Giorno: 5 luglio 2019

Simone Consorti, Tre poesie inedite

Simone Consorti ritratto da Valeria Fraticelli

 

Schiele

Se fossi uno scrittore
lascerei ogni pagina bianca
per poterla dipingere
cancellerei qualsiasi sillaba
anche la più scolorita
e me ne resterei a guardare
questa ragazza invisibile
avvicinarsi e prendere forma
orma dopo orma

Se fossi uno scrittore
non le chiederei il nome
e non le farei fare cose
tipo l’odio o l’amore
La lascerei sedere accanto a me
ferma ma non in posa
immobile ma non come una cosa
muta ma non silenziosa

La metterei al posto mio
fino a coincidere
di anima e profilo
affinché possa vedersi
sul foglio come in un occhio
e guardando avanti
si scoprisse nel mio specchio

Se fossi uno scrittore
le storcerei le spalle
le flagellerei la pelle
le incendierei le pupille
I capelli glieli farei elettrici
e infine la esporrei
la esporrei a tutti i venti

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Poesie di Alexander Shurbanov tradotte da Francesco Tomada

 

LA LATTAIA DI VERMEER

Le braccia – forti, pulite –
sono scoperte sino ai gomiti.
Una mano sostiene
da sotto il bricco in terracotta,
l’altra lo tiene saldamente
da sopra,
piegandolo appena
sopra una ciotola
posta sul tavolo
fra una pagnotta sferica
in un canestro
e un’anfora rigonfia.
Un sottile rivolo di latte
si allunga dal bricco
alla ciotola,
legando insieme
l’intero dipinto.
A sinistra sta la finestra.
Il capo della giovane
è appena inclinato
sulla sua spalla,
i capelli sono raccolti sotto
la cuffia olandese inamidata
con una falda stretta
e l’altra un poco distesa.
Gli occhi, abbassati,
guardano il latte
che continua a fluire.
Non è questo potere dell’arte
davvero meraviglioso?
I secoli scorrono
oltre il bricco in terracotta
mentre si inclina sopra la ciotola
con un angolo immutato,
le guerre imperversano,
le città vengono distrutte dagli incendi,
le navi affondano
e gli aerei si schiantano al suolo,
i governi, gli stati, le nazioni e le filosofie
vanno e vengono,
il mondo si rinnova,
divenendo irriconoscibile.
Eppure questo sottile rivolo bianco di latte
continua a fluire
dal bricco alla ciotola,
e il bricco è ancora pieno,
e il volto
della giovane che non invecchia
trabocca di quiete.

VERMEER’S MILKMAID
The arms – strong, clean –
are bared up to the elbows.
One hand props
the earthen jug from below,
the other holds it firmly
from above,
tilting it slightly
over a bowl
placed on the table
between a round loaf
in the bread-basket
and a bulging pitcher.
A thin trickle of milk
stretches from the jug
to the bowl,
tying the whole picture
together.
On the left is the window.
The young woman’s head
is slightly tilted
over the shoulder,
the hair is pulled under
the starched Dutch bonnet
with one wing pressed tight
and the other a little spread out
The eyes, downcast,
watch the milk
as it keeps flowing.
Isn’t this power of art
truly wonderful?
Centuries pass
by the earthen jug
as it tilts over the bowl
at an unchanged angle,
wars rage around,
cities are consumed by fire,
ships sink
and planes crash on the ground,
regimes, states, nations, philosophies
come and go,
the world becomes new,
changing out of recognition.
Yet this thin white trickle of milk
keeps flowing
from the jug into the bowl,
and the jug is still full,
and the face
of the unaging young woman
overflows with calm.

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