Giorno: 6 giugno 2019

Maria Grazia Ciani, La morte di Penelope: nota di lettura

Maria Grazia Ciani, La morte di Penelope, Marsilio 2019, euro 12

 

Ho sempre creduto che qualsiasi cosa si scriva non è, ormai, che la rielaborazione di un mito. Che conosciamo o no il nome di quella primigenia narrazione, di quel modo di dare un viso a una pulsione umana.
A volte ho creduto che anche qualcuno dei miei gesti, di certo i più eclatanti ma forse anche i più quotidiani, non facesse che ripercorrere i binari di qualche racconto antico. Come quando ho mosso guerra senza sapere se c’era un’Elena dietro le mura, oppure ho chiesto di sopravvivere come un’Andromaca sopra la torre. Come quando ho respinto una ninfa per continuare a indagare il mio riflesso, o sono scesa a chiedere se era possibile riavere indietro quello che avevo perduto.
La differenza, nel rielaborare intenzionalmente un mito, è dare un nome, ragionare e sentire fino ad appartenere a una selva di varianti, frugare tra le mutazioni, e uscirne bagnati di qualcosa di vivido, ancora nuovo e pronto a essere raccontato. (altro…)

Via Crucis, di Francesco Scarabicchi

scarabicchi

La voce in altra lingua

di Angelo Vannini

 

Giorni fa, di passaggio ad Ancona, ricevo un libricino in dono. È una Via Crucis, scritta da Francesco Scarabicchi e pubblicata nel 2018 dalla casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri, con una prefazione di Vincenzo Consolo e la postfazione di Diego Conticello. Quaranta pagine appena, che sfoglio e leggo mentre cammino.
Reca, questo libro, una data sicura: sono poesie composte tra il 1992 e il 1994. Un cammino di tre anni, nella brevità delle sue tappe. Tappe? Piuttosto sussulti, un improvviso quanto effimero riprendere del fiato. Una via che non ha sosta alcuna, se non nella caduta. Una via in anni che bruciano, dal sapore – sempre vecchio, sempre nuovo – della guerra. Allora non resta che percorrere la terra, per trovare rifugio lungo «vie private», spazi solitari e appartati in direzione del sogno. La ricerca di una lingua sconosciuta, mai parlata da nessuno. Una lingua auspicata per la nostra lingua. Una voce, se non tace.
Da dove viene la voce, e quando? Tre anni, in quindici sussulti. Penso alla durata, al tempo impiegato da Francesco. Suoni che restano nell’aria per meno di un secondo, brevi fiati. Parole che passano e scompaiono, al tempo stesso della loro pronuncia. Parole che invece durano perenni. Quali?
A caratterizzare questa Via Crucis è la Passione di cui si tratta, che non è religiosa, non è teologica, ma storica. Ecco allora La condanna: eterna è la parola se non concede uscita. (altro…)