Adriano Spatola

Poeti della domenica #9: Corrado Costa, Retro

di Corrado Costa

 

Corrado Costa, Retro. Registrato a Parma e a Brescia nel 1981 e pubblicato postumo nella rivista “Baobab. Informazioni fonetiche di poesia” a cura di Adriano Spatola. Reggio Emilia, Pubbliart [di Ivano Burani], n. 21, 1992, dal titolo Italia 1990-91.

Reloaded – riproposte natalizie #4 – ADRIANO SPATOLA “L’OBLÒ”

Come è già avvenuto la scorsa estate facciamo una piccola pausa natalizia rispetto alla programmazione ordinaria, sfruttando i giorni che vanno dal 24/12 al 06/01 per riproporre articoli che ci sono particolarmente piaciuti o che, secondo noi, meritano un secondo giro d’attenzione. Buone feste e buona lettura, la programmazione ordinaria ricomincerà il 7 gennaio 2015. (la redazione)

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Si è già detto in altre occasioni che il 2013 è stato un anno di grande pubblicazioni e ristampe. Se, per esempio, la Mondadori si è dedicata alla pubblicazione di importanti Oscar, come quello di Nanni Balestrini, case editrici più specialistiche hanno mostrato il mai cessato interesse per il romanzo sperimentale, e soprattutto per quegli atti del convegno di Palermo del 1963, che raccoglievano tutti gli interventi della neoavanguardia nell’ambito della narrativa: per l’Orma infatti è uscito Gruppo 63. Il romanzo sperimentale. Col senno di poi.
 A fianco, però, dell’interesse per il dibattito, cosa che ha sempre appassionato tutti gli ammiratori dell’ultima avanguardia storica del Novecento, va rilevata una mancanza di circolazione della letteratura primaria. Ancora introvabili restano i grandi classici della narrativa sperimentale di quegli anni. Vero è che Il giuoco dell’Oca di Sanguineti è rintracciabile, se pure con un po’ di sforzo. E vero è che, grazie, innanzitutto, alla casa editrice DeriveApprodi, anche i romanzi di Nanni Balestrini sono rimasti nel circuito. Pure l’opera di Corrado Costa può essere sfogliata, grazie soprattutto all’interesse di Marco Giovenale e Mariangela Guatteri, che, nell’ambito del gruppo GAMMM, e poi per la casa editrice Benway, hanno ristampato, e (prima, con estrema fatica) trascritto L’educazione sentimentale dello scrittore dell’autore sopraccitato, testo dedicato al “miglior mugnaio”, ovvero Adriano Spatola. È pur vero però che, al momento, a fronte di questi interessi, resta comunque molto difficile avere la possibilità di leggere testi comePartita di Antonio Porta, oppure, cosa di cui si parlerà in particolare in questa pagina L’Oblò di Adriano Spatola. Se “si ristampi” è il titolo della rubrica che abbiamo deciso di inaugurare, l’invito è tautologico: Adriano Spatola, L’Oblò, la cui unica edizione è del 1964 per le Comete Feltrinelli, si ristampi!

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Si ristampi #3: Adriano Spatola “L’oblò”

di Luciano Mazziotta

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Si è già detto in altre occasioni che il 2013 è stato un anno di grande pubblicazioni e ristampe. Se, per esempio, la Mondadori si è dedicata alla pubblicazione di importanti Oscar, come quello di Nanni Balestrini, case editrici più specialistiche hanno mostrato il mai cessato interesse per il romanzo sperimentale, e soprattutto per quegli atti del convegno di Palermo del 1963, che raccoglievano tutti gli interventi della neoavanguardia nell’ambito della narrativa: per l’Orma infatti è uscito Gruppo 63. Il romanzo sperimentale. Col senno di poi.
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NON SEMPRE RICORDANO. Lettura di Roberta Sireno

 Patrizia Vicinelli

    Patrizia Vicinelli

    Non sempre ricordano

    Poesia Prosa Performance

    Le Lettere

«e il cesso è favolosamente bianco e banale e il primo brivido è stata la mia vita il mio whisky di stasera is nothing for me sappia telo, io voglio farvi deviare sappiatelo, amici nemici sappiatelo, preparatevi»

(da Messmer, Romanzo del 1980-’88)

Favolosa e straniante, la Vicinelli ci invita ad entrare nel panorama multiforme e caotico di una poetica continuamente in fieri. Offrendosi come personalità frazionata, scossa da un forte sentire, come ci mostra il romanzo biografico Messmer, il pronome personale «io», di questa poetessa o poeta, passa continuamente dalla prima alla seconda e terza persona, che sia plurale o singolare. Attraverso la propria esperienza, messa a nudo, la Vicinelli ci presenta una sorta di inferno capovolto: quello degli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, dove la cultura della droga e del periodo del piombo marcano il vissuto.

