Andrea Cati – eppure io mi innamoro – edizioni akkuaira – 2010

 

Andrea Cati - Eppure io mi innamoro
Difendimi

 

.
O se vivere è appassire
custodisci la fuga del tempo
liberando allo spazio un pigmento
l’arsa condizione della campagna
la primavera che non tarda
il volo, il tratto, la sagoma di un lancio
la caduta di una pietra nello sguardo.
.
Il laccio che ci lega a questa sponda
la marina illuminata e l’onda che non tiene;
a notte solo ricordi, una mano nei capelli
e la riva sui polpacci, il mare che tradisce
riconquista l’epidermide, le fessure
di un torace a cielo aperto: la sede
indimostrabile di un organo.
.
Difendimi dal pianto di una vita
perché sono una casa divisa da stanze
corridoi lungo i perimetri delle stagioni
cucine sfatte di pranzi e visi, odori
come tarli avvitati ai tavoli, muscoli
che esplodono per non appassire
non dimenticarti, quando sono lontano da te.
.
*
.
Poesia per Viareggio
.
.
Si può deragliare, è permesso evaporare
in una notte nei gas d’inizio estate
all’estremità del seno d’Italia.
.
Ho visto una signora con i capelli
arrugginiti dalla morte, con un paio
di scarpe tra le dita, gridare solo all’alba
la separazione. Era lo stesso identico treno
lo sguardo che aveva una voce esplosa
tra le cantilene del vicinato, tra le melodie
dei suoi due figli.
.
Ci restano le prove, i commenti, le accuse
per abbozzare la statura, il foro che trapassa
ed apre quel capezzolo in una cascata
di domande, sotto le nostre labbra
in attesa che si compia il miracolo:
la venuta di una goccia a capovolgere
il dolore in una scia di ricordo, la ferrovia
in una promessa a queste rotaie di lacrime.
.
*
Sono stato a sud, tra le fauci del mio passato
a rimodellare i costumi, le parole.
Ho servito tutte le tti per penetrare a fondo:
sono stato martello che spacca la terra
tentativo rabbioso di partorire altro
da questo grembo.
.
Eppure io mi innamoro, divento sempre più duro
rivedo il tempo in ogni casello, nel ritirarsi dei colli
tra gli ulivi piegati dalle folate di questo dolore.
.
Amico che non sai la forma a cui i panni ubbidiscono
avvicinati ancora a questo terrazzo aperto dal cielo
sali verso i campanili e guarda se un sentimento
simile all’amore potrà scorrere tra gli occhi
del nostro sud ammalato, prima che questo morso
rimanga parentesi, meta di una stagione, folklore
ubriaco a spasso nel nulla.
.
*

Non altro
.
Vidi questo corpo partorirsi da solo
i medici stupiti per un simile gesto. Era l’alba.
Il momento del pianto fu solo una scusa
il seno era già carico di destino e pendeva
mia madre ed i fiori, il ricordo di quella neve
caduta a gennaio.
.
Imparare a camminare fu semplice
imparai a correre
a sollevare gli umori cantando
leggendo la forma degli animali
il primo profumo di donne
entrate in me per caso.
.
Ciò che davvero complicò la vita fu innamorarsi
cedere la propria forza, stordirsi al movimento
delle sue mani mentre suonavano il piano
mentre cadevano come foglie
ad incendiare la mia breve esistenza.
Esplodevano gli ormoni, i peli, la lingua
i piedi ed i capelli, crebbero senza sosta
fino a dire che sono un corpo umano.
Un umano tra tanti. Uno come voi.
Non altro.
.
*

Al parco
.
Seduto a masticare il parco
tra zanzare ed alberi carichi come pistole
mi scontro con una donna
e due cani legati al suo cuore:
cerca gli occhi
tra la fragilità delle foglie
nel tentativo innocente di rivedere
qual è la distanza dalla terra.
.

POETARUM SILVA – L’ANTOLOGIA

AAVV – Poetarum silva – Ed. Samiszdat – Parma

 

Per acquistare il libro senza carta di credito

http://www.pchelp.it/Lara/Negozio/index.html

Poetarum Silva

Antologia di prosa e poesia

a cura di Enzo Campi

Testi di

Alessandro Assiri,  Cristina Bove, Enzo Campi, Giovanni Campi, Natàlia Castaldi, Giovanni Catalano, Stefania Crozzoletti, Glo’ D’alessandro, Luigi Di Costanzo, Gabriella Garofalo, Federica Gramiccia,  Vincenzo Mancuso, Luciano Mazziotta, Silvia Molesini, Arturo Moll, Gianni Montieri, Andrea Pomella, Anna Maria Salvini, Antonella Taravella, Antonella Troisi.

