Giorno: 4 luglio 2019

Testi da “Container!” (Ensemble 2019) di Edoardo Piazza – con nota di lettura

 

 

LA PARTENZA DEI CONTAINER

Parte dal porto lontano
il carico
che sfida il vento,
nasce nell’aurora di un altro emisfero,
adagio scuote la stiva chiara,
imballato per restare intero,
sensibile
per non partire invano,
muoversi a stento.
Parla il linguaggio univoco del commercio
senza interpretazioni particolari,
gergo globalizzato del fare umano,
legno e tiranti all’ombra
del mare aperto.
D’oro la rotta porta,
guida il vascello,
ponti fra terre emerse,
le stelle in cielo.
Arriva che il buio domina
il sole nel suo calare,
giorni a mangiare bussole
e navigazione,
braccia si muovono
e muscoli
per scaricare.

 

UN BENE

Nell’atmosfera della paura,
nella quintessenza delle colonne agghiaccianti
ci sono ancore in vita e volenti,
esistono tropici dove salvarsi
sotto le botte di frette impotenti.

 

I RICCI ALLO SCOGLIO

Meccaniche improvvisate,
potere alla fantasia,
atomi di cellule sbagliate
tagliate dalla cortesia.
Cuori liberi
di fresca crosta scura
dominano la paura,
masticano la beltà.
Cocci improvvisati di bottiglia
dove si riuniscono i pensieri,
stanno i desideri.
Dare sfogo agli angeli
sorvolando la poltiglia,
scendere le scale
sotto il colle dei misteri.
Compiere i mestieri,
l’arte a volontà,
masticare in simboli
questa libertà.
Fare come i ricci
con la mareggiata,
sempre stretti e cinti
forti d’animo allo scoglio,
non lasciarla mai con tradimenti d’occasione,
ché la moda è vigile,
sempre può tentarti,
toglierti le qualità
con l’ispirazione.
Gustano gelati i tuoi poeti in lontananza
ché la loro lingua s’è fermata alla stazione,
punti evanescenti son rimasti i loro scritti
come le palline che si fanno sul maglione.

(altro…)

Andrea Breda Minello, Yellow. Nota di lettura

Basterebbe forse la sola nota ai testi che chiude questa raccolta a dare direzione alla poesia di Andrea Breda Minello. In Yellow (Oedipus 2018), con chiaro rimando da un lato ad Antonio Porta dall’altro ai Coldplay − senza tentare un’operazione di tributo “postmoderna” − l’autore dà voce alla «giovinezza e [al]la carica sessuale» che questo colore «archetipico» porta con sé. Una costruzione intrapoetica la scelta dei riferimenti, per una poesia che chiede e che rende tributo a un’attesa carica (nel significato) di un erotismo vocale, umano:

C’è una tregua
nella sfida linguistica dl desiderio

nello sguardo originario del cielo

ed è data dal tuo culo

dal corpo che precede il mio

dal corpo che lentamente
sale le scale

dalle ramificazioni dei muscoli

dalla strafottenza delle tue mani

che offrono
ossidiane alla mia incoscienza

il tuo culo
è la provocazione dell’universo

l’atomo primo dell’amore

Il lessico dell’attesa e quello amoroso pervadono la raccolta come quello del corpo, sezionato, proteso al verso ‘alto’. Se «Il desiderio è una tana di sterpi e fogli −» lo è anche la poesia nel proprio aumentare, di testo in testo, il senso del tempo e dello spazio, facendo largo al senso dell’altro, dell’interlocutore che affiora, compare per poi ritirarsi. Di certo Breda Minello accoglie la lezione del modello portiano ma rilancia su Sandro Penna e Patrizia Cavalli che, a proposito del tema, hanno fatto scuola.
Non c’è, tuttavia, un’ironia marcata in questo volume, né la si rifugge; il poeta declina l’aspettazione verso l’infinito:

Se veramente desidera
si esponga
agisca

e poi attenda
non abbia fretta

mentre diffondi
lungo il triangolo invernale
l’aroma della tua pelle

ti volti
e diventi

radice e conseguenza
del creato

*

Così
mi sono perduto
inseguendo le scie

lasciate dalle tue particelle

a segnalare nel giorno il corpo mio lunare

Uno spazio del verso che è anche celeste, astronomico, proteso e inventato, a inseguire appunto il desiderio nella sua etimologia, che si fa parola-chiave e impronta di questa poesia.

 

© Alessandra Trevisan

 

Qualche testo dal volume era stato proposto già qui.