Autore: Valentina De Lisi

Nati negli anni ’80 – Elisa Alicudi

………….C’è una sete terrifuga, uno spessore in corpo,

come se Sisifo rotolasse la terra.

Allora l’aria si è fatta acqua e i cieli,

scrollandosi il cemento, hanno liberato pesce in scatola.

Sopra le nostre teste guizzano sardine

e tubi di produzione incidono comete.

C’è alta marea, domani capovolta sul suo asse

la terra incontrerà di nuovo il sole.

.

*


L’uomo del futuro

.

Il corpo ha lamine e animelle.

A ben vederlo è una cassa a percussioni

dove rimbalza l’eco del silenzio,

è il moto di elettroni

in cellule a vapore.

Quando è in casa,

è il respiro binario

o il rantolo degli alimentatori,

sente perfino gli ultrasuoni

dei LED alla loro estinzione.

È dentro già da un secolo

al vuoto l’uomo del futuro.

.

*

.

Il vento spazza la luce che è intorno ai pozzi.

L’alito condensa in silenzio di vita

sotto il deserto, dove i nomadi

raschiano l’umido con mani e coltello.

Non lontano i tecnici drillano al suolo con asta e trivella,

il pozzo è spento, gli insetti avanzano, le mani

sono all’esterno, aspettano la scoperta di un liquido denso.

I nomadi vengono da molto lontano,

i tecnici vengono per conto di molto lontano.

I nomadi pensano: i pozzi vomitano strane sostanze,

i pozzi d’altri non hanno acqua, ma incendio.

Vedono un liquame greggio.

I nomadi assalgono con lama e vento

e sgozzano i tecnici nel traum del deserto.

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*

.

Dialogo dei detriti

.

Lattina: vedi come si scioglie in oscure lastre

………….tocca l’asfalto e s’immerge

Sigaretta: quando non c’era elettricità era più chiara,

…………….ci spegneva o ci

…………….rifletteva

Lattina: vi teneva compagnia, ma ora vedi

………….come scompare tra i fumi,

………….ora si scioglie

………….viene verso di noi

………….sento che m’ossido

………….ora viene e ci mangia

………….con la sua bocca di cristallo

Sigaretta: s’è fatto scuro. O s’è spenta

……………o siamo dentro

Lattina: dentro la neve?

Sigaretta: nella gola della luna.

.

.

.

Elisa Alicudi (1980) collabora alle attività del gruppo sparajurij e alle sue propaggini editoriali, come la rivista letteraria Atti impuri (sia off che on www.attimpuri.it) e la collana Maledizioni per l’editore No Reply. Partecipa a letture in giro per l’Italia. Sue poesie sono apparse in alcuni blog letterari. È traduttrice dal russo. Progetto in corso: traduzione di poeti moscoviti contemporanei.

 

Marinella Grosa – Cinque poesie da “Lieto fine”

Il lieto fine delle fiabe

Tu che cavilli intorno a deliziosi

biscotti al cioccolato

e temi che siano bocconi avvelenati.

Non hai forse rielaborato

le amarezze del passato

le paure dell’orco e della strega cattiva?

Ora comprendi la funzione

dell’amaro cordiale

e dei molti caffè con dehors

disseminati lungo il viale.

Abbiamo bisogno di una parola gentile

di un digestivo delicato

e di un futuro buono da corteggiare.

Incapaci di rinunciare – come siamo –

al lieto fine delle fiabe.

*

Serata d’estate in città

La tivù dei vicini

sempre accesa

la mia vita contesa

dalla voglia di spento.

Stavo a stento

nella stanza chiusa.

Il ventilatore stanco

di voltare a tempo

s’accasciò privo di vento.

Era il malcontento

d’una estate afosa.

*

Il corpo felice

Il corpo infelice

recide

snatura

paventa

si stanca

arranca.

Il corpo infelice assenta.

 

Il corpo felice si dice.

Sorride

si sente

comprende.

Il corpo felice raggiunge.

Agisce il corpo felice

fiorisce conosce supplisce.

Il corpo felice coincide.

*

Sono una collezionista nata

Sono una collezionista nata.

Tra tanta durezza

ho raccolto i miei sentimenti

in scatoline a forma di cuore

che tengo ordinate

nella teca dai vetri colorati.

