Giorno: 27 giugno 2019

Tre poesie da “Mal bianco” di Silvia Giacomini

 

Anche il mare è stanco.
Guarda, sembra ansia di dormire
quando tenta all’infinito di tendere a riva
braccia e braccia venate di bianco
di aggrapparsi alle alghe lucenti come ferri.
Ma non ce la fa
ad allungarsi fermo sulla sabbia
a stendersi con tutto il corpo per riposare –
una forza contraria lo trattiene
e lo risucchia verso i propri moti di tormento.

Stanotte il mare
mi ha teso una mano dalle dita già dissolte
perché lo trascinassi via con me…

Non sa il mare di essere inafferrabile
di non poter essere aiutato da nessuno?

 

 

Sono una cosa che dura finita.

Bevo le mie lacrime
da un bicchiere blu al limite del golfo
come chi non può più fare a me del vino
per trovare energia bastante
a recitare la propria parte tra i vivi –

così nemmeno oggi
si accorgeranno che non sono dei loro
che già da tempo appartengo
al regno invisibile dei morti
che non trovano il cielo.

 

 

Ho invidiato le foglie disseccate
che prendendo congedo dai rami
si adagiavano quiete sull’acqua scura del canale.
L’acqua le portava
più lontano di quanto avrebbe potuto fare il vento
e senza illuderle del volo.
Le cadute l’una all’altra accanto
correvano fianco a fianco
e sembrava che niente
avrebbe mai potuto separarle –
nell’aria turbolenta e senz’argini
sarebbero state subito divise.
Invidiavano la loro libertà –
esaudito il loro compito
potevano finalmente
innocenti
abbandonarsi alla deriva.

 

 

Silvia Giacomini, Mal bianco, Prefazione di Matteo M. Vecchio, Giuliano Ladolfi Editore 2019

Libellula gentile. Fabio Pusterla il lavoro del poeta

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È uscito ieri per Marcos y Marcos Libellula gentile, libro+film a cura di Cristiano Poletti.

Dal volo della libellula in chiusura di Argéman (2014) alla Preghiera della rondine che apre Cenere, o terra (2018): nel libro si racconta il lungo rapporto di Fabio Pusterla con Marcos y Marcos e, dentro questo arco di tempo, il lavoro del poeta in un periodo particolare, lo spazio di passaggio tra due libri. Tre anni di lavorazione (2015-2017) per il documentario che Francesco Ferri ha dedicato al lavoro, alla vita, alla poetica non solo di Pusterla: è un film sul mestiere di scrivere, un processo così difficile da restituire, sulla poesia.

“Ho deciso di puntare sulla vicinanza e sull’empatia… quello che rimarrà è la testimonianza di una relazione, di un corpo a corpo”, ha raccontato Ferri.

Il film inizia con le acque dell’Adda e termina con il ghiacciaio del Morteratsch, in Svizzera. Dentro, gli incontri, la scuola, la casa e i taccuini, lo studio di Pusterla. E ancora, l’emozionante incontro con Philippe Jaccottet, e la visita alla casa che fu di Maria Corti.

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La gentilezza, e l’amicizia.
Il film è anche la storia di un’amicizia, di come due sguardi, quello del regista e quello del poeta, si sono avvicinati.

Racconta Ferri: “intraprendendo questo viaggio nella poesia scopro che bisogna abituarsi all’idea di non sapere, e che ammettere di essere ignoranti è la condizione essenziale di partenza: la parola poetica ha in qualche modo il potere di riappacificarci con questa desolante condizione e di estendere questo “non so” in territori di noi stessi che prima ignoravamo. Ho scoperto che leggere la poesia mi dà gioia, non un semplice piacere, ma una sorta di riconciliazione con gli altri. Dire con il creato sarebbe troppo? Sembrerà esagerata come affermazione, ma da quando leggo poesia sento di essere in qualche modo una persona migliore, più gentile con gli altri. Perché forse è proprio la gentilezza, sottolineata anche nel titolo, la misura di un atteggiamento empatico con l’altro verso cui la poesia tende. Il picco più alto che l’essere umano possa raggiungere”.

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“Stento a chiamare lavoro vero e proprio quella serie di operazioni microscopiche e silenziose che uno compie dialogando con se stesso, in ciò favorito dal caso, stimolato da un incontro fortuito, da un volto, da un gesto, da un suono, da una rivelazione improvvisa che muova da un oggetto magari passato inosservato in precedenza, e perché no? da una lettura (di una riga piuttosto che di un capitolo, di una pagina aperta a caso piuttosto che di un libro intero)”
Vittorio Sereni

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“Parlare dunque è difficile. / Se è cercare… cercare che cosa? / Una fedeltà a quei soli momenti, alle sole cose / che scendono in fondo a noi stessi, che ci sfuggono… ”
Philippe Jaccottet

 

Per i testi estratti e in foto © Marcos y Marcos