Nina Maroccolo, La Rivoluzione degli eucalipti (rec. di Paolo Carlucci)

Nina Maroccolo, La rivoluzione degli eucalipti
disvelare edizioni 2021

Scriverò dell’albero della protezione

Metamorfosi di natura! Vita scartata, chiamata a essere pluriforme materia e inconscio: le cortecce e le foglie dell’Es… Si basa tutto sulla fatica della trasformazione, dello scarto che si fa estasi, la forza dell’ultimo lavoro di Nina Maroccolo, La Rivoluzione degli eucalipti. L’opera – frutto di oltre dieci anni di lavoro – nelle intenzioni dell’autrice vuole essere la prima parte di un ciclo, gemmazione vera d’una muta letteraria e d’arte preziosa in divenire. Il catalogo, autentico libro d’arte totale, sinestetica, è uscito in concomitanza con la mostra, attualmente in corso a Roma sino a fine agosto presso la Galleria d’Arte Moderna di via Francesco Crispi, nell’ambito degli eventi per l’Earth Day 2021. Si spera che ciò sia un ulteriore, provvido auspicio per una vera rinascita culturale, nel non finito della attutita ma ancora allarmante pandemia.
C’è in Nina Maroccolo, artista totale e performante, un profondo grido di e alla vita. Scrive in premessa la nostra autrice (di cui altrove abbiamo evidenziato la cruciale importanza e l’affinità in amicizia), che svelando la genesi dell’opera fa riferimento al bosco romano di Le Tre Fontane:
Nel boschetto si compiono riti di passaggio, di conoscenza e forte empatia. Scriverò dell’albero della protezione. La caratteristica propria di mutare. Le sue mute quasi scorticamenti di pelle. Scrivo con gli alberi, assieme a loro. La mia vita è infibrata del loro esistere… Si fa espressione dei sentimenti più puri. Si chiama DEVOZIONE.
Un lavoro che porta dunque all’agnizione di sé, al proprio rinascere in sinergia con la natura; e l’eucalipto sentito quale albero di protezione cui dare voce dopo averlo ascoltato e visto nelle sue mute, scorticamenti di viva pelle in metamorfosi. Scrivere l’emozione del cambiamento… Con devozione creaturale e naturale altissima! Arte che si fa fatica! Tutta l’opera di Nina lo è, come di ogni vero artista!
Ars quae labor fit: solo l’efficacia latina rende bene tale metamorfosi delle mani che raccolgono materia e ne generano altra. Ben lo sapeva il poeta latino Lucrezio. La Natura è madre tremenda di stupori più che divini, mira, cui la poesia dà verbo al procedere incessante dello scarto, res, appunto che in vita si frange nel divenire, ora e sempre movimento di un fluire; inquadrandosi nella letteratura universale di un continuo de rerum natura.
Ma l’opera di Maroccolo, profondamente originale, moderna e sperimentale in chiave sinestetica, vibra di molteplici eco spirituali, richiami alla visione di un Oriente buddista; che poi si fa dialogo interreligioso, universale preghiera alla terra, fragile bene in pericolo, cui rimandano i numerosi Jātaka; questi testi sono, infatti, la ineliminabile parte letteraria a specchio del libro d’arte. Esprimono vari alter ego, in cui si rifrange il mondo creativo di Nina, sempre polimorfa appunto di intarsi visivi e letterari. Col suo essere sempre in ansia creativa, e vita sgorgata vera, dolorosa e feconda ispirazione.
I jātaka sono propriamente racconti ispirati alle vite antecedenti del Buddha, qui spesso rivisitati anche con vari personaggi moderni, e temi sensibili alla apocalisse del nostro tempo, cieco e sordo, irresponsabile custode del sacro di una corteccia!
Questo è il nodo, critico e sostanziale, del mondo arboreo di Nina, dei suoi cari eucalipti, del perché lei senta per devozione l’urgenza a scrivere per una necessità fisica e spirituale, ‘infibrandosi’ corpo e simbolo del loro esistere per respirare e intarsiarsi delle mute del loro rigenerarsi da scarti, muffe, cortecce.
