Adam Zagajevski

I poeti della domenica #143: Adam Zagajewski, La sconfitta

Adam Zagajewski, photo by Krzysztof Dubiel for the Polish Book Institute

Adam Zagajewski, photo by Krzysztof Dubiel for the Polish Book Institute

Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta,
le amicizie si fanno più profonde,
l’amore solleva attento il capo.
Perfino le cose diventano pure.
I rondoni danzano nell’aria,
a loro agio nell’abisso.
Tremano le foglie dei pioppi,
solo il vento è immoto.
Le sagome cupe dei nemici si stagliano
sullo sfondo chiaro della speranza. Cresce
il coraggio. Loro, diciamo parlando di loro, noi, di noi,
tu, di me. Il tè amaro ha il sapore
di profezie bibliche. Purché
non ci sorprenda la vittoria.

© Adam Zagajewski, da Dalla vita degli oggetti, poesie 1983-2005, a cura di Krystyna Jaworska, Adelphi 2012.

La Punta della lingua – poesia festival (X edizione)

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LA PUNTA DELLA LINGUA

POESIA FESTIVAL (X ed.)

la baia della poesia

Ancona e Portonovo, 13-18 luglio 2015

 

 

Lunedì 13 luglio

Portonovo – Chiesa di S. Maria

ore 18.00 Cerimonia di apertura del Festival

 

ore 18.45 Reading di Adam Zagajewski

Il poeta e saggista polacco di fama mondiale porterà ad Ancona una vasta scelta della sua produzione già conosciuta (edita in Italia da Adelphi) e, in anteprima, alcuni testi recenti non ancora pubblicati in Italia

con il Patrocinio dell’Istituto Polacco di Roma

in collaborazione con Associazione Italo-Polacca e Fai Marche

Portonovo – Da Giacchetti

ore 20.00 Cena a buffet

Portonovo – Chiesa di S. Maria

ore 21.30 Poeti da antologia

Reading di Gian Maria Annovi e Gilda Policastro

Interventi musicali: Gianluca Gentili

in collaborazione con Fai Marche

Martedì 14 luglio

Portonovo – Parco Hotel La Fonte

ore 18.00 Haiku en plain air & online

Passeggiata e laboratorio di poesia haiku a cura di Leonardo Arena + edizione speciale della Facebook Poetry – laboratorio telematico di poesia in diretta: nel Gruppo Facebook La Punta della Lingua si possono comporre haiku ispirati alle immagini postate durante la passeggiata.

Portonovo – Hotel La Fonte

ore 20.00 Cena a buffet

Portonovo – Parco Hotel La Fonte

ore 22.00 Giorgio Montanini Nemico Pubblico

Uno spettacolo senza peli sulla punta della lingua.

Consigliato a un pubblico adulto.

Mercoledì 15 luglio

Portonovo – Terrazze

ore 18.00 Campionato nazionale di Poetry Slam. SEMIFINALI

Con: Alida Castagna, Ignazio Chessa, Sergio Garau, Donatella Gasparro, Francesca Gironi, Marco Charles Iulianetti, Roberto Mercadini, Davide ScartyDOC Passoni, Valerio Piga, Domenico Stagno

 

Master of Ceremony: Artenca Shehu

in collaborazione con LIPS

Portonovo – Hotel Fortino Napoleonico

ore 20.00 Cena a buffet

Portonovo – Hotel Fortino Napoleonico

ore 21.30 Campionato nazionale di Poetry Slam. SEMIFINALI

Con: Gianmarco Busetto, Maurizio Cordasco, Luana Farina, Paolo Gentiluomo, Daniele Locchi, Andrea Mazzanti, Rolando Piacentini, Mirko Russo, Simone Savogin, Vittorio Zollo

MC: Dome Bulfaro (Presidente nazionale LIPS) e Nicolas Alejandro Cunial

in collaborazione con LIPS

Giovedì 16 luglio

Ancona – Sala Conferenze, Mole Vanvitelliana

ore 18.00 García Lorca e Machado secondo Scarabicchi

Presentazione del libro “Antonio Machado e Federico García Lorca, Non domandarmi nulla, versioni di Francesco Scarabicchi” (Marcos y Marcos, 2015).

Presenta: Massimo Raffaeli

Ancona – Sala Conferenze, Mole Vanvitelliana

ore 19.00 Le Marche della poesia

Alessandro Catà “Continenti persi” (Moretti & Vitali, 2013)

Andrea Lanfranchi “Cantiere in luce” (CFR, 2014)

Piergiorgio Viti “Se le cose stanno così” (Italic, 2015)

Presenta: Martina Daraio

Ancona – Corte della Mole Vanvitelliana

ore 21.30 FINALISSIMA Campionato nazionale Poetry Slam LIPS

10 i finalisti, selezionati nelle semifinali del giorno precedente, si affronteranno in una sfida all’ultimo verso, per aggiudicarsi il titolo di Campione Italiano LIPS e partecipare alle finali europee che si terranno in Estonia a Novembre 2015.

Alla giuria, come al solito scelta a sorte tra il pubblico, l’ultima parola.

