Sandro Abruzzese, La letteratura come bene comune

La foto ritrae un particolare della mostra “Ciò che ci rende umani”, organizzata dal Teatro Valdoca dal 7 ottobre al 7 novembre 2016 a Cesena. Nel particolare da sinistra i ritratti di C. Bene, V. Majakovskij, A. Merini

La letteratura come bene comune

Se dovessi usare una sola frase per definire il mio rapporto con la letteratura, direi che mette ordine nel mio cuore. E credo nel cuore di ognuno. Poi, di conseguenza, se così fosse, credo metta ordine nel mondo. Della poesia Zanzotto diceva che tesse le trame invisibili del creato fino a ricostituirlo nelle sue infinite varianti. Anche quando crediamo che crei scompiglio, quando scuote le nostre certezze, la letteratura, per usare una definizione cara a Carlo Levi, inventa la verità. Lo fa dando i nomi alle cose e all’esistenza che abbiamo sotto gli occhi ma non sappiamo pronunciare. Per inventare la verità e darle un nome, aggiungo, occorrono almeno due condizioni: la prima è essere liberi; la seconda è avere molto coraggio. Dire la verità, ce lo insegnano le dittature, può essere molto rischioso. Darle forma attraverso simboli, attraverso frammenti, trame, è un passo verso la giustizia. Verità e giustizia spesso necessitano di uno sprovveduto coraggio.
Come per la scienza, sapere o conoscere è sempre positivo. Quindi la letteratura, con la verità, ponendo agli esseri umani il problema della giustizia, diventa morale. E la morale, intesa come insieme di valori che regolano la comunità, finisce per farsi politica. Mi viene in mente Orwell quando sostiene che «non esiste letteratura genuinamente apolitica e meno che mai in un’epoca come la nostra, in cui paure, odi e convinzioni strettamente politiche sono nella coscienza di tutti.»
Orwell è un socialista democratico che scrive soprattutto contro il totalitarismo. Anche lui come Céline e Marx è sicuro che il mondo sia una storia di ricchi e poveri, di deboli e oppressori. Inoltre, lo scrittore inglese è convinto che quando la scrittura porta alla luce l’ineffabile, il recondito dell’uomo, con l’ausilio di audacia e tecnica, «l’effetto è l’abolizione, anche se momentanea, della solitudine […].» Ed è proprio vero che leggere letteratura fa sentire meno soli. Sappiamo che Orwell, per sua stessa ammissione, quando si accinge a scrivere un libro, lo fa per combattere qualche menzogna, o per denunciare quelle che ai suoi occhi risultano palesi ingiustizie.

Tornando alla libertà che occorre per fissare la verità, potrei aggiungere che la condizione della libertà a sua volta apre al rapporto col potere.
Nella mia esperienza, dopo qualche infatuazione di troppo, prediligo gli scrittori che non amano giocare con le parole, che ne ponderano il peso e la sostanza, delle parole, perché se è vero che scrivere può aiutare l’individuo, è vero pure il contrario: può contribuire a confonderlo, a farlo aderire al mondo così com’è, a rendere più morbide le sue ingiustizie e storture, quando non a giustificarle.
Sto tentando di dire che se la letteratura contribuisce a svelare e decifrare il mondo, essa possiede pure questa capacità intima di liberazione, di opposizione e rivolta, che spinge chi ne fruisce non solo al desiderio, ma spesso alla lotta attiva per contrastare la realtà circostante.
Certo tornano alla memoria personaggi emblematici che essa ha reso folli: da Don Chisciotte al Kien di Canetti in Auto da fé, passando per l’Osmoc di Michele Mari, protagonista del suo Di bestia in bestia. Cultori di libri e biblioteche, che finiscono per incarnare l’inadeguatezza, nonché lo scarto tra studio, contemplazione astratta e realtà circostante. Ma esistono anche esempi come quello di Scipio Slataper, scrittore triestino irredentista che muore sul Carso, a 27 anni, alla ricerca di un Patria.
Insomma, a riguardo potremmo concludere con le parole di Giuseppe Montesano che per esempio della poesia scrive: «leggere poesia, non per svago, lo svago è l’ultimo giro di chiave alla cella della prigione, ma per respirare con ritmo umano, e ritrovare il filo, e Arianna, e la luce dolce in cui si potrà alla fine imparare ad amare.»

© Sandro Abruzzese

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.