Autore: Giovanni Catalano

  • La funzione narrativa nell’era della serialità

    If we wish to know about a man, we ask “what is his story, his real, inmost story?” – for each of us is a biography, a story. Each of us is a singular narrative, which is constructed, continually, unconsciously, by, through, and in us – through our perceptions, our feelings, our thoughts, our actions; and, not least, our discourse, our spoken narrations. Biologically, physiologically, we are not so different from each other; historically, as narratives we are each of us unique (Oliver Sachs).

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  • Stephen Dobyns – Missed Chances

    Una traduzione di “Missed Chances” di Stephen Dobyns.

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  • Billy Collins – The Next Poem

    Traduzione di Giovanni Catalano da The Next Poem di Billy Collins.

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  • Lost in quotation (6) – Last in quotation

    Lost in quotation (6) – Ultima puntata “Il libro è uno specchio: se a riflettersi è un asino, non puoi aspettarti l’immagine di un santo.” (Georg L. Lichtemberg) Si dice che Benjamin nutrisse il sogno di comporre un libro di sole citazioni, un’opera compiuta in cui le unità fondamentali del linguaggio non fossero le singole parole ma frasi intere o frammenti di frasi che altri autori, più o meno noti, hanno in precedenza utilizzato. Un sistema di segni più sofisticato perché aggiunge ulteriori vincoli al gioco letterario ma che allo stesso tempo introduce la possibilità di sovrapporre nuovi strati di significato, dal momento che opera ad un più alto livello di astrazione.

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  • Flavio Almerighi, Qui è Lontano

    Spesso la poesia sceglie la forma del diario di bordo. E anche questo nuovo libro di Almerighi sembra inserirsi nel solco di una tradizione che ha da sempre inteso la poesia come espressione di un mondo interiore che è praticabile soltanto attraverso un’esplorazione del mondo esteriore. Così lo scrittore testimonia l’altro da sé per scoprire qualcosa di sé e lo fa anche attraversando altri scrittori e altre scritture, forzando le parole perché aderiscano meglio ad un pensiero provvisorio e parziale, ad un’idea impossibile da spiegare. L’autore si guarda allo specchio del mondo e affida l’espressione di sentimenti contrastanti a quella che potremmo chiamare la “voce degli occhi”. E dopo tutto prevale la speranza che, per dirla alla Eliot, la fine di tutto il nostro esplorare possa essere “arrivare dove siamo partiti e conoscere quel luogo per la prima volta”.

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  • Billy Collins – Osso Buco

    Osso Buco, una traduzione della poesia di Billy Collins.

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  • Charles Simić – Paradise Motel

    Una traduzione di “Paradise Motel” di Charles Simić.

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  • Stephen Dobyns – Spider Web/The Invitation

    Due traduzioni da “Spider Web” e “The Invitation” lette da Stephen Dobyns al1st Annual Margaret T. and Harry C. Bourne, Jr. Poetry Reading (October 28, 2002).

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  • Lost in quotation (5)

    Lost in quotation (5) “Il libro è uno specchio: se a riflettersi è un asino, non puoi aspettarti l’immagine di un santo.” (Georg L. Lichtemberg) Si dice che Benjamin nutrisse il sogno di comporre un libro di sole citazioni, un’opera compiuta in cui le unità fondamentali del linguaggio non fossero le singole parole ma frasi intere o frammenti di frasi che altri autori, più o meno noti, hanno in precedenza utilizzato. Un sistema di segni più sofisticato perché aggiunge ulteriori vincoli al gioco letterario ma che allo stesso tempo introduce la possibilità di sovrapporre nuovi strati di significato, dal momento che opera ad un più alto livello di astrazione.

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  • Lost in quotation (4)

    “Il libro è uno specchio: se a riflettersi è un asino, non puoi aspettarti l’immagine di un santo.” (Georg L. Lichtemberg) Si dice che Benjamin nutrisse il sogno di comporre un libro di sole citazioni, un’opera compiuta in cui le unità fondamentali del linguaggio non fossero le singole parole ma frasi intere o frammenti di frasi che altri autori, più o meno noti, hanno in precedenza utilizzato. Un sistema di segni più sofisticato perché aggiunge ulteriori vincoli al gioco letterario ma che allo stesso tempo introduce la possibilità di sovrapporre nuovi strati di significato, dal momento che opera ad un più alto livello di astrazione.