E colleziono frasi:

“chiamami quando vuoi”

“hai tempo per un caffè”.

*

Come si teme il vento

Tu che hai compiuto rituali

per propiziare il cambiamento

adesso lo temi

come si teme il vento

che dall’oggi al domani

spazza via le foglie secche

e spezza i rami.

 

 

Marinella Grosa ha pubblicato due raccolte di versi, Geometrie dell’Attesa (Campanotto, 1996) e Lieto fine (Campanotto, 2010). Nel 1995 ha curato la prima traduzione dall’inglese delle poesie di Rodolfo Valentino (ed. Petrini Libreria, Torino).  Oltre che di poesia, si occupa di astrologia psicologica e floriterapia.


Under 30 – Sergio Garau

CESSI

 

processo maicessati

umani decessi

provocausati

da multicapitali

eccessi

per guerrafondai

sovraccessoriati

cessi

incessantemente

accessi

e benedicondannovi

e castrestremasturbungovi

tutti

 

*

 

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Ayasofya à vendre

La mégaphone propagande

Per le serepreghiere

Minaretti in ritmo salsa

 

Freitag nachts fieber

La sâlmelodia de granturchi e kebabbari

De taksim’s taksis’ clacsons

& mosaik’s maxi pepsi

 

Göttershoescheiner shine-échouers des dieux

Cristo qur’ān croce luna est

Gottbildbuilding’s gottstructioni

 

Mecca è là col vatikan

Per voi lottomatik people

È il big menu mcAllāh

 

 

sergio garau (sardegna, 1982) dal 2001 in collaborazione con il collettivo sparajurij prende parte alla scena poeticoperformativa italiana e internazionale. rappresenta l’italia nel 2007 alla prima coppa del mondo di poetry slam a parigi/bobigny e nel 2008 alla internationale SLAM!revue del literaturfestival di berlino, di cui curerà il programma l’anno successivo. nel 2009 è invitato alla biennale giovani del mediterraneo a skopje, partecipa alla festa della letteratura e delle arti di asuni in sardegna con una soloperformance che poi aggiusterà per l’horinal di barcellona. nel 2010 dopo una residenza artistica a berlino è impegnato in una tournée con il progetto multilingue di spoken word e musica smokenmirrors in 21 città europee, è feat. poet alle slammeisterschaften nella capitale europea della cultura ruhr 2010 e presenta l’operazione collettiva videomusicalpoetica I O all’absolute poetry festival ‘10. ha vinto diversi slam e un anti-slam, è pubblicato in perversi modi come libri, cd, radio, santini, tv, siringhe, fascette, dvd, facebook, www.myspace.com/garaus et cetera, cura diversi festival e situazioni, un blog d’autore su absoluteville, la rubrica P.S. per il periodico canGura, collabora alla redazione della rivista atti impuri (off e on-line: www.attimpuri.it) e alla collana maledizioni per No Reply

Under 30 – Alfonso Maria Petrosino

[Con Alfonso Maria Petrosino prosegue la rubrica che ospita i versi di giovani autori nati negli anni ’80, cui Poetarum Silva si dedica da mesi allo scopo di tracciare una mappatura delle poetiche attuali.

Sono stati pubblicati Fabio Teti, Greta Rosso, Valentina De Lisi, Chiara Daino, Domenico Ingenito, Simona Menicocci, Carmen Gallo, Francesco Terzago, Tommaso Di Dio, Mariasole Ariot, Luca Minola, Alessandro Giammei, Anna Ruotolo, Roberta D’Aquino, Riccardo Raimondo, Nadia Tamarini, Giovanni Catalano, Luigi Bosco, Luciano Mazziotta, Michele Ortore, Andrea Cangialosi e Domenico Stagno]

