Giorno: 28 agosto 2019

PoEstate Silva: Кristin Dimitrova, Tre poesie tradotte da Emilia Mirazchiyska

 

LA VITA È

treni persi,
colpo di fulmine,
restituire il guadagnato,
guadagnare il restituito,
finire canzoni cantate,
dare il tono alle nuove,
costruire isole
segrete al futuro,
lavorare al presente,
perdere il perduto.

ЖИВОТЪТ Е

изпуснати влакове,
любов от пръв поглед,
връщане на спечеленото,
печелене на повърнатото,
допяване на изпети песни,
даване на тон за нови,
строежи на тайни
острови в бъдещето,
работа в настоящето,
губене на загубеното.

 

CON L’OCCHIO ARMATO

La bussola che mi hai regalato
funziona.
Ora so
dove è Sud
dove è Est
dove è su
dove è giù.
Dove non pensi a me
da dove non arrivi.
È normale che tu abbia la tua vita.
È normale che io dia un occhio alla bussola.

С ВЪОРЪЖЕНО ОКО

Компасът, който ти ми подари,
работи.
Сега вече знам
къде е юг,
къде е изток,
къде е горе,
къде е долу.
Къде не мислиш за мен,
откъде не идваш.
Нормално е да си имаш свой живот.
Нормално е да поглеждам компаса.

 

DALLA FINESTRA DI UN CANTO

Questo non è solo un canto, non è solo una bocca.
Questo è un foro da cui irrompe il mondo eterno,
l’alito del caos onesto dove le intenzioni
permangono nella loro scintilla d’origine. Tutte le sorti
sono ugualmente forti. Tutti i sensi
sono ugualmente svegli, non storti, non quieti,
il senso esiste per sè, il tempo non è ancora nato.
Questa è un’apertura da cui irrompono
i canti più antichi con le loro ali di pipistrello,
una breve finestra che dà su quello
.              che forse eravamo
.              e che potremmo ridiventare.
Finestre. Si aprono, si chiudono.
La paura della corrente riassicura.
Hai paura del buio?
Con te – no.

ПРЕЗ ПРОЗОРЕЦА НА ЕДНА ПЕСЕН

Това не е просто пеене, не е просто уста.
Това е дупка, през която нахлува вечният свят,
дъхът на честния хаос, сред който намеренията
са в изначалната си искра. Всички съдби
са еднакво силни. Всички сетива
са еднакво будни, неизкривени, непомирени,
смисълът съществува сам за себе си, времето
още не се е родило.
Това е зев, през който нахлуват
най-древните песни с кожените си криле,
кратък прозорец към онова,
.               което може би сме били
.               и което бихме могли да бъдем.
Прозорци. Отварят се, затварят се.
Страхът от течение презастрахова.
Страхуваш ли се от тъмното?
С теб – не.

 

Traduzione dal bulgaro di Emilia Mirazchiyska

Racconti per l’Alzheimer Fest #5

 

Dal 13 al 15 settembre si terrà a Treviso la terza edizione dell’Alzheimer Fest. Mi è stato chiesto di raccogliere le testimonianze di altre persone che, proprio come me, stanno gestendo o hanno gestito uno dei propri cari, per poterle leggere durante il festival. Si tratta di racconti brevissimi che descrivono un momento durante la gestione del malato in cui c’è stato da ridere, da piangere o da arrabbiarsi. Se qualcuno di voi vuole partecipare, non deve fare altro che scrivermi tramite mail (caregiverwhisper@gmail.com), raccontando la propria esperienza.
Questi i primi due racconti.
Marco Annicchiarico

– – –

La piscina

Oggi siamo andati a fare degli esami di controllo. Mia madre fa fatica a camminare, così decido di chiamare un taxi. Quando saliamo, il tassista dice che questo caldo non si può proprio sopportare.
Mia madre risponde che è proprio vero, che non vede l’ora di tornare in montagna, dove ha una villetta bella fresca, con il camino, la tavernetta e la piscina.
– Cavoli, anche la piscina? risponde il tassista.
– Certo, se no d’estate come si fa con questo caldo?
Io resto zitto, per non contraddirla, ma quando scendiamo le chiedo perché ha detto al tassista che abbiamo una villetta con piscina quando in realtà abbiamo solo un appartamento.
Lei prima sorride ma poi, quando capisce che ha raccontato qualcosa che non corrisponde al vero cambia espressione e dice a muso duro che devo imparare a farmi i cazzi miei.
– Cosa te ne frega a te di quello che dico? Ma devi sempre stare dietro a correggere se sbaglio qualcosa? E poi, se proprio lo vuoi sapere, questo qua quando lo rivedremo mai? Quindi, che cazzo ne sa lui se ho o no la villetta? E se lo rivediamo, la prossima volta gli dico che accanto ho anche il bosco con l’orto, va bene? E a te ti metto in quell’orto a zappare, almeno ti stanchi e la finisci di parlare.

(C.M.) (altro…)