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  • Lost in quotation (3)

    Lost in quotation (3) “Il libro è uno specchio: se a riflettersi è un asino, non puoi aspettarti l’immagine di un santo.” (Georg L. Lichtemberg) Si dice che Benjamin nutrisse il sogno di comporre un libro di sole citazioni, un’opera compiuta in cui le unità fondamentali del linguaggio non fossero le singole parole ma frasi intere o frammenti di frasi che altri autori, più o meno noti, hanno in precedenza utilizzato. Un sistema di segni più sofisticato perché aggiunge ulteriori vincoli al gioco letterario ma che allo stesso tempo introduce la possibilità di sovrapporre nuovi strati di significato, dal momento che opera ad un più alto livello di astrazione.

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  • Lost in quotation (2)

    Lost in quotation (2) “Il libro è uno specchio: se a riflettersi è un asino, non puoi aspettarti l’immagine di un santo.” (Georg L. Lichtemberg) Si dice che Benjamin nutrisse il sogno di comporre un libro di sole citazioni, un’opera compiuta in cui le unità fondamentali del linguaggio non fossero le singole parole ma frasi intere o frammenti di frasi che altri autori, più o meno noti, hanno in precedenza utilizzato. Un sistema di segni più sofisticato perché aggiunge ulteriori vincoli al gioco letterario ma che allo stesso tempo introduce la possibilità di sovrapporre nuovi strati di significato, dal momento che opera ad un più alto livello di astrazione.

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  • Lost in quotation (1)

    Lost in quotation (1) “Il libro è uno specchio: se a riflettersi è un asino, non puoi aspettarti l’immagine di un santo” (Georg L. Lichtemberg). Si dice che Benjamin nutrisse il sogno di comporre un libro di sole citazioni, un’opera compiuta in cui le unità fondamentali del linguaggio non fossero le singole parole ma frasi intere o frammenti di frasi che altri autori, più o meno noti, hanno in precedenza utilizzato. Un sistema di segni più sofisticato perché aggiunge ulteriori vincoli al gioco letterario ma che allo stesso tempo introduce la possibilità di sovrapporre nuovi strati di significato, dal momento che opera ad un più alto livello di astrazione.

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  • Czesław Miłosz – Ars poetica?

    Czesław Miłosz (Szetejnie, 1911 – Cracovia, 2004) è stato un poeta e saggista polacco, naturalizzato statunitense. Premio Nobel per la Letteratura nel 1980, precisò, proprio in quella lettura a Stoccolma, la sua idea di poesia: “Due sono gli attributi del poeta: l’avidità degli occhi e il desiderio di descrivere ciò che vede”. Ma Milosz parla dell’ispirazione – sia essa visitazione “demoniaca” o incidentale rivelazione di un potenziale conoscitivo che proprio da quei demoni potrebbe liberarci – con il dubbio che quello stesso desiderio di vedere e di descrivere (quell’indecenza morbosa che è l’essenza stessa della poesia), possa ridursi a un mero esercizio di bellezza e avidità, allontanandoci da un’idea più alta di lavoro culturale, inteso come azione politica e sociale, come attaccamento alla realtà. E per questo ne scrive con un’ironia che continuamente oscilla tra la speranza e la rassegnazione, nell’instancabile ricerca di un’altra possibilità e con la consapevolezza che ogni verità, o possibilità di verità, non può che essere sfuggente, che ogni bellezza, o possibilità di bellezza, non è mai definitiva. Se la poesia non può che essere finzione, è il desiderio di verità che rende i poeti disonesti. Se la verità non può che essere disperazione, è il desiderio di bellezza che dà loro il coraggio di continuare a scavare sotto le macerie delle illusioni.

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  • Am plecat

    Ripropongo un breve testo, che era già presente in “Immaginate la ragazza” (2009), con una mia traduzione in inglese e una traduzione in rumeno di Daniel Dragomirescu.

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