AA.VV.

AA.VV. Père – Lachaise: Racconti dalle tombe di Parigi

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“Penso che i morti ci siano, cioè penso che si continui a vivere anche con le persone che non ci sono più, che continuino a fare parte della nostra vita… Attraverso la memoria, attraverso la continuità dei pensieri e delle emozioni.[…] Non ho dubbi su questo… o, comunque, voglio non averne.”

(Intervista a Giovanni Raboni, Firenze, 29 maggio 2003 – fonte http://www.giovanniraboni.it)

 

Pensavo
polvere, non cenere; non
arso, pensavo, né centrifugato;
polvere: e diventarlo
a poco a poco, a poco a poco sperdere
il duro delle ossa. E che la terra
non fosse poca né tanta,
né pesante né lieve a cancellare
lo scempio della fossa.
E che la terra fosse consacrata…
E che la terra fosse consacrata
e condivisa, lotto
numerato e introvabile
d’uno dei fiochi immensi cimiteri
che da nord, da nord-ovest
assediano Milano, che ci salvano,
barricate di croci,
d’angeli mutilati, dall’orrore
di marcire in privato, in un giardino.

(Giovanni Raboni)
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Sono i miei occhi – AA.VV. (dal Laboratorio del Carcere di Bollate)

Segnaliamo, molto volentieri, anche quest’anno l’uscita dell’antologia poetica (edita da  La Vita Felice), frutto del lavoro svolto nel laboratorio del Carcere di Bollate, coordinato, ormai da molti anni, dalle poetesse Maddalena Capalbi e Anna Maria Carpi. Il volume è prefato dal Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e sarà presentato nella splendida sala Alessi di Palazzo Marino, sabato 16 giugno. Un esempio di quella che dovrebbe essere la funzione rieducativa del carcere, un’occasione per i detenuti di esprimersi e raccontarsi in versi, un’opportunità importante anche per chi legge

GM

Voci  di Najib El Haddaoui

Sono i miei occhi senza pace
che più mi tormentano
ma è sufficiente udire
la molteplicità delle voci
in questo risiede la pericolosità.
L’uomo di latta recupera il cuore
solo allora
le voci, ridotte al silenzio
da spiriti maligni
intrappolati dalla bottiglia
volano via.
Così è come oscurare
i colori della realtà
e adattarla al bianco e nero.

Come brace se ci cade l’acqua Lorenzo Giupponi (premio Marina Incerti 2011)

Che qualcuno
bussi alla porta, questo vorrei
e che non sia soltanto il vento.
L’amore tarda a venire
e il mio cuore si spegne
come una brace se ci cade l’acqua.
Mi turba la lontananza di lei
e nelle tempie cadono gli occhi
come pietre di fuoco,
le vesti di lei sono il fogliame
che copre la nudità
del mio pensare.

L’invisibile di  Sabina Negut

L’amore vede ciò
che è invisibile.
Pochissimi sono gli spiriti
a cui è dato scoprire
che le cose e gli esseri
esistono perché
non dominano
e non si lasciano dominare
L’umiltà è soprattutto
una qualità dell’attenzione.

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qui il link per leggere un estratto della prefazione:

Sono i miei occhi – prefazione

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Sono i miei occhi – acquista

ORCHESTRA – POETI ALL’OPERA – N.3 – AA.VV.

ORCHESTRA – POETI ALL’OPERA – N.3 – AA.VV. – ED. LIETOCOLLE 2010

Cosa fa funzionare un’orchestra? Qual è il codice che regola il flusso di note che arriva da ogni singolo strumento e lo fonde agli altri? Le risposte sono varie. La scelta dei musicisti , l’arrangiamento, un direttore di classe, i brani da eseguire. Quando tutti questi elementi sono sul palco, scatta l’armonia. Questa antologia è lo spartito giusto. Dieci poeti all’opera. Diversi per stile, provenienza, età, argomenti trattati . E’ interessante la scelta di Lietocolle di  seguire l’evoluzione di poeti che ha pubblicato negli anni scorsi, così come è corretto chiamare un curatore (direttore in questo caso) del calibro di Guido Oldani.

