A27 poesia

I poeti della domenica #256: Fabio Pusterla, “Brasé” #1

pusterla cenere

1

 

Qui si pone il problema del fuoco.

Della memoria del fuoco
che ovunque parla nascosto. Ciangotta nell’erba?
Nelle felci? Nella terra rossastra su cui
salgono svelte betulle, si allargano castagni?
Foglie autunnal, fiamme verso il cielo, scintille.
Fuoco scomparso, fuoco sempre qui.
Sera bigia di luci assorte.

Spento o invisiibile, sceso sotto la soglia dei giorni
– allora arde più loco – resiste forse ancora in antichissimi
anfratti o caverne: albo segnare lapillo, e cose del genere
(cose di cenere). Qui si pone e si pone il problema del fuoco.
(Di vita o di morte?)

Che non doveva esibirsi o divampare. Che era fuoco
di carbone e di terra, fuoco nero profondo
a bruciare nel tondo mistero.
Sotto mucchi di torba di muscio di foglie
sotto mentite spoglie covava consumando
e mantenendosi forte, silenzioso e altero.
Robustoso e forte.

 

© Fabio Pusterla, Variazioni sulla cenere, Amos Edizioni, 2017

I poeti della domenica #255: Fabio Pusterla, “Cenere, o terra” #12

pusterla cenere

12

 

Cenere, o terra? Luce, semplicemente,
trama di luce che si arresta per un attimo
nell’onda dei capelli traversati dal vento.

In controsole, nell’ultima
sferza del giorno, mentre non distanti
pecore trotterellano nei prati, sottomesse
alla legge dell’erba e dell’ora,
verso la sera che cala, il sonno dolce, la vita
che continua. Come nei tuoi capelli,
anche in loro la luce si accende
e si attenua e perdura.

Sul sentiero rimangono detriti,
tracce sparse che hanno il colore
di cenere persa, di calore
depositato sulla terra. Ora possiamo
ritornare lentamente verso casa. Lo sterro
si modella in collina, i nostri nomi
sono stati scolpiti sul legno,
un cammino si è compiuto.

La strada che prosegue fa un po’ meno paura.

 

© Fabio Pusterla, Variazioni sulla cenere, Amos edizioni, 2017

Fabio Donalisio, Ambienti saturi

Fabio Donalisio, Ambienti saturi, Amos Edizioni, 2017, € 12,00

 

da Vestibolo

 

puoi non vederla la loro paura,
ne hai facoltà; l’alternativa al ribasso
è sempre concessa (la dicono
libertà, anzi, addirittura) ma
paura rimane, sempre la stessa
sempre più pura, e viva

 

*
chi sei? non lo so, dice, nessuno
forse e se qualcuno quello sbagliato
non quello che cerchi tu, quello
che non c’era o comunque non
c’è più

 

*
potrai sempre dire, senza fallo, che
non c’eri; che non eri vivo – che non
eri nato – ieri. che il delitto è senza
testimoni tanto i ciechi di vedere
ci hanno fatto il callo: intanto
il silenzio sarà fatto salvo per un giorno
ancora – e la tua unica parola detta
finirà in mora, dimenticata in fretta
fino al prossimo quando meno
se lo aspetta

 

da Cucinino

 

in eco

guerra è la parola, l’unica e sola
(una volta rimava – fatale – con
terra ma terra è una cosa dei tempi
remoti, dove il bilancio dei pieni
e dei vuoti viveva – voleva – i pregi
violenti del (sostanziale) pareggio
ora, è soltanto peggio

 

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