Helene Paraskeva, Storie sogni e segreti (lettura di Plinio Perilli)

STORIE, SOGNI E SEGRETI

i miti classici trasgrediti e rimodernati dalla poesia di Helene Paraskeva

Borges, sempre misterioso e alchemico, lucido ma visionario per partito preso, redenzione doverosa, forse, della Realtà nuda e cruda, ha giocato in lungo e in largo coi miti, astraendone o riscrivendoli, variandoli ad libitum, con una grazia visionaria ma ingegneristica, candida e famelica insieme… Apriamo a caso un suo Meridiano, ed ecco un’Altra versione di Pròteo; o il bizzarro sfogo ultra-classicista Parla un busto di Giano; ma soprattutto, la sua magica, eterna dichiarazione di poetica, che è obnubilata e futuribile all’unìsono: Nostalgia del presente
In quel preciso momento l’uomo si disse…
   Nella poesia moderna e gustosamente anti-classicista di Helene Paraskeva, la nostalgia appunto non è dell’antico, andato e consunto, ma semmai d’un presente anticato, sempiterno e casual, e cioè dei nostri cari ed evocanti miti, che andrebbero appunto utilizzati, scomodati, solo quali risorse ribaltate e catartiche del nostro esoso, estroso attimo fuggente… Un hic et nunc, diciamo, che non sta più solo “qui”, e non avviene solo “ora”, ma di certo è già accaduto, ogni volta uguale e diverso, metamorfico eppure fedele, radicato e variato, metà inconscio collettivo – direbbe Jung – metà archetipo perfettamente individuale, in un’altalena divertente e per paradosso drammatica (ma recitata, of course, scenica) di bel Teatro dell’Anima (od operetta di Psiche: prima ancora che “morale”)…
Così era stato coi più intriganti dei suoi libri precedenti: Meltèmi, Lucciole imperatrici, L’odor del gelsomino egeo… Ora con questa sua ultima, preziosa raccolta bilingue, Storie Sogni e Segreti, con l’adorabile testo a fronte in neogreco, Helene ci conduce in un antro platonico primigenio (o è uno studio televisivo – quello presso la via Tiburtina della Gold TV – One TV – da cui ogni settimana trasmettiamo una puntata conversevole di “Arte e Poesia”?), dove come in una riffa da Parnaso più scanzonato, Storie, sogni e segreti coincidono, e non perché i sogni restino segreti, o i segreti implodano sognati, o soprattutto le storie smettano di essere secretate, obliate, censurate (le storie del mondo tutto, dell’intero diorama dell’Immaginario), e tornino o restino patrimonio lirico, ridda ancestrale, gran rimescolìo d’un Inconscio che è – sulla pagina – perfettamente consapevole della maschera comica o tragica con cui a volte recitiamo, camminando alti sui coturni…
Dunque se torniamo a vivere, usciamo e scendiamo via dalla scena, è solo – squisito paradosso – per scappar via col deus (o la dea) ex machina, e avventurarci magari tra le pagine di carne d’un Sogno chiamato vita, sempre molto più lungo del solo, pur interminabile Giorno del famoso film di Coppola con Nastassja Kinski…
Intanto Helene Paraskeva dà il meglio di sé, parodiando il mito eppure adempiendo il realismo: “Afrodite sulla sabbia”; l’appello dei serpentelli che scappano dalla testa recisa di Medusa; il cranio di Yorick che forse esce ed entra da un videogioco: “Prima che l’identità di plastica / nella tomba ritrovi”. “Sublime Icaro”, poi, è addirittura strepitosa. Con questo eroe luminoso e balzano, monomaniaco come un attor giovane americano in un road movie (che decollando lui trasforma in un fervido, cinetico skyline): “Trasgredisci la Legge Naturale. / Non puoi giocare / su questo tavolo per sempre. / Ma neanche smettere. / Trasgredisci.”
