‘Ampi Margini’ di Gianni Montieri (a cura di Giulia Bocchio)

Le poesie sottostanti appartengono alla raccolta Ampi margini (LiberAria Editrice 2022) di Gianni Montieri, che ritorna su queste pagine da amico e da poeta, a raccontare di strade, calli e luoghi che hanno lasciato un’impronta nel mondo, restituendo a colui che scrive un moto che si fa verso da dedicare.
Alcune di queste poesie sono impressioni: fotogrammi potremmo dire, attraverso i quali sfilano i ricordi, un padre, l’amore, la famiglia, un mezzo pubblico, città iconiche.
C’è una vena nostalgica, lì, latente, qualche volta più esibita, eppure il passato non è una lama, è piuttosto uno specchio retrovisore, al quale rivolgere uno sguardo benevolo: se siamo qui ci sarà per noi un futuro.
Il tempo è un flusso personale e, spesso, a scandirlo è la logica emotiva degli eventi: a volte ricordiamo un anno solo perché ad esso è collegato un fatto. I margini sono ampi.
Tutta l’ispirazione è questione di memoria e rielaborazione, in fondo.
Ci pensa la poesia all’eternità.

 


Tornare soltanto per vedere
se ci riconosciamo
se allo specchio di Santa Fede Liberata
è il nostro riflesso che compare
o – e sarebbe più reale – l’ombra
delle vecchiarelle: carcerate,
prostitute, musiciste e, perché no,
tipografe e nonne di Benedetto Croce.

 

Con te sono venuti i vicoli, il banchetto
dei libri a Mezzocannone e la lava
d’acqua di quando piove – sembra
non possa smettere – le case si scurano
si fanno fragili, friabili, si piegano
ti seguono, ti ha accompagnato
pure la poltrona scassata messa
fuori da Filosofia, due si sedevano
si baciavano e poi si allontanavano.

 

In cima alle scale – quelle delle pagine
di Curzio Malaparte – ballano una tammurriata
sono otto, dieci coppie, girano
e io intorno a loro, su una saracinesca
hanno disegnato una porta da calcio
qualcuno viene dal passato, da un sogno
tira forte e il pallone segue l’effetto
del rumore, del volteggio, del suono
pare che tutto si concentri in questo punto
e mi lascio scivolare su un gradino
respiro, faccio pace con qualcosa.

 

Mio padre a Sesto San Giovanni
o forse l’ho sognato
in viale Marelli, mi guarda
Dove sono gli operai? Non sono
più qui, vorrei rispondere
sotto l’insegna gialla di un’officina
ma lo abbraccio, nei sogni si può tentare
la sorte in luoghi non attraversati.

 

Vorrei che queste poesie
le leggessi prima che sia tardi
eppure non so se sia il caso;
come tutte le volte
che dovevo parlarti
e ho rimandato, o tutte
le cose che volevi dirmi
e non è capitato.

 

Credo si possa essere felici
come è vero questo momento
in un cortile di San Sebastiano
le panchine vuote
a quest’ora nell’aria
resiste l’odore di sigarette spente
io matricola notturna cosa spero di imparare?
Cosa ascolto mentre guardo verso
la finestra dove ai tuoi studenti insegni
dove cerchi di sbrigarti e magari
sbirci l’ora oppure in basso
e mi trovi, scampato a calli e ponti
al primo freddo, al mio passato.

 

Precipito, acqua piovana
come foglia d’inizio autunno
prendo colore scivolando in basso
soprattutto non parlo
in questo volo radente
non pronuncio niente
è questo che ti sto spiegando
a ogni vuoto d’aria
stretta allo stomaco
ramo che spezzo col peso
la felicità è un abisso.

 

Imparassimo almeno dalle foglie
cadere nella stagione giusta
mantenendo un tono di decoro
la scelta del colore
chiedersi del volo:
fuori dallo stormo come l’aquila
o l’armonico motivo del migrare
davanti al mare
per una volta non accontentarsi.

 

Un commento su “‘Ampi Margini’ di Gianni Montieri (a cura di Giulia Bocchio)

  1. Pingback: Ampi margini su Poetarum Silva, a cura di Giulia Bocchio – gianni montieri

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