Giorno: 5 agosto 2019

PoEstate Silva: Beppe Viola, Cochi & Renato

 

da Cochi & Renato – Preistoria di una coppia chiusa in un Pozzetto

Un famoso giornalista sportivo scrisse una volta che Fausto Coppi vinse una tappa del giro d’Italia, scalando lo Stelvio senza mani, anzi pedalando con una mano sola. Rifacendo l’analisi storica conviene subito dire ai lettori che da questo momento il libro che hanno tra le mani è stato scritto senza tonsille. L’anticipo gentilmente fornito dall’editore alla consegna delle prime cinquanta pagine ha consentito a un qualificato gruppo di studiosi di ottenere quanto da tempo l’autore fortemente temeva. Il gruppo di eminenti e interessati studiosi ora così formato:

una moglie: — Cosa aspetti a farti togliere le tonsille.

una cognata: — Perché Bruno sì e lui no. (Bruno sarebbe il cognato dell’A.).

le figlie: — Dai papà. Se lo fai tu dopo lo facciamo anche noi.

uno qualunque: — Non faccia il vigliacco.

parrucchiere Giordano: — Pensi, dottore, che a un mio cliente sono cresciuti i capelli dopo che s’è tolto le tonsille. Sarà stato un caso, ma è successo proprio così.

allenatore di cavalli: — Guarda quel cavallo: ha cominciato a vincere dopo che ci hanno fatto il fischio.

La possibilità di poter vincere (ingenti somme?) ha indotto il latore delle presenti (tonsille) ad avvicinarsi con grande sprezzo del pericolo ad un signore in camice bianco detto otorino ecc. il quale — lei non ci crederà — non aveva mai sbagliato un intervento di tonsillectomia, prima naturalmente di questo cui facciamo riferimento.
— Le giuro — diceva — che proprio non mi è mai capitato. E i testimoni, comprese le fedelissime infermiere pagate a parte, dicevano di sì in coro, proprio come fanno le infermiere delle cliniche.

Non che l’ill.mo chirurgo abbia riconosciuto di aver commesso un piccolo errore, ma ha fatto capire che questa maledetta campagna elettorale ci condiziona un po’ tutti e che in sostanza la colpa era delle Brigate Rosse se c’era stata quel poco di emorragia. La confusione del momento politico un po’ particolare, oltre che il caldo, hanno provocato quell’impercettibile (ma su non facciamola poi così grossa, Signùr) fallo che per poco non costa la vita al paziente e anni di dissolutezze alla giovane vedova, madre di tre bambine che chiedono sempre quando torna il papà visto che ormai le corse sono finite da un pezzo.

Insomma, con il solito salvacondotto degli opposti estremismi, l’ill.mo chirurgo tentava di buttare tutto in politica.

L’ill.mo chirurgo aveva tutto per riuscire nella carriera scientifica e politica, dalla moglie coi soldi al nome importante, pardon’s cognome che a sentirlo viene subito voglia di dire una messa in memoria di Benito Mussolini, nel senso che questo cardinale, pardon’s cognome, è lo stesso di un illustre uomo di chiesa, roba a livello conclave mica balle. Chissà, poi magari non sono nemmeno parenti, ma uno se lo sapesse prima potrebbe prendere provvedimenti toccando materiali umani e no. Dicevamo che l’ill.mo chirurgo era proprio attrezzato alla grande per farsi strada nella vita, comprese le sue brave attrezzature tecniche per bambini, tipo cavallo a dondolo e altalena. Ma anche quelle strane apparecchiature da bocca erano per bambini in quanto tutti sanno che le tonsille si tolgono con particolare predilezione ai minori, tanto che se vi sorprendono a fumare come se foste adulti, al momento di togliervi le tonsille vi trattano come bambini.

