Paola Deplano, Ricordo di Foscolo nel bicentenario di “To Callirhoe”

“Con tutta la sua dottrina e il suo ingegno, non avete perso niente se non avete visto Foscolo, egli è quello che il Dottor Johnson chiama ‘un compagno formidabile’, e si esprime col clangore di una tromba parlante, in un gergo misto di ogni lingua della madreterra, mai udito dai tempi della torre di Babele in qua”.[1]

Così scriveva il politico e pubblicista Joseph Jekyll alla cognata Lady Gertrude Sloan Stanley il 13 gennaio del 1818, vale a dire circa un anno dopo l’arrivo di Foscolo in Inghilterra. Questo “gergo” col quale il poeta suppliva alla sua scarsa padronanza dell’inglese era molto probabilmente un misto di italiano, dialetto veneto, neogreco, qualche parola di tedesco e il suo “francioso” sgrammaticato, appreso in ambito militare. Cosima Campagnolo, in uno studio in cui si indaga il rapporto fra Foscolo e le lingue moderne, avanza la suggestiva ipotesi che il poeta non riuscì mai a padroneggiare la lingua del Paese che l’ospitava a causa della sua provenienza zantiota. Secondo tale studio, il fatto che fosse cresciuto in una società in cui si usava il neogreco per le comunicazioni quotidiane e l’italiano in ambito amministrativo e ufficiale aveva generato in lui i tipici problemi dei soggetti bilingui, con continue interferenze tra un sistema linguistico e l’altro.  Questo sarebbe il motivo per cui gli anni inglesi sono costellati di prose ibride, in cui i passaggi repentini da un idioma all’altro sono talmente frequenti che in alcuni casi si fatica persino a capire in quale lingua egli intendesse realmente scrivere.[2]
A ciò si aggiunga il fatto – come osserva Paolo Borsa in Per l’edizione del Foscolo inglese – che diversamente da altri esuli italiani egli «non raggiunse mai una piena padronanza della lingua inglese. Non lo aiutavano né l’età ormai matura, che non predisponeva all’apprendimento di una nuova lingua straniera […] né l’assenza di una vera e propria necessità di acquisire una salda competenza dell’idioma del paese ospite, visto che il francese e l’italiano gli erano più che sufficienti a mantenere e sviluppare le sue relazioni in quei circoli esclusivi che tanto ricercavano la sua presenza.»[3]
Durante il soggiorno in Gran Bretagna, egli redigeva dei testi in un italiano semplificato e in un francese arbitrario affinché fossero poi resi in inglese per la pubblicazione da dei traduttori sempre più scadenti,[4] logica conseguenza del fatto che la sua situazione economica stava vieppiù peggiorando fino a trascinarlo in una spirale di debiti che gli costò persino un breve soggiorno in prigione.[5]
Solo in due casi, per quanto ne sappiamo, egli scrisse in inglese, sebbene pesantemente coadiuvato da amici e segretari: l’articolo Classical Tours, che sarebbe dovuto apparire sulla rivista «Quarterly Review» ma all’ultimo momento venne rifiutato dall’editore e la poesia To Callirhoe, di cui quest’anno ricorre il bicentenario della composizione.
Non è un mistero per nessuno la capacità che avesse il poeta di innamorarsi follemente di donne non sempre disposte a corrisponderlo. Caroline Russell, la destinataria di To Callirhoe, era una di queste: bella, colta, aristocratica, volontariamente nubile a ventott’anni, divenne per un Foscolo solo, pieno di debiti e malato un’ossessione nel vero senso della parola. Del resto, il padre di lei, un ex giudice in pensione due volte vedovo e con un’abbondante progenie, conoscendo i suoi polli lo aveva profeticamente avvertito: «Badate che Caroline vi farà girare la testa»,[6] ma ciò non valse a salvare il poeta dalle frecce di Cupido, anche perché la situazione si presentò molto favorevole all’amore:

Ospite graditissimo a Wimpole Street 62, l’illustre letterato frequenta la mensa dei Russell, le loro feste e i loro cenacoli, esibendosi in meravigliosi conversari al caminetto; spedisce e consegna di persona buoni libri da far leggere alle ragazze; con le due sorelle maggiori, Katherine – moglie di Mr. Jones e madre del piccolo Henry – e preferibilmente Caroline, legge e commenta in modo sinuoso le poesie del Petrarca, con particolare riguardo per quelle d’amore. A sua volta Caroline gli scrive per comunicargli qualche invito, per avere sue notizie se è malato, per rimandargli indietro i guanti e il bastone che la sera prima ha dimenticato sul divano per distrazione o di proposito, per chiedere lumi sulle prescrizioni che riceve dal medico per la sua dieta, in modo tale che al desco dei Russell possa trovare i cibi che meglio si convengono al suo stato di salute.[7]

In estate Caroline partì per Losanna per assistere la sorella Katherine, che si era gravemente ammalata. La durata prevista del soggiorno era di sette, otto mesi. All’inizio Foscolo si disperò, poi continuò il corteggiamento attraverso lettere sempre più esplicite, alle quali lei cominciò a rispondere in modo evasivo. Fa tenerezza quest’uomo di 42 anni che scrive all’amico Gino Capponi come se fosse un liceale alla prima cotta:  «Commissioni a te, Gino mio, per Losanna non vorrei dare, se non quest’una di visitare la signorina, tanto più che aspetta una tua visita: ma non parlarle di me in guisa ch’ella sospetti ch’io sia troppo innamorato».[8] A ottobre, dopo il ritorno a Londra di Caroline, il poeta non perse occasione per recarsi – ospite sempre meno gradito – a casa della sua amata, la quale tentò in ogni modo di arginare questo corteggiamento ormai fuori controllo. Gli eventi precipitarono il 17 novembre, quando Foscolo cercò esplicitamente un confronto con lei, ricevendo un netto rifiuto, che viene ribadito, in modo ancora più fermo, il martedì successivo.[9] Alcuni mesi dopo, nel maggio 1821,[10] egli inviò alla donna una lettera pacificata, in cui è contenuta la poesia To Callirhoe, che sarebbe dovuta essere la dedica degli Essays on Petrarch, scritti nel periodo in cui veniva accolto e ospitato in casa Russell. Essendosi ormai consumata la rottura, tale dedica, per ovvie ragioni, rimase solo nella copia di Caroline e in quella del poeta, a testimonianza dei «poveri versi di un uomo preso dal capriccio di accostarsi ad una Musa straniera».[11]
Charles Trenet cantava Que reste-t-il de nos amours? A Caroline, che non lo aveva amato per niente, niente è rimasto. Si sposò tre anni più tardi con Lord Henry Fortescue, un capitano di marina: un uomo nobile, ricco, cinque anni più giovane di lei.[12] A Foscolo, oltre alla cocente delusione, rimasero degli scritti, da lei direttamente o indirettamente ispirati: gli Essays on Petrarch, l’abbozzo di un romanzo ispirato alla vicenda, due versioni dell’ode To Callirhoe e uno spiritoso sonetto caudato dal titolo To Mrs C. sending her some Diavoloni.
To Callirhoe non ebbe una redazione facile – e ciò per vari motivi. Come già detto, Foscolo si trovava in un periodo in cui cominciava a sentire il peso, sia economico che emotivo, dell’esilio, quindi dedicava alla scrittura di carattere più prettamente poetico meno tempo di quella di critico letterario e di filologo, dalla quale sperava di ricavare di che vivere in terra straniera. La lirica risentì inoltre di vari cambiamenti e rimaneggiamenti che seguivano le vicissitudini di quello che si può definire senza tema di essere smentiti il suo “non-rapporto” con Caroline Russell. C’è poi la questione della redazione in lingua inglese, un idioma che, come si è accennato sopra, Foscolo non riuscì mai a padroneggiare fino in fondo – e certamente non fino al punto di potervisi esprimere poeticamente. Il classicista e filologo Merivale ebbe pertanto un ruolo di primissimo piano nelle scelte lessicali e stilistiche del poeta, consigliandolo e correggendolo senza sosta, fino all’adempiersi della tanto sospirata edizione a stampa, avvenuta nel maggio 1821, in soli venticinque lussuosi esemplari, di cui molto probabilmente appena sedici furono messi in circolazione.[13] È questa la versione di To Callirhoe che riportiamo qui di seguito,[14] seguita da una nostra traduzione, nell’anniversario della morte del poeta, avvenuta nel villaggio di Turnham Green il 10 settembre 1827:

To Callirhoe at Lausanne

Her face was veil’d. Yet to my fencied sight
Love, sweetness, goodness in her person shin’d.
But O! – I wak’d.” (Milton)

I twine, far distant from my Tuscan grove,
The liliy chaste, the rose that breathes of love,
The myrtle leaf and Laura’s hallow’d bay,
The deathless flow’rs that bloom o’er Sappho’s clay;

For thee, Callirhoe! – Yet by Love and years
I learn how Fancy wakes from joy to tears;
How Memory pensive, ‘reft of hope, attends
The Exile’s path, and bids him fear new friends –

Long may the garland blend its varying hue
Whith thy bright tresses, and bud ever-new
With all Spring’s odours; with Spring light be drest,
Inhale pure fragrance from thy virgin breast!

And when thou find’st that Youth and Beauty fly
As heavenly meteors from our dazzled eye,
Stll may the garland shed perfume, and shine
While Laura’s mind and Sappho’s heart are thine.

Strawberry Hill,
April 26th, 1820

 

A Callirhoe a Losanna

“Il suo volto era velato
 e al mio sguardo incantato
 in amore, dolcezza, beltà brillava
 ma ecco! Io mi destava.” (Milton)

Lunge dalla tosca selva intreccio
il casto giglio, la rosa fremente
d’amor, la peneia fronda a Laura sacra
e ‘l vivo fior dal cenere di Saffo
per te, Callirhoe! Ma insegnan gl’anni
e l’amor come Fantasia trapassi
– pensosa memoria – da gioia a lacrime
e senza speme il sentier dell’esule
assecondi, spingendolo a temere
i nuovi amici. Possa la ghirlanda
unir i vaghi odori alle tue
trecce e sbocciar novella a primavera
nell’effluvio del tuo virgineo seno.
E quando, celestiali meteore,
dagli occhi abbagliati voleran via
beltade e giovinezza, possa ancora
brillare e profumare la ghirlanda
finché sia tuo lo spirito di Laura
finché sia tuo di Saffo il cuore grande.

Strawberry Hill,
26 Aprile 1820

Giova ricordare che questa versione era già sotto i torchi quando il poeta inviò un biglietto agli stampatori, datato “Monday evening”, probabilmente il 30 aprile, poiché il biglietto precedente, datato 27 aprile, cadeva di venerdì. In questa richiesta si chiedeva di aggiungere due stanze negli esemplari non ancora stampati.[15] Le riportiamo qui, seguite dalla la traduzione letterale di Uberto Limentani:

Then should I find far from my friends repose,
Nor hand, save thine, drop o’er my shroud a rose,
O! may I hear there strike my funeral hour
Where the blue lake reflects thy summer bower.

There I shall sleep in flow’ry plains; and there
The nightingal will join thy secret prayer,
The night breeze murmurs gliding o’er the wave,
And thy name rising out the stranger’s grave.

[Allora mi sarà dato, lungi dai miei amici, di trovar riposo, né vi sarà mano, all’infuori della tua, che getti una rosa sul mio sudario. Oh possa io udire il rintocco della mia ora fatale, là dove l’azzurro lago rispecchia la tua pergola estiva. / Là dormirò tra le distese di prati in fiore; e là il rosignolo unirà il suo canto alla tua preghiera segreta, al mormorio della notturna brezza accarezzante le onde, e al tuo nome che si leverà dall’avello dello straniero.][16]

Vogliamo concludere questo ricordo di Foscolo con un curioso sonetto caudato per Carolina rintracciato da Emilio Bogani tra le carte della Biblioteca Civica di Forlì, redatto sopra una carta di mm. 185×115 incollata a un’incisione col ritratto del poeta. Esso accompagnava il dono di “some diavoloni”, cioè grossi confetti con anima di cannella che si tiravano durante le sfilate di carnevale. Certamente, per Foscolo, un momento di serenità nei «ventitré mesi di amicizia» che gli fecero «sinceramente credere nell’esistenza di Callirhoe», ma  furono poi soppiantati da «pochi minuti di durezza», lasciandogli il ricordo di un amore vivo solo nel «secreto delle […] illusioni»:[17]

