Giorno: 24 maggio 2019

Nasce Argolibri (comunicato stampa)

 

NASCE ARGOLIBRI, IL NUOVO MARCHIO EDITORIALE DELLA RIVISTA ARGO A 20 ANNI DALLA SUA FONDAZIONE. TRA LE PRIME PUBBLICAZIONI: OPERE DI CORRADO COSTA, TESTI DI ANTONELLA ANEDDA E MARIANGELA GUALTIERI, E, NEL 2020 IL LINGUAGGIO ALIENO DI JACK SPICER E LA MIGLIORE POESIA EUROPEA.


SI RINNOVA ANCHE LA STORICA RIVISTA CON IL NUOVO MAGAZINE ONLINE, NELLA REDAZIONE ANCHE IL POETA E CRITICO LELLO VOCE.

Nasce Argolibri con una serie di opere irriverenti e illuminanti: scritti e disegni di Corrado Costa tratti dalla rivista satirica «Il Caffè letterario»; poesie di denuncia nate in un reparto psichiatrico e patrocinate dal movimento basagliano “Le parole ritrovate”; i sonetti protofemministi di Leonora della Genga e di altre grandi poète del Trecento in dialogo con Antonella Anedda e Mariangela Gualtieri; un trittico di Jack Spicer che si chiude con le sue 15 false proposizioni contro dio, dettate dai marziani,  in cui l’autore statunitense, già tradotto da Argo (After Lorca, premio Benno-Geiger 2018 per la traduzione), pone le basi per quell’etica poetica descritta dal verso «poeta, sii come dio».
Argolibri partirà con le seguenti collane: Talee, piccole gemme introvabili ma necessarie, curata da Andrea Franzoni e Fabio Orecchini; Fari, dedicata alle opere illuminanti e curata da Valerio Cuccaroni; Rizomi, dedicata ai nuovi media e curata da Giulia Coralli; Territori, dedicata alle monografie della rivista e curata da Rossella Renzi.
Argolibri nasce dalla ventennale esperienza editoriale di Argo, “una delle migliori riviste letterarie indipendenti d’Italia” («Il Libraio», 6/10/2017), fondata nel 2000 all’Università di Bologna sotto l’egida del compianto Guido Guglielmi. E nel 2020, per festeggiare i suoi 20 anni, uscirà per i tipi di Argolibri il numero 20 della rivista dedicato alla migliore poesia europea, realizzato in collaborazione con Alberto Bertoni, poeta e docente dell’Ateneo bolognese.
In occasione della nascita di Argolibri inizierà anche la nuova serie della rivista Argo e il nuovo magazine elettronico http://www.argonline.it, diretto da Marco Benedettelli (direttore responsabile) e Andrea Capodimonte (caporedattore); quest’ultimo coordinerà una redazione composta da antropologi, architetti, artisti, letterati, tra cui la celebre firma del poeta e critico Lello Voce.
Il giorno previsto per il lancio congiunto è il prossimo 3 Giugno.
Argolibri è un marchio editoriale dell’impresa creativa Nie Wiem, casa editrice della rivista Argo e organizzatrice del poesia festival La Punta della Lingua, co-diretto da Luigi Socci e Valerio Cuccaroni, e del film festival Corto Dorico, co-diretto da Daniele Ciprì  e Luca Caprara.
Parte dei fondi necessari per avviare Argolibri derivano dal contributo della Regione Marche ottenuto da Nie Wiem per aver vinto il bando per l’editoria 2018; a sostegno ulteriore delle attività ci saranno i lettori e gli appassionati che da sempre seguono la rivista e co-finanziano le pubblicazioni di Argo, in passato accompagnate da case editrici come Pendragon e Gwynplaine, e che ora, formalizzando la propria indipendenza e unicità, diviene editore.

Non importa ormai vivere bensì la vita, Juan Carlos Mestre

 

ANTEPASADOS

Mis antepasados inventaron la Vía Láctea,
dieron a esa intemperie el nombre de la necesidad,
al hambre le llamaron muralla del hambre,
a la pobreza le pusieron el nombre de todo lo que no es extraño a la pobreza.
Poco es lo que puede hacer un hombre con el pensamiento del hambre,
apenas dibujar un pez en el polvo de los caminos,
apenas atravesar el mar en una cruz de palo.

Mis antepasados cruzaron el mar sobre una cruz de palo,
pero no pidieron audiencia, así que vagaron por los legajos
como los erizos y los lagartos vagan por los senderos de las aldeas.

Y llegaron a los arenales,
en los arenales la tierra es brillante como escamas de pez,
la vida en los arenales sólo tiene largos días de lluvia y luego
largos días de viento.

Poco es lo que puede hacer un hombre que sólo ha tenido en la vida estas cosas,
apenas quedarse dormido recostado en el pensamiento del hambre
mientras oye la conversación de los gorriones en el granero,
apenas sembrar leña de flor en la sábana de los huertos,
andar descalzo sobre la tierra brillante
y no enterrar en ella a sus hijos.

Mis antepasados inventaron la Vía Láctea,
dieron a esa intemperie el nombre de la necesidad,
atravesaron el mar sobre una cruz de palo.
Entonces pusieron nombre al hambre para que el amo del hambre
se llamara dueño de la casa del hambre
y vagaron por los caminos
como los erizos y los lagartos vagan por los senderos de las aldeas.