 

Cristina Bove

 

Allora ti avvicini con la bocca

alle cose sentite dire altrove

che non sono le tue

raccogli cenci

spolveri le travi 

– i ragni li farai infelici –

e se pronunci ancora altre parole

otterrai sei monete e due lustrini

di fandonie sgargianti
 

tu non conosci decerebrazione

l’essere solo corpo

– il pesce anfiosso –

il suono delle cellule che cade

transitorio

giù per accenti tonici

emerge da cunicoli

deflagrando crisalidi

– l’atropa sfinge –

separata ristagna e si nasconde

sotto lemmi e cifrari

l’anima mia

per un destino d’ali.

Giovanni Catalano

 

Quando dei volti amati

si perderanno i tratti e resteranno

le stanze senza musica

o nella cenere delle mansarde

le borse di pelle

piene di carte di giornale

accartocciate,

i due cappelli di lana,

un vecchio abete artificiale.

Nemmeno noi

che di questa vita

abbiamo amato gli angoli

e nella notte gli altri

poco prima di svegliarsi.

Persino noi,

la stessa distanza.

Piegati in due

a far combaciare i lembi

tra l’indice e il pollice

e un passo contro l’altro,

in due, in quattro, in otto.

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Daìta Martinez | Poesie scelte.

(delirio anulare)

– periferica assonanza del commiato –

incurva e scarmiglia polito incedere
giglio converso sull’altare
greve ipotesi riversa
notturno strappo schermato

(delirio anulare)

spanna questua degli affanni
empia tasca folata
suadente squarcio l’uscita chiodata
asola del devoto sacrario

– sottratto indizio schiena rammenda.

(sotto il velo di maya)

in ginocchio

dei picchi smagliata cecità
di latta giace sottana fugata

sfrangiata

al gesto prossimo
sulla piega degli ulivi

acerba

altura
di l’una

mistico
candore

del ruscello

epitelio d’arabia
colata dottrina all’imbrunire

(sotto il velo di maya)

e il rimmel
spremuto sulla siepe.

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Ho sognato

 

di avere il palmo delle mani disegnato

rughe difformi mosse dalla pioggia

e pianti di volti che non colgono

neppure un battito di albero

potrà farsi alito

emergere dall’esilio interiore

di carta straccia sarà l’impronta

l’ultimo sguardo lasciato a guardarmi

Susan Burnstine

LA BELLEZZA E LA ROVINA – Poeti al Garraffello

Un reading di poesia con l’intervento di musicisti, la proiezione di un’intervista a Edoardo Sanguineti realizzata da Ciprì e Maresco, la mostra “La Parola Fotografata” realizzata da Francesco Francaviglia sui poeti siciliani e la presenza di Radio Cento passi (erede di Radio aut di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia per la sua irridente e creativa lotta contro i boss) venerdì 2 luglio dalle 20.30 in poi a Piazza Garraffello, fra le rovine della Vucciria di Palermo, ma senza la spazzatura che solitamente circonda e riempie la bella fontana cinquecentesca del luogo, perché faranno una pulizia straordinaria gli abitanti della zona. A fondale dello scenario, la scritta “Uwe ti ama”, tracciata sui muri sbrecciati dall’artista austriaco Uwe Jaentsch, che da anni opera nel luogo e vi ha realizzato interventi che, sottolineandone il degrado, al tempo stesso ne esprimono la potenzialità. L’iniziativa è di un gruppo di operatori culturali, che hanno messo assieme forze e volontà di fare e, a titolo gratuito e coinvolgendo il quartiere, ha già realizzato un evento simile per la Giornata mondiale della poesia in un altro sito palermitano, recentemente recuperato ma rimasto inutilizzato (il Comune non vi ha previsto nessuna attività, sebbene sia uno spazio ideale per eventi culturali), il giardino di Piazza Fonderia. Parteciperanno i poeti Roberto Deidier, Nino De Vita, Francesca Traina, Biagio Guerrera, Nicola Romano, Margherita Rimi, Mara Librizzi, Luciano Mazziotta, Sebastiano Adernò, Giovanni Catalano, Francesco Balsamo, Francesca Pellegrino. Quelli di loro che non vivono a Palermo, verranno a loro spese, nello spirito della manifestazione, senza finanziamenti e senza scopi di lucro, testimonianza di indignazione attiva per l’incuria e la rovina che condannano a morte luoghi ricchi di storia e di arte e di fiducia nel potere delle parole e della bellezza.


