Davide Castiglione, poesie da “Non di fortuna”

 

Scoperta della propulsione

I radiatori ricordano alveari –
solo smuovono più memoria.

Ospitano api avvezze all’odore
del gasolio, al passo coi tempi

dell’asilo respinto. Quasi inciampa
con la bici su uno abbandonato

per finta, a brutta posta, a marcare
un posto da difendere coi denti,

da dire mio fuori dai denti –
così fa un crack che turba la vacanza.

Riprende il controllo e pedala,
l’ampiezza che dentro lo spazia

deve forzarla in un punto d’arrivo.
Gli sta di fronte come un foglio A4

la strada annebbiata: scrivici oltre.
Lo propelle una passione gelida.

 

Ape

Sul battiscopa la sua mite industria
le rimane aliena. Parlo di cose più grandi
di noi, di un’ape che si arrampica,
malamente – ti suono lontano, al telefono, e quella pena
in salita, che non potrà salvarsi
dai ricami sull’esistenza e i merletti accaniti
si stacca; è un corpo
per terra; tòrto; terminale.
Capiterà di pestarlo; passare
l’aspirapolvere la spugna e via.
Avrò strisciato un ciao in minore
e chiuso, avrò passato l’aspirapolvere, e via,
l’acino scheletrito ascende e va alle stelle
la fiducia alla tele, l’annuncio
che la stagione si apre in grande
e macché cadere lei dolcemente scendeva
dal pendio domestico, che l’inverno è anche questo.

 

Quanto e quanto poco

Ci viene, aprendo Radnóti,
di leggerci sopra in due lingue;
scoppi a ridere e poco ci manca
che cadi, ma eri seduta, sull’erba.

Così ti ritrovo intatta,
ambra che si rianima ridendo
da non limare, no, con le domande.
Quasi vestita e arroccata davanti

scoppi in un ridere e intanto
quanto e quanto poco
permetti di un dolore inintuibile,
o ti sorvoli in italiano.

Tempo in là (aeroporto
lenti appannate non un saluto
da portarle e dirsi addio
non serve a nessuno)

mi sono visto vulnerabile
da vicino, mi sono
avviato
sentendo che il tacere, il tuo tacere, sentendo.

 

Gita turistica

Un santuario dimenticabile queste sale da gioco
dove cadono in disgrazia come dentro un annuncio tralasciato.
È per una via del distrarsi se delle macchinette
visito i pulsanti luminosi un po’ volgari
dove si affollano le impronte strato su strato
come la Troia di Schliemann, altrettanto sconfitte.
Non saluto nessuno entrando non so quale italiano usare.
È per educazione se chiedo del bagno e non del loro passato.

 

Retrospettiva

Aspirapolveri in saldo suona vecchio
suona vecchio anche discount – lo denuncia
il colore primario sul cartellone.
Non ora, ma verrà presto una nostalgia
per quella semplicità asfittica e squillante
per quello squallore dal passato recente
tollerato come un profugo in un tempo
che sfoggia desolazioni più eleganti
e simpatia da vendere.

 

Transito

Ho lasciato: conferenza, un vuoto, un quarto
alle otto. C’è un che di nostrano in questo baretto
aperto all’attesa, e i binari:
due, soli, sovraesposti. Stazioncina, contea del Kent.
Stordimento esotico e paura calda,
non tardate. Parte della notte ho sognato una struttura.
Azzurra, probabilmente complessa,
ancorata ma galleggiante, come se meditasse.
Il resto è stato tempo dormito secco dimentico
e diramato sul materasso
– che ha segni d’usura, e va cambiato.
La mattina le barchette, mentre remote e senza garbo
le canoe, oceaniche. La conoscenza delle persone,
la conoscenza del tutto, cosa è più distante.
È stato comunque gentile l’uomo delle pulizie
a non chiedermi subito di andare.

 

Davide Castiglione, Non di fortuna, Italic Pequod 2017

 

Davide Castiglione (Alessandria, 1985) è docente di materie letterarie e linguistiche all’Università di Vilnius in Lituania. Si è laureato a Pavia con una tesi su Vittorio Sereni traduttore da William Carlos Williams, e dottorato a Nottingham (Inghilterra) con una tesi sulla difficoltà nella poesia angloamericana, poi divenuta libro (Difficulty in Poetry: a Stylistic Model, Palgrave 2019). Ha pubblicato articoli scientifici e gestisce un sito personale che ospita letture di altri poeti. Sue poesie sono state pubblicate su varie antologie e riviste, tra cui «Poesia» (con una nota di Maria Grazia Calandrone). Ha partecipato ad alcuni concorsi di poesia, risultando finalista all’ultima edizione del Lorenzo Montano per l’inedito e vincitore, sempre per l’inedito, al premio Renato Giorgi. È autore di due raccolte poetiche: Per ogni frazione (Campanotto, 2010), e Non di fortuna (Italic Pequod 2017).

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