Giorno: 20 maggio 2019

Antonella Taravella, Cinque poesie da “Il silenzio onesto delle cose” (Carteggi Letterari 2019)

Antonella Taravella, Il silenzio onesto delle cose, Carteggi Letterari Le Edizioni 2019

 

raccontare del taglio fresco delle impronte
nel suono aperto delle finestre
sbadigliando contromare – per farsi raccolto
affondando le mani in tasche bucate dal sale
(non ci sono altri rumori
solo silenzio che scroscia forte come pioggia)

 

 

c’è dell’ombra dentro ogni parola
e nel suono rovescio del freddo
a battere denti
nei tronchi nudi degli alberi
mentre la luce
invade la gola come un taglio

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Nanni Balestrini, De Cultu Virginis

Nanni Balestrini (in una foto di Dino Ignani)

De Cultu Virginis

Prima di posare sul sagrato si libra ad ali tese
negli specchi di luce bagnata, rotti da un piede verde;
al Malcontento Bar ferisce mortalmente uno sconosciuto
scambiandolo per il suo seduttore.

Altri esempi: torri nel pozzo di San Giminiano, l’amo
al luccio, la rossa in buca. Perciò se al diavolo di Cartesio
(riviviamo il brusco atterraggio che ci lasciò sabato tutti
confusi nelle nostre tenebre

con una gamba ingessata, la penna che macchiò in volo la giacca)
all’ultimo gioco si strappò la membrana – sul Palazzo della Ragione
rivola, proprio quando impugnando l’unica stecca buona
rivinsi al Duca di Sessa

l’abiura. Spesso preghiamo che Dio ci dia una mano
(un cilindro di carta d’amaretto, dateci fuoco in cima,
attenti ! la cenere sale, su quasi fino al soffitto!)
e i bambini imparano che

sbocciano immobili giorni in cui non ricevono doni,
a non calpestare i fiori, strappare ali a gialle farfalle
o fidarsi di uomini che in tasca nascondono molte chiavi
e mutano in una fonte. Un uccello

bianco ogni tanto lacera aquiloni nel sole. TEOREMA:
Francesco Petrarca era forse infelice di non avere il caffè?

 

Nanni Balestrini (2 luglio 1935 – 20 maggio 2019)

Nella sezione Triassico della raccolta Come si agisce (1963), De Cultu Virginis fu pubblicata per la prima volta nel 1957 sul «Verri».

Helene Paraskeva, Storie sogni e segreti (lettura di Plinio Perilli)

STORIE, SOGNI E SEGRETI

i miti classici trasgrediti e rimodernati dalla poesia di Helene Paraskeva

Borges, sempre misterioso e alchemico, lucido ma visionario per partito preso, redenzione doverosa, forse, della Realtà nuda e cruda, ha giocato in lungo e in largo coi miti, astraendone o riscrivendoli, variandoli ad libitum, con una grazia visionaria ma ingegneristica, candida e famelica insieme… Apriamo a caso un suo Meridiano, ed ecco un’Altra versione di Pròteo; o il bizzarro sfogo ultra-classicista Parla un busto di Giano; ma soprattutto, la sua magica, eterna dichiarazione di poetica, che è obnubilata e futuribile all’unìsono: Nostalgia del presente
In quel preciso momento l’uomo si disse…
   Nella poesia moderna e gustosamente anti-classicista di Helene Paraskeva, la nostalgia appunto non è dell’antico, andato e consunto, ma semmai d’un presente anticato, sempiterno e casual, e cioè dei nostri cari ed evocanti miti, che andrebbero appunto utilizzati, scomodati, solo quali risorse ribaltate e catartiche del nostro esoso, estroso attimo fuggente… Un hic et nunc, diciamo, che non sta più solo “qui”, e non avviene solo “ora”, ma di certo è già accaduto, ogni volta uguale e diverso, metamorfico eppure fedele, radicato e variato, metà inconscio collettivo – direbbe Jung – metà archetipo perfettamente individuale, in un’altalena divertente e per paradosso drammatica (ma recitata, of course, scenica) di bel Teatro dell’Anima (od operetta di Psiche: prima ancora che “morale”)…
Così era stato coi più intriganti dei suoi libri precedenti: Meltèmi, Lucciole imperatrici, L’odor del gelsomino egeo… Ora con questa sua ultima, preziosa raccolta bilingue, Storie Sogni e Segreti, con l’adorabile testo a fronte in neogreco, Helene ci conduce in un antro platonico primigenio (o è uno studio televisivo – quello presso la via Tiburtina della Gold TV – One TV – da cui ogni settimana trasmettiamo una puntata conversevole di “Arte e Poesia”?), dove come in una riffa da Parnaso più scanzonato, Storie, sogni e segreti coincidono, e non perché i sogni restino segreti, o i segreti implodano sognati, o soprattutto le storie smettano di essere secretate, obliate, censurate (le storie del mondo tutto, dell’intero diorama dell’Immaginario), e tornino o restino patrimonio lirico, ridda ancestrale, gran rimescolìo d’un Inconscio che è – sulla pagina – perfettamente consapevole della maschera comica o tragica con cui a volte recitiamo, camminando alti sui coturni…
Dunque se torniamo a vivere, usciamo e scendiamo via dalla scena, è solo – squisito paradosso – per scappar via col deus (o la dea) ex machina, e avventurarci magari tra le pagine di carne d’un Sogno chiamato vita, sempre molto più lungo del solo, pur interminabile Giorno del famoso film di Coppola con Nastassja Kinski…
Intanto Helene Paraskeva dà il meglio di sé, parodiando il mito eppure adempiendo il realismo: “Afrodite sulla sabbia”; l’appello dei serpentelli che scappano dalla testa recisa di Medusa; il cranio di Yorick che forse esce ed entra da un videogioco: “Prima che l’identità di plastica / nella tomba ritrovi”. “Sublime Icaro”, poi, è addirittura strepitosa. Con questo eroe luminoso e balzano, monomaniaco come un attor giovane americano in un road movie (che decollando lui trasforma in un fervido, cinetico skyline): “Trasgredisci la Legge Naturale. / Non puoi giocare / su questo tavolo per sempre. / Ma neanche smettere. / Trasgredisci.” (altro…)