Jim Carroll, Tre poesie tradotte da Alessandro Brusa

 

Blue Poles

Blue poles (well?) on the beach
in a snowless winter and

I’m too cold to ask you
why we’re here but of course “we are”

where on the puzzled reef dwarves either
fish or drown in the abandoned ships

sharks dissever year-old children in search
of “young blood”Jersey acting like Europe

in an instant and lovely Mary kneeling along the quick tide
to be anxious with thoughts of bare oceans

that move as the thighs of an “eventual” sunlight
like bathers moving closer to their season

when again gulls perch in their lovely confusion
“alone,” as now, the sand sifting through

our fingers like another’s darkness. It’s true,
you are always too near and I am everything

that comes moaning free and wet
through the lips of our lovely grind

 

Pali Blu

Pali blu (quindi?) sulla spiaggia
in un inverno senza neve

ho troppo freddo per chiederti
perché siamo qui ma chiaramente “siamo”

dove sul confuso disegno della sabbia i nani
pescano o annegano nelle navi abbandonate

e squali si spartiscono neonati in cerca di
“sangue fresco”, il Jersey che si comporta come l’Europa

in un istante la dolce Mary che si mette in ginocchio vicino
all’onda rapida desiderosa all’idea di oceani snudati

che si muovono come le cosce di un “ultimo” raggio di luce
come bagnanti che si avvicinano all’estate

quando di nuovo i gabbiani si posano “soli” nella loro
buffa confusione, come adesso, la sabbia ci sfugge

tra le dita come la tristezza degli altri. è vero,
tu sei sempre troppo vicina ed io sono tutto ciò

che viene gemendo libero e bagnato
attraverso le labbra del nostro piacevole sudare

 

The Distances

The accumulation of reefs
piling up one over the others
like thoughts of the sky increasing as the head rises
unto horizons of wet December days perforated
with idle motions of gulls . . . and our feelings.

I’ve been wondering about what you mean,
standing in the spray of shadows before an ocean
abandoned for winter, silent as a barque of blond hair.

and the way the clouds are bending, the way they “react”
to your position, where your hands close over your breasts
like an eyelid approving the opening of “an evening’s light.”

parasites attach themselves to the moss covering
your feet, blind Cubans tossing pearls across the jetty,
and the sound of blood fixes our eyes on the red waves.

.                                                                             it is a shark!

and our love is that rusted bottle . . . pointing north,
the direction which we turn, conjuring up our silver knives
and spoons and erasing messages in the sand, where you wrote

“freezing in the arctic of our dreams,” and I said
“yes” delaying the cold medium for a time
while you continued to “cultivate our possessions”

as the moon probably “continued” to cradle.
tan below the slant of all those wasted trees
while the scent carried us back to where we were:

dancing like the children of great diplomats
with our lean bodies draped in bedsheets and
leather flags while the orchestra made sounds

which we thought was the sky, but was only a series
of words, dying in the thick falsetto of mist.
for what can anyone create from all these things:

the fancied tilt of stars, sordid doves
burning in the hollow brick oven, oceans
which generalize tears, it is known to us

in immediate gestures, like candle drippings
on a silk floor. what are we going to do with anything?
besides pick it up gently and lay it on the breath

of still another morning, mornings which are
always remaining behind for one thing or another
shivering in our faces of pride and blooming attitude.

in the draught of winter air my horse is screaming
you are welcoming the new day with your hair leaning
against the sand, feet dive like otters in the frost

and the sudden blue seems to abandon as you leap. O
to make everything summer! soldiers move along lines
like wet motions in the violent shade’s reappearance.

but what if your shadow no longer extends to my sleeping?
and your youth dissolves in my hand like a tongue, as
the squandered oceans and skies will dissolve into a single plane

(so I’ll move along that plane)                unnoticed and gray
as a drift of skulls over the cool Atlantic where I am
standing now, defining you in perhaps, the only word I can.

as other words are appearing, so cunningly, on the lips
of the many strips of light. like naked bodies
stretched out along the only beach that remained,
brown and perfect below the descending of tides.

 

Le Distanze

Cumuli e cumuli di sabbia
che si ammucchiano gli uni sugli altri
come i pensieri del cielo si moltiplicano mentre la testa si solleva
oltre l’orizzonte di umide giornate di dicembre trafitte
dagli inutili movimenti dei gabbiani… e i nostri sentimenti.

