Giorno: 31 ottobre 2019

Se “il cuore non si vede”: intervista a Chiara Valerio

Chiara Valerio, “Il cuore non si vede”, Einaudi 2019, euro 17.50

Chiara Valerio è leonardesca. Dottorato in matematica, splendida prosa, occhio acuto e lingua critica, grande talento nel far brillare gli altri. Verrebbe da dire: viva la letteratura che ce l’ha. E guarda un po’, è la nostra.
Perché al momento presente Chiara Valerio è (tra le altre cose) saggista e traduttrice, drammaturga e redattrice, ma soprattutto autrice di romanzi, biografie della matematica, migliori definizioni di cosa sia una persona agli occhi della sorella minore (“la via la verità la vita”, in Spiaggia libera tutti, Laterza 2010), personaggi come Antonia Speranza (Nessuna scuola mi consola, Nottetempo 2009), sorta di Pizia di Dürrenmatt da collegio docenti dallo spiccato dono dell’ipotassi, e di uno dei più bei compianti  della storia dell’arte (in Almanacco del giorno prima, Einaudi 2014): un ragazzino disteso tra gli oleandri.
È da poco in libreria con Il cuore non si vede, per i tipi di Einaudi. Per chi bada al cosa, Andrea Dileva si sveglia una mattina senza un cuore, e una cadenza dopo l’altra, pure in un organismo funzionante, deve dire addio a molti organi. Per chi bada al come, c’è una cosa che salta all’occhio e che è presente in tutti i libri di Valerio, tanto da fornire loro una sorta di impronta di velocità scoiattolesca: mantenendosi all’interno di una terza persona singolare, la cifra di Chiara Valerio con la lingua è connessa a una pratica ferrea nello stare ancorati al procedimento del pensiero, e nel saperlo riprodurre. Ne viene un libro che dirige specie le primissime pagine a mimesi perfetta della formazione del concetto, l’incapacità della mente umana di registrare il reale fissando il fuoco, per quanto fondamentale sia l’argomento. Anche quando ci si sveglia senza un cuore, e la cosa dovrebbe occupare ogni sinapsi, l’inevitabile funzionamento del pensiero è a metà tra approfondimento e digressione. Ci si sveglia senza un cuore, e ci si chiede – una serie infinta di cose, non necessariamente collegate tra loro, accanto allo stupore su chi abbia scelto, per le pareti, quella precisa gradazione di grigio. E questo perché approfondimento e digressione, e quella precisa gradazione di grigio, sono sangue e vita, la reale realtà accanto e nonostante la fiaba di un organo perduto. In parole povere: quando non si è più quelli di prima, non lo si è rispetto a chi? Così in questo romanzo di sparizioni spariscono organi e ghiandole, giocatori di nascondino, donne delle pulizie in imbarazzo. E a stento le parole riescono a fare mondo, nell’identità tra i verbi servili, nel “dubbio tra stare e andare”, nel “chiamarsi, forse, questa era l’avventura”, in un istinto golemico a non sfumare. (altro…)