Nino Iacovella, La linea Gustav

Nino Iacovella, La linea Gustav
Prefazione di Luigi Cannillo
Il Leggio Libreria Editrice 2019

 

Anni fa, a Berlino nel giorno del cinquantesimo anniversario della costruzione del Muro, scrissi: «Se vuoi, dai voce alla storia». Con La linea Gustav Nino Iacovella non solo ha colto questo invito, ma lo ha sviluppato ampiamente, dando vita a un’opera che ruota intorno a una «parola del tempo», a una categoria storica ben precisa, con un sostanzioso carico di testimonianza e di memoria.
Se la raccolta del poeta nativo di Guardiagrele in Abruzzo, infatti, è nata come omaggio e atto di impegno nei confronti della memoria del padre, essa dà voce alla storia, attraverso l’espressione poetica che, come ebbi già a scrivere per i versi della plaquette La parte arida della pianura, possiede il dono di scoprire il punto acuto di dolore e di vita anche nel paesaggio arido e devastato.
Drammatico punto di divisione anch’essa – come lo sarebbe stato il muro di Berlino nella guerra successiva, la guerra fredda – la linea Gustav fu il nome dato alla linea fortificata dalla Wehrmacht, durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo l’8 settembre. Con disposizione di Hitler del 4 ottobre 1943, la linea difensiva delle forze armate tedesche avrebbe dovuto ritardare l’avanzata degli Alleati; tra il 1943 e il 1944 la “linea invernale”, che passava per l’Italia centrale, dall’Adriatico al Tirreno, da Ortona a Mare al golfo di Gaeta, divise in due l’Italia e fu teatro di scontri, di tragedie individuali e famigliari, di atti di eroismo da parte di chi resisteva.
Qualche settimana fa, con commozione e un sentimento di riconoscenza profondo, ho ascoltato il ricordo di un testimone di quella eroica Resistenza; si trattava dell’intervista del dicembre 2019 a Gilberto Malvestuto, componente della Brigata Maiella, l’unica formazione partigiana a essere decorata con medaglia d’oro al valore militare alla bandiera. Non ho potuto fare a meno di pensare ai versi di Nino Iacovella in questa raccolta, che alle poesie, precedentemente apparse in una sezione di Latitudini delle braccia (DeComporre, Gaeta 2013), affianca ora due nuovi testi.
Come scrive Luigi Cannillo nell’ampia prefazione, dal titolo Viaggio nella memoria e ritorno, anch’essa un efficace esempio di «passaggio del testimone», di un dare «voce alla storia» attraverso la parola poetica, si avverte nei testi di La linea Gustav la tensione delle briglie tirate per frenare la mera effusione e per dare respiro, invece, alla conoscenza. D’altro canto, la tensione è felicemente rafforzata dall’impegno e dall’intenzione di testimoniare la resistenza alla barbarie, i fatti storici che videro le stragi nazifasciste, con vigore controcorrente rispetto a chi – in schiera purtroppo malevola e numerosa – vorrebbe cancellare, appiattire, affossare: «Il tempo di trovare una lama/ che scavi tra le facce/ e separi le voci», scrive significativamente, in Tregua, Nino Iacovella.
Vediamo i volti, ascoltiamo le voci, carichiamo sulle nostre spalle «il peso del tempo» e i corpi dei caduti, come fece la madre di Enzo Bianco, che raccolse e riportò a casa, sulle sue braccia, il corpo senza vita del figlio, caduto in combattimento e finito a colpi di mitraglia il giorno dell’insurrezione a Lanciano, il 5 ottobre 1943. Vediamo il corpo straziato dalle torture di Trentino La Barba, ascoltiamo il boato dei bombardieri nelle incursioni aerei, ascoltiamo, ancora, in piena estate e in pellegrinaggio in quei luoghi insieme a Nino Iacovella, il sibilare dei proiettili nella battaglia del dicembre 1943, casa per casa, per le vie della città che Churchill chiamò “la Stalingrado d’Italia”, di Ortona a Mare.
Ma la sola tematica, è bene ricordarlo per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, non può essere di per sé criterio, discrimine per la valenza poetica di un testo. Non solo la tensione feconda, bensì anche, insieme a questa, la fisicità di umani e territori nel ricordo come testimonianza sono gli elementi fondanti della poesia, autentica poesia, dei componimenti che si susseguono qui, che si offrono alla riflessione e si impongono al ricordo.
Davvero, allora, si manifesta a chi percorre La linea Gustav, «Una terra come carne», come recita proprio il titolo di una delle sezioni. Pulsa, quella terra, in ogni verso, anche – o forse proprio perché – quando la consapevolezza del poeta che «lanciamo solo segnali di fumo/ da posti sicuri e abbandonati» toglie ogni alibi alla retorica e a toni roboanti. È vero che «la poesia non può cambiare l’ordine del dolore», ma essa resta e si conferma dire e scandire preciso di quella che leggo come “rivolta contro l’inanità”.

