Viviana Fiorentino, Tra mostri ci si ama

Viviana Fiorentino, Tra mostri ci si ama, Massa, Transeuropa, 2019, pp. 224, euro 16.90

È un esordio quello che Viviana Fiorentino propone con il romanzo Tra mostri ci si ama edito da Transeuropa nel 2019, un doppio esordio di certo che per quest’autrice si è rivelato da poco anche in poesia (con In giardino, di cui abbiamo trattato qui). Ed è chiaro perché la prosa si sviluppi dentro una ricerca metaforica viva, pregna e che nutre queste pagine. “Mostro”, buono e solido, è il linguaggio e lo stile che Fiorentino costruisce, cercandolo e trovandolo in quest’avvincente vicenda in cui Alice, la protagonista, tenta ossessivamente di ricostruire il suo legame con Elena, amica di vecchia data e mittente di una strana e feroce email, figura scomparsa nei meandri di un giallo (quasi) senza risoluzione. Due figure, queste, complesse come lo sono quelle create da Elena Ferrante per L’amica geniale; ed è proprio a quel romanzo che questo sembra riferirsi, nella modalità attraverso cui entrambe affrontano il rapporto con l’altra. È un’Italia di un decennio fa quella in cui Alice da Berlino ritorna nella sua città di nascita, Palermo, per seguire le tracce dell’altra, ritrovandosi catapultata in un momento storico segnato dal caso Ruby, in una Sicilia rutilante eppure tutt’altro che accogliente, anzi: in cui le contraddizioni tra spaccio, mafia, omicidi e altri percorsi inghiottono e stritolano ogni movimento e pensiero. È una corsa al “paradossale” (come l’autrice la intende qui), e la realtà vivida a sbatte in faccia se stessa e il suo contrario, altro “mostro” insieme ai luoghi che il romanzo porta in primo piano. La Germania, opposta, antitetica, è dove Alice si è stabilita, dove fa ricerca non senza avvertire una solitudine che viene mitigata dall’Aikido, arte che pratica da tempo e grazie alla quale incontra Elisa, alter ego di Elena o doppio di qualche altro “mostro” che la trama sembra suggerire ai lettori? Se la dimensione onirica fa da traccia a ogni capitolo, come anche la quarta di copertina indica, è il ritmo serrato a inglobare tutto: personaggi, storia, luoghi; in una meditata costruzione di movimenti, riflessioni, che non manca di ricavare dal bagaglio emotivo i propri appigli, Viviana Fiorentino rivela un’attenzione alta al poetico di cui la sua prosa è fatta − primo livello, come si affermava all’inizio −, riuscendo a sospendere, per poi incedere e reificare tutti gli altri livelli narrativi e di composizione del testo. Persino la suspence propria di un giallo viene fatta “mostro”, si rende personaggio. È la trasformazione in qualcos’altro che sembra interessare l’autrice: non la narrazione già vista e sentita della sicilianità, ma il suo lato oscuro e il suo lato − anche e largamente − condiviso. I punti in comune con un tutto e non le tipicità. In questo Palermo e Berlino hanno la stessa faccia, di ordine e disordine. E nelle strutture a spigoli in cui i singoli soggetti sembrano intervenire si diramano legami, veri o presunti, immaginati o constatati, che riportano alla protagonista la responsabilità di narratrice assuntasi, in grado di non perdere mai il controllo e non cedere a una facile visione..

© Alessandra Trevisan

 

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