Dallo scarto, l’estasi è quasi il target di tutta questa scrittura, e delle sezioni di estrose immagini d’arte: vera iconografia delle mutazioni. La scrittura per Nina è anche un ininterrotto mandala di emozioni, una lenta riarticolazione di riti di passaggio: di alberi, ma soprattutto di uomini e donne nel mondo della natura. Visione medievale, ma pure rinascimentale, bruniana, certamente non scientifico-moderna. Oggi questa techne, questa fatica e splendore sono davvero invisibili agli occhi dei più. Umbra naturae diremmo, parafrasando un’opera del grande filosofo nolano. Pura materia, scarto di vita che mira al cielo: è questa la forza viva della natura rigenerata e per estro d’arte trasmutata. Ecco la visione del mondo che Nina esplicita qui e nella sua opera drammatica e affascinante di tragiche verità, eppure segni di speranza. Le pagine d’arte dedicate appunto agli eucalipti e agli alberi del volume pulsano di tale materialità in onda, humus e vita in forma nuova; orme pronte a essere…
La scrittura intima e compositiva di Nina si fa servizio, immagine di questo nobile artigianato, mirabile arte applicata di quell’immenso giardino violato che è oggi la Terra. Questi riferimenti sono essenziali per comprendere la natura “geomantica” della scrittura di Nina, come ha colto, con felice efficacia critica, Plinio Perilli.
Il principio dello scarto, cioè del riuso creativo e infinito d’una materia negletta, abortita, eliminata, scartata, appunto, ma perciò riplasmabile a essere; materia chiamata a ri-essere vita e all’essere altro: futuro (continua metempsicosi) nella sua memoria biologica di muffa, radice, foglia, humus memoriale della terra chiamata però a essere altro, metamorfosi di faticosa ripresa. «In questo modo il tempo della Natura» – sottolinea bene Claudio Crescentini, direttore della Galleria che ha propiziato l’evento espositivo – «si trasforma in Arte mediante il pensiero e la mano dell’artifex, lo ripetiamo, senza più tecnicismi ma mediante sublimazione.»
Macerazioni d’infinito labor; fatica di mani che si fa seme di parola, c’è nella sinestetica e sempre complessa produzione di Nina Maroccolo, artista in rigorosa ansia d’essere, una sedimentazione di speranza responsabile nello specchio di tempi in forte cambiamento epocale, per la natura e la vita e l’uomo, nelle sue metamorfosi.
E appunto l’uomo, il nuovo Adamo, è in metamorfosi da dimensioni naturali a inquietanti stadi tecno-macchinali! E si vedono già tragici e molti effetti collaterali! In rapida evoluzione e sfaldamento. La natura volta al male della riproducibilità tecnica, diremmo con echi alla Benjamin!
Il tema etico del comportamento dell’uomo è sempre il fuoco della responsabilità e della metamorfosi o meno nel bene, e perno morale e spirituale della scrittura e della visione della Maroccolo, che sentiamo autrice poliedrica di un sinergico rinnovamento civile nella muta della vita: umile artista ispirata, cui è sempre la natura a dare voce e… penna.
Attraverso racconti e suggestioni varie, da Buddha a Jack London, da episodi di storia e cronaca passata e recente, dalla vicenda tragica della povera ragazza, sventurata colona nella pianura pontina, poi nota e assisa al cielo come santa Maria Goretti, di cui qui si parla come la santa divaricata di gambe (ma focalizzandosi sul punto di vista pentito e forse innamorato dell’assassino, Alessandro Serenelli), ai roghi dell’Australia o dell’Amazzonia, apocalittici e simbolici del disastro dell’ambiente devastato dalla pessima incuria umana e dalla drammatica emergenza climatica.
E gli eucalipti, come pochi altri alberi, sono e restano qui i testimoni più veri della salute della Terra, così come della sregolatezza dell’homo sapiens del terzo millennio.
La scrittura di Nina mira dunque al risveglio, cui dà voce un personaggio calzante e sapiente, che torna frequentemente nell’ordito dei racconti: quel Salvatore Lucinio, che è una delle reincarnazioni più riuscite; nomen/omen di una speranza luminosa e redenta di salvezza!

Maggio- Giugno 2021

© Paolo Carlucci

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