Giorno: 9 novembre 2019

proSabato: Cristiano Poletti, Jähn

 

NOTA AL TESTO:

Sigmund Jähn è stato il primo tedesco nello spazio. Con la missione denominata Sojuz 31 raggiunse la stazione speciale Saljut 6, il 26 agosto 1978. Divenne per questo eroe della DDR ed eroe sovietico.

Uno dei fondamenti necessari alla costruzione ideologica della Repubblica Democratica fu il riferimento allo spirito comunitario espresso durante la Guerra dei contadini (1524-26), rivolta popolare scoppiata in seno al Sacro Romano Impero.

In tedesco, «in den Köpfen steht die Mauer noch» significa: «il muro è ancora nelle nostre teste».

La prosa è tratta da “Temporali” (Marcos y Marcos, 2019).

proSabato: Milena Milani, Il cielo su di noi

Un pomeriggio, al mare, quando l’estate è finita e si è rimasti soli, sembra che il cielo sia lontano, non ha colore, addirittura una lastra inerte, che pesa su di noi sdraiati; gli alberi sulla collina risultano nello sfondo, sono pochissimi, sette, otto, con esili tronchi e una chioma larga, forse sono pini.
Hanno portato sulla sabbia una barca a vela, bianca, una vela più grande, una più piccola, ma la tela non è unita, è tutta a strisce regolari, ben cucite le une alle altre.
I bagnini sono due, stanno smontando le cabine, sono scontenti perché c’è stato il freddo, la pioggia, molta gente è partita, ha abbreviato le vacanze, ma ora, in questi ultimi giorni, anche se l’aria è più fresca, altra gente è giunta al mare, sono villeggianti diversi, più calmi direi, più composti, ci sono molti stranieri, soprattutto tedeschi, e anche famiglie con due o tre bambini, di solito piccoli, e qualcuno persino lattante, che lo portano in carrozzina.
Oggi ne è venuto uno che dorme beatamente sotto un ombrellone non molto distante dal mio; passando gli ho dato un’occhiata: è chiaro di pelle, colore della cera, ma bello; accanto gli sta una balia vestita di roso sgargiante, con il grembiule bianco e una cuffia sui capelli. La balia è seduta su uno sgabello e guarda davanti a sé, tranquilla. I suoi occhi non hanno espressione, contemplano il vuoto o il mare.
Da queste parti, in questa solitaria spiaggia, non succede mai niente, uno sta sdraiato e basta, o qualche volta si getta in acqua e nuota, ma non sa perché nuota, perché sia caldo, perché si getti in acqua: qui le azioni non hanno motivi speciali, tutto si fa perché si deve fare.
Io pure, da anni, continuo a far quelle stesse cose, che sono proprio queste stese di ieri o di oggi; per esempio, sto qui seduta e guardo, o poco fa dormivo, la testa appoggiata alla poltrona, persino un cuscino per conciliarmi meglio il sonno.
Ottobre è un mese dolce, le sue giornate venute fuori da burrasche, hanno questa trasparenza quasi casta, tutto è come il cielo, pesa su di noi, sul nostro corpo, e noi non abbiamo la forza di una ribellione, oppure di evasione.
Del resto, dove si dovrebbe andare?
Dove ci porterebbero treni, macchine, aerei?
In quale altro posto che non sia questo, potremmo avere questa singolare pace con noi stessi?
Perché bisogna sapere prima di tutto una cosa: questo è il luogo dove siamo nati, tutti ci è ritornato familiare, ogni passo risuona come un passo che avvenne molti anni fa e che si ritrova con quella stessa leggerezza.
Pure, ci fu un tempo, e c’è tuttora, lontano da qui, in cui i passi furono pesanti, e ognuno incideva nel cuore, come un segno difficile da cancellare. Qui, no, tutto è diverso, le giornate sempre uguali non hanno che la storia di se stesse, un cerchio semplice che non si offusca, che non è da rompere: sono giorni in cui ritroviamo i nostri sentimenti dimenticati, certe nostre illusioni di ragazzi mal cresciuti, e forse qualche volta la voglia di continuare. (altro…)