Giorno: 2 settembre 2019

PoEstate Silva: Mauro De Candia, poesie da “Le stanze dentro”

Una casa di allarmi

La schiena fresca e rosa
di Settembre
ha un modo di fare lunare,
farsi colonizzare i fianchi
da tramonti
in museruola di nuvola:
è l’ultimo saluto
al Sole.
A fine Agosto
tutti gli uomini
sono opliti
imprigionati in sculture
termodinamiche e,
muovendosi,
spargono linfa per
lucertola e grano.
E così, eccoci ancora a casa:
ma che bel guscio di meraviglia,
poltrona con braccioli-marzapane
e anche due braccia nere
taiwanesi,
sottovetro di sveglie,
solcano un lento applauso
di tartaruga.
Cammino quindi
su un pavimento melmoso
e soffice
di ricordi alati,
impigliati alle lancette
come il dente di leone bianco,
fecondo e viscido di vento.
Chiamo per nome le mani,
chiamo per nome le dita
e tutte le unghie
cadute negli anni
e fuggite come lepri albine.
Anche lo sfilacciare
di lampada
è un sogno corale
per i corazzieri di luce.
È una casa di allarmi
sospesi ma sempre in agguato,
rifugio dal calore
in una bolla segregata dal tempo.
Quando la sveglia
si farà olifante,
spelliccerà le bolle
col loro stesso fuoco.
Si starà peggio fuori
che in questo paradiso di trappola? (altro…)

Bustine di zucchero #11: Jorge Luis Borges

In una poesia – in ogni poesia – si scopre sempre un verso capace di imprimersi nella mente del lettore con particolare singolarità e immediatezza. Pur amando una poesia nella sua totalità, il lettore troverà un verso cui si legherà la sua coscienza e che lo accompagnerà nella memoria; il verso sarà soggettivato e anche quando la percezione della poesia cambierà nel tempo, la memoria del verso ne resterà quasi immutata (o almeno si spera). Pertanto nel nostro contenitore mentale conserviamo tanti versi, estrapolati da poesie lette in precedenza, riportati, con un meccanismo proustiano, alla superficie attraverso un gesto, un profumo, un sapore, contribuendo in tal senso a far emergere il momento epifanico per eccellenza.
Perché ispirarsi alle bustine di zucchero? Nei bar è ormai abitudine zuccherare un caffè con le bustine monodose che riportano spesso una citazione. Per un puro atto spontaneo, non si va a pescare la bustina con la citazione che faccia al proprio caso, è innaturale; si preferisce allora fare affidamento all’azzardo per scoprire la ‘frase del giorno’ a noi riservata. Alla stessa maniera, quando alcuni versi risalgono in un balenio alla nostra coscienza, non li prendiamo preventivamente dal cassettino della memoria. Sono loro a riaffiorare, da un punto remoto, nella loro imprevista e spontanea vividezza. (D.Z.)

Old Crumpled Paper

L’artefice – un libro composto di poesie e brani di prosa – rappresenta uno degli esiti più alti della scrittura poetica di Jorge Luis Borges; un’opera che condensa, come riporta la quarta di copertina, «il sentimento borgesiano dell’esistenza, il suo continuo interrogarsi sul mistero dell’identità, della realtà, del tempo, e sull’essenza della parola e della letteratura». Una rosa gialla (e altri testi come «Inferno», I, 32, Poesia dei doni, L’altra tigre per dare ulteriori esempi) s’interessa di questa essenza, richiamando uno degli archetipi, uno fra i più noti immaginari della letteratura universale, la rosa. La rosa che Giambattista Marino osserva, alla vigilia della sua morte, è quella eterna e radiosa che ha ispirato i poeti di ogni tempo come Omero e Dante, e quindi non è la rosa descritta nelle sue parole, bensì la sua esemplare fissità nel tempo e nella storia dell’uomo. Secondo Borges, cadiamo in errore quando crediamo di inventare metafore nuove e originali perché la creatività consiste nella riscrittura e nel riutilizzo di quanto l’immaginazione letteraria abbia già esplorato ed espresso, e tale visione si esprime perfettamente qui come pure in Arte poetica, che vede nella poesia un vettore di simboli e metafore eterni. Gli eroi cortesi come l’Orlando, i cavalieri erranti come il Don Chisciotte, e ancora il mondo animale dei bestiari, gli eventi naturali, i paesaggi, gli oggetti, la letteratura stessa: tutto il mondo è trasformato in un testo infinito, ricco di immagini simboliche che si rincorrono nel corridoio del tempo. Tuttavia, la riproposizione di un simile sterminato repertorio non preclude la possibilità di nuovi passaggi espressivi e contesti narrativi e poetici diversi. Potrà ancora esserci in futuro un John Keats a contemplare l’immortalità dell’usignolo («Keats, forse incapace di definire la parola archetipo, precedette di un quarto di secolo una tesi di Schopenhauer» riporta Borges in Altre inquisizioni), ciò non andrà a discapito della virtù creativa. L’arte povera della riscrittura accorda l’estensione di sempre più profondi e complessi legami fra le parole, restituendo nuova luce ai loro significati e alla nostra coscienza. È la ripetizione, talvolta, a determinare l’originalità.

Bibliografia in bustina
J.L. Borges, L’artefice, Milano, Adelphi (a cura di T. Scarano), 1999, p. 57-58
J.L. Borges, Altre inquisizioni, Milano, Adelphi (a cura di F. Rodriguez Amaya), 2000, p. 127