«vuoi venire con me amore mio disse la morte, con un accento pietoso ma lei non sentì perché il vulcano del sangue eruttato aveva occupato ogni comprensione, voleva quello, uno sbluff dentro l’anima, e dunque tiro, e inietto adagio no no, non è come per le puttane, no»

Uno sperimentalismo radicale, questo, che va verso l’ibridazione delle strutture verbo-visive, oltre che sonore grazie alle sue capacità da performer di prima piazza, tanto da impressionare a soli 23 anni il Gruppo ’63 che si riuniva al convegno di La Spezia nel 1966. Le sue poesie, definite «epicizzanti», sono manifestazione di uno stare sempre ai margini di una realtà offerta come visione violenta e dissacrante. Se la si volesse collocare sulla scia delle neoavanguardie per il pulsare ovunque sulla pagina di un significante da nonsense, in realtà, come dichiara nella poesia dedicata a Camillo Capolongo, che è poi dichiarazione di poetica, il suo sarebbe un linguaggio di tenebre:

«T’aspettavi che parlassi di linguaggio, ma parlano
di tenebre
tutti quei visi ignorati
e quelle mani perforate
dalla loro mestizia di essere state raccolte»

(Bologna, giugno 1989, in Poesie inedite)

L’epopea di una vita affrontata con carica autodistruttiva tra amori, tossicodipendenza, fughe e carcere sino alla morte per aids, si pone come necessaria condizione per una poesia che si fa mezzo di espressione del corpo: un’esperienza, quindi, da comunicare con una fisicità vocale e gestuale divisa tra forte presenza ed espropriazione dell’io.

«Contro vado

e dirimo
dirimpetto
all’abisso fornace
che singulto
da singoli avvicinarsi
avercelo condizionato nella mente
il tempo rotto
il tempo consumato
siamo a prestito
adesso»

(da Non tornerò, in Poesie disperse)

Una poesia che, affacciandosi sul baratro, si fa ricerca etica. «I grandi – dichiarava la Vicinelli in una rivista in Mongolfiera nel 1987 – hanno avuto una vita dolorosa e in qualche modo epica avendo alla base un bisogno di eticità. È verità assoluta da portare agli uomini che ne valuteranno l’autenticità (…) Solo l’energia e la forza del poeta con la lettura delle sue opere possono andare al cuore degli uomini». Su questa scia, sceglie così un itinerario poetico antinormativo, che inizia con la pubblicazione del poemetto à, a. A nel 1967 presso Lerici, e con dedica ad Emilio Villa, il suo «amico re». Patrizia Vicinelli esordisce sotto la tutela di due tra gli esponenti più radicali della poesia sperimentale: un Emilio Villa conosciuto grazie ad Adriano Spatola, in un ritrovo consueto alla bolognese osteria de’ Poeti.

entro qui con gli occhi
ve(n)do
tuTTo quelcheho – chehodaDire – (entro – ve(n)do): mi sembra ve(n)do
coME NieNte – nTe
– TE
entro – se non – entro – se non / sapESSI la vita a puntaTE – VE(N)DO –

(da à, a. A, 1967)

È una poetica che vuole continuamente mettere in discussione se stessa, scontrandosi in modo rabbioso e provocatorio contro i limiti storici e le convenzioni sociali perché «la vera poesia – scrive la Vicinelli, in una lettera a Gianni Castagnoli dal carcere di Rebibbia nel 1978

«è tutto ciò che non si conforma a codesta morale, quella che per mantenere il suo ordine, sa costruire soltanto banche, caserme, prigioni, chiese, bordelli». Una poesia che se, inizialmente vuole essere combattiva e reazionaria, procede verso un’involuzione lirica: l’esperienza viene interiorizzata in «un’oscurità da utero», e si fa scavo o sbocco ideale verso la conquista di una libertà tutta personale ed individuale. Una presa di coscienza del sé attraverso l’esempio di una ragazza libera, solitaria ed indipendente entro il clima del femminismo in affermazione in quegli anni. Di qui l’approdo alla Cenerentola, testo teatrale scritto e allestito al carcere di Rebibbia, che segue un andamento idealistico proprio della favola che si chiude in se stessa:

Noi dolcemente noi duramente
noi piano piano le bestie rompiamo
come un fanciullo ti devi trovare
quando apri gli occhi e vedi il mondo girare
con un gran balzo un salto op-là
getto la maschera e mi vedi qua
sul palcoscenico ma la realtà
il gran teatro dei morti viventi
sia pur per ora i vivi son assenti
ma noi cantiam come bambini in fasce
facciam di tutto e alla fin si rinasce.
Come vorrei e non vorrei
confondermi nel cielo col suo blu
un desiderio di felicità
la forza d’ottener la libertà
come vorrei e non vorrei..