Master of Cerimony: Luigi Socci & Friends

Ospite d’onore: Nilson Muniz (Campione Nazionale del Portogallo)

in collaborazione con Amo la Mole e LIPS

Venerdì 17 luglio

Ancona – Auditorium “Polveriera” / Parco del Cardeto “Franco Scataglini”

ore 18.30 Poesia in Trincea

Con Andrea Amerio, curatore, insieme a Maria Pace Ottieri, di “La Guerra d’Europa 1914-1918 raccontata dai poeti” (Nottetempo, 2014)

e Andrea Cortellessa, curatore di “Le notti chiare erano tutte un’alba. Antologia dei poeti italiani nella Prima guerra mondiale” (Bruno Mondadori, 1999)

Letture di Andrea Caimmi e Laura Graziosi

in collaborazione con “Ancona nella Grande Guerra”

Ancona – Ristorante Il Cardeto

ore 20.00 Cena a buffet

Ancona – Auditorium “Polveriera” / Parco del Cardeto “Franco Scataglini”

ore 22.00 Milite ignoto / quindicidiciotto

Uno spettacolo di e con Mario Perrotta

Permàr / Archivio Diaristico Nazionale / dueL / La Piccionaia

Raccontando il primo vero momento di unità nazionale, Mario Perrotta, concentra la sua attenzione, come sempre, sulle piccole storie di singoli uomini che quegli eventi hanno vissuto e descritto dal loro particolarissimo punto d’osservazione, per gettare nuova e diversa luce sulla grande storia.

in collaborazione con Amat e “Ancona nella Grande Guerra”

Sabato 18 luglio

Ancona – Mole Vanvitelliana (Sala Clis)

ore 18.30 Inaugurazione della mostra Cuba: un viaggio tra immagini e parole

Fotografie di Alejandro González e René Silveira

a cura di Carmen Lorenzetti

Reading di Oscar Cruz e Marcelo Morales

Con presentazione dell’antologia poetica e fotografica “Cuba: un viaggio tra immagini e parole” (NFC, 2015) alla presenza di due tra le voci più autorevoli della poesia cubana recente.

in collaborazione con Coop Adriatica

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Tutti gli eventi sono a ingresso libero  tranne

Giorgio Montanini | Nemico pubblico € 10 (+1 € di prevendita)

Mario Perrotta | Milite ignoto € 10

prevendite Giorgio Montanini: tel. 338 9789216

via telefono oppure direttamente sul luogo dello spettacolo un’ora prima dell’inizio dello spettacolo

prevendite Milite ignoto: AMAT, 071 2072439

da lunedì a venerdì, 16-20, un’ora prima dello spettacolo sul luogo dell’evento

Vieni al Festival con i tuoi figli!  Durante e nei pressi di ogni evento si svolgeranno attività ludiche e

di intrattenimento per bambini dai 3 ai 5 anni, a cura della COOSS Marche , servizio infanzia.

Prenotare entro le 12 del giorno precedente al numero 071/50103250.

Costo: 4 € all’ora (iva inclusa) a bambino. Il sevizio sarà garantito se si iscrivono almeno 5 bambini

In caso di maltempo, gli eventi all’aperto si svolgeranno al chiuso.

Consultare il sito http://www.lapuntadellalingua.it

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cena Da Giacchetti € 15

prenotazioni entro sabato 11 baiadellapoesia@gmail.com

cene Hotel Excelsior La Fonte e Hotel Fortino Napoleonico € 15

prenotazioni 071 801470

cena Il Cardeto € 15

prenotazioni 071 2074664

 

soggiorni convenzionati per Gli amici e le amiche della Punta della Lingua

Hotel Excelsior La Fonte http://www.excelsiorlafonte.it 071 801470

Hotel Fortino Napoleonico http://www.hotelfortino.it 071 801450

Grand Hotel Palace http://www.hotelancona.it 071 201813

 

Sconti del 20% su pasti e servizio spiaggia presso gli stabilimenti balneari Franco e Il Molo e i ristoranti della Baia di Portonovo Emilia, Marcello, Il Molo, Pesci Fuor d’Acqua

Scarica il coupon dal sito www.lapuntadellalingua.it

 

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Info http://www.lapuntadellalingua.it | @ lapuntadellalingua@niewiem.org

LA PUNTA DELLA LINGUA – POESIA FESTIVAL (X ed.)

Ancona e Portonovo, 13-18 luglio 2015

organizzazione: Nie Wiem

co-organizzazione: Comune di Ancona

direzione artistica: Luigi Socci e Valerio Cuccaroni

con il contributo di: Amo la Mole | Regione Marche

main sponsor: Coop Adriatica

in collaborazione con: AMAT | Ass. Italo Polacca | FAI Presidenza regionale Marche | Hotel Excelsior La Fonte | Hotel Fortino Napoleonico | Lega Italiana Poetry Slam LIPS

con il patrocinio di: Istituto Polacco | Ambasciata di Cuba | Ministero dei Beni e delle Attività culturali- Segretariato regionale per i Beni culturali e paesaggistici delle Marche – Soprintendenza Belle arti e paesaggio delle Marche | Parco del Conero | Provincia di Ancona | Slow Food Ancona e Conero

partner tecnici: Trivago | Arci Ancona | Consorzio La Baia di Portonovo | Giacchetti | Grand Hotel Palace | Osteria Strabacco | Ristorante La Tartaruga | COOSS Marche | Istituto Storia Marche| Libreria Feltrinelli Ancona | Stabilimento balneare Franco | Stabilimento balneare e Ristorante Il Molo | Ristorante Emilia | Ristorante Marcello | Ristorante Pesci Fuor d’Acqua

media partner: Sky Arte HD | èTV | Radio Arancia Network | Argo | Corriere Proposte | Urlo | Why Marche

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Ritratti di poesia – ottava edizione

Locandina Ritratti 2014

Ritratti di Poesia

Edizione VIII- 2014

 

Roma, 12 febbraio 2014, Tempio di Adriano- Piazza di Pietra.