Mi sono chiesto cosa tu voglia dire,
in piedi in una nebbia d’ombre davanti ad un oceano
abbandonato per l’inverno, silente come una barca di capelli biondi.

e la piega che prendono le nuvole, il modo in cui “reagiscono”
al tuo stare, dove le mani chiudi sul seno come occhio
che ammicca approvando l’apertura de “la luce della sera”.

parassiti si attaccano al muschio che ricopre i tuoi piedi.
cubani ciechi lanciano perle oltre il molo e il rumore
del sangue inchioda i nostri sguardi alle onde rosse.

.                                                                                              è uno squalo!

e il nostro amore è quella bottiglia incrostata… diretta a nord,
direzione che invertiamo, evocando i nostri coltelli e i nostri cucchiai
d’argento e cancellando messaggi nella sabbia, dove avevi scritto

“a congelarci nell’artico dei nostri sogni”, ed io dissi “sì”
ritardando un poco quel tuo modo sbrigativo di esprimerti
mentre continuavi a “coltivare le nostre ricchezze”

come la luna probabilmente “continua” a cullarsi.
terreno fertile sotto tutti quegli alberi tagliati e buttati
e quell’odore che ci riporta a dove eravamo rimasti:

a ballare come i figli di importanti diplomatici,
i nostri corpi snelli avvolti in lenzuola e
stracci di pelle mentre l’orchestra era in accordi

che confondevamo con il cielo, mentre era solo una serie di parole
che morivano nel duro falsetto della nebbia.
per tutto ciò che ognuno può creare da tutte queste cose:

la più estrosa giostra di stelle, colombe scure
che bruciano in un vuoto forno di mattoni, oceani che
a tutti dispensano lacrime. ci è noto

con veloci risposte, come cera colata
su un pavimento di seta. cosa faremo con tutto quanto?
oltre a raccoglierlo gentilmente e disporlo sul respiro

di un altro mattino ancora. mattine che restano
sempre indietro per un motivo o per l’altro
tremando sulle nostre facce orgogliose e splendenti.

negli spifferi d’aria invernale il mio cavallo grida
e voi accogliete il nuovo giorno con i capelli disposti
sulla sabbia. piedi che si impuntano come lontre nel ghiaccio

ed il blu improvviso sembra andare via, mentre ti lanci. Oh
trasformare tutto in estate! dei soldati si muovono in lunghe file
come un moto ondoso nella ricomparsa di un’ombra violenta.

e se la tua ombra non si allungasse più sul mio dormire?
e la tua gioventù si dissolvesse nella mia mano come una lingua, mentre
oceani e cieli buttati al vento si dissolvono su un unico piano

(procederò quindi su quel piano)            inosservato e triste
come un mucchio di teschi sul gelido Atlantico dove
sono ora, definendoti per ipotesi, unica cosa che posso fare.

come altre parole si stanno manifestando, così astutamente, sulle labbra
di così tante lame di luce. come corpi ignudi
allungati sull’unica spiaggia rimasta,
bagnata e perfetta sotto maree discendenti.

 

Love Story

The penalty for desertion
is death by a firing squad.

I’m saving you this trouble

enclosed is a pistol.
loaded with only one bullet.
squeeze the trigger once.
perhaps nothing will happen.

but squeeze a second time…
a third time…
You see

I know the games you love.

 

Storia d’Amore

La pena per la diserzione
è un plotone di esecuzione

Ti risparmio questo inconveniente

allegata trovi una pistola.
caricata con un solo proiettile.
premi il grilletto una volta.
magari non succede nulla.

ma premilo una seconda volta…
una terza…
Vedrai

So come ti piace giocare.

 


© Jim Carroll, Living at the Movies, 1973
Traduzione di Alessandro Brusa


James ‘Jim’ Carroll (New York, 1/8/1949 – 11/9/2009) è stato poeta, romanziere e musicista statunitense. Tra le sue raccolte di poesia ricordiamo due plaquette, Organic Train (1967), 4 Up and I (1970) e le raccolte Living at the Movies (1973), The Book of Nods (1986), Fear of Dreaming (1993), Void of Course: Poems 1994–1997 (1998) e 8 Fragments of Kurt Cobain (1994).
È conosciuto principalmente per il suo racconto autobiografico del 1978 Jim entra nel campo di basket (The Basketball Diaries), da cui nel 1995 venne tratto il film Ritorno dal nulla, con Leonardo DiCaprio nei panni del giovane poeta, e per essere stato fondatore della Jim Carroll Band.

2 commenti su “Jim Carroll, Tre poesie tradotte da Alessandro Brusa

  1. Pingback: Rock&poetry. JIM CARROLL ultimo tra i fantasmi di PEOPLE WHO DIED – IDIOTWIND

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