Alberto Manguel

Interviste credibili #18: Giusi Marchetta tra lettura e scrittura

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Giusi Marchetta

Interviste credibili #18: Giusi Marchetta tra lettura e scrittura

D: Ciao Giusi, comincio da una delle mie fissazioni: le città. Tu vivi a Torino, come è cambiata negli ultimi anni? Mi racconti la tua Torino?

R: La mia Torino è una città che sei anni fa conoscevo poco e mi spaventava un po’. Poi ho iniziato a conoscerla attraverso i nomi delle scuole: arrivavo alle convocazioni con tutti questi cerchietti disegnati in certi punti della città e una legenda complicatissima per individuare subito quelle che si trovavano a una distanza meno problematica da casa mia. Adesso la scuola è quella in cui insegno da un anno e la città mi sembra più accogliente perché sono aumentate col tempo le persone che mi hanno accolta. La penso come “casa”: è il cambiamento più importante che Torino ha fatto per me negli ultimi anni.

D: Quanto conta, penso ai fiumi, avere tutta quell’acqua a due passi da casa?

R: Molto. Quando vivevo a Napoli sapevo che proseguendo lungo via Roma avrei trovato il mare e qualcosa di bello da guardare. Adesso abito vicino alla Dora, in una curva particolarmente affascinante del fiume. A volte, quando rincaso, mi sembra assurdo che sia così facile vederla.

D: Tu insegni, sei matta? Tu scrivi, sei sicura di star bene? Tu sei una lettrice, dobbiamo rinchiuderti?

R: Penso che ci sia qualcosa di lievemente disturbato in tutti e tre gli ambiti. E sì, la compresenza e l’importanza che do a tutte e tre le cose non mi aiuta a sembrare più sana di mente. Però a esser giusti bisognerebbe dare tutte le colpe alla letteratura. Più che cambiarmi la vita me l’ha impostata e non sono riuscita a fare altro: la insegno, la leggo e quando scrivo il confronto con i libri degli altri mi mantiene lucida sulle mie potenzialità e i miei limiti. Qualche lato positivo c’è: le volte in cui riesco a trasmettere la mia malattia in classe è proprio perché questa follia l’avvertono anche i miei alunni e ne sono travolti. Insomma, non sono sicura di stare bene ma se mi rinchiudessero saprei come passare il tempo.

D: Ho letto da poco il bel libro di Rossella Milone, Il silenzio del lottatore (minimum fax, 2015), ti riporto questo passaggio: «Nella libreria riuscì a scorgere le costole di qualche libro, ma la maggior parte era stata distrutta o rovinata. Aiutandosi con i piedi, cercò i superstiti tra le macerie. Suo padre e sua madre collezionavano La Critica e Il Corriere dei Piccoli da cui lei leggeva le storie di Bilbolbul a sua sorella. In realtà cercava altro (Ventimila leghe sotto i mari, Dottor Jekyll e Mister Hyde, Piccole donne – tutti libri che erano sempre stati lì, nella libreria, dietro le piantine di sua madre), ma in quel momento le sarebbero bastate anche le riviste noiose del padre. Se fosse rimasto anche solo un foglio intatto». Nel racconto ci troviamo negli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando ho letto questo passaggio ho pensato alla te bambina in Lettori si cresce (Einaudi, 2015), che legge rapita. Quella bambina fra le macerie che libro avrebbe sperato di trovare?

R: Avrei cercato delle fiabe. (Amavo le fiabe e penso che abbiano davvero contribuito a imbastire un mio primo solido immaginario). E poi avrei sperato di veder comparire il libro arancione dedicato a tutti i misteri del mondo, dallo yeti ai cerchi nel grano; la copertina di “Ascolta il mio cuore” di Bianca Pitzorno sgualcita per le troppe letture. “Pel di carota”. E almeno un Dylan Dog quello de “Il lungo addio”.  Certo, vincere la lotteria sarebbe stato ritrovare qualche vecchia antologia di scuola dello zio o di papà: centinaia di pezzi di storie da leggere subito aspettando il giorno in cui avrei saputo come andavano a finire.