(Rino Fabbri Editore, 1976)

 

[Il libro è stato ripubblicato nel 2018 in digitale dalla Biblioteca Comunale di Milano ed è scaricabile gratuitamente in formato EPUB cliccando su questo link]

Bustine di zucchero #7: Czesław Miłosz

In una poesia – in ogni poesia – si scopre sempre un verso capace di imprimersi nella mente del lettore con particolare singolarità e immediatezza. Pur amando una poesia nella sua totalità, il lettore troverà un verso cui si legherà la sua coscienza e che lo accompagnerà nella memoria; il verso sarà soggettivato e anche quando la percezione della poesia cambierà nel tempo, la memoria del verso ne resterà quasi immutata (o almeno si spera). Pertanto nel nostro contenitore mentale conserviamo tanti versi, estrapolati da poesie lette in precedenza, riportati, con un meccanismo proustiano, alla superficie attraverso un gesto, un profumo, un sapore, contribuendo in tal senso a far emergere il momento epifanico per eccellenza.
Perché ispirarsi alle bustine di zucchero? Nei bar è ormai abitudine zuccherare un caffè con le bustine monodose che riportano spesso una citazione. Per un puro atto spontaneo, non si va a pescare la bustina con la citazione che faccia al proprio caso, è innaturale; si preferisce allora fare affidamento all’azzardo per scoprire la ‘frase del giorno’ a noi riservata. Alla stessa maniera, quando alcuni versi risalgono in un balenio alla nostra coscienza, non li prendiamo preventivamente dal cassettino della memoria. Sono loro a riaffiorare, da un punto remoto, nella loro imprevista e spontanea vividezza. (D.Z.)

bustina chiara - Milosz

Nei versi iniziali di Ars poetica? Miłosz scrive: «Ho sempre aspirato ad una forma più capace,/ che non fosse né troppo poesia né troppo prosa/ e permettesse di comprendersi senza esporre nessuno,/ né l’autore né il lettore, a sofferenze insigni». La tensione verso l’universale, partendo dall’impoetico per riconciliare letteratura e vita, orientata alla comprensione reciproca fra uomini – rendendo quindi oggettiva una sofferenza, una ferita, una parola viva e sanguinante di umanità – definisce la sua, nella presentazione di Brodskij, come «una poesia metafisica che considera le cose di questo mondo (compreso lo stesso linguaggio) come manifestazioni di un regno superiore, miniaturizzato o ingigantito a beneficio della nostra capacità di percezione». Siamo in costante ricerca di qualcosa che ci salvi nella poesia (in Prefazione Miłosz scrive: «Che volevo una buona poesia, senza esserne capace,/ Che ho capito, tardi, il suo fine salvifico,/ Questo, e solo questo è salvezza»), e solo quando viene ascoltata con attenzione riesce a farsi bussola della coscienza, del nostro stare al mondo e in relazione col mondo. Una delle caratteristiche fondamentali della poetica di Miłosz è proprio di determinare la prerogativa esistenziale, prima ancora che letteraria, della poesia, il valore di esistere aldilà del potere di nominarlo. Pertanto Miłosz ci consegna un messaggio di verità e giustizia nella forma della grazia, di un’indagine implacabile e di penetrante comprensione dei dilemmi umani. Il poeta ci ricorda che, quando leggiamo una poesia, non restiamo più gli stessi, ci facciamo attraversare dalle parole perché il nostro essere è una casa aperta, non siamo dotati di chiavi, le nostre finestre interiori lasciano spiragli affinché quei versi ci leggano e ci rivelino qualcosa dell’esistenza. Avviene così un doppio riconoscimento, di noi stessi e dell’altro, e in questo riconoscimento veniamo trasformati, talvolta migliorando le nostre peculiarità. Chi si fa guidare da questa bussola, può sostenere con certezza che la poesia può salvare.

Bibliografia in bustina
C. Miłosz, Poesie, Milano, Adelphi, 1983 (a cura di P. Marchesani), p.119. La citazione dalla Presentazione di I. Brodskij è a p.12 dello stesso libro.