Uno sguardo alla diversità delle voci. L’oralità, la poesia metropolitana.
L’irruzione del fumetto e di Twitter.

Premiati Giampiero Neri e Adam Zagajewski.

Il Tempio di Adriano ospiterà il prossimo mercoledì 12 febbraio l’ottava edizione di «Ritratti di Poesia», progetto nato come osservatorio sulla poesia contemporanea e divenuta negli anni uno dei più rilevanti appuntamenti dedicati a questa espressione artistica. Quest’anno, tra i protagonisti, i candidati al Nobel Adam Zagajewski e Yang Lian.

La rassegna, promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei con la collaborazione di InventaEventi, è curata da Vincenzo Mascolo. La manifestazione, aperta gratuitamente al pubblico, si snoderà nell’arco dell’intera giornata e sarà focalizzata sulla diversità delle espressioni poetiche e sull’importanza dell’oralità.

Il primo incontro, Caro poeta, vedrà protagonisti Maria Grazia Calandrone, Valerio Magrelli, Elio Pecora e Lidia Riviello che dopo essere stati ospitati dai licei romani Francesco d’Assisi, Lucrezio Caro, Virgilio e Vivona, risponderanno alle domande degli studenti. A seguire la proclamazione dei vincitori della prima edizione del concorso Ritratti di poesia.140, nato per sperimentare la poesia nei 140 caratteri richiesti da Twitter.

La rassegna sarà inaugurata dal Presidente della Fondazione Roma, Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, ideatore dell’iniziativa, che dichiara: «È con grande piacere che do l’avvio a questa edizione di ‘Ritratti di Poesia’, che apre il calendario annuale delle iniziative culturali realizzate dalla nostra istituzione. Il consolidarsi di questa rilevante iniziativa, giunta alla sua VIII edizione, rende concreto, l’impegno che la Fondazione Roma svolge a favore della riscoperta del patrimonio culturale italiano, dando voce ad una forma letteraria poco divulgata, ma che rappresenta una delle eccellenze che hanno reso in passato, come oggi, lustro alla letteratura del nostro paese. La realizzazione ed il successo di questa manifestazione- prosegue il Presidente- rappresenta un ulteriore testimonianza del mio convincimento secondo cui il ruolo del privati, soprattutto se non profit, possa e debba rappresentare una risorsa ineludibile per un nuovo modello di gestione nel settore della Cultura. La poesia è la parola dell’anima, è un mezzo immediato per esprime il nostro io, è espressione di un arte delicata ma al contempo concreta che, soprattutto in questo periodo storico così spersonalizzante, permette di rendere reale il sentimento dell’uomo nascosto nell’uomo. È quindi proprio per il valore che risiede in questa nobile forma d’arte che essa sia parte integrante dell’attività che la Fondazione Roma, attraverso la Fondazione Roma-Arte-Musei, svolge nel settore dell’arte e della cultura e che si sviluppa anche attraverso la musica, il teatro e le arti visive, con le esposizioni organizzate presso gli spazi del Museo Fondazione Roma nelle sedi di Palazzo Sciarra e Palazzo Cipolla».

In apertura della manifestazione il Presidente Emanuele consegnerà il Premio Fondazione Roma-Ritratti di Poesia a Giampiero Neri, onorificenza alla carriera di un poeta italiano che abbia contribuito all’affermazione della cultura nazionale al di là dei confini del nostro Paese.

Seguirà una serie di conversazioni, curate da Vincenzo Mascolo, dal giornalista e critico letterario Stas’ Gawronski e dal giornalista e poeta Ennio Cavalli, con alcuni protagonisti del panorama poetico italiano quali Mario Benedetti, Biancamaria Frabotta e Bianca Tarozzi; i vincitori del premio Viareggio Gian Mario Villalta e Pierluigi Cappello, che sarà presente in video collegamento; Lello Voce, poeta performativo che ha introdotto in Italia il poetry slam; Mia Lecomte, Plinio Perilli, Laura Pugno e Zingonia Zingone; Annamaria Armenante e Mario Guadalupi.

Nell’arco della giornata sarà affrontato il tema della spiritualità nella poesia, grazie all’intervento del Monsignor Antonio Staglianò, Arcivescovo di Noto.

Si conferma anche in questa edizione l’appuntamento con i poeti delle nuove generazioni che quest’anno vede ospiti Elena Buia Rutt, Evelina De Signoribus, Omar Ghiani e Daniele Santoro. La contemporaneità nelle metropoli sarà invece il tema dell’appuntamento dedicato ai “Poeti der Trullo”, sette giovani romani che sognano la periferia come “seme e frutto di poesia”. Hanno scelto l’anonimato e saranno quindi presenti solo con i loro versi.

Uno spazio importante sarà riservato alla poesia internazionale, con autori quali Yang Lian, poeta cinese in esilio dopo i fatti di Tienanmen e candidato al Nobel nel 2002; il vietnamita Nguyen Chi-Trung, il marocchino Mohammed El Amraoui, il cileno Santiago Elordi; la francese Nathalie Riera. Accanto a loro alcuni poeti stranieri che vivono in Italia e scrivono nella lingua del nostro Paese: Anna Belozorovitch (Russia), Barbara Serdakowski (Polonia) e Marcia Teophilo (Brasile), che canta con i suoi versi l’Amazzonia per evocarne e difenderne la bellezza.