Anche Helene, per fortuna, trasgredisce ai miti. Se ne appropria – sono già tutti suoi, nostri in profondo – ma ci litiga, li sfotte, ne romanza un interminabile dissidio come da una quinta teatrale, un palcoscenico zeppo di impronte di Shakespeare… E dove “Scuotilancia” (così scherzava Carmelo Bene) si diverte finalmente a mischiare le parti, nascondere i costumi, gonne e calze, femminei slip ricamati con t-shirt da college americani, calzari policromi da menestrelli, ginocchiere o parastinchi ferrosi da cavalieri, cotte di maglia da scudieri, caldi pastrani medioevali o magnanimi zibellini da Re ; mentre “le Lolite, solubili all’istante, / degustano eterne il sole”…
Icaro è insomma lei, Helene; e potremmo anche esserlo noi, diventarlo o tornare ad esserlo, al tavolino, al desco del Sogno o nel talamo acceso, sensuale della Storia, chissà? Ma Helene (e ogni lettore: ma non è un effetto virtuale!), è anche “Storia nella Storia”, un'”Isola dell’anima” che ogni giorno potremmo ridipingere noi stessi – mentalmente – anche meglio di Böcklin… “Eri nei racconti / nei nascondigli sublimata, / fra le boscaglie, / nel Santuario di Ippocrate / idealizzata.”
Un libro agile, scanzonato e provvido, quasi un trattatello versificato di saggezza tascabile, un ricettario di cultura nouvelle cuisine per cambiare finalmente anche dieta e menu ai miti che ci abitano, ci governano, ci insidiano, ci divertono e ci ricattano… Perché comunque ci giudicano, decidono, sentenziano forse emozioni e peccati, amori e trasgressioni: “Tre giudici in uno, / uno in tre. / Minosse, Eaco, Radamante / attendono sulla soglia dell’Ade.”
Spunta un Licantropo, da pag. 65; mentre a pag. 51 Edipo Re ammette che “Sono impegnativi sempre / i padri”… Ci sta aspettando, anche una civetta “Athena noctua”, per non parlare delle solite Sirene, anzi d’una “Sirena mortale” che moineggia a pag. 29, allenandosi in una strana lap dance… Selene è insomma trasvestita da Ebe… E Omero che fà? Al solito, come fa a volte, dormicchia? E il regista chi lo fà? Sofocle, Euripide?
Helène entra ed esce da queste pagine a perfezione, come insieme una commediografa e una trageda ideale: scanzonata e autoironica. Come neppure Eleonora Duse (si scherza) non fu mai. Lei che prendeva troppo sul serio tutto: La donna del mare e La città morta, Ibsen e D’Annunzio… E finì algida Fornarina del romanzo Il fuoco, all’apice del decadentismo.
Bravo Natale Antonio Rossi e la sua FUIS, questa volta anche Editrice, che ha giocato con Helène e anche con noi a riattualizzare i miti, sacri e profani, le leggende poetiche e/o ancestrali… “Per te, Re saggio, / la Regina di Saba, / sovrana incantatrice, / si trasforma in Esmeralda / e danza ai ritmi nomadi”…
Perché resti, canti e valga la Storia, il suo teatro che è emiciclo marmoreo, pressoché imperituro come ad Atene quello di Erode Attico, o a Dodòni, Segesta, Siracusa… E mai non bruci come il più alto, ligneo pinnacolo gotico d’un duomo (ahinoi, Notre-Dame!) che resta splendido nelle cartoline, ma accoglie nero, incarbonito e abbruciato i turisti increduli… E perché mai questa metafora vera accada anche nelle Storie, Sogni e Segreti della poesia, che poi sono esattamente le orecchiette e i ventricoli del cuore.
La poesia, sempre sacra e vezzosa, loica ed ebbra d’ogni eleganza: “È lei dell’arrogante Eros / Maestra dagli Occhi d’Oro.”

© Plinio Perilli  

Maggio 2019

Helene Paraskeva, Storie, sogni e segreti, Veat EditLab 2019

One comment

  1. Sempre più frequentemente scopro che la parte inconscia della Poesia è più significativa della parte consapevole. Molti lettori vi trovano cose (storie, sogni e segreti) che io non avevo mai concepito quando scrivevo.
    Ringrazio Anna Maria Curci, Plinio Perilli e il Lettore (“mon semblable, mon frère”).

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