PROGRAMMA

– SCHERMO
Omaggio alla memoria di Edoardo Sanguineti
Proiezione dell’intervista al poeta realizzata nel 2000 da Daniele Cipri’ e Franco Maresco

– MUSICA
Angelo Di Mino , violoncello

– POESIA
Giovanni Catalano, Nicola Romano, Francesca Pellegrino

– MUSICA
Toti Basso, chitarra

– POESIA
Roberto Deidier, Francesca Traina, Biagio Guerrera

– SCHERMO
Videoproiezione della mostra “La Parola Fotografata”realizzata da Francesco Francaviglia sui poeti siciliani

– MUSICA
Giovanni Mattaliano, solosax
“Come gli alberi sotto la neve” di Giovanni Mattaliano

– POESIA
Mara Librizzi , Nino De Vita

– MUSICA
Giampiero Riggio , chitarra e voce

– POESIA
Luciano Mazziotta, Sebastiano Aderno’ (al sax Corrado, La Marca), Margherita Rimi

– MUSICA
Salvo Compagno e Daniele Schimmenti, percussioni

23.30 DJ SET:
ABnormal ( elettronica, independent,pop?, nupop )
and more….

Presenta la serata Fosca Medizza

Bookshop a cura della Libreria MODUSVIVENDI

Organizzazione e promozione:
Patrizia Stagnitta, Associazione Mezzocielo
Rosanna Pirajno, Fondazione Salvare Palermo
Beatrice Agnello, Associazione culturale Gli Amici di Oblomov
Fabrizio Piazza, Libreria Modusvivendi
Antonio Saporito, Amici di Garage
Fosca Medizza,
Maria Giambruno, Cnn Piazza Marina & dintorni
Terremoto Jek
Dario Panzavecchia – ABnormal

Ufficio Stampa:
Beatrice Agnello (beagnello@libero.it, cell. 338.8632095)
Fabrizio Piazza (pessoa72@hotmail.com, 091.323493)

I Promotori ringraziano sentitamente tutti gli intervenuti, i poeti e i musicisti che partecipano alla manifestazione a titolo gratuito, i poeti venuti da lontano a proprie spese, i professionisti, gli amatori, gli amici che si sono prodigati nei diversi ambiti organizzativi, tutti coloro che hanno mostrato fattivamente interesse e passione, e condiviso entusiasmo ed energie per una iniziativa pensata e realizzata con amore per l’arte e la poesia. Con molte scuse per le inevitabili pecche.

Si ringraziano inoltre: Roberto Deidier, Maria Attanasio, Laura Imondi, Franco Maresco, Pippo Bisso, Shobha, Chiara Maio, Emilia Maggiordomo, Flavia Schiavo, Cettina Musca, Anna Sica, Ida Tedesco Zammarano.

Poesia nei Pressi di Palermo

 

Sabato 19 Giugno. Ore 21.30. Castello dei Ventimiglia. Castelbuono. Palermo.

 

LA NOTTE DELLA POESIA

La Fondazione Antonio Presti – Fiumara d’Arte ha scelto di donare a Castelbuono l’evento La Notte della Poesia.
Il gesto vuole confermare il percorso di collaborazione e di sviluppo tra Fiumara d’Arte e il Parco delle Madonie e sigillare il rapporto di collegamento non soltanto territoriale ma soprattutto artistico e culturale.
Il mecenate Antonio Presti ha espresso il desiderio di aprire nuove collaborazioni con quei Comuni delle Madonie che hanno dimostrato attenzione e rispetto verso l’Arte.
Per questo, oltre agli eventi culturali, saranno progettate nuove sculture monumentali che, dai Nebrodi alle Madonie, amplieranno il parco Fiumara d’Arte.
Le Madonie, grazie alla nascita di nuove opere d’arte, potranno così acquisire un valore aggiunto di inestimabile importanza.
La Notte della Poesia, che coinvolge grandi poeti nazionali e siciliani, è preludio e parte essenziale del Rito della Luce.
E’ nelle intenzioni della Fondazione Antonio Presti – Fiumara d’Arte la volontà di ritualizzare l’intera manifestazione, e il Castello dei Ventimiglia potrebbe essere il luogo dove celebrare eventualmente ogni anno il grande evento dell’Offerta della Parola.
Ad accompagnare questo percorso di rinascita sarà la sacralità della parola.

