Louise Glück, Poesie da “L’iris selvatico”

L’assegnazione del Premio Nobel 2020 per la Letteratura a Louise Glück, annunciata tre giorni fa, lo scorso 8 ottobre, ci offre l’occasione di riproporre, questa volta anche con il testo originale, la scelta di poesie da L’iris selvatico (Giano 2003) in precedenza pubblicata solo nella traduzione di Massimo Bacigalupo, con l’aggiunta della poesia che dà il titolo alla raccolta e un paio di altri componimenti. (La redazione)

THE WILD IRIS

At the end of my suffering
there was a door.

Hear me out: that which you call death
I remember.

Overhead, noises, branches of the pine schifting.
Then nothing. The weak sun
flickered over the dry surface.

It is terrible to survive
as consciousness
buried in the dark earth.

Then it was over: that which you fear, being
a soul and unable
to speak, ending abruptly, the stiff earth
bending a little. And what I took to be
birds darting in low shrubs.

You who do not remember
passage from the other world
I tell you I could speak again: whatever
returns from oblivion returns
to find a voice:

from the center of my life came
a great fontain, deep blue
shadows on azure seawater.

L‘IRIS SELVATICO

Alla fine del mio soffrire
c’era una porta.

Sentimi bene: ciò che chiami morte
lo ricordo.

Sopra, rumori, rami di pino smossi.
Poi niente. Il sole debole
tremolava sulla superficie secca.

È terribile sopravvivere
come coscienza
sepolta sulla terra scura.

Poi finì: ciò che temi, essere
un’anima e non poter
parlare, finì a un tratto, la terra rigida
un poco curvandosi. E quel che mi parve
uccelli sfreccianti in cespugli bassi.

Tu che non ricordi
passaggio dall’altro mondo
ti dico che seppi parlare di nuovo: tutto ciò
che ritorna dall’oblio ritorna
per trovare una voce:

dal centro della mia vita venne
una grande fontana, ombre blu
profondo su acqua di mare azzurra.

 

MATINS

Unreachable father, when we were first
exiled from heaven, you made
a replica, a place in one sense
different from heaven, being
designed to teach a lesson: otherwise
the same—beauty on either side, beauty
without alternative— Except
we didn’t know what was the lesson. Left alone,
we exhausted each other. Years
of darkness followed; we took turns
working the garden, the first tears
filling our eyes as earth
misted with petals, some
dark red, some flesh colored—
We never thought of you
whom we were learning to worship.
We merely knew it wasn’t human nature to love
only what returns love.

MATTUTINO

Padre irraggiungibile, quando all’inizio fummo
esiliati dal cielo, creasti
una replica, un luogo in un certo senso
diverso dal cielo, essendo
pensato per dare una lezione: altrimenti
uguale… la bellezza da entrambe le parti, bellezza
senza alternativa… Solo che
non sapevamo quale fosse la lezione. Lasciati soli,
ci esaurimmo a vicenda. Seguirono
anni di oscurità; facemmo a turno
a lavorare il giardino, le prime lacrime
ci riempivano gli occhi quando la terra
si appannò di petali, qui
rosso scuro, là color carne…
Non pensavamo mai a te
che stavamo imparando a venerare.
Sapevamo solo che non era natura umana amare
solo ciò che restituisce amore.

 

APRIL

No one’s despair is like my despair—

You have no place in this garden
thinking such things, producing
the tiresome outward signs; the man
pointedly weeding an entire forest,
the woman limping, refusing to charge clothes
or wash her hair.

Do you suppose I care
if you speak to one another?
But I mean you to know
I expected better of two creatures
who were given minds: if not
that you would actually care for each other
at least of you would understand
grief is distributed
between you, among of your kind, for me
to know you, as deep blue
marks the wild scilla, white
the wood violet.

APRILE

Nessuna disperazione è come la mia disperazione…

Non avete luogo in questo giardino
di pensare cose simili, producendo
i fastidiosi segni esterni; l’uomo
che diserba cocciuto tutta una foresta,
la donna che zoppica, rifiutando di cambiar vestito

o lavarsi i capelli.

Credete che mi importi
se vi parlate?
Ma voglio che sappiate
mi aspettavo di più da due creature
che furono dotate di mente: se non
che aveste davvero dell’affetto reciproco
almeno che capiste
che il dolore è distribuito
fra voi, fra tutta la vostra specie, perché io
possa riconoscervi, come il blu scuro
marchia la scilla selvatica, il bianco
la viola di bosco.

 

MATINS

Not the sun merely but the earth
itself shines, white fire
leaping from the showy mountains
and the flat road
shimmering in early morning: is this
for us only, to induce
response, or are you
stirred also, helpless
to control yourself
in earth’s presence—I am ashamed
at what I thought you were,
distant from us, regarding us
as an experiment: it is
a bitter thing to be
the disposable animal,
a bitter thing. Dear friend,
dear trembling partner, what
surprises you most in what you feel,
earth’s radiance or your own delight?
For me, always
the delight is the surprise.