La giornata prevede anche l’incontro insolito tra la poesia e il disegno a fumetti. Marco Petrella, autore di recensioni a fumetti con il suo personaggio Arturo il libraio, esporrà alcune tavole di recensioni e ne realizzerà altre durante la manifestazione. L’artista e poeta Tiziana Cera Rosco sarà presente con sue installazioni recitative. Ci sarà spazio per la vita e la voce di Edith Piaf, rievocate nello spettacolo Sous le ciel de Paris di Marina Benedetto anche attraverso immagini, versi di Jacques Prevert e le parole di Jean Cocteau.

A conclusione della giornata il Presidente della Fondazione Roma Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele consegnerà il Premio internazionale Fondazione Roma – Ritratti di Poesia a Adam Zagajewski, uno dei poeti contemporanei più significativi, vincitore di numerosi premi internazionali e candidato al premio Nobel nel 2010. Molto nota la sua poesia Try To Praise The Mutilated World (Prova a cantare il mondo mutilato), uscita sul periodico statunitense The New Yorker dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.

Parteciperanno alla giornata le case editrici Bucefalo e Samuele Editore, nonché le riviste Testo a fronte e Viva (una rivista in carne e ossa). La rassegna sarà trasmessa in diretta in videostreaming su Rai Letteratura (www.letteratura.rai.it).

La manifestazione «Ritratti di Poesia» sarà aperta al pubblico dalle ore 9.30 con ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Comunicazione e Relazioni Esterne

Fondazione Roma-Arte-Musei

Chiara Perazzoli

cperazzoli@fondazioneromamuseo.it

tel 06697645208-3384655942

Ufficio stampa web: InventaEventi S.r.l.

carlacaiafa@inventaeventi.com

tel. 0698188901 – 3386812902

I migliori letti nel 2013

parigi 2010 - foto gm

Quella che segue non è una classifica, è soltanto la scelta di alcuni dei redattori che, fra critica e sentimento, hanno indicato nella maniera più sintetica possibile i 5 libri dai quali sono stati conquistati nel 2013. Quella che segue conterrà libri letti nel 2013 ma non necessariamente usciti nell’anno solare. Di alcuni di questi abbiamo parlato sul blog, di altri lo faremo. Quella che segue è una non – classifica molto varia, che non tiene conto delle vendite ma di un po’ di bellezza. Tutto questo per augurarvi Buon anno e per ringraziarvi di averci letto. Vi aspettiamo tutti i giorni anche nel 2014 (gm)

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Andrea Accardi

Odissea, Omero (Rizzoli,2010): Già ai tempi di Omero, il dubbio era sempre quello: metto radici, o aspetto ancora un poco?
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Sulla poesia moderna, di Guido Mazzoni (Il Mulino, 2005): a partire da quando, e perché, la poesia è diventata come la concepiamo oggi, privatissima e narcisistica, pur rimanendo universale?
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Strane coppie, di Stefano Brugnolo (Il Mulino, 2013): buffi, strampalati, comici, a volte inquietanti, questi personaggi speculari fra loro rispecchiano anche la frantumazione di un soggetto che si pensava unitario.
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Cose di cosa nostra, di Giovanni Falcone (Rizzoli, 1991): la struttura e l’etica interna dell’organizzazione mafiosa, e le sue radici comuni a tutti i siciliani (e italiani). Oggi pare scontato, ieri no.
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La chiave dell’incanto, di Alfonso Lentini (Pungitopo, 1997): la strana storia di Filippo Bentivegna, giudicato clinicamente folle ma non pericoloso, che nella solitudine di un feudo vicino a Sciacca scolpì per anni centinaia di teste nella roccia.
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Giovanna Amato 

1) Giuseppe Genna, L’ANNO LUCE (Il Saggiatore, 2007) – un libro dove i brani hanno forma, talmente affiorante da poterli toccare.

2) Adam Zagajevski, DALLA VITA DEGLI OGGETTI (Adelphi, 2012) – per l’incapacità fosse pure di accendermi una sigaretta tra un componimento e l’altro.

3) Anna Maria Ortese, MISTERO DOLOROSO (Adelphi, 2010) – scoperto solo adesso (era, sicuramente, l’adesso giusto).

4) Salvatore Satta, IL GIORNO DEL GIUDIZIO (Adelphi, 1990) – perché «forse la vera e la sola storia è il giorno del giudizio, che non per nulla si chiama universale».

5) Elsa Morante, LA SERATA A COLONO (Einaudi, 2013) – e qui non c’è nulla da aggiungere.

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Anna Maria Curci

Patrizia Rinaldi, Blanca, e/o 2013 – Tra Napoli e Pozzuoli, nobiltà stracciata e miseria abietta o inetta, conversazioni troncate e soliloqui contrapposti, farina e polvere, acque torbide e fuoco spartiacque, sono le voci in varietà orchestrata di registri e timbri, che non scansano lo sgradevole eppure conoscono il sublime, a mettere in luce, per contrasto, la percezione sensoriale preclusa a colei che sa trovare, per istinto educato nell’esperienza dolorosa, inizio, percorso e fine dei sentieri della vicenda: Blanca.

Fabio Stassi, L’ultimo ballo di Charlot, Sellerio 2012 – L’appuntamento immancabile, nella notte di Natale, con la severa signora che viene a riscuotere il conto, il valzer annuale sull’orlo del vuoto, si trasformano in occasione di allestimenti bizzarri e irresistibili, rievocazioni veritiere e visionarie insieme, tendone e pista di circo, strada cittadina e vagabondaggio fuori mano, bottega dell’antiquario e laboratorio dell’impagliatore, incontri insperati e rivelatori, fiaschi e trionfi, capitomboli in scena e caparbie prese di posizione davanti e dietro la macchina da presa: in tutti è lui, Charlie Chaplin, guitto, monello, senza casa e senza terra, a farsi regista di una epopea sui generis del cinema, nella quale gli oggetti, poveri accessori di scena o misteriosi deus ex machina, hanno vita, storia e dignità.

