Viola Amarelli, L’indifferenziata

Viola Amarelli, L’indifferenziata
Seri Editore 2020

È con un coro, ripresa e reinterpretazione del modello tragico greco, che si apre e si chiude L’indifferenziata, volume di poesie di Viola Amarelli, che comprende tre sezioni, la forma del fiato, la linea, la curva e biodegrado.
Il titolo da un lato si richiama a pubblicazioni precedenti nella bibliografia di Amarelli – penso non solo a Le nude crude cose, a L’ambasciatrice, bensì, in particolare, al volume La disarmata, che Gianmario Lucini pubblicò nel settembre 2014 con la sua casa editrice CFR e che raccoglieva testi di cinque autori (Viola Amarelli, Francesco Filia, Vincenzo Frungillo, Immo, Gianni Montieri) e a Cartografie –, dall’altro mette in luce la volontà di rendere conto, nella creazione poetica, di una materia che a quella creazione si presenta, nell’immaginario comune, come refrattaria, se non addirittura antitetica.
Ho percorso – e con queste mie considerazioni consiglio – tre vie di accesso a L’indifferenziata di Viola Amarelli. Si tratta di tre vie che schiudono ulteriori viaggi di esplorazione.
La prima è una via di accesso che definirei ‘autonoma’ e che si impone per l’efficacia del dettato poetico anche a chi si accosta per la prima volta alla scrittura di Amarelli: è il poema della voce data all’indifferenziata, appunto, allo scarto, al cumulo, ma anche all’irriducibile, a quello che si oppone alla dittatura del produttivo a tutti i costi. A chi segue questa via di accesso, il volume si sviluppa come un caparbiamente metodico inventario di quello che la ‘diceria del potente’ invece condanna a essere vergogna da scartare, da incenerire, magari sbarazzandosene pagando prezzi esorbitanti, perché qualcun altro la ‘liquidi’ altrove, come avviene di fatto sotto i nostri occhi troppo spesso distratti e come è possibile constatare, se solo si volesse sollevare il tappeto sotto il quale si nasconde la vergogna di turno, in questo caso la gestione dei rifiuti.
La seconda via di accesso è quella che passa attraverso la conoscenza e il dettato delle opere precedenti di Viola Amarelli. A questo proposito torno a menzionare Le nude crude cose (L’arcolaio 2011), poi le poesie con le quali Amarelli ha contribuito al volume collettivo La disarmata (CFR 2014; la poesia doxa si riversa da La disarmata a L’indifferenziata come intima connessione), il volume Il cadavere felice (Sartoria Utopia 2017) e, soprattutto, le prose di Cartografie (editrice Zona 2013) per le precise topografie del bio-degrado, dei vari gradi esistenti (bios come un supplizio reiterato, una condanna inappellabile) dello sfaldarsi, disgregarsi, disfarsi e appallottolarsi a residuo, di nuovo, irriducibile.
La terza via di accesso passa per letture che immagino pluriennali e quotidiane, per quella poesia davvero indomita e non domesticabile, la “mai innocua parola”, per dirla con un’espressione che amo usare, per quella poesia alla quale «non c’è rimedio e chi ce l’ha se la gratta come rogna» (1988) di colei che quest’ultima espressione coniò e che avverto come comune maestra: la poesia di Iolanda Insana.
L’indifferenziata va letta, inoltre, strappandola a questa epoca e a questa landa aspra e «disamata», come Viola Amarelli scriveva nel volume La disarmata. L’indifferenziata va letta, infine, con un sentimento di riconoscenza, anche quando dalla sua parola poetica, con le sue inconfondibili morfologie, le allitterazioni, le ripetizioni, le assonanze, nelle sue stanze e nei suoi recessi, si viene scaraventati nei sotterranei dell’«informe» e del «riottoso».

© Anna Maria Curci

 

Dalla sezione la forma del fiato

lo spazio intero pure non basta
più ampio e multiforme
di un marzo quando è cielo

l’eccesso che si fa misura
ferma e gravata
pioggia senza vento,

erba a scavare sassi e fuoco caldo
l’acqua materia, parli una parola
caos, nel ritorno ma anche nell’andata

quasi un ricordo, un gelo secco
che disseta il corpo-non solo, non solo
anche la luce,

stracci a un mercato d’africa dispersa, vivi e
colorati, che altro vuoi che fosse, noi eravamo

 

Dalla sezione la linea, la curva

il punto, da solo, è una linea? inesiste
caduto alla gora approda alla secca
si fissa, il sasso stupito si arresta
si sfalda alla lenta risacca
l’io è un punto o un sasso?
comunque si sfalda
comunque inesiste
la linea continua la retta alla secca

 

Dalla sezione biodegrado

doxa

affogammo, tra cumuli di
plastica, allumini, tubi già innocenti
incuranti metastasi di merci

ingoiammo fossili refoli di vento,
l’eccedenza di stock, i filamenti
brillavano inesausti prendi prendi

intossicammo la mielina coi midolli,
incapsulati, polistirolo espanso
colorando di nero seppie ataviche,
pillole e polveri per tirare avanti.

bruciammo terra, i polmoni, le radici
continuano a ripeterci bugie,
sopraffatti, sconfitti, aspettando ci regalassero

gli avanzi, mentre ci chiedevano insistenti
su cavi, satelliti, diapason impazziti
se fossimo – e perché no – felici.

*

un graffio, uno scarabocchio
la scrittura, la solitudine

Der Menschen Worte verstand ich nie

2 commenti su “Viola Amarelli, L’indifferenziata

  1. Strattonata come l’immagine unica
    di una coppia di Magritte, fuse in un unico indistinto corpo, che combattono,
    lei per sfuggire dalla stessa ombra di lui, la poesia della Amarelli,
    combatte con se stessa.

    Un dolore profondo tra le parole armeggia a sfinimento con il fiato poetico,
    La sola arma della comprensione della realtà violata,
    indifferenziata.

    “bruciammo terra, i polmoni, le radici
    continuano a ripeterci bugie,
    sopraffatti, sconfitti, aspettando ci regalassero

    gli avanzi, mentre ci chiedevano insistenti
    su cavi, satelliti, diapason impazziti
    se fossimo – e perché no – felici”.

    Un caro saluto a Viola Amarelli che personalmente ho imparato ad apprezzare sulle pagine di Vico Acitillo 124.

    un caro saluto a Viola Amarelli.
    Un grazie alla redazione, ad Anna Maria Curci, per questa segnalazione.

    "Mi piace"

  2. L’ha ripubblicato su RIDONDANZEe ha commentato:
    Strattonata come l’immagine unica
    di una coppia di Magritte, fuse in un unico indistinto corpo, che combattono,
    lei per sfuggire dalla stessa ombra di lui, la poesia della Amarelli,
    combatte con se stessa.

    Un dolore profondo tra le parole armeggia a sfinimento con il fiato poetico,
    La sola arma della comprensione della realtà violata,
    indifferenziata.

    “bruciammo terra, i polmoni, le radici
    continuano a ripeterci bugie,
    sopraffatti, sconfitti, aspettando ci regalassero

    gli avanzi, mentre ci chiedevano insistenti
    su cavi, satelliti, diapason impazziti
    se fossimo – e perché no – felici”.

    Un caro saluto a Viola Amarelli che personalmente ho imparato ad apprezzare sulle pagine di Vico Acitillo 124.
    Mauro Pierno

    "Mi piace"

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