Oldani nell’introduzione al libro, avvicina questa orchestra a quella Vivaldiana sia per numero di autori, sia per gli strumenti adottati “costituita di soli archi e legni”. Ed è vero. I poeti che leggiamo in queste pagine, sono viole, violoncelli, violini, arpe. C’è una bella alchimia. Lo stesso Oldani sottolinea, inoltre,  la felice terra di mezzo dove si  muove la poetica degli autori antologizzati, “lo stile libero” lo definisce. Fra un canone del passato sovvertito ed un canone di scrittura nuovo che ancora non prevale.

Vince la poesia, evidentemente. Paga la scelta della diversità. I dieci autori qui raccolti, forniscono una splendida prova, colpendo a fondo il lettore, ognuno col proprio stile. Chi in maniera più analitica chi più sintetica, chi più ironica, chi più dolorosa. Chi usando un linguaggio più diretto, chi ricorrendo più spesso alla metafora, chi al dialetto. Il risultato finale è ottimo, l’antologia funziona, perché è fuori dagli schemi delle antologie, proprio perché uno schema ce l’ha. Propongo in lettura una breve selezione dei testi.

@ gianni montieri

 elenco autori: Alessio Alessandrini, Martha Canfield, Maddalena Capalbi, Maria PIna Ciancio, Salvatore Contessini, Antonio Fiori, Vincenzo Mascolo, Augusto Pivanti, Margherita Rimi, Anna Toscano

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ALESSIO ALESSANDRINI

FOTOGRAFIA

Dirsi “A domani”

è un po’ come dire “Ti amo”

creare un sottile riparo

mentre intorno la pioggia

allarma, ed alluvionano le

tante parole innescate.

Il cuore duplica lo sforzo

votato alla pulsione plurale

e ci apparecchiamo al Noi,

al giorno in cui saremo

mattoni impastati per nominare

la Casa. Tutto nel silenzio

trama alla fiaba

che abbiamo imparato

e ora all’orizzonte è

in rada. Due corpi

siamo, solo uno

esposto nell’abbraccio

certo che vulnerabili

ci inquadra.

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Venezia, strana città – AA.VV.

Venezia, strana città. AA.VV.  – Cicero Editore , 2010

Venezia è una città inclinata, dove ogni cosa si mantiene in equilibrio appoggiandosi ad un’altra. Per questo non cadrà mai

(Riccardo Petito)

Prendete una quindicina d’autori,  date loro un argomento . Fate in modo che questo argomento, su cui scrivere, sia una città. Che questa città non corrisponda propriamente ai canoni standard. Levatevi lo sfizio di non far sapere a ogni autore ciò che  scriverà l’altro. Potrebbe venirne fuori un bel progetto, un libro addirittura. Il libro di cui vi parlo è nato così. Grazie a qualcuno che ha  avuto l’idea, la spinta propositiva e la volontà di portarla avanti. Questo qualcuno è Fabrizio Olivetti. Grafico, veneziano e art director del Comune di Venezia, ecco come introduce il libro:

Immaginare una propria Venezia, noi ci abbiamo provato: un grafico, un filosofo, un tipografo, scrittori, giornalisti, professionisti e professori. Qualcuno non è della città, nessuno sa quello che hanno scritto gli altri, non tutti si conoscono tra loro. . .  A questa raccolta abbiamo dato il titolo di << Venezia, strana città>>. Ma può essere che gli strani siamo noi. Buona visione.

Buona visione perché il libro è composto da  testi e illustrazioni. I brani che compongono il libro non si possono definire né racconti, né saggi brevi, né lettere. Almeno non nella maniera più tradizionale. Sono domande, risposte, critiche, dichiarazioni d’intenti e d’amore. Sono attese, ricordi, mugugni e carezze. Sono tutti molto differenti fra loro.

Guido Moltedo ad esempio, apre il suo racconto  “Venezianità” con un’affermazione che implica una critica profonda:

A Venezia i veneziani non ci sono. E non è solo colpa dei turisti che li sopraffanno e sommergono la loro città, come le alte maree che di tanto rinnovano la diffusa e consolidata apprensione – un classico stagionale – per una città destinata a sprofondare e che invece sta sempre lì gagliarda (e in questi allarmi si legge la preoccupazione per la sorte del suo patrimonio artistico più che dei suoi abitanti.

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