Antonio Scavone, Segmenti & Controfigure, Smasher 2012– Il ritmo che la prosa di Antonio Scavone sa imprimere al “torpore placido” nelle sue manifestazioni a strati e sfumature diversi scaturisce dalla capacità di dare un significato nuovo al termine “realismo”: squallore, stanchezza, deriva, declino non strizzano l’occhio al pulp e rifuggono il compiacimento mimetico, ma sono occhio aperto e orecchio teso a cogliere le mutazioni più impercettibili e, di qui, a costruire sulla pagina scritta una vera e propria comédie humaine, tanto credibile nel cogliere l’insieme e nel curare il dettaglio, quanto sorprendente per acume pensoso.

Sibylle Lewitscharoff, Blumenberg, Del Vecchio, 2013 – Il piglio sicuro di chi si destreggia da tempo e da tempo ha imparato a far da guida lungo le montagne dei testi menzionati esplicitamente o stesi come un tappeto dalla trama non immediatamente decifrabile, per gli itinerari musicali più strampalati dalla classica a Patti Smith, per paesaggi esotici e febbrili set cinematografici, prende le mosse, di notte, dallo studio del filosofo Blumenberg e attraversa, con «onnicomprensiva cura» noncurante di schemi spiccioli e paurosa osservanza di schemi e generi, paesaggi e personaggi, illuminati, anche per contrasto e distanza, dal manifestarsi silenzioso e imponente del leone.

Marcello Simonetta Noga Arikha, Il fratello ribelle di Napoleone, Bompiani 2011 – Splendori e miserie della famiglia Bonaparte e di una fetta cospicua della storia europea attraverso la vita, i discorsi, gli atti di ribellione al celebre fratello, pagati cari, e la lungimiranza di Lucien, del quale Napoleone soleva dire: «di tutti i miei fratelli, lui era il più dotato, e quello che mi ha ferito di più». Il rigore della ricostruzione storica si affianca alla tensione drammatica, come nei mirabili volumi di Stefan Zweig.

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Luciano Mazziotta

1) Mario Benedetti, Tersa morte, Mondadori 2013.
“E piange la parola che riesce a dire” e “Morire e non c’è nulla vivere e non c’è nulla, mi toglie le parole” sono i versi più rappresentativi di questo libro che da una parte fa i conti con l’impossibilità di dire, dall’altra con la crisi ontologica.

2) Marco Giovenale, Delvaux, Oedipus 2013.
Silloge di confine, come figura di confine è il nome del pittore surrealista che dà il titolo alla raccolta, segna il percorso di uscita dal modernismo nell’opera di Marco Giovenale.

3) Andrea Inglese, Lettere alla reinserzione culturale del disoccupato, Italic Pequod 2013.
Costituito da poesie e prose, prosegue la poetica che Inglese ha iniziato con Commiato da Andromeda. I versi si fanno imprevedibili così come imprevedibili sono gli esiti di un dialogo con un ente, la Reinserzione culturale del disoccupato, della cui esistenza si dubita continuamente.

4) Andrea Raos, Lettere nere, Effige 2013.
Anche in questo caso ci si trova dinnanzi ad un prosimetro. La dialettica prosa-poesia però non rappresenta più la dicotomia chiusura-apertura, ma è come se il libro cercasse di attraversare tutte le esperienze del secolo passato: dal sonetto di matrice zanzottiana, ai versi liberi di stampo mesiano, alle prose allucinate e deliranti, tematicamente e sintatticamente.

5) Giacomo Trinci, Inter nos, Aragno 2013.
Inter nos è, seguendo la traduzione letteraria, qualcosa rappresentabile come un monologo interiore, o comunque come qualcosa detto tra sé e sé. Inter nos è l’impossibilità di nominare la realtà se non attraverso il balbettio e il farfugliare di un soggetto posto ai margini della storia.

Fabio Michieli

1) Alessandro Brusa, La raccolta del sale (Perrone, 2013)
«Ho tramutato i miei passi in orme di gigante…»

2) Vittorio Sereni, Giuseppe Ungaretti, Un filo d’acqua per dissetarsi. Lettere 1949-1969 (Archinto, 2013)
«Non sono contento della pubblicazione, senza consultarmi prima, dei quattro poeti insieme. Uno in mia compagnia, Quasimodo, non ce lo voglio più assolutamente.» (Giuseppe Ungaretti a Vittorio Sereni, 15 maggio 1969)

3) Annalisa Cima, Le occasioni del “Diario postumo”. Tredici anni di amicizia con Eugenio Montale  (Edizioni Ares, 2012)
Se postumi si nasce, la Cima si pasce.

4) Goliarda Sapienza, Ancestrale (La Vita Felice, 2013)
«Una pena murata nel tuo petto…»

5) Lorenzo Mari, Nel debito di affiliazione (L’arcolaio, 2013)
«di netto / non ci si trasforma in lucciola…»

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Gianni Montieri

George Saunders – Dieci Dicembre (Minimum fax, 2013) Sto leggendo questi racconti per la terza volta: ho saltato fermate della metropolitana, ho preso appunti,  ho letto la profondità dietro la leggerezza, la meraviglia in mezzo al dolore.

Sibylle Lewitscharoff – Blumenberg (Del Vecchio, 2013) Si può partire da un uomo esistito realmente e immaginargli un’altra storia intorno, far sedere un leone in salotto, raccontare un suicidio come se fosse una poesia, sorridere, a volte,  mentre intorno è tutto grave.