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Interviste credibili # 2 – Luigi Bernardi

Gianni: Ciao Luigi, prima tre domande di servizio, com’è passeggiare a Bologna oggi?
Luigi: Bologna è un esaltatore di stati d’animo. Se sei incazzato ti offre motivi a ogni angolo per confermarti nella tua incazzatura; se invece sei cuorcontento, uguale. Non sono così sciocco da pensare che non sia così ovunque, e quindi passo alla domanda successiva. A Bologna però mi mancano esempi di architettura contemporanea. Non c’è un mattone fuori posto, è un museo all’aria aperta, una location cinematografica, incantevole ma dopo due giorni non ne puoi più.

Gianni: Dio ascolta ancora i Pearl Jam?
Luigi: Cazzo ne so. L’immagine che ho di Dio è comunque di qualcuno che non ascolta musica. Ma non solo la musica, nient’altro. Dio non ha orecchie.

Gianni: Lo Strega è sempre stato un liquore del cazzo, non trovi?
Luigi: Non bevo alcolici e mai berrei una cosa di quel colore. Sembra il liquido di contrasto per una radiografia ai Grandi Antichi di Lovecraft. Ma se subdolamente intendevi strapparmi parole contro l’omonimo premio letterario, non ti seguo.

Gianni: Di recente, a Bologna, ha aperto una libreria IBS, cioè il negozio italiano on-line per eccellenza. Sei riuscito a darti una spiegazione?
Luigi: È una strategia anti Amazon. Far circolare il marchio il più possibile in modo da diminuire l’impatto di quello della concorrenza. Non credo funzionerà perché far guerra ad Amazon è come farla alla Coca Cola. Il problema degli editori italiani è che sono anche distributori e librai. Si sentono onnipotenti. Negli ebook si sono messi in testa di poter fare senza Amazon e Apple. Investono palate di quattrini per creare piattaforme e reader autonomi. Non si rendono conto che siamo in Italia, un paese che non conta niente, con un mercato da quattro soldi. Avessero investito nel fare buoni e-book per Amazon e Apple, senza disperdere energie, i potenziali lettori li avrebbero seguiti con maggior convinzione.

Gianni: Tu sei uno dei più accaniti sostenitori (nonché precursore) dell’utilizzo dell’e-book, al di là dei vantaggi più evidenti (abbattimento costi, comodità, risparmio di spazio), qual è la vera forza del libro elettronico, secondo te?
Luigi: La risposta è non lo so. È una somma di circostanze, compresa quella che in Italia pochi fanno più libri cartacei degni di essere conservati. Mi piace leggere al buio sul mio IPad, mi dà la sensazione di non avere bisogno di altro. Siamo io e le parole del libro. È come parlare con qualcuno in un salottino invece che allo stadio. Ci si capisce meglio.

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Gianni: Stai lavorando a un romanzo o a una nuova raccolta di racconti? Oppure ti stai muovendo in più direzioni?
Luigi: Sto lavorando a un romanzo, per la prima volta del tutto estraneo alla narrativa di genere. Non ho mai scritto libri di genere, anche se ne ho sempre utilizzato i meccanismi che mi facevano comodo. Questa volta me ne terrò alla larga. È una sfida, prima di tutto a me stesso, e poi a tutti coloro che non sanno pensarmi senza noir alle spalle.

Gianni: In un saggio molto bello “Al tavolo del cappellaio matto” Alberto Manguel, definisce in vari modi il lettore ideale. Ti propongo qui tre delle sue definizioni: “Il lettore ideale legge tutta le letteratura come se fosse anonima” “Il lettore ideale sa quel che lo scrittore intuisce soltanto” “Il lettore ideale non esaurisce mai la geografia di un libro”. Pensi che esista un lettore ideale? Se esiste, il tuo come vorresti che fosse?
Luigi: Per quello che scrivo, sono costretto a non pormi troppe domande rispetto al lettore. Altrimenti scriverei quello che vuole lui. E allora mi accontenterei di diventare uno scrittore ideale.

