Stefano Taccone, Profeta ragazzina (inedito)

Profeta ragazzina

idea fissa
pensiero dominante
potrebbero risponderti
che non ne hai viste tante
ma parla il profeta
meno per esperienza
che per chiarore
della coscienza

sospetto di un’aliena
certo non per l’aspetto
come nelle fantasie
di qualche mentecatto
e neanche perché
ti astieni dalle carni
e dai suoi derivati
perché non compri vestiti
e lo smartphone te l’hanno regalato
sei anni fa e da allora
non lo hai mai cambiato
piuttosto perché credi davvero
non per vana gloria
che ciascuno ti possa imitare
e chissà se di tanto in tanto
ti soffermi e ti domandi
quanti tuoi coetanei
lo stanno già facendo

il tuo popolo
ti loda con la voce
ma è lontano
dal prendersi la croce
forse non l’hanno compresa
forse non la vogliono comprendere
forse non la vogliono prendere
la loro lotta
non pare solida
la loro lotta
appare episodica

i politici progressisti
ti onorano con la mano sinistra
ma poi con il piede destro
spingono ancora
sull’acceleratore
come se fossimo in tempo
per eludere il muro
anche pigiando adesso
il pedale del freno

i politici sovranisti
ti coprono di improperi
più neri dei loro cuori
ti invitano a tornare a scuola
come se ci fosse un futuro

i rivoluzionari da tastiera
dicono che Thunberg
non fa rima con Luxemburg
quando loro non sono
neanche Bertinotti
che non sei una proletaria
come se Che Guevara
fosse nato ottentotto

ma tu non guardi e passi
sui muscolosi cinguettii
la tua passione
non si appunta lì
il tuo vittimismo
non è narcisista
e in fondo neanche
generazionalista
data la tara dell’età

c’è chi si chiede
se sei vera
c’è chi non crede
che una ragazzina
abbia fatto tutto da sola
e più che scoprire
il segreto di te
lascia intuire
l’ovvietà di lui

forse non sarai
che paradossale benzina
di voti
nel serbatoio di una sinistra
muta e codina

forse sarai
incapace di miracoli
ma solo la vedette
dell’ultimo spettacolo
quello della fine

forse non salverai
nessuna vita
dai cavalloni di un mare
che si prepara a divorare
favorevoli e contrari

ma forse salverai
qualche vita
dalle secche infinite
di un altro mare
quello della noia sterminata
del consumo organizzato
del lavoro irreggimentato
che qualche nuovo nato
continuerà ancora a rifiutare

 

© Stefano Taccone

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