proSabato: Ginevra Bompiani, Seduzione

La seduzione cambia a seconda che ad agirla sia un uomo o una donna. Dico «agirla» perché la seduzione e richiede molta attività e molta abnegazione. Io ho sempre Ammirato i seduttori e sono stata loro grata degli sforzi umani e sovrumani che facevano per conquistare quello che gli si sarebbe offerto Forse subito, per gusto o per riconoscenza. Cedere alla seduzione è un modo di applaudire. Nei romanzi del grande scrittore francese Crébillons fils, si capisce benissimo che la donna si concede con un applauso. È quell’insicuro di Sade che deve invece mortificarla con la crudeltà e un leccar di baffi.
Ma bisogna parlare del seduttore e della seduttrice, e non semplicemente di «seduzione», perché queste due figure perseguono obiettivi assai diversi.
Il seduttore vuole conquistare la sua preda furtivamente, la seduttrice vuole tenerla a distanza platealmente.
Don Giovanni è un esempio classico di seduttore: come tutti i conquistatori, è in lotta col tempo; come un vero clandestino, è in fuga. Deve correre sotto al balcone e poi correre via per non farsi prendere. La fretta gli fa mancare le prede più interessanti come Donna Anna e perfino le più facili come Zerlina. D’altra parte, quel che conta per Don Giovanni, come spiega bene Leporello, è il numero, non la qualità; il territorio, non il paesaggio.
L’esempio classico di seduttrice è Célimène, la donna amata dal Misantropo di Molière. Il misantropo e la seduttrice formano una coppia impossibile e ideale: il misantropo ha bisogno delle arti elusive della civetta per potersi innamorare. La seduttrice ha bisogno di tutte le sue arti per tenerlo a bada e non farsi soffocare.
Naturalmente non potranno andare a nozze perché non hanno un luogo comune: il misantropo vuole il deserto, che rende vana ogni seduzione, e la civetta vuole il salotto, dove il misantropo muore ogni minuto.
Seduttrice e civetta non sono in verità sinonimi: la civetta è la forma più fatua e antiquata di seduttrice. Ogni seduttrice non civetta più, non usa tecniche da quattro soldi, co ha penato il femminismo a spazzarle via. Oggi una seduttrice ricorre a una virtù molto più rara e più pregiata, la grazia, che è una virtù lenta, un po’ sorniona: la qualità di Marlène Dietrich e dei suoi personaggi. Célimène ne ha da vendere, mentre Lulù (Wedekind, Berg), pecca di troppa fretta, ed è un po’ maschile in questo. La grazia è una virtù dell’intelligenza. Ci sono donne stupide e dotate di grazia e sono quelle di solito chiamate «misteriose». Niente infatti è più misterioso di una grazia stupida, che rimbomba nel vuoto.

Ma perché la seduttrice vuole tenere la sua preda a distanza? Perché si annoia; ha bisogno di sedurre l’interlocutore per renderlo interessante. Poiché è intelligente, pigra, annoiata, senza passione, è facile per lei metterlo al laccio. Ma non lo vuole davvero: vuole crearsi intorno quell’aura tiepida che ogni uomo (o donna) avvicinandosi respiri, che lo metta in soggezione e al guinzaglio, un guinzaglio lento, salvo, ogni tanto, un piccolo strattone (come fa il padrone quando il cane annusa troppo la stesa pietra o radice e lo ritarda).
Come entra la seduzione nel nostro tempo? Per vie traverse.
È sempre un’arte, ma come l’arte del nostro tempo, è diventata virtuale.
Il seduttore recita una strana parte: dice la verità in modo d non essere creduto. Il messaggio del seduttore è «io non ti amo, ma mi manchi» (il francese direbbe «je m’ennuie de toi», che si traduce letteralmente «mi annoio di te», e significa «mi manchi»).
Il sedotto (o la sedotta, qui non c’è differenza) si crede amato da una che non c’è, mentre in realtà è disarmato da una che c’è, e questo induce in lui (o in lei) un desiderio ardente di afferrare quest’amore come l’asino con la carota.
E chi è oggi il seduttore? Non il lurido violentatore (la seduzione non usa violenza), non l’inetta ballerina, non il viagramunito, il vecchio in trono, non i ragazzi atoni delle movide, né le abili russe, né le povere nigeriane…
Oggi, i seduttori sono diventati gli oggetti. Essi infatti hanno tutte le qualità necessarie: sono fermi, indolenti, non amano, non vogliono, si annoiano. Per questo ispirano desideri smodati. Oggi noi siamo tutti sedotti dagli oggetti e solo da loro. In loro speriamo, perché cambino la vita, ci diano la felicità tanto sognata, ci siano fedeli e leali. D loro vogliamo tutto.
Proprio da loro, che non possono darci niente, perché non hanno niente, nemmeno la propria voce. Eppure parlano, parlano, cantano e ballano, ridono e convincono. Gli oggetti ci seducono perché non smettono mai di incantarci, con la loro infinita ripetizione, con la loro impersonale intimità. Proprio come i seduttori.

 

In Parola di donna. Le 100 parole che hanno cambiato il mondo raccontate da 100 protagoniste d’eccezione a c. di Ritanna Armeni, Milano, Ponte alle Grazie, 2011

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