Nicola Pugliese – Malacqua (Tulliopironti editore, 2013) Perché a Napoli non può piovere soltanto, perché il vuoto su cui la città si regge a volte tiene per magia; come la magia di un libro che era sparito e che è ritornato.

Luigi Bernardi – Crepe (Il Maestrale, 2013) In una città che cambia architettura, che cerca il futuro, le crepe che si aprono nelle pareti delle case battono lo stesso tempo di quelle che si aprono nelle vite delle persone, un romanzo come sempre dovrebbe essere, troppo ignorato.

Ivano Ferrari – La morte moglie (Einaudi,2013) La poesia come rappresentazione di un dolore intimo e privato e di un devastante dolore animale: dal piccolo spazio di un macello, di un letto, diventa scenario di un dolore universale, con versi indimenticabili.

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Iacopo Ninni

Georges Perec: Quale motorino con il manubrio cromato giù in fondo al cortile?: E/O edizioni – 2004
Godere del gioco della lingua.
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Giovanni Giudici. Omaggio a Praga: All’insegna del pesce d’oro – 1968

la “traduzione” di una città.
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Danilo Kis: l’enciclopedia dei morti: Adelphi 1998

La sfida di una letteratura che diventa narrazione della
particolarità e unicità di ciascuno; la morte allora, non può che
essere declinata al plurale.
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Paolo Zanotti: I Bambini Bonsai: Ponte alle Grazie 2010

Giocare col tempo è arte dei bambini; agli adulti non resta che
stare a guardare.
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Walter Benjamin: Immagini di città: Einaudi 1971
 Il destino narrativo delle città nasce negli occhi di chi le abita.
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***

Clelia Pierangeli Pieri

José Saramago, TUTTI I NOMI – Feltrinelli, 2010
Non è facile esistere, non lo è stato mai.
La storia ce ne parla, i misteri risolti e quelli irrisolti ce lo confermano.
Esistenza, tanto scontata quanto dimenticata.
Tutti dovrebbero poter contare sul proprio signor José.

Ingeborg Bachmann, TRE SENTIERI PER IL LAGO – Adelphi, 1996
Fare i conti con la propria terra con la rinnovata sensazione che sia solo l’altrui luogo.
Elisabeth distante, preda dell’amore rinnovato e della nostalgia
Lei, irremovibile e statuaria, d’amore intrisa.

Thomas Bernhard, A COLPI D’ASCIA – Adelphi, 1990
Ecco dove e come, almeno una volta, avrei voluto partecipare alla vita dei non viventi.
Siamo circondati.

Thomas Bernhard, ANTICHI MAESTRI – Adelphi, 1995
La Sala Bordone, quella panca, mi hanno trattenuta mentalmente e a lungo.
Ogni tanto occorre chiedersi quante e quali insidie si possano nascondere dietro e intorno all’arte, alla dichiarata perfezione.
Reger non ama, eppure tiene per mano senza cedere. Finalmente le certezze vacillano.

Jean-Louis Fournier, DOVE ANDIAMO PAPÀ – Rizzoli, 2009
Come la primavera sul dolore anche nell’inverno
Come il sorriso, obbligatorio, rugoso e malguadagnato, sulla consapevolezza.

 ***

Davide Zizza

Sono inciampato in After dark di Haruki Murakami (romanzo, ed. Einaudi – 2008 ) perché in una notte tutto può accadere.

Sono inciampato nelle Poesie di Fëdor Ivanovič Tjutčev (poesia, ed. Adelphi – 2011) perché bellezza e tensione evocativa si fondono in una dimensione onirica e metafisica.

Sono inciampato in Discesa nell’Ade e resurreazione di Elémire Zolla (saggio, ed. Adelphi – 2002) perché ha definito l’essere umano nella sua unità storico-culturale in un rapporto dialettico con il mondo e con sé stesso.

Sono inciampato in Caduto fuori dal tempo di David Grossman (prosa/poesia, ed. Mondadori – 2012) perché è una scrittura corale dove tutte le voci si riuniscono in una, quella del dolore, una voce che chiama nel deserto del tempo per trovare, anche laddove non c’è, una speranza.

Sono inciampato in Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge di Maryanne Wolf (saggio, ed. Vita e Pensiero – 2012)  perché la lettura rappresenta il vero momento evolutivo e creativo dell’uomo verso la civiltà.

 

Schubert: omaggio per versi e prose (con una nota di Maddalena Lotter)

Ritratto di Schubert a sedici anni (Vienna, Museum der Stadt)

Leopold Kupelwieser – Ritratto di Franz Schubert da giovane

GUY DE MAUPASSANT (da Forte come la morte)

Quando Annette ebbe terminato la sinfonia campestre di Méhul, la contessa si alzò, prese il suo posto, ed una melodia strana si propagò sotto le sue dita, una melodia nella quale tutte le frasi sembravano lamenti, lamenti diversi, mutevoli, numerosi, interrotti da una sola nota che tornava continuamente, cadendo in mezzo ai canti, scandendoli, spezzandoli come un grido monotono, incessante, insistente, l’appello implacabile di un’ossessione.
Ma Olivier guardava Annette, seduta di fronte a lui, e non udiva nulla, non comprendeva nulla.
La guardava senza pensare, saziandosi della sua vita come di una cosa abituale e buone, di cui fosse stato privato, bevendola in maniera sana come si beve l’acqua, quando si ha sete.
«Ebbene,» disse la contessa, «non è bella?»
Egli, risvegliato, esclamò:
«Superba, ammirevole! Di chi è?»
«Non lo sapete?»
«No.»
«Come? Non lo sapete, voi?»
«Ma no.»
«Di Schubert.»

