Maria Lenti, Arcorass/Rincuorarsi

Maria Lenti, Arcorass/Rincuorarsi
Introduzione di Sanzio Balducci
Postfazione di Manuel Cohen
puntoacapo Editrice 2020

 

Leggere Arcorass, “rincuorarsi” in dialetto urbinate, la raccolta di Maria Lenti recentemente pubblicata dalla casa editrice puntoacapo, significa, per chi conosce e apprezza la sua poesia, ritrovarne la voce, il suo sguardo attento e la sua coscienza desta. Significa, altresì, riconoscere tra i versi una serenità che non ignora, anzi con-vive il dolore, non ne fa un tabù, ma, al contrario, ne scrive e, scrivendone, medita sulle parole, sulle parole in dialetto e sulle parole in lingua italiana, sulle parole strapazzate e su quelle che, a fondamento di un profondo sentire comune, vorrei chiamare “le parole risanate”.
In Arcorass/Rincuorarsi modi di dire e termini, traducibili dal dialetto urbinate solo con locuzioni e lunghe circonvoluzioni, diventano lente di ingrandimento per indagare e scalpello di parole per spiegare e dispiegare fenomeni ed eventi, fatti altrove taciuti e correnti, con un forte principio di realtà che non rinnega i sogni e che denuncia gli inganni. Il dialetto è allora, con una felice brezza che trasporta semi e chiarisce il pensare, terra materna di una alleanza feconda tra intelletto e cuore, tra piedi che percorrono la terra e mani che scrivono.

@AnnaMariaCurci

 

Tout se tient

età di mezzo mezz’età
settanta sessanta cinquanta quaranta trenta venti
stagioni inventate
da inventare vestiti fasciati
indimenticati
tutt è un
vetrina smerigliata di un incanto
promesso mai esaurito
s’affaccia meglio poi meglio
malinconia
petriol esistensial
subito sgorgato
naso arricciato
capo abbassato
tout se tient
en fa ’na griccia

 

C’era una volta

Poss dì che la memoria
è pane quotidiano ma non ci piango sopra.
El so che l’arte la poesia
devono poggiare su ricordi
da dimenticare, che devono però tornare
illimpiditi
(l’ha scritto Rilke tra altri).
I mi ricord èn tutti messi a post
en me fan sofrì en dan fastidi
mi sostengono nel vivere di oggi
m’aiutne a fè la vitta d’ogni giorne
mi danno la gioia del vissuto
la consapevolezza delle scelte
la chiarezza nelle emozioni.
La mi preferensa va tel present
ch’ pol aprì ’l futur
(per me breve, lungo per altri)
de quel che c’ho e de quel ch’en c’ho
de quel ch’ poss fè de quel ch’en ho da fè.
Ma c’era una volta.

 

Disordine

Vagh a la pesca tel mi dialett
trov subit sei parole
ravaston
rapascet
ravell
ratatuia
spolvaricc
sprocchj
ho preso il disordine per la cravatta
dentra c’è el mond e la mi confusion
el chiass di bordèj e quel di talk show
il girovagare senza meta
el schiamass d’ogni gener
il lavorìo della vita
l’erosione lenta dei giorni
le rob dla polittica della polis-cosa pubblica
poco gratificanti ch’en van
o van per cont di chi le fa girè
com vòl
ho dett tutt
qualca pessa da atacacc sopra
qualche gioia personale
felicità a volte per presenze ancora
plurime in avanti
csa vo’ de più
de sti tempi balordi
de stuffa de muffa de truffa
sensa storia
senza ideali senza memoria

 

Vènti

se schioppa dal cald
tira el garbin
se brimbla dal fredd
– g’lata la Brombolona –
tira la sciorina
me van ben tutti i vènt d’Urbin
già detti in poesia
ogni stagione è mia
el dentra me dà da pensè
precipite l’età
senza rimedio in spifferi
perdite di vantaggi
immedicabile l’intorno servito
apena scesa dal lett
dalle sbertucciate gazzette
gazzettiere
cafè e latt o tè
s’ha pur da viva
sollecito il megafono
un fuori-dentro afono

 

Sfiarata

improvvisi i sobbalzi
de sta vitta intiepiditta
tanti pochi chi ’l pol dì
dle volt en bàsten
te senti quasi de sfiatè
dle volte èn troppi
te sembra d’ sofochè

a volte ’na sfiarata
la fiammata ch’ dura un attim
che può bruciare la stoffa
————————sotto stiro
che tocca e non risolve
scalda appena
sfiora fa respirare sparisce
(come i gabbiani di Cardarelli
ad afferrare il cibo
senza tuffarsi in acqua
tornando poi al nido)

resti sa ’l nas per aria
tu che pensavi alla parietaria

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