Non importa ormai vivere bensì la vita, Juan Carlos Mestre

 

ANTEPASADOS

Mis antepasados inventaron la Vía Láctea,
dieron a esa intemperie el nombre de la necesidad,
al hambre le llamaron muralla del hambre,
a la pobreza le pusieron el nombre de todo lo que no es extraño a la pobreza.
Poco es lo que puede hacer un hombre con el pensamiento del hambre,
apenas dibujar un pez en el polvo de los caminos,
apenas atravesar el mar en una cruz de palo.

Mis antepasados cruzaron el mar sobre una cruz de palo,
pero no pidieron audiencia, así que vagaron por los legajos
como los erizos y los lagartos vagan por los senderos de las aldeas.

Y llegaron a los arenales,
en los arenales la tierra es brillante como escamas de pez,
la vida en los arenales sólo tiene largos días de lluvia y luego
largos días de viento.

Poco es lo que puede hacer un hombre que sólo ha tenido en la vida estas cosas,
apenas quedarse dormido recostado en el pensamiento del hambre
mientras oye la conversación de los gorriones en el granero,
apenas sembrar leña de flor en la sábana de los huertos,
andar descalzo sobre la tierra brillante
y no enterrar en ella a sus hijos.

Mis antepasados inventaron la Vía Láctea,
dieron a esa intemperie el nombre de la necesidad,
atravesaron el mar sobre una cruz de palo.
Entonces pusieron nombre al hambre para que el amo del hambre
se llamara dueño de la casa del hambre
y vagaron por los caminos
como los erizos y los lagartos vagan por los senderos de las aldeas.

Poco es lo que puede hacer un hombre con las migas de la piedad,
comer pan mojado los días de lluvia a los que luego seguirán
largos días de viento
y hablar de la necesidad,
hablar de la necesidad como se habla en las aldeas
de todas las cosas pequeñas que se pueden envolver con
cuidado en un pañuelo.

 

ANTENATI

I miei antenati inventarono la Via Lattea,
diedero a quell’intemperie il nome della necessità,
chiamarono la fame muraglia della fame,
alla povertà posero il nome di tutto ciò che non è estraneo alla povertà.
Poco è ciò che può fare un uomo con il pensiero della fame,
appena disegnare un pesce nella polvere dei cammini,
appena attraversare il mare in una croce di legno.

I miei antenati attraversarono il mare sopra una croce di legno,
ma non chiesero udienza, cosicché vagarono per le pratiche
come i ricci e i coccodrilli vagano per i sentieri dei villaggi.

E giunsero agli arenili,
negli arenili la terra è brillante come squame di pesce,
la vita negli arenili ha solo lunghi giorni di pioggia e poi
lunghi giorni di vento.

Poco è ciò che può fare un uomo che solo ha avuto nella vita queste cose,
appena restare addormito sdraiato nel pensiero della fame
mentre ode la conversazione dei passeri nel granaio,
appena seminare legna di fiore nel lenzuolo degli orti,
andare scalzo sulla terra brillante
e non sotterrare in essa i suoi figli.

I miei antenati inventarono la Via Lattea,
diedero a quell’intemperie il nome della necessità,
attraversarono il mare sopra una croce di legno.
Allora posero nome alla fame perché il padrone della fame
si chiamasse signore della casa della fame
e vagarono per i cammini
come i ricci e i coccodrilli vagano per i sentieri dei villaggi.

Poco è ciò che può fare un uomo con le briciole della pietà,
mangiare pane bagnato nei giorni di pioggia ai quali seguiranno
lunghi giorni di vento
e parlare della necessità,
parlare della necessità come si parla nei villaggi
di tutte le piccole cose che si possono avvolgere
con cautela in un fazzoletto.

 

LA NOSTALGIA ES UN PÁJARO QUE ENCIENDE SU RUMOR EN LA NOCHE

En una ciudad de provincia. En una ciudad con tiendas
de ultramarinos y ángeles que cruzan el cielo en bicicleta.
Es una tarde de domingo, a eso de la tibia luz del
anochecer cuando aún no han dado las ocho.

Bajo la dulce curva de los soportales las muchachas
como yedras fragantes ensueñan el melado torso de los jóvenes.

Mi memoria advierte esa dicha, el celeste vapor que los labios
exhalan entre palabras secretas. Lo que recuerdo es hermoso,
como el aceite que resbala de una tea encen dida
y fulgente se esparce sobre los cuerpos desnudos,
sobre el súbito mármol de los amantes dormidos.

Lo que borda la ternura sobre los valles del Bierzo,
lo que lentamente abolido aún palpita como un rubí
en el melodioso pico de los pájaros. Así os he sentido,
libres y gozosos días donde viví cansado por la luz, radiante,
estremecido, hijo de la tristeza y los relámpagos.

En una ciudad de provincia. En una ciudad con escaparates
y jardines y trenes silenciosos. En una oscuridad amenazada
por el muro cinerario de la aurora.