Poco es lo que puede hacer un hombre con las migas de la piedad,
comer pan mojado los días de lluvia a los que luego seguirán
largos días de viento
y hablar de la necesidad,
hablar de la necesidad como se habla en las aldeas
de todas las cosas pequeñas que se pueden envolver con
cuidado en un pañuelo.

 

ANTENATI

I miei antenati inventarono la Via Lattea,
diedero a quell’intemperie il nome della necessità,
chiamarono la fame muraglia della fame,
alla povertà posero il nome di tutto ciò che non è estraneo alla povertà.
Poco è ciò che può fare un uomo con il pensiero della fame,
appena disegnare un pesce nella polvere dei cammini,
appena attraversare il mare in una croce di legno.

I miei antenati attraversarono il mare sopra una croce di legno,
ma non chiesero udienza, cosicché vagarono per le pratiche
come i ricci e i coccodrilli vagano per i sentieri dei villaggi.

E giunsero agli arenili,
negli arenili la terra è brillante come squame di pesce,
la vita negli arenili ha solo lunghi giorni di pioggia e poi
lunghi giorni di vento.

Poco è ciò che può fare un uomo che solo ha avuto nella vita queste cose,
appena restare addormito sdraiato nel pensiero della fame
mentre ode la conversazione dei passeri nel granaio,
appena seminare legna di fiore nel lenzuolo degli orti,
andare scalzo sulla terra brillante
e non sotterrare in essa i suoi figli.

I miei antenati inventarono la Via Lattea,
diedero a quell’intemperie il nome della necessità,
attraversarono il mare sopra una croce di legno.
Allora posero nome alla fame perché il padrone della fame
si chiamasse signore della casa della fame
e vagarono per i cammini
come i ricci e i coccodrilli vagano per i sentieri dei villaggi.

Poco è ciò che può fare un uomo con le briciole della pietà,
mangiare pane bagnato nei giorni di pioggia ai quali seguiranno
lunghi giorni di vento
e parlare della necessità,
parlare della necessità come si parla nei villaggi
di tutte le piccole cose che si possono avvolgere
con cautela in un fazzoletto.

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Di mano in mano. Due ipertesti per Valerio Magrelli

 

CUCITORI DI CANTI

ἐν νεαροῖς ὕμνοις ῥάψαντες ἀοιδήν
avendo cucito il canto in nuovi inni
ESIODO

Fin dalle sue origini la poesia ha avuto a che fare con taglio e cucito. Si dice infatti che i poeti del mondo antico, i cosiddetti rapsodi, fossero dei cucitori di canti che, passandosi di mano in mano le storie degli eroi mitici, tessevano l’ordito e la trama dei primi componimenti in versi.
Non sembrerà un caso, nella terza edizione del festival letterario 38° Parallelo. Tra libri e cantine ispirata al tema dei rammendi, che si voglia dedicare una giornata alla poesia, ospitando uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, Valerio Magrelli, che ha fatto dell’arte della tessitura un motivo conduttore della sua opera.
Per inaugurare questo momento e rendere omaggio all’ospite, i Centri italiani di Poesia Contemporanea di Bologna e di Catania hanno preso spunto da La lettura è crudele di Magrelli e hanno composto due ipertesti, che sono sorti da due poesie dell’autore.
Ogni verso di quelle due poesie magrelliane, che sono Qui sto senza paesaggio e È la spola dei versi,[1] ha dato vita a un nuovo testo, come se ognuno di quei versi fosse un link da cui è possibile accedere a originali, inedite poesie.
Il Centro di Catania s’è misurato con Qui sto senza paesaggio, quello di Bologna con È la spola dei versi.
La silloge viene introdotta dalla voce dello stesso Valerio Magrelli, in una conversazione sui radicali cambiamenti del suo poetare, sul suo rapporto coi rammendi e sulla possibilità che la bellezza rammendi il mondo.
Sono doverosi e sentiti i ringraziamenti a Valerio Magrelli, ai Centri di Poesia Contemporanea e all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani.

Marco Marino

[Matrice 1]

Qui sto senza paesaggio,
pere, mele, stagioni, cielo, niente,
soltanto suppellettili, una campagna
fatta ad artificio. Ma già da piccolo
per gioco stendevo una coperta
nella stanza, sopra mucchi di carta,
ed era un panorama,
una salma di monti.
Di tutto ciò qualcosa resta,
adesso, che scrivo a letto,
che io faccio la terra.

Valerio Magrelli

 

Qui sto senza paesaggio,
la notte dopo la notte
dormita sulle ginocchia oh roccia
sempre un incavo la bocca dove fresia
ora ricopro…………………….. il passaggio di un uomo.
Ora sto senza.

Un paesaggio di sale
ossida
il governo del mio viso.

Claudia Fiorella Santonocito

 

per gioco stendevo una coperta

per gioco stendevo una coperta
in tuo apparire, per distinzione
del corpo. ora ti lasci accadere
senza paura che a occhi chiusi
gli occhi non ci siano più. aspettiamo
la voce, l’oscura, indisponibile
tessitura, sempre altosparente

Pietro Cagni

 

ed era un panorama,

E il cane, ti ricordi? Ora è la prima
anima del Creato,
morde le piante a Dio. Ma al gran raduno
dei cani no: vista la luce in cima
all’erta, mezzo dubbio gli è passato
e non ci stava più, puntava, era come uno
che non sa chi lo chiama;
al guinzaglio dei Troni, all’improvviso
si è girato a guardare:
………………………………………….ed era un panorama
d’anime, il mondo, un viso senza odore.

Gianluca Fùrnari

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