Ostri Ritmi #22: Lucija Stupica

 

Školjka

Nežna, presojna školjka na okenski polici
obuja morje. Odmik pogleda poraja
strah v golo mesto, ki na postaji čaka
na pisane sprevode predramljenih izrazov.

Skoz narebreno lupino se preceja
še zaspan dan. Kot dobro pričvrščen čoln
počasi dviguje svoje sidro. Na površini
školjke se zrcali fasada nasproti stoječega
bloka, siva ograja, ograja misli, oblak iz pepela.

Tvoja prstna blazinica steče vzdolž hrbtenice,
da sleče trdnjavo kože kot zvočni signal
ladje v megli, glas vlaka, vse bliže bliže,
me prebudi in do roba napolni z morjem.

La conchiglia

Una conchiglia sottile, diafana sul davanzale
rievoca il mare. Il distogliere lo sguardo genera
il panico nella città spoglia, che alla stazione attende
le rutilanti parate dei sensi ridestati.

Lungo il guscio scanalato cola ancora
l’assonnato giorno. Come una barca ben ormeggiata
lentamente solleva la sua ancora. Sulla superficie
della conchiglia si riflette la facciata del condominio
di fronte, un recinto grigio, recinto di pensieri, nuvola di cenere.

Il tuo polpastrello scorre lungo la spina dorsale
per spogliarmi dalla fortezza della pelle, come la sirena
di una nave nella nebbia, il fischio di un treno, tutto sempre più vicino,
mi riscuote e fino all’orlo mi riempie di mare.

 

Ko se zbujajo odtisi

Ko se zbujajo odtisi, si spet sam.
Noč pestuje dvojino,
dovoli izbrise in pozabo,
razvaja te z lahkoto,
s katero pišeš in šivaš rane.

Dan je trezen, surov sogovornik,
a spet mehak, ko se potopiš
v let metulja in po tišini spolzi
spokojni narek dotika.

In tako je včasih tudi dan paren,
ko se naveličan samote primakne k sebi.

Quando si risvegliano le impressioni

Quando si risvegliano le impressioni, sei di nuovo solo.
La notte culla il duale,
permette la soppressione e l’oblio,
ti vizia con la facilità
con cui scrivi e ricuci le ferite.

Il giorno è un interlocutore disincantato e primitivo,
ma nuovamente tenero, quando t’immergi
nel volo di una farfalla e nel silenzio scivola
la quieta elegia del contatto.

E così a volte anche il giorno è una metà,
quando, stufo della solitudine, mi si avvicina.

 

Reka je izgovor

V hipu se zazdi vse zaman.
Besede so poletele čez cesto
in se niso vrnile. Molčiš,
zavit v težek volnen šal.
Čakaš. A je čas pretežak,
da bi dišal. Postaja amalgam
prekletih sanj. Tišina, ki
s svojim kopom kliče globino,
reka, ki je samo izgovor,
da se spustiš. Drugače bi ostal
na kamnitem bregu kot ideja,
ki se ne more uresničiti.
Amorfna goba, ki vase posrka
vse neskladje in gneve.

V hipu se zdi vse zaman.
Priznaj. Strah. Priznaj strah.
Ta ve nekaj o tvoji prihodnosti.

Il fiume è un pretesto

All’improvviso tutto sembra inutile.
Le parole sono volate attraverso la strada
e non sono tornate. Taci,
avvolto in una pesante sciarpa di lana.
Aspetti. Ma il tempo è troppo pesante
per profumare. Diventa un’amalgama
di sogni maledetti. Il silenzio che
col suo scavare richiama l’abisso,
il fiume che è solo un pretesto
per lasciarti andare. Altrimenti resteresti
sulla riva sassosa, come un’idea
che non si può realizzare.
Un fungo amorfo che risucchia in sé
ogni discordanza e rabbia.

All’improvviso tutto sembra inutile.
Confessa. La paura. Confessa la paura.
Lei ne sa qualcosa del tuo futuro.

 

Skrivnostna

Skrivnostna ob njem,
skrivnostna v njem,
svilen šal čez usta,
zadnji smehljaj je luč v očeh.

Bokal neba,
bokal morjà ti dam
za molk, zasidrani molk,
ki si se ga naučila sprejeti.

Enigmatica

Enigmatica accanto a lui,
enigmatica in lui,
una fascia di seta sulla bocca,
l’ultimo sorriso è una luce negli occhi.

Un boccale di cielo,
Un boccale di mare ti do
per il silenzio, il silenzio tenace
che ha imparato ad accettare.

 

Vrt odtisov

Preteklost se lomi v senci zgolj znanega
obraza. Sem tujka, ki stopa po vzporedni
poti in od daleč gleda z zabuhlimi očmi,
prekrita z vedno tanjšim nebom,
dokler se nebo ne raztrga in me
v najožjem hipu ne posrka vase.

Medtem sem izvežbala prste in oči.
Ne jezika ne besed. Po koži drobim
svoje podpise in rišem tetovaže,
da jih nato trgam zase, za svoj vrt odtisov.

Še eno sporočilo skozi prste in oči
ti dam. Potem grem dalje.
Z ovratnikom čez ušesa,
s potno dlanjo na knjigi, z žvižgom
vetra skoz raztrgan, neprilagojen žep.

Il giardino delle impressioni

Il passato si spezza nell’ombra di un volto
appena noto. Sono una straniera che cammina su una via
parallela e da lontano guarda con occhi gonfi,
coperta da un cielo sempre più sottile,
finché il cielo non si squarcia e
non mi risucchia in sé in un brevissimo lampo.

Intanto allenavo le dita e gli occhi.
Non la lingua né le parole. Sbriciolo sulla pelle
le mie firme e disegno tatuaggi
per poi poterli cogliere per me, per il mio giardino d’impressioni.

Attraverso le dita e gli occhi ti mando
ancora un messaggio. Poi mi allontano.
Il bavero a coprire le orecchie,
con il palmo sudato sul libro, col fischio
del vento attraverso una tasca strappata, disadatta.

.

Lucija Stupica, Vetrolov [La bussola d’ingresso], Ljubljana: Študentska založba 2004

 

© scelta e traduzione a cura di Amalia Stulin

Lucija Stupica nasce nel 1971 a Šmarje pri Jelšah, comune della Slovenia orientale, poco a est di Celje. A Ljubljana studia Architettura e solo sul finire degli anni ’90 inizia a muoversi nel mondo della scrittura, prima come pubblicista, collaborando ad alcune riviste, poi, nel 2001, come autrice di letteratura. Il successo è immediato, tanto che il suo esordio letterario, la raccolta di poesie Čelo na soncu [Fronte al sole], riceve il riconoscimento per la miglior opera prima del Slovenski knjižni sejem (il principale evento editoriale del panorama sloveno) e il premio Zlata ptica. Pochi anni dopo esce Vetrolov [La bussola d’ingresso], la raccolta da cui oggi proponiamo degli estratti, seguita nel 2008 da Otok, mesto in drugi [L’isola, la città e gli altri]. Tra 2004 e 2010 cura il festival sloveno Pranger, evento unico nel suo genere in Europa, che propone un focus particolare sulla critica e la traduzione della poesia e a cui quest’anno parteciperanno anche Barbara Korun (in veste di critica) e Klarisa Jovanović (come autrice), le cui opere sono già state presentate nelle passate stagioni di Ostri Ritmi. Tradotta in croato, serbo, macedone, tedesco e svedese, oggi vive in Svezia, sull’isola di Oaxen.

© Nota a cura di Amalia Stulin

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