proSabato: Hannah Arendt, da “Tra passato e futuro”

Di solito è la scuola a introdurre per prima il bambino nel mondo. Ora, la scuola non è affatto il mondo e non deve pretendere di esserlo; è semmai l’istituzione che abbiamo inserito tra l’ambito privato, domestico, e il mondo, con lo scopo di permettere il passaggio dalla famiglia alla società. La frequenza scolastica non è richiesta dalla famiglia ma dallo Stato, ossia dal modo pubblico; quindi, rispetto al bambino, la scuola rappresenta il mondo anche senza esserlo di fatto. In questa fase dell’educazione sono ancora una volta gli adulti, senza dubbio, ad assumere una responsabilità verso il fanciullo; ormai però non si tratta più tanto di rispondere del benessere vitale di una cosa che cresce, quanto di quello che chiamiamo stimolare il libero sviluppo di qualità e talenti peculiari. È questa l’unicità che distingue ciascun essere umano da tutti gli altri, in virtù della quale l’uomo non è solo uno straniero nel mondo, ma qualcosa che non c’è mai stato prima d’ora.
Poiché il bambino non conosce ancora il mondo, deve esservi introdotto un poco alla volta; e poiché è una cosa nuova, occorre far sì che essa giunga a maturità rispetto al mondo qual è. Comunque, qui gli educatori rappresentano di fronte al giovane un mondo del quale devono dichiararsi responsabili anche se non l’hanno fatto loro, e anche se, in segreto o apertamente, lo desiderassero diverso. Questa responsabilità non è imposta d’arbitrio agli educatori: è implicita nel fatto che gli adulti introducono i giovani in un mondo che cambia di continuo. Chi rifiuta di assumersi la responsabilità in solido, non dovrebbe aver figli né costituirsi parte attiva nell’educare i giovani.
Nell’educazione l’assumersi la responsabilità del mondo si esprime nell’autorità. Autorità dell’educatore e qualifica dell’insegnante non sono la stessa cosa. L’autorità esige una certa qualifica, ma anche le qualifiche migliori non possono di per sé generare autorità. L’insegnante si qualifica per conoscere il mondo e per essere in grado di istruire altri in proposito, mentre è autorevole in quanto, di quel mondo, si assume la responsabilità. Di fronte al fanciullo è una sorta di rappresentante di tutti i cittadini adulti della terra, che indica i particolari dicendo: ecco il nostro mondo.
Sappiamo bene quale sia oggi la situazione dell’autorità. Qualunque sia la nostra posizione rispetto al problema, resta pacifico che nella vita pubblica e politica l’autorità o non ha nessuna parte (infatti la violenza e il terrore dei paesi totalitari non hanno nulla in comune con l’autorità) o, al massimo, svolge una funzione molto discussa. In sostanza ciò significa che nessuno vuole pretendere che altri assuma, o affidare ad altri, una responsabilità globale: mentre quando è esistita, la vera autorità è sempre stata associata a un assumersi la responsabilità di come vanno le cose. Se l’autorità viene eliminata dalla vita pubblica e politica, potrà seguirne d’ora innanzi che ciascuno debba assumersi pari responsabilità. Ma potrà anche avvenire che si respingano, consapevolmente o no, le pretese del mondo e le sue esigenze di ordine; che si rifiuti ogni responsabilità mondana, nel dare ordini quanto nell’obbedire. Senza dubbio entrambe le ipotesi contribuiscono alla presente decadenza dell’autorità, e spesso hanno operato insieme, contemporaneamente e in maniera inestricabile.
Ma in materia di educazione una simile ambiguità non può sussistere. I bambini non possono rovesciare l’autorità dell’educatore come se si trovassero oppressi da una maggioranza di adulti (è vero che la moderna prassi pedagogica ha perfino sperimentato questo assurdo modo di trattare i bambini come una minoranza oppressa da liberare). Che gli adulti abbiano voluto disfarsi dell’autorità significa solo questo: essi rifiutano di assumersi la responsabilità del mondo in cui hanno introdotto i loro figli.

 

© Hannah Arendt, Tra passato e futuro. Introduzione di Alessandro Dal Lago. Traduzione dall’inglese di Tania Gargiulo, Garzanti 1991, pp. 246-248 (capitolo La crisi dell’istruzione)

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