(da Ballata n.6 a una voce, Cenerentola, 1977-78)

 Roberta Sireno 

Poesiafestival 12 – “assonanze” – Sabato 29 settembre, Spilamberto (MO)

poesiafestival 12
“assonanze”

Sabato 29 settembre ore 16.00
Cortile della rocca
Spilamberto (MO)

Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze
Azione N° 21
Il Baratto
Libera veicolazione di parentele elettive e letterarie
su progetto e concertazione di Enzo Campi

Luca Ariano, Vincenzo Bagnoli, Giorgio Bonacini, Enzo Campi, Patrizia Dughero,
Loredana Magazzeni, Silvia Molesini, Jacopo Ninni, Simone Zanin

interpreteranno brani di

Ingeborg Bachmann, Dino Campana, Giorgio Caproni, Thomas S. Eliot,
Aloiz Gradnik, Durs Grünbein, Andrea Inglese, Edmond Jabès, Francesco Marotta,
Pier Paolo Pasolini, Marge Piercy, Ezra Pound, Sally Read, Arthur Rimbaud,
Roberto Roversi, Adriano Spatola, Wallace Stevens, Emilio Villa

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Qui il programma completo del Festival

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Nell’ambito delle iniziative del progetto nazionale di aggregazione letteraria denominato Letteratura Necessaria – Esistenze & Resistenze, inaugurato il 31 ottobre del 2011 a Bologna, e in vista di una ri-definizione delle possibilità divulgative e performative, a partire dalla fine di settembre del 2012 prenderà il via una nuova fase in cui, oltre ai reading cosiddetti “regolari”, si cercherà di realizzare una serie di eventi in cui sperimentare direttamente dal vivo la plurisignificanza dei termini “aggregazione” e “condivisione”.
Il nuovo corso verrà inaugurato il 29 settembre a Spilamberto (MO), nell’ambito delle iniziative di “poesiafestival12”, con l’azione N°21 denominata “Il Baratto”.
La cosa è molto semplice e parte dal presupposto che gli autori cosiddetti contemporanei debbano anche mettersi in gioco attraverso il confronto con altre voci diverse dalle loro. In poche parole, ogni autore che parteciperà agli incontri non presenterà i propri testi, ma una breve selezione di testi di autori cosiddetti classici o anche contemporanei ma comunque conosciuti ai più, che rappresentino per loro un’idea fattiva e concreta di letteratura. A ciò si aggiungerà, per ogni autore, la lettura (interpretazione, drammatizzazione, performance…) di almeno un testo di un altro degli autori presenti all’incontro. Tutto ciò per far sì che i propri testi vengano presentati, filtrati, interpretati attraverso voci diverse, e quindi per donare al pubblico varie possibilità di approccio.
In poche parole: viene messa al bando qualsiasi situazione di autoreferenzialità e agli autori verrà chiesto di esporsi attraverso le parole di altri autori per dare al pubblico presente un’idea di quella che potrebbe essere la propria personale concezione di “letteratura necessaria”.

Adriano Spatola: poesie (da riscoprire) (post di Natàlia Castaldi)

Similitudine è il suo viaggio inaspettato
provocato da irruente debolezza
per la teoria della valvola di sfogo
dentro vagoni luridi e impestati
da viaggiatori colpiti da incertezza
un modo come un altro di lasciarsi andare
di cadere e cadere senza precipitare
 
Adriano Spatola
 
Antiche e moderne forme di vergogna
- The Position of Things: Collected Poems 1961-1992 (Paperback)
 


Cacciatore di mosche

Immonde sarebbero le concezioni del mondo
le macchie arrugginite sulla pelle maculata
le stasi della mano posata sul vecchio pacco
abbandonato da tempo sull'angolo del quadrato
in prospettiva aristotelica non molto distante
dal concetto perfetto di geometria o impertinenza
dell'occhio delle mosche in volo nella stanza
fosforescente intorno alla pista d'atterraggio
immondo è ucciderle senza averne il coraggio

*

Meditazioni, alba

Quanto di sopportabile un po' quasi tutto
pozzi ginestre inferriate soli lumache
gomme per cancellare bottiglie matite
macchina da scrivere leggermente avariata
disegni di una mente vagamente incantata
sogni balbuzie linguaggio da osteria
altro materiale che abbiamo accatastato
per evitare di non essere salvato

