aldo palazzeschi

I poeti della domenica #344: Aldo Palazzeschi, Rimini

VELE bianche, vele rosa, vele azzurre
filano verso il porto dell’amore
gonfie d’ebbrezza.
E una nera, pesa e lenta nel fondo,
sgorata di rosso
s’avanza insensibilmente.
In oro perle e ciliegie
Isotta ride:
«Si! Si! Si! Si!
Sigismondo, stringimi!
Voglio sentirmi stretta
più stretta che avvinghiata non m’hai:
per tutto il cielo,
per tutto il tempo,
per tutto il mondo:
Si! Si! Si! Si!»
Dall’alcova di porpora
Francesca guarda il mare:
«Paolo,
per tutto il sangue:
Si».

 

In «Mercurio», Anno III, n. 18, febbraio 1946.

Marco Onofrio, Energie

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Marco Onofrio, Energie – Frammenti e racconti, Roma, EdiLet, 2016, pp. 211

di Dante Maffia

Marco Onofrio è una sorpresa continua, ma non ci si deve meravigliare, perché la scrittura nasce dalla vita e dalla scrittura stessa e si amplia, si moltiplica, si apre a trecentosessanta gradi avida di tutto, desiderosa di entrare in ogni mistero, di svelare il senso della vita, della morte e dell’amore. Cari lettori, diffidate di quegli scrittori stitici, come diceva Aldo Palazzeschi, che stanno tutto il giorno, e alcuni anche la notte, ad aspettare l’ispirazione portata da una falena, l’input suggerito da un refolo di vento o dal fiato guasto del lavandino… Chi è scrittore è onnivoro, sempre teso alla luce e alle ombre, sempre pronto ad acciuffare ciò che arriva dalla profondità del buio per vedere se è possibile dipanare la matassa del mistero in agguato nei posti più impensabili. Chi è scrittore, e Marco Onofrio lo ha già dimostrato con opere di critica, di saggistica, di narrativa e di poesia, è in eterno combattimento con se stesso e con il mondo non per il gusto di essere in guerra, ma perché il movimento ha fauci ingorde… E questo libro, Energie, nasce a Marco proprio dal movimento, inteso nella sua più specifica e bizzarra efficacia. Non è poesia, non è narrativa, non è saggistica, non è elzeviro, non è annotazione storiografica, non è commento… Dunque? Evidente, è vita, nel suo ingorgarsi ed evolversi, nel suo farsi e disfarsi, nel suo cercare adesione e nel suo rigettare i luoghi comuni, le abrasioni di sempre, quelle malattie ormai endemiche del letterato italiano che, nonostante scrittori come Pirandello, Zavattini, Flaiano, Mastronardi, Celati, Ceronetti, Landolfi, Bonaviri, Consolo, Ripellino, Emilio Villa, sono rimaste a trionfare. Ecco dunque delle Energie, cioè rigurgiti, ribellioni, viaggi sterminati nel quotidiano, coincidenze col vuoto e col nulla, dimostrazioni simboliche della realtà colte nel loro farsi e nel loro disfarsi, nel cammino violento per appropriarsi di una direttiva che, ahimè, non esiste in realtà, perché tutto è energia che si forma e si spande e solo la finzione (Borges) rende visibile. (altro…)

proSabato: Aldo Palazzeschi, Giulietta e Romeo

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Giulietta e Romeo

La contemplazione del cielo adriatico mi fa pensare ai quadri di De Pisis. Nessun pittore ha sentito quanto lui il cielo, anche negli antichi spesso ti accorgi che il cielo rappresentò l’ultima preoccupazione dell’artista, l’ultima mano, una formalità dell’ultimo momento, quando non divenne una facile espressione retorica. In un quadro di De Pisis non di rado è protagonista il cielo con le sue nubi che il pittore ha scoperto e osservato sulla Laguna di Venezia, fra il bacino di San Marco e il mare del Lido: nubi vaganti, inseguibili, che si svuotano e si addensano, si accavallano e s’investono, s’alzano e si abbassano fino a toccare l’acqua e la terra come i tendaggi del palcoscenico; che assumono ogni forma per un gioco di prestigio in una varietà sbalorditiva che assume il più delle volte aspetto minaccioso, drammatico: fra le quali giostrano coi colori del prisma il sole e l’azzurro, rumoreggia il tuono. De Pisis ha saputo cogliere l’inquietudine di questo cielo.
Ma oggi, eccezionalmente il cielo del Lido è senza nuvole: neppure un frammento neppure uno straccio, né un fiocco né un filo, l’azzurro è così limpido e leggero che tu rimanendo disteso sulla spiaggia ti senti piacevolmente attratto fino a chiudere gli occhi per un senso di smarrimento dolcissimo. Il mare è composto da strisce di seta che dal turchese attraverso zone verdi giungono al blu fra luci argentine. Appena delle spumette languide sull’orlo dove l’acqua lambisce l’arenile. Due o tre vele bianche, lontano, fanno pensare a un idillio tirrenico, ma qui l’aria è pungente anche nella calma perfetta di un meriggio estivo.

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