Sabato 19 giugno a Castelbuono, dalle 21.30 alle 24.00, si celebrerà La Notte della Poesia.
Il Castello dei Ventimiglia accoglierà nelle sue stanze il dono della parola pura, offerto dai grandi poeti a tutti i visitatori.

Poeti:

Antonella Anedda, Maria Attanasio, Franco Buffoni, Iano Burgaretta, Gabriella Canfarelli, Giuseppe Condorelli, Sergio Costa, Miguel Angel Cuevas, Nino De Vita, Roberto Deidier, Antonio Di Mauro, Gabriele Frasca, Bruno Galluccio, Aldo Gerbino, Milli Graffi, Andrea Inglese, Iolanda Insana, Paolo Lisi, Giancarlo Majorino, Luigi Nacci, Josephine Pace, Salvatore Padrenostro, Carmelo Panebianco, Elio Pecora, Margherita Rimi, Evelina Schatz, Fabio Scotto, Francesca Traina, Patrizia Valduga, Lello Voce.

Artisti:

Bottega delle Percussioni, Chiara Burgio, Romina Copernico, Valeria Cimò, Giorgia Di Giovanni e Pierfrancesco Mucari, Tony Greco, Giana Guaiana, Antonio Maggio, Tiziana Marsala e Michele Petitto, Gil Nedjari, Giusy Parisi, Elisa Scuderi e Mirko Sollima, Siqiliah Ensemble, Alessandro Venza, Marilena Vita.

Da “Quattro Quartetti”: day three, day four, day five. Daniele Gennaro

Il terzo giorno si apre con mustacchiosi sbaffi di sole sul cuscino la finestra
Rimasta aperta per la notte il primo pensiero la letteratura accumulata sul comodino
Mia moglie dorme i figli chiacchierano ridendo sollevando pieghe rosse
Nel buio penombra assonnata con l’indice tolgo polvere dalla costa viola
Del libro.

Quello che vede o intravede il poeta sporgendosi dal suo teatro celeste
Meraviglierà probabilmente anche lui che di nulla si meraviglia
Durante la vita non aveva vissuto aveva bevuto molto conosciuto uomini
Chiesto con discrezione appuntamenti a donne incontrate nei caffè di Lisbona
Con poco o nullo successo pareva un piccolo pavone spaventato dalla sua coda
Quando parlava di sé veramente togliendo il pesante cappotto della finzione
Diceva di avere un cuore freddo una freddezza dolcissima stremata però al
Servizio dell’immaginazione e dell’intelligenza la trasparenza accecava di
Precisione il linguaggio non senti leggendolo odori né fruscii di carta solo specchi
Ombre lievi rumori di acque epifanie di colori temporali nascosti dietro le nuvole
Tessuti sfrangiati brandelli piccoli pezzetti di realtà solo luminosa nitidezza.
Pensarsi fuori dai confini venire pensato in realtà alla fine credo che l’avesse
Ridotto a un’ombra perduta nel nulla un sogno sognato per procura essere tutti
E nessuno allo stesso momento intrappolato nel segmentato pallore dell’esserci
Allora inventare Caeiro ad esempio gettarsi nell’estremità negata dell’anima
Dentro gli interminabili crepuscoli dell’occidente marino luce interminabile
Svende per poco il dolore sentito ripulendo il cuore dall’autunno dalla
Mistica invadenza della filosofia una grammatica della mente e dell’occhio
Contemplare la superficie della realtà ma l’infinito ritorna con de Campos
Il fluire della natura è rabbia prepotenza del cuore ritorno dei sensi inzuppandosi
Di alberi fiori abbeverandosi ai mari offendendosi per poco farsi rissoso ambulante
Malato inebriato retorico ingorgo di letteratura tutta antica e moderna.
Le tende si abbassano le cose troppo piccole per un cacciatore d’infinito ritornano
Le frantumate malinconie afferrare un pugno d’acqua nell’istante della sete.

La gola piena del gustoso sale della vita sì ricomincio da Whitman canto il corpo
Elettrico la forma femminile la libertà la musica la potenza dello sguardo la fame
Di terra mondo limiti forzati miti abbandonati sulla riva trasparente del fiume
Il viaggio di Pessoa riassume il prima il dopo l’andar per mare il ritorno il cammino
La forma e la dissoluzione delle cose l’innaturale presenza fermata dei venti.