AMELIA ROSSELLI

a Shubert*

Una melodia colore arancione aveva suonato
nelle mie orecchie così attente al solfeggio
d’un violino abbastanza netto da toccarmi
perfino quelle mie fibre nervose (il
gran cuore) che mi tiravano per i capelli
mentre danzavo con la melanconia quella
sera che non ci fu posta.

Melodia eterna e inesplosa, melodia
di sentimenti che non possono violarsi
nel segreto tombale dell’apostolo: apostolo
di cosa? – d’una quasi disperata a volte
allegra, esposizione dei vostri quadri
mentali, sentimentali e ordinari: l’amore
in una scatola ben chiusa non ebbe tempo
di chiedere scusa.

*

ADAM ZAGAJEWSKI

ELEGIA ELETTRICA

Josef Abel - Franz Schubert

Josef Abel – Franz Schubert

Addio, radio tedesca dall’occhio verde,
pesante scatola fatta – pressappoco –
di corpo e anima (le tue lampade ardevano di
luce rosa salmone, come l’io profondo
in Bergson).
Attraverso lo spesso tessuto dell’altoparlante
(il mio orecchio si incollava a te come alle
grate del confessionale), un tempo bisbigliava Mussolini,
urlava Hitler, Stalin calmo spiegava,
sibilava Bierut, Gomulka teneva discorsi senza fine.
Ma nessuno, radio, ti accuserà di tradimento,
no, l’unica tua colpa era l’obbedienza
assoluta, la tenera fedeltà ai megahertz:
chi arrivava era ascoltato, chi trasmetteva –
ricevuto.
Eppure so bene che soltanto
con i Lieder di Schubert attingevi
alla massima, smeraldina beatitudine.
Per i valzer di Chopin il tuo cuore
elettrico batteva con forza e dolcezza e il tessuto
sull’altoparlante si sollevava come il petto
di giovani innamorate nei romanzi di un tempo.
Altra cosa le notizie – soprattutto se
trasmesse da Radio Europa Libera o dalla BBC;
il tuo occhio diventava inquieto e la verde pupilla
si restringeva e dilatava, come se
fosse sotto l’effetto di dosi diverse di atropina.
In te abitavano folli gabbiani, e Machbet.
Di notte si raccoglievano nelle tue stanze
segnali persi. I naviganti chiedevano soccorso,
piangeva una giovane cometa rimasta senza testa.
Ho accompagnato la tua vecchiaia – l’annunciavano
la voce rauca, frasi spezzate, e poi scoppiettii (la tosse),
la cecità infine (l’occhio marino si era spento),
e un sordo, sordo silenzio. Dormi serena,
radio ex tedesca, sogna Schumann
e non ti risvegliare al canto del prossimo gallo dittatore.

*

ADOLESCENTE

Franz Schubert, un adolescente
di diciassette anni, scrive la musica
per il lamento di Gretchen, sua coetanea.

Meine Ruh ist hin, mein Hertz** ist schwer.
Il grande cacciatore di talenti, la morte, subito
gli riserva una benevola attenzione.
Manda inviti, uno dopo l’altro.
Uno. Dopo. L’altro. Schubert domanda
comprensione, non vuole presentarsi
a mani vuote. L’invito non si può declinare.
Quattordici anni dopo si tiene
il suo primo concerto sull’altra sponda.
Perché la limpidezza uccide? Perché la forza acceca?
Meine Ruh ist hin, mein Hertz ist schwer.

*

FRANZ SCHUBERT, CONFERENZA STAMPA

C. G. Klimt - Schubert al pianoforte

Gustav Klimt – Schubert al pianoforte

Sì, ho vissuto poco, sì, ho amato,
sentivo crescere la luce, sotto
le dita nascevano scintille.
Sì, ho avuto poco tempo, non sapevo
quanto, compativo Gretchen, chi muore
giovane e chi ama infelice.
Sì, la fiamma non era muta, sì
correvo per i boschi ghiacciati,
incalzato da neve, stelle gialle,
dall’estraneità dello stile; no, non la polizia,
chissà se era il diavolo. Non esisteva l’epoca,
solo l’erba verde, i frassini, gli oggetti
immobili, le libellule negli stagni,
non esisteva l’epoca, ma un pavimento di legno,
sedie taciturne, sì, Vienna,
lo stesso gusto del caffè,
i colombi sui davanzali. No,
non avevo previsto la Primavera dei Popoli,
non so, non ricordo, è una domanda
troppo personale. No, non conosco
la musica di Wagner. Se possiamo
capirci? Rammarico, e persino invidia,
non so se il destino, un guanto,
i fiocchi di neve così delicati se
non diventano tormenta.
Gli occhi verdi di quella ragazza.
Il destino per me era troppo grande, come una tenda,
il mio cuore palpitava maldestro
nelle stanze enormi. Sì, il talento,
piccolo amaro chicco di caffè sgranocchiato.
No, avevo paura, tutto mi si rovesciava addosso,
eserciti di mercenari mi assalivano,
ah, signori, come potete
paragonarmi all’ammiraglio Nelson,
no, le ombre si ingigantivano, i bisbigli
rimbombavano come campane nelle cattedrali,
le parvenze latravano, sì, lo riconosco,
talvolta mi sbagliavo, non potevo sapere
di essere Schubert, lo stavo diventando,
cercavo una strada, un colore, perciò
non potete conoscere me, ma solo l’eco.
Sì, sono passato da quello stretto dove
il dolore si muta in cannone,
sì, i boschi verdi per l’esternità e l’amore
mai corrisposto, la gioia
dell’indifferenza, volevo dire
la felicità di esprimersi, a metà
strada tra la vita e la morte,
proprio a metà strada, sì, qui
giungono ancora le grida di coloro che danzano,
ma condensate nella gelatina della memoria.
Non voltare la testa, non sbagliare direzione,
sì, certo, la vita non si racchiude
nel canto, in una piccola arca di Noè,
sapete signori, non persone
solo generi, non fiori solo esemplari,
non profumi solo nomi, e noi
abbiamo vissuto selvaggi e rigogliosi come un prato,
con le gramigne e il vento, con il tarassaco e l’anemone,
nell’immenso plurale di colori e aromi,
muti e appassionati, obbedienti alle richieste
di messi trafelati, nelle nozze,
nel peccato e nella preghiera, di sera
e di mattina, nella noia e nel riso,
perdurava la danza eterna, a maggio, a giugno,
quante cose accadevano, angoscia e gioco,
dita ferite, labbra aperte,
baci veri o baci solo
in sogno, tracce, spighe,
il tuo sguardo, la veranda, il silenzio
e il nulla, la porpora d’autunno, sì, tutto
ricordo, le allodole sui lunghi fili,
i papaveri, i boschi di noccioli, in città i caldi mattini,
le voci smorzate nel crepuscolo, e la notte –
una scatola in cui i bambini nascondevano
i tesori, il sonno e la veglia, Venere
nel cielo, pallido, che trema per il freddo.
Sì, ora è persino meglio, nel canto,
solo due labbra che parlano fra sé,
accanto il pianoforte nel suo smoking lucente,
sì, ora sono stanco, no, questa
non è una rimostranza.