El otoño era bello, nuestros pensamientos tenían la sonrisa
del niño que se baña en el río. Como nacidos del puente
o de la torre, como la piedra, despacio, el deseo
de la aventura fue huyendo de nosotros, como la albahaca
de los oteros de junio, como el jaspe que lanzado
por la honda silba brillante hacia los cielos.

Llueve, esa gente que soy y que conozco ha salido a la calle,
al céfiro suave de los dialectos del monte. La noche
ha puesto lámparas apagadas en los nidos vacíos, solitarios
pastores en las tristes cañadas del otoño.

Ya lo sabéis, como esa postal borrada por el sol que guarda
en su zurrón un cartero celoso.

.

LA NOSTALGIA È UN UCCELLO CHE INCENDIA IL SUO RUMORE NELLA NOTTE

In una città di provincia. In una città con negozi
di oggetti ultramarini ed angeli che attraversano il cielo in bicicletta.
È una sera di domenica, verso la tiepida luce
del tramonto quando ancora non sono giunte le otto.

Sotto la luce curva dei portici le ragazze
come edere fragranti sognano l’ambrato petto dei giovani.

La mia memoria avverte questa fortuna, il celeste vapore che le labbra
esalano tra parole segrete. Ciò che ricordo è leggiadro,
come l’olio che scivola da una teda accesa
e fulgente si sparge sui corpi denudati,
sopra il sùbito marmo degli amanti assopiti.

Ciò che ricama la tenerezza sulle valli di Bierzo,
ciò che lentamente abolito ancora palpita come un rubino
nel melodioso becco degli uccelli. Così vi ho sentito,
liberi e giocosi giorni in cui vissi stancato dalla luce, radiante,
commosso, figlio della tristezza e dei fulmini.

In una città di provincia. In una città con vetrine
e giardini e treni silenziosi. In una oscurità minacciata
dal muro cinerario dell’aurora.

L’autunno era bello, i nostri pensieri avevano il sorriso
del bimbo che si bagna nel fiume. Come nati dal ponte
o dalla torre, come la pietra, adagio, il desiderio
dell’avventura andò fuggendo da noi, come il basilico
dalle colline in giugno, come il diaspro che lanciato
dall’onda fischia brillante verso i cieli.

Piove, quella gente che sono e che conosco è uscita per strada,
allo zefiro dolce dei dialetti del monte. La notte
ha posto lampade spente nei nidi svuotati, solitari
pastori nei tristi ruscelli dell’autunno.

Ormai lo sapete, come quella cartolina cancellata dal sole che serba
nella sua bisaccia un postino geloso.

 

RETRATO DE FAMILIA

Ciego de Ávila, provincia de Camagüey, isla de Cuba.
Mi abuelo tocaba el clarinete
y tenía un cinturón con hebilla de oro.
Esto sucede en 1920, delante de una tela pintada
con palmeras y pájaros que habrían de ser multicolores.
En una calle de La Habana, recién llegado de Vigo,
Leonardo Mestre le compró a su novia una peineta de carey.
Están los dos, él lánguido de ojos y con un traje de lino,
ella, bajo la luz de los trópicos, es bella y me mira.
Han conocido el ancho cielo
y los grandes peces de los mares,
su juventud es dichosa
como la aventura que acaban de descubrir.
Entonces se han colocado para la fotografía
y con ella, como el que es alegre y vencido por el amor
entran en el hermoso sueño de la vida.
Ya nada pudo separarlos, sólo ellos saben
por qué fue aquel el instante preciso del milagro.
Yo podría continuar esta historia
pero no sé si en 1920 había chevrolets en Cuba.

 

RITRATTO DI FAMIGLIA

Ciego de Ávila, provincia di Camagüey, isola di Cuba.
Mio nonno suonava il clarinetto
e aveva una cintura con una fibbia d’oro.
Questo succede nel 1920, davanti a una tela dipinta
con palme e uccelli che avrebbero dovuto essere multicolori.
In una strada dell’Avana, appena giunto da Vigo,
Leonardo Mestre comprò alla sua fidanzata un pettinino di.tartaruga.
Stanno i due, il languido d’occhi e con un vestito di lino,
lei, sotto la luce dei tropici, è bella e mi guarda.
Hanno conosciuto l’ampio cielo
e i grandi pesci dei mari,
la loro gioventù è fortunata
come l’avventura che stanno per scoprire.
Allora si misero in posa per la fotografia
e con essa, come chi è allegro e vinto dall’amore,
entrano nel fascinoso sogno della vita.
Ormai nulla poteva separarli, solo loro sanno
perché fu quello l’istante preciso del miracolo.
Potrei continuare questa storia
ma non so se nel 1920 c’erano Chevrolet a Cuba.

.

Juan Carlos Mestre, Non importa ormai vivre bensì la vita, a c. di Tomaso Pieragnolo, Arcipelago Itaca edizioni 2019, pp. 160. Qui

One comment

  1. Mi trovo costretto a ribadire una semplice norma di netiquette, ossia che i commenti che tendono a manifestare in modo poco elegante ed educato una posizione contraria, saranno sempre cancellati.
    Non è censura: è rispetto.

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