Gianni: Tra i tuoi libri quello che mi è piaciuto di più è sicuramente il romanzo “Senza Luce” ma sono molto affezionato ai racconti di “Niente da capire” e per vicinanza a quelli di  “Maddalena e le apocalissi”, tu ti affezioni ai tuoi libri? Oppure quando il libro è finito non vedi l’ora di dimenticartene?
Luigi: Sono così affezionato ai miei libri che in pratica non li finisco. Lascio sempre delle porte aperte attraverso le quali il lettore può infilarsi. Il lettore e, cosa che inizialmente non credevo, anche io. Tanto che Senza luce e Niente da capire sono diventati tasselli di una narrazione molto più ampia che si concluderà all’ottavo volume. Ne ho già scritti cinque. Adesso mi sono preso una pausa per scrivere il romanzo di cui ti dicevo. Anche Maddalena tornerà, quella addirittura prima di tutti, in autunno direttamente in e-book con una storia dal titolo Babooskha.

Gianni: Hai lavorato tantissimi anni nell’editoria, fino all’altro ieri praticamente. Ti va di spiegarmi cosa diavolo accade nell’editoria italiana? In particolare cosa c’è che secondo te non funziona più?
Luigi: Il libro si è trasformato in prodotto dell’intrattenimento. L’intrattenimento ha regole che non hanno niente a che vedere con quelle dettate dalla critica letteraria. I ruoli si sono invertiti: il direttore editoriale risponde al direttore commerciale, che molto spesso proviene da settori esterni all’editoria e applica modelli che all’editoria erano estranei. Niente di nuovo. È successo al cinema, alla musica, persino all’arte. Ciò non ha impedito che si potessero fare buoni film, buoni dischi e buone opere d’arte. Si fanno e si faranno anche buoni libri. Questo è il momento più difficile, quello in cui “loro” sembrano avere trionfato. Ci si accorgerà presto che non è così.

Gianni: Quali sono gli scrittori e poeti che hai amato o che ami di più?
Luigi: Non farmi fare la lista della spesa. Non so neppure se è giusto fare una classifica di autori. Tutti gli autori sbagliano. Allora ti dico cinque opere che mi hanno segnato e che trovo irrinunciabili: I demoni, di Dostoevskij; La certosa di Parma, di Stendhal; Rumore bianco, di DeLillo; Il falò delle vanità, di Tom Wolfe; L’avversario, di Carrère.

Gianni: C’è un libro dal quale non ti separeresti mai?
Luigi: No, altrimenti come potrei rimpiangerlo?

Gianni: Ti conosco come una persona che non sopporta l’ovvio, le banalità. Se dovessi dirmi su due piedi la cosa che ti irrita maggiormente, quale sarebbe?
Luigi: Le interviste.

Gianni: Conta di più la storia che si racconta o come lo si fa?
Luigi: Conta il rispetto, per la storia e soprattutto per i personaggi. Se li rispetti, allora ogni tua parola sarà pensata per loro; e il chi e il come coincideranno.

Gianni: Sei un appassionato di musica, quali sono i tuoi album del cuore “se così si può dire”?
Luigi: Un’altra lista della spesa, sei incorreggibile. Te ne dico cinque anche stavolta: La terra, la guerra, una questione privata dei C.S.I.; Des visages des figures, dei Noir Désir; Tutu di Miles Davis; The Goldberg variation di Glenn Gould; Atom Heart Mother dei Pink Floyd.

Gianni: Tornerai al fumetto prima o poi?
Luigi: No. Ho dato troppo al fumetto, compresa l’illusione che potesse restituirmi qualcosa in cambio.

Gianni: C’è uno scrittore italiano giovane sul quale punteresti?
Luigi: Premetto che non leggo molto e potrei impegnarmi di più. Inoltre alcuni di questi giovani li conosco personalmente, alcuni sono anche amici, e non vorrei stilare inutili graduatorie di merito. Siccome però ho capito non mi lasci se non ti sgancio un nome, ti rispondo Michele Mari, che nonostante l’età è il più giovane di tutti.

Gianni: Quando passo da Bologna dove andiamo a cena? Offro io.
Luigi: A casa mia, cucino io.

(c) intervista di Gianni Montieri

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Luigi Bernardi