VDL

***


Di che colore sono i rossi tram di Leningrado?
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Di che colore sono i rossi tram
di Leningrado? Sono in bianco e nero
le foto che ho a disposizione e in queste,
piene di macchie simili a fosfeni,
immagini e figure flou, non colgo
la differenza, ad essere sincero,
fra le possibili tonalità.
Non so perciò di che colore il tram sarà,
né quale senso avrà l’andirivieni
forsennatissimo delle sue corse.
Se vanno e vengono vuol dire, forse,
che almeno esistono due capolinea,
che il viaggio, quindi, ha inizio e fine;
non sai quando, ma almeno sai che passa.
È quanto basta per organizzare
un piano quinquennale per la massa
o un altro metaforico samsara.
I lunghi e rossi tram di Leningrado
non attraversano San Pietroburgo
ma solo alcune tra le vie contorte
dei miei, chiamiamoli così, pensieri.
Mi accorgo che non si aprono le porte,
e che perciò mi tocca continuare.
Io non ti ho vista ma lo so che c’eri
non eri libera, non eri lì, ma c’eri.
La tua presenza era tremenda e varia.
Sia fatta luce, o almeno un luccichio
sulla faccenda e sulla mia speranza.
Io non sapevo che ci fosse un figlio;
mi ero convinto, a torto, che il suo sperma
fosse fecale e quindi non fecondo.
Di stelle non ce ne erano e la stalla
è sottoposta a priorità bovine.
Erano stati i re già giustiziati,
i magi, i re dei re: qualsiasi titolo
costituiva un viatico al patibolo;
l’oro, qualsiasi fossero i carati,
era da tempo stato requisito.
Sarebbe andata avanti all’infinito
o almeno per un secolo, fino alla
fine, chiamiamola così, del mondo;
verrà il diluvio e resteremo a galla.
Ma la Storia, si sa, boicotta il mito,
lo rende anacronistico o giocondo
o peggio, peggio ancora, lo realizza,
finché nessuno più si raccapezza.
Che questo fosse il mito più vetusto
lo sospettavo e me ne dà conferma
sempre meravigliandomi la Wehrmacht
che assedia e assidera; il compagno Stalin
ci mette, dicono, alla prova. I pali
della luce ora servono soltanto
a misurare a spanne il buio e d’altro canto
non c’era molto da vedere. Ieri
sui rossi tram di Leningrado un estone
ha detto che ti conosceva ed io
ho aggiunto: “Anch’io!” Sarà stato per questo
che un angelo mi dichiarò in arresto
sottoponendomi ad un terzo grado
e molto sopravvalutando il mio
coinvolgimento mi ha persino chiesto
il luogo esatto del tuo nascondiglio.
E se mi chiedono di che colore
sono quei tram risponderò che sono
daltonico, mi spiace, non lo so.
E se mi dicono che sono rossi
io non avrò nulla in contrario: i suoni
che fanno i rossi tram di Leningrado
di sibili e sferragliamenti scossi
somigliano ai pensieri nell’amore.
A una fermata, non so quale, i tossici
mi rubano il biglietto e in cambio mi offrono
un altro po’ di vita: un cambio pessimo
(preferirei, piuttosto, della nera).
Se solo un’altra volta ci vedessimo,
sotto una pensilina, anche per poco,
sarebbe, non ne dubito, diverso,
ma ignoro in che misura e in che maniera
e comunque sarei ancora goffo
ed indeciso, quindi, sul da farsi.
Da quando ho preso il tram mi sono perso
anche perché è impossibile trovarsi.
Ma se potessimo incontrarci, allora
avrei una richiesta temeraria:
un’ora d’aria, un attimo di fuoco.
Le circostanze sono molto serie:
la mia, chiamiamola così, memoria
esce sconfitta. Dice che non c’eri
ed io le dico: “Zitta! tu non sai,
memoria mia, che la parola mai
con magnus condivide la radice.”
Allora lei risponde che la boria
è figlia di grandezza e di miserie
che sono perlopiù insignificanti.
La mia memoria questo me lo dice
perché non vuole rendermi felice
con una gioia di secondo grado.
I lunghi e rossi tram di Leningrado
si svuotano e si arrestano davanti
a un cumulo rubesto di macerie.
.
*
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Marion sub specie angelica
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Sopra uno spillo o dietro la mia spalla
destra, per darmi un bacio sulle tempie
e per soccorrermi, Marion. La falla
è diventata grande e l'acqua riempie
.
la stiva della nave di onde scure.
Che cosa vuoi che importino le date
e men che meno le temperature:
se c'è Marion è immensamente estate.
.
Il mondo gira a vuoto e compie un giro
e un giro e un giro su se stessa l'elica
lenta e indolente del ventilatore.
.
Se nella morte rivedrò l'amore
mi apparirà Marion sub specie angelica:
l'ultimo bacio, l'ultimo respiro.