@AnnaMariaCurci

 

Dalla sezione La linea Gustav

 

Vorrei cambiare nome agli inverni
tenendo più stretto il ricordo del freddo
il gelo nelle dita dei soldati

Veder sparare ancora i tedeschi
a denti serrati dall’alto del muraglione
con occhi che spezzano a vivo
la coda inerme degli sfollati

E cercarvi lì, tra i vecchi a coprire le madri,
le madri come rifugi per sagome minute
(tra il seno e la spalla, insenature
come porti per piccole teste
spaurite nella burrasca)

Sul paese come un’ombra la linea Gustav,
tracciato d’inchiostro sulle rovine,
il confine tra chi si butta a terra
prima o dopo lo sparo

 

Le mani toccano le radici
di una sorgente prosciugata

È così che dall’assenza attingo
quell’acqua, il ricordo che torna
come freddo tra le dita

Seduto su di una pietra, le scarpe
slacciate, contemplo i graffiti,
con unghie e sangue scavando
sino ai nomi dei padri

Poi mi porto dentro la vista
di un bagliore nella vallata

Come se il cielo si buttasse dall’alto
per venirmi a cercare

 

Sotto il cielo dell’estate
tra i piani azzurri della città
è come se il mare fosse rovesciato
e avesse illuso con la brezza la litoranea

Ma basta poco per cambiare aria
minare al cuore la bonaccia

ricordare quel giorno del millenovecentoquarantatre
(letta così quella data, sincopata e tutta d’un fiato)
richiama nell’aria i colpi di mitraglia

Mi butto a peso morto sull’asfalto

Sulla testa sibilano come proiettili
le traiettorie di volo dei gabbiani

 

Dalla sezione Una terra come carne

 

Tregua

Cessata la battaglia ognuno spala
sul proprio versante dei sopravvissuti

Il percorso della carne pulsa ancora
di sangue e sudore

 

Apre uno strato di gemiti e volti
aggrappati alla stessa supplica

 

E già un nodo riprende alla gola
fa mancare fiato alle braccia

Il tempo di trovare una lama
che scavi tra le facce
e separi le voci

 

La poesia non può cambiare l’ordine
del dolore

Quella polvere non si poserà altrove,
piuttosto ricuce addosso la presenza
delle lapidi, insinuando al funambolo
che osa lo sguardo oltre la corda
che sovrasta le proprie rovine

Cercare ricordi, tra i muri anneriti
e le case abbandonate, noi tra le notti ancorate
con le unghie che vanno a fondo
ai bordi del materasso, avessimo visto i volti,
le madri tra i vuoti delle stanze,
avremmo un taglio più vistoso al collo
e come parole un filo di voce

Per questo lanciamo solo segnali di fumo
da posti sicuri e abbandonati

e se apriamo nascondigli
nutriamo un vuoto di formaldeide,
un lascito di brace che toglie il respiro

Lasciamo tepore, ma con parole di cenere
dopo ogni bivacco

4 commenti su “Nino Iacovella, La linea Gustav

  1. Vi ringrazio per lo spazio che avete dedicato a questo libro.
    Come dico sempre, quando ho l’occasione di parlarne, anni fa provai a rimartellare pezzi di storia della mia terra per darne forma di poesia. L’esperimento ebbe un esito felice con la realizzazione dela raccolta “La linea Gustav”, nonostante la rivisitazione storica di quel percorso non è stata per niente facile dal mio punto di vista emotivo.
    Grazie ancora a tutti, anche se ad Anna Maria va un mio abbraccio particolare.
    Nino

    Piace a 2 people

  2. Grazie a tutti coloro che si sono soffermati qui, grazie a chi ha lasciato un segno del suo passaggio, della lettura di una poesia, come la tua, Nino, che ha ‘preteso’ da te l’attraversamento, doloroso, del punto di vista emotivo, per farsi sentimento, conoscenza, memoria comune. Un grazie e un abbraccio a te, Nino.
    Anna Maria

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  3. Pingback: Gioielli Rubati 95: LaPoetessaRossa – Irene Rapelli – Nino Iacovella – Renzo Piovesan – Nina Esposito – Marina Marchesiello – Daniela Cerrato – Biagina Danieli. | almerighi

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