MATTUTINO

Non solamente il sole ma la terra
stessa splende, fuoco bianco
che balza dalle montagne vistose
e la strada piatta
tremolante di primo mattino: è questo
solo per noi, per provocare
una risposta, o sei anche tu commosso, incapace
di controllarti
in presenza della terra? … Mi vergogno
di quello che pensavo tu fossi,
distante da noi, considerandoci
un esperimento: è
cosa amara essere
l’animale sostituibile,
cosa amara. Caro amico,
caro compagno tremante, cosa
ti sorprende di più in quel che provi,
il bagliore della terra o il tuo stesso piacere?
Per me, sempre
il piacere è la sorpresa.

 

END OF SUMMER

After all things occurred to me,
the void occurred to me.

There is a limit
to the pleasure I had in form—

I am not like you in this,
I have no release in anoter body,

I have no need
of shelter outside myself—

My poor inspired
creation, you are
distractions, finally,
mere curtailment; you are
too little like me in the end
to please me.

And so adamant—
you want to be paid off
for your disappearence,
all paid in some part of the earth,
some souvenir; as you were once
rewarded for labor,
the scribe being paid
in silver, the shepherd in barley
although it is not earth
that is lasting, not
these small chips of matter—

If you would your eyes
you would see me, you would see
the emptiness of heaven
mirrored on earth, the fields
vacant again, lifeless, covered with snow—

then white light
no longer disguised as matter.

FINE DELL’ESTATE

Dopo che mi vennero in mente tutte le cose,
mi venne in mente il vuoto.

C’è un limite
al piacere che trovavo nella forma…

In questo non sono come voi,
non ho risoluzione in un altro corpo,

non ho bisogno
di un riparo fuori di me…

Mie povere ispirate
creazioni, siete
distrazioni, in ultimo,
puri inceppi; siete
alla fine troppo poco simili a me
per piacermi.

E così candide:
volete essere ripagate
della vostra scomparsa,
pagate tutte con qualche parte della terra,
qualche ricordo, come una volta eravate
compensate per il lavoro,
lo scriba pagato
con argento, il pastore con orzo
per quanto non è la terra
a durare, non
queste schegge di materia…

Se apriste gli occhi
mi vedreste, vedreste
il vuoto del cielo
specchiato in terra, i campi
di nuovo nudi, senza vita, coperti di neve…

poi luce bianca
non più travestita da materia.

 

IPOMOEA

What was my crime in another life,
as in this life crime
is sorrow that I am not to be
permitted to repeat my life,
wound in the hawthorn, all
carthly beauty my punishment
as it is yours—
Source of my suffering, why
have you drawn from me
these flowers like the sky, except
to mark me as a part
of my master: I am
his cloak’s color, my flesh giveth
form to his glory.

IPOMOEA

Qual è stato il mio delitto in un’altra vita,
come in questa vita il mio delitto
è il dolore, che non mi sarà
permesso di salire mai più,
mai in alcun senso
permesso di ripetere la mia vita,
intrecciata nel biancospino, ogni
bellezza terrestre mia punizione
com’è per te…
Fonte del mio soffrire, perché
hai tratto da me
questi fiori come il cielo, se non
per marchiarmi come parte
del mio signore: sono
il colore del suo manto, la mia carne dona
forma alla sua gloria.

 

SUNSET

My great happiness
is the sound your voice makes
calling to me even in despair; my sorrow
that I cannot answer you
in speech you accept as mine.

You have no faith in your own language.
So you invest
authority in signs
you cannot read with any accuracy.

And yet your voice reaches me always.
And I answer constantly,
my anger passing
as winter passes. My tenderness
should be apparent to you
in the breeze of the summer evening
and in the words that become
your own response.

TRAMONTO

La mia grande felicità
è il suono che fa la tua voce
chiamandomi anche nella disperazione; il mio dolore
che non posso risponderti
in parole che accetti come mie.

Non hai fede nella tua stessa lingua.
Così deleghi
autorità a segni
che non puoi leggere con alcuna precisione.

Eppure la tua voce mi raggiunge sempre.
E io rispondo costantemente,
la mia collera passa
come passa l’inverno. La mia tenerezza
dovrebbe esserti chiara
nella brezza della sera d’estate
e nelle parole che diventano
la tua stessa risposta.

 

THE WHITE LILIES

As a man and woman make
a garden between them like
a bed of stars, here
they linger in the summer evening
and the evening turns
cold with their terror: it
could all end, it si capable
of devastation. All, all
can be lost, through scented air
the narrow columms
uselessly rising, and beyond,
a churning sea of poppies—

Hush, beloved. It doesn’t matter to me
how may summers I live to returns:
this one summer we have entered eternity.
I felt your two hands
bury me to release its splendor.

I GIGLI BIANCHI

Come un uomo e una donna fanno
fra loro un giardino come
un’aiola di stelle, qui
indugiano nella sera d’estate
e la sera diviene
fredda dal loro terrore potrebbe
finire tutto, è passibile
di devastazione. Tutto, tutto
può essere perduto, per l’aria profumata
le colonne sottili
si alzano inutilmente, e più in là,
un mare agitato di papaveri…

Zitto, amore. Non mi importa
quante estati vivo per ritornare:
in quest’unica estate siamo entrati nell’eternità.
Ho sentito le tue due mani
seppellirmi per sprigionarne lo splendore.

2 commenti su “Louise Glück, Poesie da “L’iris selvatico”

  1. Ringrazio la Redazione per la riproposta e la scelta corposa di testi, tratti dalla raccolta ” L’iris selvatico” ( ormai introvabile!) di Louise Glück. Meriterebbe un premio anche il traduttore!

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