I poeti della domenica #410: Nicanor Parra, Preguntas a la hora del té/Domande all’ora del tè

 

PREGUNTAS A LA HORA DEL TÉ

Este señor desvaído parece
Una figura de un museo de cera;
Mira a través de los visillos rotos:
Qué vale más, ¿el oro o la belleza?,
¿Vale más el arroyo que se mueve
O la chépica fija a la ribera?
A lo lejos se oye una campana
Que abre una herida más, o que la cierra:
¿Es más real el agua de la fuente
O la muchacha que se mira en ella?
No se sabe, la gente se lo pasa
Construyendo castillos en la arena:
¿Es superior el vaso transparente
A la mano del hombre que lo crea?
Se respira una atmósfera cansada
De ceniza, de humo, de tristeza:
Lo que se vio una vez ya no se vuelve
A ver igual, dicem las hojas secas.
Hora del té, tostadas, margarina,
Todo envuelto en una especie de niebla.

 

DOMANDE ALL’ORA DEL TÈ

Questo indistinto signore assomiglia
A una figura da museo di cere;
Guarda attraverso le tendine logore:
Che vale di più, l’oro o la bellezza?
Vale di più il ruscello che si muove
O la pianta ben salda sulla sponda?
In lontananza si ode una campana
Che apre un’altra ferita, o che la chiude:
È più reale l’acqua della fonte
O la ragazza che si specchia in essa?
Non si sa, ormai la gente non fa altro
Che costruire castelli di sabbia:
Conta di pù il bicchiere trasperente
O la mano dell’uomo che lo crea?
Si respira una fragile atmosfera
Di cenere, di fumo, di tristezza:
Ciò che è stato una volta non sarà
Più così, dicono le foglie secche.
Ora del tè, pane tostato, burro,
E tutto avvolto come in una nebbia.

 

da © Nicanor Parra, L’ultimo spegne la luce, Bompiani Capoversi 2019

One comment

  1. Nicanor Parra pone l’accento su ciò che valga la pena di considerare vero, autentico o semplicemente verosimile.
    Ha più valore, e quindi diritto di rappresentazione, dignità d’essere cantato, la causa o la sua conseguenza? L’immagine vista o l’immagine ricreata dalla percezione, dal riflesso, dalla comprensione restituita dalla mente intesa come recettore?
    E’ come se valori, misure, postazioni, ruoli e funzionalità fossero venuti meno ora e qui, luogo dove l’uomo contemporaneo opera, ora, nel volgersi di questo tempo durante il quale l’uomo contemporaneo crede di operare, sciocco costruttore di castelli di sabbia, di edifici senza più fondazioni, progettista senza idee e sogni, edificatore cieco che forse ha dimenticato la strada d’origine e il punto d’arrivo della sua stessa parabola.
    E’ il risultato,l’oggetto dell’azione a dover essere ricordato o la mente che conduce all’esito, l’abbrivio del pensiero, lo slancio progettuale? il risultato ha un senso solo se ha una funzione? Quotidiana, oggettiva, banale e omologata?
    Ha più senso e valore la notte trascorsa nel sogno o il giorno scivolato via dopo aver abbandonato le lenzuola che non lascerà traccia se non quella del piccolo passo, del piccolo gesto, dell’infinitesimale e gigantesca negligenza, della quotidiana ira, della sediziosa invidia, della microcefalia e della pochezza del sentire? Egotismo cieco e improduttivo contro rara lungimiranza?
    il poeta induce a riflettere sulle nugelle perdute, sulle piccole certezze che sono state, sull’attuale coltre nebbiosa e sull’inabilità a ravvisarne il senso più autentico. Forse nessuno può rispondere all’eterno quesito circa l’autentico valore e significato del vivere.
    “Si respira una fragile atmosfera”

    "Mi piace"

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