Bustine di zucchero #35: Rafael Alberti

In una poesia – in ogni poesia – si scopre sempre un verso capace di imprimersi nella mente del lettore con particolare singolarità e immediatezza. Pur amando una poesia nella sua totalità, il lettore troverà un verso cui si legherà la sua coscienza e che lo accompagnerà nella memoria; il verso sarà soggettivato e anche quando la percezione della poesia cambierà nel tempo, la memoria del verso ne resterà quasi immutata (o almeno si spera). Pertanto nel nostro contenitore mentale conserviamo tanti versi, estrapolati da poesie lette in precedenza, riportati, con un meccanismo proustiano, alla superficie attraverso un gesto, un profumo, un sapore, contribuendo in tal senso a far emergere il momento epifanico per eccellenza.
Perché ispirarsi alle bustine di zucchero? Nei bar è ormai abitudine zuccherare un caffè con le bustine monodose che riportano spesso una citazione. Per un puro atto spontaneo, non si va a pescare la bustina con la citazione che faccia al proprio caso, è innaturale; si preferisce allora fare affidamento all’azzardo per scoprire la ‘frase del giorno’ a noi riservata. Alla stessa maniera, quando alcuni versi risalgono in un balenio alla nostra coscienza, non li prendiamo preventivamente dal cassettino della memoria. Sono loro a riaffiorare, da un punto remoto, nella loro imprevista e spontanea vividezza. (D.Z.)

Alberti

Nonostante il carattere e l’indole andalusi – e a questi si aggiunga la predominante educazione letteraria ispanica – si possono cogliere nella poetica di Rafael Alberti, poetica contraddistinta da un «ulissismo tecnico» suo proprio, esiti di «immaginazione formale lievemente idealizzante» (Vittorio Bodini) che, secondo la critica, qualificano un distinto tratto italianizzante (dei suoi avi, sia il nonno materno che quello paterno erano toscani). Questo italianismo, si direbbe, reca tracce in alcune poesie il cui dettato, come del resto pure nella tradizione letteraria spagnola, raggiunge un equilibrio fra emozione interna e descrittività oggettiva. Un esempio è il madrigale, genere poetico-musicale originatosi in Italia e diffusosi, fra le varie parti d’Europa, in Spagna nel Cinquecento per influsso della musica, genere cui il poeta ritorna di volta in volta con una connotazione lirica di sapore avanguardista, ma senza perdere di vista la forza evocativa e il suo timbro sempre tendente al canto. Nel Madrigale al biglietto del tram, infatti, convivono gongorismo e sperimentazione per cui, partendo dalleredità classica, se ne distanzia per dirigere lattenzione non su una figura femminile (che era il soggetto classico del madrigale ispanico), ma su un oggetto di uso quotidiano, come il biglietto del tram; segno, questo, che un’avanguardia come il surrealismo ne raccolse l’eredità, donando una fisionomia in linea con la visione novecentesca. Altri poeti spagnoli scrissero madrigali senza allontanarsi dai soggetti tradizionali, come Dámaso Alonso, Guillermo de Torre e García Lorca (ricordiamo il Madrigaletto presente nella raccolta Canzoni, e il noto Madrigale appassionato delle Poesie sparse); pare, quindi, che il genere fosse in armonia con lo spirito poetico del tempo. In merito al canto, non va dimenticata la calzante conferenza di Borges su Dante, quando afferma che «il verso ci ricorda che fu un canto», per significare che se da una parte la poesia tende alla condizione del silenzio, dall’altra è memore di una sua dimensione melodica originaria. In tal senso il canto di Rafael Alberti conserva un tono mediterraneo, dai colori marini, che riscopre un surrealismo radicato «precisamente nell’elemento popolare» (si legga anche Madrigale del pettine perduto nella raccolta L’amante, in cui di nuovo l’oggetto del discorso non è una figura umana), un canto del Sud, arioso, atavico, cromatico. Una poetica tesa a metà fra le radici e la “viandanza” (Abele Longo) – testimoniata da un esilio, un cammino che lo condusse in Italia e gli fece conoscere il suo traduttore, Vittorio Bodini, col quale saldò un rapporto di stima e amicizia duratura – che rivela un’ansia di libertà, una solarità e una radicalità di temi e suggestioni, una volontà, come Alberti stesso disse, a voler «dipingere la poesia con il pennello della pittura». Melodia del colore nella parola.

 

Bibliografia in bustina
R. Alberti, Poesie (a cura di V. Bodini), Milano, Mondadori, collana Lo Specchio, 1964 (1977).
G. Cesari, Madrigale, voce della Enciclopedia Treccani, consultabile a questo collegamento.
J.L. Borges, Sette notti (trad. di Mirka Eugenia Moras), Milano, Feltrinelli, 1983.
A. Longo, Roma, viandanza dell’esilio. Rafael Alberti tradotto da Vittorio Bodini, presente in N. di Nunzio e F. Ragni (a cura di), «Già troppe volte esuli». Letteratura di frontiera e di esilio, Perugia, Università degli Studi di Perugia, vol I, 2014.

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