*

HENRY JAMES (da Ritratto di signora)

 Eseguiva qualcosa di Schubert (Isabel non sapeva che cosa, ma riconosceva Schubert), con un tocco tutto suo. […] «Spero che lo zio stia meglio» aggiunse. «Direi che udire questa bella musica non potrà fargli che bene». La signora sorrise e precisò: «Temo che ci siano momenti, nella vita, in cui perfino Schubert non ha nulla da dirci. Dobbiamo ammettere, però, che sono i nostri momenti peggiori». «Allora io adesso non sono in uno di quelli» disse Isabel.

*

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FRANZ SCHUBERT E IL DIRE POETICO (di Maddalena Lotter)

Chi è stato Schubert (1797 -1828) nel panorama storico-musicale dell’Ottocento? Il concetto di romanticismo (musicale), soprattutto in Germania si realizzò nel recupero di un forte legame tra parola e musica: le teorie di Schumann a questo proposito sono indicative di una ricerca intellettuale del compositore che giustifica la fioritura di quelli che vengono detti ‘musica a programma’ e ‘poema sinfonico’ (Berlioz, Liszt); da un lato quindi vediamo un romanticismo che si esprime nei lavori orchestrali, secondo quell’amore per la grandezza tipico dell’estetica romantica; dall’altro invece si realizza l’attenzione per il piccolo organico: il Lied, il canto, la voce e il pianoforte, lo strumento più indagato nell’Ottocento. È qui che si inserisce maggiormente la produzione di Franz Schubert, considerato l’iniziatore di questo genere musicale. Per i suoi testi, Schubert fece ricorso alla lirica tedesca del suo tempo, quindi a Goethe, a Schiller e Heine. I due grandi cicli di Lieder, composti secondo un filo narrativo, sono Die schöne Müllerin (‘La bella mugnaia’, D. 795, 1823) e Winterreise (‘Viaggio d’inverno’, D 911, 1827); è chiaro che l’unione tra la voce e il piano tende a creare una fusione in cui melos e armonia dialogano fluidamente, così che anche il pianoforte gioca un ruolo fondamentale nella rielaborazione del materiale tematico e nella definizione dei modi maggiore e minore, che sempre in Schubert significano un rapido mutamento di stati d’animo. La morte, del resto, è la riflessione intorno alla quale ruota tutta l’opera liederistica schubertiana, tema che sarà ripreso successivamente da Gustav Mahler, non solo nei lieder, ma anche nelle sinfonie, passando dall’indagine della morte all’angoscia esistenziale di cui Mahler è impregnato. Laddove Beethoven nelle sue sinfonie indagò ed esaltò l’appartenenza all’universo, Mahler (l’altra faccia del romanticismo) si volse all’introspezione, al mondo interiore; in tal senso vi è un fil rouge che lega Schubert e i suoi successori al dire poetico, ed è proprio questa attenzione per i sentimenti più scuri dell’intimo, questo volgersi all’abisso e lì restare.
Qui il post su ‘Trockne Blumen’, diciottesimo Lied tratto dal ciclo Die schöne Müllerin.

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* sic.
** qui e oltre, sic. Pesa il mio cuore/pace non ho (Goethe, Faust, trad. di Vincenzo Errante Sansoni, Firenze 1948, p. 224.)

La poesia a Shubert di Amelia Rosselli appare in Documento (1966-1973), Garzanti 1976.

I testi di Zagajewski (Adolescente, Elegia elettrica, Franz Schubert, conferenza stampa) sono tratti dall’antologia Dalla vita degli oggetti, Adelphi 2012, traduzione e cura di Krystyna Jaworski.

La traduzione del brano di Guy de Maupassant è di Adalberto Cremonese, in Forte come la morte, Garzanti 2011; la traduzione del brano di Henry James è di Beatrice Boffito Serra, in Ritratto di signora, BUR 2008.