesie, Einaudi, 2014)

.

Ho pensato molte volte a Giovanni Raboni leggendo Cade la terra di Carmen Pellegrino. La prima volta è comparso quando ho letto questa frase:

E infatti è una pazzia credere che basti aggrapparsi a chi è restato. È anzi vero il contrario. Sediamo presso i morti che ci divengono così cari, ne ascoltiamo le parole il cui senso abita in noi e non dobbiamo far altro che riconoscerlo.

E poi quando ho letto quest’altra:

D’altronde, nessuno fra i morti se ne va completamente, così come fra i vivi nessuno ci sarà mai del tutto.

Pensare a Raboni, a molte sue poesie, alle sue riflessioni sulla morte e sulla memoria, è stato immediato. Il rapporto con i morti e quello con la memoria sono elementi fondanti e portanti del romanzo di Carmen Pellegrino, di più, rappresentano la formula per salvare il mondo. Per riprendersi da ogni abbandono, per far sì che l’abbandono diventi muro a cui appoggiarsi.
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