Il cuore traduce in stupore delicato la perfezione innaturale del sentimento provato
Il lato celeste dell’uomo la grande avventura del viaggio terrestre siderale la forza
Tenace della fuga la descrizione presente dell’utopia e della speranza.
La poesia sapete è davvero in grado di salvare vite versi scritti con la mano
Che trema nelle periferie molli delle città dove il canale prende il colore dell’erba
La faccia nel sole e gli occhi ambrati di miele che si perdono nella dolcezza infinita
Geometrica e triste degli ultimi versi di Caproni.

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LA DERIVA DEI CONTINENTI (I am the Walrus)

Non mi uccideva da bambina l’idea di essere minuscola senza possibilità di appello. Piuttosto, allontanava l’ossessione. Quieta, cantavo.
“La mia eternità è fatta di poche ore, le persone sorridono.
Appartengo, io appartengo all’aria che mi accoglie”.

[I am he
as you are he
as you are me
and we are all together]

ti chiedo se infine esploderanno i corpi, le nostre parole
(hanno la consistenza delle nuvole)

lettere spaesate rimangono appese, affamate
di deboli significati

ti chiedo di questa paura di consumare i vuoti coi silenzi
un tempo era sacro l’obiettivo:
io, l’albero
tu, la radice
noi, la terra
voi, il resto del cielo

[umana pangea]

così non è ora – non più
è deriva, miei amori – separazione

lenti raggiungiamo i posti assegnati

(stefania crozzoletti, inedito 2010)

Silvia Rosa – DI SOLE VOCI

 

 

LABIRINTO

 E non ne esco
da questo labirinto
fosco di pensieri

mi si dissolve il corpo
in sguardi tremuli
che ricadono nell’occhio

e non vedono
che il riverbero convulso della pelle
quando si snuda

lentamente
da ogni buio sgraffio
e veste inerme

il velo lucido fecondo
dell’essere
-me stessa-

fino all'(e)stremo
sul precipizio del Mondo
-oscena- tesa

una vertigine di Luce
accesa
nella carne.

 

 COME UN SEGNO NERO A MARGINE

 

 Ha una forma irregolare
il dire
quando gli spigoli improvvisi
del Tempo
scontornano parole
e tace lo schioccare vorticoso
della lingua sul palato
come un frullare d’ali
a misurare -stanco-
il perimetro del Vuoto.

Ha un movimento in girotondo
ogni lemma, prima dello schianto,
prima di precipitare
in coincidenza del Silenzio
incrinandosi nel centro
e più dentro, nel profondo,
fino all’origine di Senso.

Il mio Corpo cede peso all’Anima
e cambia di significato e di sostanza
nello spazio del discorso
si appunta come un segno nero
a margine,
nel bianco di una pausa

muto, fugge la distanza
-annullandosi-
si fa Eterno, senza Verbo, sconfinato. 

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DELIRIO DELL’EBBRO DI SOLE

Butta, cielo, butta.
Infierisci con tutta la forza che hai.
Rovescia quello che hai in serbo
per l’anno a venire.
Colma le strade di bianco
e rendici muti dal gelo.
Ricorda a tutti cosa sai fare
nei mesi d’inverno.
Mostra i muscoli delle tue nubi
e invadi la terra
che ormai secca ogni cosa.
E facci rimpiangere quando sei terso d’estare
e l’aria che porta i profumi cotti dal sole.

nei mari, sui mari, dei mari morti

L’amore è una sciocca pretesa
le anime, in fondo, saltellano
e ridere o piangere è identico
nei mari, sui mari dei mari morti
le anime, bagnate, oscillano a colpi
saprò trovarti quel vago vento sacro
sbagli però se pensi che potrà asciugarti
l’amore è solo un’isola di donne e di bambine
e favole lebbrose dolci salpano dai suoi porti
le anime sanno assorbire quelle folte piaghe
eppoi cicatrizzarle sotto gravidi raggi di sole brillanti.
Non si ricorda niente del fascino immortale che vinceva
in te l’aggrovigliato battito di te fuochi grossi celesti
dell’altalena d’inverno tutte le lievi cicliche parole
ed un solo millesimo di fini strette sbocciate al secondo
le anime non ricordano, ferme sui porti a tessere le stelle
le chiuderei volentieri negli armadi vuoti di molte nostre case
ma non ricordano, gravide di (morbide linee trasudanti sulla pelle)
le hanno li, così, calde gomme di lue, d’amore, pacchi di secche foglie rose.

“e la disobbedienza sia nostro privilegio” (post di natàlia castaldi)

Freedom

con questo verso, che chiude una bellissima poesia di Ana Rossetti, rimando all’articolo pubblicato oggi su “La dimora del tempo sospeso”.

Basta cliccare sulla foto.

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