Autore: marzialunni

LA PUREZZA DELLA DIAGONALITA’ NELLA POESIA DI DOMENICO CARA

Domenico Cara è protagonista di uno degli iter di scrittura più affascinanti della nostra contemporaneità, intendendo questo termine sempre quale segno di apertura verso i legami indiscutibili e irrinunciabili tra passato e presente.
Affascinato dalla pregnanza della parola, scritta, sillabata, scissa e riformulata, quasi vivente, l’autore compone, in una sorta di contrappunto, il suo ricco dettato. Rivisita il genere dell’aforisma, avvalendosi delle sue doti di critico, narratore ed esperto d’arte (particolarmente la mail-art). Letteratura e filosofia sono perciò unite da un solido legame dialettico che si traduce in una poesia matura e intensa negli esiti formali. Si gioca, dunque, con gli elementi della scrittura, entrando nel testo anche alla maniera più attenta alla pulizia formale, per svelare sensi d’inattesa singolarità espressiva e termini che decostruiscono i luoghi comuni dello scrivere versi.
Il suo ultimo lavoro di poesia, in tale contesto, appare evocativo già nel bellissimo titolo: “LE DIAGONALI DELLA PSICHE”, quest’ultima, sede eletta dell’arte anche secondo il verbo psicanalitico.
L’elemento della diagonalità diviene emblematico, un tendere verso l’analisi di sé, per un’acuta ridefinizione di un mondo, il nostro, a tratti inavvicinabile, in senso metafisico, ma inquieto e immanente alla realtà. Ridefinire poi è sempre doloroso, si riparte dai fondamenti, per assumere nuovi orizzonti che cambiano il nostro status, anche ontologico. Chi siamo? Quale destino ci attende?
Una risposta tagliente, fatta di certezze adamantine, sarebbe la nostra prigione. Il nostro poeta è perciò sollecito nel riproporre, con la mediazione della testualità, la condizione umana, in modo originale, senza infingimenti, però non disdegnando, viceversa, le aeree finzioni della scrittura, tenuto conto che è sempre un creativo chi scrive per risvegliare l’uomo interiore.
I testi di Domenico Cara si svelano, chiosano sulla lingua, esprimono vaghezze, dubbi, e usano raffinate attenuazioni di significato per rafforzare, tramite la parola, la percezione dell’inanità del tutto che ci perseguita con il suo essere precario e provvisorio.
Appare così “…un purgatorio d’imperfezioni, / con il sapore di una gialla arancia primordiale…” assai vicino all’umanità, quasi familiare, a tal punto che il lettore si sente coinvolto, provocato a guardare ciò che è sempre stato davanti a lui, ma spostando la visuale, mettendosi in discussione. 

                                                                                                                                     Marzia Alunni

PIU’ IN LA’

Più in là, più in là, dove cerco tuttavia
l’intangibile, un’infelicità dimezzata,
un assaggio di requie, la splendidità
di ciò che emerge dal progress di una stella

accade già che il sogno diventi vero,
e la realtà s’inoltri nel pensiero mordace
di gnomi e fate ilari, scintillante virtuale,
insinuando l’idea della decadenza in un monile.

Domenico Cara