Girotondo otto – al g8

Hieronymus Bosch - The Garden of Earthly Delights - The exterior (shutters)

Come girano mordendosi le code

 uno con l’altro cappelli e pulci!

 Sembra il circo della mia infanzia

quando mia madre mi teneva la mano

 davanti ai pagliacci, Che paura!

Dopo si deliziava nel ruolo di mamma scimmia,

scrupolosa e intenta cercando uova viaggianti

 sui nostri capelli lucidi e fluttuanti,

 ancora legati al funambolo di scena!

 Ed ora? come me tutti cresciuti

assisto al penoso girotondo

di grandi miseri della terra

che spostano corte e cortigiani altrove,

 dove neanche la terra c’è più,

fragorosamente crollata nel potere del cemento!

Chi mai li ha voluti i loro banchetti sull’isola

liberata da armamenti e sfoggio di belligerante attesa!

 Chi si è ingannato ed inganna nel rivendicare le ossa di fine pasto,

 si accontenti ora di colonne infami che bucano il cielo a quadretti,

cemento e ferro, e sempre fame, immobili nel tempo,

al posto di secolari querce.

E continuano a mordersi la coda e le mani,

magari il ventre sempre colmo,

 rivendicando possesso ancora,

 tacendo sull’isola che di granito è fatta,

di vento e ginestre, di marea che avvicina e porta via!

 I potenti si divorino pure,

 gli indigeni compiono riti di ringraziamento agli dei dispettosi.

Poesia Dorsale

La Poesia Dorsale è un “esperimento” fotografico-letterario nato da una idea di Silvano Belloni (fotografie) e Antonella Ottolina (poesie). Ogni singola poesia è stata costruita utilizzando i titoli che appaiono sui dorsi di svariati libri, ognuno dei quali – messo l’uno sotto l’altro – rappresenta un verso. Una idea originale che emana bellezza. Ma, come si chiedono gli autori, “La bellezza salvera il mondo? Nel labirinto dell’ intelligenza la verita’ non serve a niente”.

Per fare tana

Per fare tana
dentro me stessa
una me stessa di lan(i)ata
in corpo rata con milioni di altri
soli alla fermata
corrente nel rebus dell’insensata p(r)osa

– conosci nella vita te stesso. –

Ma quale? E dove mi cerco?
Me, me stesso? Lo cerco come un altro?
Steso tra l’inizio e ciò che non so ho
già in corpo la fine
una pneumatica algebra di respiri e
compilate azioni logiche di topo-
grafie di pazzi.
Pa(la)zzi per ronde manicomiali
esecrate gesta altergo
di un alter ego che si riformula in scopie del niente.

Niente è
ciò che viene
detto
è la parola so(g)l(i)a
una frantumazione di qualcosa che copre il corpo
che lo brucia in-cene-rendo
un pasto consumabile.
Giochi
pretesti
summe te-o
logie di post-azioni
referendum elettor(e)ali
di uno sperpero continuo
all’interno di un fallo che si erge a maestro.

Non c’è altro?
Delirio la caduta è
senza fine?

In utile l’ inizio?

P(r)osa dio?

E l’essere un grumo
di fum(m)o?

.

f.f.- 12 gennaio 2010

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