*

Senza finestra

L'odore dell'odore è denso e sopportabile
vivace con tono alto e isterico dolce
negli angoli spesso acuto e penetrante
però difficile da riconoscere intatto
imbarazzante nervoso pronto per l'olfatto
per la possibile sua visualizzazione
chiuso l'inferno gli rimane la visione
il disinfettante il fermaglio per le stampe
limoni gialli cipolle carta consumata
la pioggia inesistente e affogata
compressa per ora in questi fogli piagati

*

Tecniche di creazione

Similmente si comincia anche dall'alto
nel punto in cui la sedia si curva oltre
dove si nota bene la morbidezza infantile
della brezza e dei vecchi venti di mare
il loro solito modo è un modo di gridare
urlare piangere piuttosto perseguitare
altri strumenti tutti sono da suonare
come la goccia l'acqua la placida coscienza
la spalliera intagliata con le flaccide vele
l'etichetta da birra con le solite tre mele
birra rabbia anche un po' di esaltazione
cose venute dal miele con qualcosa di fiele

*

Notturno in versi sulla poesia
La nuit est de plus en plus noire et de
plus en plus froide, ce qui est le droit
absolu d'une nuit d'hiver.

Sanantonio
Per ogni parola la divisione è unica
ma dissimile da sé e quasi frazionata
scivola via perché unta di grasso
perché immemore e solitaria o deserta
accanto alle unghie curate del sommelier

O nei pressi della piegatura del foglio
che esercita la funzione del tovagliolo
del bavaglio incastonato fra le mandibole

E il silenzioso incertamente silenzioso
nelle sue componenti mal distribuite
incerchiate a lenti colpi di tronchese
benché la media sia aritmetica e d'oro
nelle forme di sogno incontemplabili

Sotto penetrazioni acute sibilanti
insopportabili per la saliva e per i quanti
o per le altrepresenze rivelate dal testo
nell'homo sapiens e nel suo equipaggiamento
non sempre funzionale o equidistante

In mezzo alla rotazione all'altra sessualità
dimostrata dal corpo chiuso del libro
nella sua leggenda afferrata dal raffio
in un primo piano inquieto e semovente
Ah ma la poesia non ha bisogno di niente

*

Majakovskiiiiiiij

(esordium)
questa estrema dissoluzione sistematicamente portata
ai limiti della violenza e fino alle terre del fuoco
fino all’eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo
alle catastrofi degli organismi in circolazione casuali
nelle città fagocitate nei corpi incrostati di sale
sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo

(narratio)
con un po’ di fervore ma ancora variabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza
che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto
la prognosi tattile l’eccezionale stupefacente chiarezza
la domestica peste la febbre in espansione nell’universo
con un po’ di fervore ma sempre variabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza

(partitio)
ogni singola parola è adesso una tempesta di gesti
un riflesso delle sue ribellioni o la piacevole ombra
dell’albero che messo in moto si libera dai coleotteri
il palmipede ossuto lo stimolo ligneo che s’agita negli strumenti
per l’apertura per l’enfasi in certi momenti della giornata
alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso
degli animali braccati che scivolano nella materia

(probatio)
un riflesso delle sue ribellioni la piacevole ombra
che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto
l’eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo
che vegeta ramificato nel vuoto pneumatico del suo racconto
con un po’ di fervore ma sempre variabile per confermare
al palmipede ossuto lo stimolo ligneo che l’agita negli strumenti

(repetitio)
mancano ancora nella composizione le digitali memorie
i presupposti marini i parziali giardini i liquidi impulsi
le catastrofi degli organismi in sospensione nell’universo
i cavalli castrati che perdono tempo nelle profonde caverne
sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo
alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso
degli animali braccati che scivolano cauti nella materia

(peroratio)
ogni singola parola è stata una tempesta di gesti
l’albero che messo in moto si è strappato di dosso le foglie
la foglia che messa in moto si è strappata di dosso le dita
il dito che messo in moto si è strappato di dosso i cavalli
il cavallo che messo in moto si è strappato di dosso le unghie
ah la prognosi tattile ah la domestica peste
con un po’ di fervore ma il tutto invariabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza

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Di seguito due pdf dall’archivio Maurizio Spatola:

Adriano Spatola L’EBREO NEGRO Scheiwiller, Milano 1966

Adriano Spatola, Majakovskiiiiiiij 

e su PuntoCritico – QUI – una recensione a “the position of things” a cura di Marco Giovenale