To Mrs. C.
In sending her some diavoloni
Sonetto con la coda

Che amasse Adamo quella gran Beltà
Che per compagna il Cielo a lui donò
Lo ricorda la Storia, e in verità
Soggiunge, che il suo amore Ella appagò.
E quindi, come la leggenda va,
Eva fedele a lui continuò;
Perché, come si dice, il fatto sta,
Adamo era il sol uom, che ella trovò.
Ma quantunque nel mondo mai si diè,
Chi tanto quanto Adamo, gioventù
E vigore e beltà vantasse in sé,
In cuor di donna il civettar di più
Si fisse, che Eva ricercò credè
E si arrese al cianciar di Belzebù.
Se ciò con Eva fu
Con voi sue figlie è avvenuto in poi
Che sian più insaziabili tra voi
I desiderj suoi;
Quindi se un diavol sol contentò lei
Tu molti e ben più grandi averne dei,
Perché sua figlia sei.
E di questi ciascuno in buon sermone
Vien chiamato da noi diavolone.
E perciò in paragone,
Seguendo questa eterna legge anche io
Cinquanta diavoloni ora ti invio.[18]

© Paola Deplano

 


[1] Citato da Chiara Piola Castelli, Foscolo e la lingua inglese (1816-1827), in «PAN KWARTALINK NEOFILOLOGICZNY», LXVI, 2/2019, p. 181.
[2] Cfr. Ivi, p. 182.
[3] P. Borsa, Per l’edizione del Foscolo inglese, in A. Cadioli, P. Chiesa, Prassi ecdotiche. Esperienze editoriali su testi manoscritti e testi a stampa, Cisalpino, Milano 2008, p. 307.
[4] Cfr. ivi, p. 321.
[5] Cfr. L. Guarnieri, Forsennatamente Mr. Foscolo, La nave di Teseo, Milano 2018, pp. 128-29.
[6] Ivi, p. 62.
[7] Ibidem.
[8] Lettera del 29 marzo 1820 a Gino Capponi, in U. Foscolo, Epistolario, vol. III, Le Monnier, Firenze 1854, p. 8.
[9] Cfr. lettera del 1° gennaio 1821 a Caroline Russell, in U. Foscolo, Epistolario, cit., p. 21.
[10] Cfr. lettera del maggio 1821 a Caroline Russell, in U. Foscolo, Epistolario, cit., p. 33.
[11] Ibidem.
[12] Cfr. L. Guarnieri, Forsennatamente Mr. Foscolo, cit., p. 68.
[13] Cfr. E. Bogani, I versi del Foscolo To Callirhoe, in «Studi di filologia italiana», XXXV, 1977, pp. 253-99. A questo punto è doveroso ringraziare chi mi ha permesso di consultare questo articolo, fondamentale per lo studio di To Callirhoe, scannerizzandolo e inviandomelo per e-mail: lo staff del Liceo Classico “Francesco Maurolico” di Messina, nella cui fornitissima emeroteca si trova una copia della rivista da cui è stato tratto. Quindi un sentito grazie alla Dirigente, Professoressa De Francesco, alla Bibliotecaria, Professoressa Lombardo, all’Assistente Tecnico Signora Interisano e alla gentilissima – purtroppo per me anonima – centralinista. Senza la loro cortese collaborazione questo piccolo omaggio a Foscolo non avrebbe potuto vedere la luce.
[14] Ivi, p. 289.
[15] Cfr. ivi, pp. 292-93.
[16] U. Foscolo, Le opere, Bietti, Roma 1980, p. 196.
[17] Le citazioni tra virgolette di questo paragrafo sono tratte dalle già citate lettere di Foscolo alla Russell dei mesi di gennaio e maggio 1821.
[18] Cfr. E. Bogani, I versi del Foscolo To Callirhoe, cit., pp. 298-99.

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