Giorno: 18 luglio 2019

Luca Buonaguidi, poesie da “Uno studio sul niente. Viaggio in Giappone”

 

Cammino in strade a tre piani
tra forme future nel ritmo
muto di luci epilettiche,
c’è una certa cura, un’idea
nell’orgia metallica
mi sento bene, mi sento male,
non capisco cosa siano
il bene e il male
dentro la pancia
del mostro morale e lucente.
È tutto un guardare d’essere
in essere boccheggiare
in un’armonia contrita e liscia,
tra pesci rossi che gonfiano
le branchie nei riflessi vitrei
dei bordi, il vuoto pneumatico
agita appena questo sogno
di luce artificiale.
Nuoto in questo acquario,
sono piccolo e lontano.

Roppongi, Tokyo

 

 

Il cartello invita
a sedere immobili
e in silenzio:
qui si insegna
la trascendenza
nell’immanenza
ma sono arrivato tardi
e il guardiano mi invita
a uscire dal tempio.

Per strada
il mondo è già scritto
e gioca a guardarmi fisso:
qualche luce,
serrande abbassate,
sembra una sera come altre
ma da qualche parte c’è
un niente che tutte le sere
appare e scompare.

Shimamoto, Tokyo

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Robert Adamson, Tre poesie nella traduzione di Angela D’Ambra

Robert Adamson nel 2010, foto di Juno Gemes

 

Robert Adamson, Three Poems

Tre poesie nella traduzione di Angela D’Ambra

 

da Mulberry Leaves [Foglie di gelso]

Reaching Light

Where was we left from?
We say the journey’s up, but maybe

memory sinks deeper.
Our journey so far

has been quiet, the only
incident being that rock dislodged

as he spun around on his heel.
What was that stuff – brimstone?

The first slice of sunlight glanced off
a slab of dark marble that turned to glow.

is back moved ahead of me –
his curls, shoulders,

that neck. What new bone was he inventing
in his shuffling head, what chance

that a doorway would appear and then a house?
The dark supported me, comfortably

behind me, a cradle woven from
demon hair. As I rose

and climbed toward day, his turning head,
those eyes – strips of memory,

silver tides, moons rising over the
rim of the world –

brought back the day we were married,
standing in fine rain, then escaping  from family,

sex by a rolling surf in a high wind, velvet
heavens and the stars omens:

calendars, clocks, zodiacs –
straight, bent signs.

Raggiungere la Luce

Da dove è che partimmo?
Il viaggio, si dice, è verso l’alto, ma forse

la memoria più a fondo s’inabissa.
Il nostro viaggio finora

è andato liscio, unico
contrattempo quella roccia franata

quando lui di scatto si voltò.
Cos’era quella roba – zolfo?

Il primo spicchio di sole rimbalzò
su una lastra di marmo scuro che s’accese.

La schiena di lui si muoveva avanti a me –
i suoi riccioli, le spalle,

quel collo. Quale nuova trovata escogitava
in quella testa irrequieta, che occasione

che una soglia apparisse e poi una casa?
Dietro di me, confortante, il buio

mi sosteneva, una culla ordita con
crini di diavolo. Allorché m’alzai

per la scalata al giorno, la sua testa si volse,
quegli occhi – strisce di memoria,

maree d’argento, lune crescenti
oltre il ciglio del mondo –

mi riportarono il giorno delle nozze,
noi in piedi nella pioggia sottile, poi via dalla famiglia,

sesso nel risucchio dell’onda, vento forte, cieli
di velluto e i presagi di stelle:

calendari, orologi, zodiaci –
segni contorti, diretti.

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